Palazzo di Gaspare Vimercati
Edoardo Rossetti
Disegni Paravicini: BAMi, S.P.II.217, quaderno 6, cc. 16-19, 53.
Disegni del portale con i vari particolari decorativi della ghiera dell’arco, degli stemmi e dei profili marmorei, realizzati il 4, 5 maggio 1871 e 2, 28, 31 maggio 1872.

©Veneranda Biblioteca Ambrosiana/Mondadori Portfolio.
La porta ancora in sede è pure disegnata da Luigi Bisi.
Milano, Porta Nuova, parrocchia di San Lorenziolo in Torriggio
Milano, via Filodrammatici, 3
Il conte Gaspare Vimercati figlio di Taddeo fu forse il personaggio più influente della corte di Bianca Maria, su di lui si vedano Covini 1998, pp. 68-74, note e bibliografia ivi citata; Covini 2016; Fasoli 2016; sulle questioni relative alla morte e ai suoi testamenti Leverotti 1994, p. 38.
Il Vimercati abitava in Porta Nuova nella parrocchia di San Lorenzo in Torreggio nell’attuale via Filodrammatici (già contrada dei Santi Cosma e Damiano). In uno dei suoi primi testamenti, rogato alla Cassina del Giardino, il conte descrive con inconsueta precisione il suo grande palazzo, o meglio tutta la serie di domus e sedimi, una salla magna e una stalla magna che componevano una sorta di quartiere stretto intorno alla chiesa di San Lorenzo. Tra i beni posseduti dal conte anche una domus abitata dalla sorella Elisabetta e coerente «ab una parte canonice Sancte Marie de la Schala, ab alia ecclesia Sancti Laurenzoli, ab alia pasquarium et ab alia strata» da riconoscere nell’attuale palazzo Visconti Ajimi di via Filodrammatici, 10 (ASMi, Notarile 516, notaio Ambrogio Cagnola, 1460 febbraio 2; sulla storia di questo secondo palazzo ora di Mediobanca si rinvia a Coltorti 2015). Risulta assai complesso stabilire a quale di queste residenze del conte appartenesse il bel portale a sesto acuto di via Filodrammatici, 1 intorno al quale campeggiano gli stemmi famigliari e i profili di Giulio Cesare, Alessandro Magno e Francesco Sforza; come per il portale del palazzo Borromeo anche quello del palazzo Vimercati poté essere realizzato dai da Carona, ma sicuramente dopo il 1450 e prima della costruzione del portale del Banco Mediceo (Mongeri 1872, pp. 503-505; Patetta 1987, pp. 410-11; e per i profili imperiali le note di Anfuso 2006).
Probabilmente a questa residenza si riferisce il passaggio bandelliano, nella celebre novella di Porcellio, poeta romano: «E chi bramasse veder qualche sua composizione vada nel palazzo che fu del famoso conte Gaspare Vimercato e vedrà ne le sale e camere a diversi propositi, sotto varie pitture, epigramme assai de le sue, che dimostrino la vivacità del suo ingegno»(Bandello-Flora 1952, vol. I, p. 89, Novella I, 6). Bisogna però ricordare che il Vimercati possedeva anche un giardino con palazzina di delizie fuori porta Nuova (in parrocchia di San Bartolomeo foris); testimonianza dalle coerenze di una proprietà sita nella zona, confinante con una strada che conduceva al sedime detto del conte Gaspare Vimercati (ASMi, Notarile 935, notaio Lazzaro Cairati, 1493 gennaio 5).
Parte del palazzo Vimercati sorgeva su beni di Lucia Alciati (ASMi, Notarile, b. 1369, notaio Vercellotto Carcassola, 1470 marzo 3). Dopo la morte del conte il duca voleva confiscare la dimora per darla ad Alessandro Sforza di Pesaro, ma la vedova Lantelima si oppose fermamente (ASMi, Sforzesco 896, Lantelmina Secco Vimercati a Cicco Simonetta, 1470 settembre 27): «Ho havuta una littera del illustrissimo singore nostro in la qual me scrive e conforta a volere compiacere de la mia casa al ill. singor nmesser Alexandro como vostra mangnificentia debe esser informata a la cui excellentia havea mandato la risposta a cremona e drizatoel mio messo a meser Antonio Secho mio fratello quale ne haveese a conferire con vostra magnificenta ma dicte lettere son retornate indreto per non essere trovato el prelibato signore a cremona siche le remando et drizo li in man de vostra magnificentia quale per la inclusa copia intederà quanto respondo a sua excellentia parendo a la prefata vostra magnificentia de azonzere ne menuire più una cossa come un’altra in dicta risposta dacta como li pare et piace che questo mio messo farà quanto quella che ordenerà certificandola che como respondo al prelibato signore nostro la intentione mia non he de may habandonare dicta mia casa fino che non li sarò portata fora morta et questo speso anche in la excellentia del prelibato signore nostr non me forzarà mediante anche layto et favore de la prefacta vostra magnificentia in la quale ho posto ogni mia speranza rendomini certissima non mancarà più in questo …».
Una parte delle proprietà in zona presso il pasquerio di San Lorenzo era venduta da Giovanni Agostino Vimercati di Raffaele, uno degli eredi del conte Gaspare (ASMi, Notarile, b. 2145, notaio Giorgio Rusca, 1474 settembre 6). Il nucleo della dimora restava però nelle mani degli eredi del Vimercati, in una ricognizione di Gaspare Ambrogio Visconti erede di Lucia Alciati era ricordata come un sedime confinante con la strada, dall’altro lato con altri beni che erano stati del conte Gaspare Vimercati, dall’altra i beni ereditati dal Visconti, dall’altro lato la chiesa di San Damiano e ora c’è la strada, dall’altro con i beni di Giovanni Antonio Vimercati e dall’altro lato con i beni di Taddeo e fratelli Vimercati e la chiesa di San Damiano (il tutto era definitivamente ceduto dal Visconti per 175 ducati ovvero 700 lire imperiali; testimone Bramantus de Urbino del fu Angeli abitante a Milano in Porta Ticinese, parrocchia di San Pietro in Caminadella).
Nel 1496, Taddeo, Raffalee e Gaspare Vimercati figli del fu Giovanin Agostino, avevano fatto divisione nel giorno 11 dello stesso mese per gli atti del notaio Giovanni Giacomo Scaravaggi ora Raffaele pN San Pietro in Cornaredo fa qualcosa d’altro ma inserti sono due fogli “Parte prima”: “La casa vechia quale de presente habita messer Taddeo in porta Nova de Mediolano, senza la stalla et cortesela depsa stalla verso la porta di la casa del cantone quale tiene et habita magistro Alexandro Minuziano, quale stalla et cortexlela se dano a la dicta casa del cantone, con il carico depsa casa vechia, et con epsa casa vechia sia la caseta ivi contigua che habita Andrea da Vimercato, sopra qual si paga livello libre 12 imperiali ogni anno a la chiesa di San Cosma et Damiano, con il carico di pagare dicto livello”. Questo va a Taddeo con i beni di Valenza e quelli di Melegnano e vari carichi per legati testamentari e annuali “Seconda parte”: “La casa del Cantone qual tiene magistro Alexandro Minuziano sopra el pasquaro da Mandelo in porta Nova di Mediolano con la stalla ad epsa casa contigua qual stala de presente si usa con la casa vechia che tiene et habita il sopracripto messer Taddeo et con la cortexela depsa stala verso la porta de dicta casa dil cantone, con carico de pagare a dicto magistro Alexandro tutto quello resta havere per suo meglioramti factigli sopra” (ASMi, Notarile 2974, notaio Francesco Pagani, 1496 ottobre 26). .
