Andrea Alciato e il problema delle epigrafi

Edoardo Rossetti

Andrea Alciato è raffinato giurista la cui carriera risulta un tassello fondamentale nel rapporto tra l’umanesimo lombardo e quello europeo. L’importanza della sua figura è stata evidenziata in ambito internazionale, ma preme sottolineare l’importanza di lavori meticolosi recenti legati alla tradizione storiografica italiana come quelli di Annalisa Belloni e Luca Tonin.

Questa sezione del sito si propone non tanto di evidenziare il ruolo di Alciato nelle discussioni umanistiche e giuridiche europee, ma nemmeno il complesso rapporto con le arti figurative, rapporto che trova negli Emblemata un capito recentemente assai studiato. Si intende evidenziare qui in via del tutto preliminare l’importanza di Alciato come fonte per comprendere l’attenzione dei milanesi del Rinascimento verso le antichità romane. Un primo tentativo di elencare i nomi dei collezionisti milanesi di antichità si trova in Agosti 1990, pp. 66-67 sulla base del cosiddetto manoscritto Biraghiano conservato a Milano presso la Veneranda Biblioteca Ambrosiana (D 425 inf., cc. 96v-97r; d’ora in poi “B”) e noto per via dell’edizione anastatica pubblicata da Barni (Alciato-Barni 1973). Più recentemente Maria Grazia Albertini Ottolenghi (2016) ha sottolineato l’importanza, per conoscere la consistenza delle collezioni milanesi, della silloge parigina di Alciato (Paris, Bibliothèque nationale de France, Nouv. Acq. lat. 1149; d’ora in poi “P”) postillata da Catellano Cotta. Ancora più recentemente, chi scrive (Rossetti 2018-2019) ha evidenziato l’importanza della collazione di Dresda (Dresden, Sächsische Landesbibliothek – Staats und Universitätsbibliothek [SLUB], Mscr.Dresd.F.82.b; d’ora in poi “D”) nel medesimo contesto, specie per quanto conservato nella casa di Marchesino Stanga e per i possibili influssi sulla produzione artistica di Bartolomeo Suardi detto Bramantino.

Manca un’edizione critica di questi tre tesi che sarebbe di grande aiuto per comprendere la genesi delle sillogi, ma anche per mappare la presenza di antichità in loco e rendere conto di quanto sopravvive delle antichità collazionate da Alciato. Non sarebbe inutile capire anche in quali edifici religiosi erano stati reimpiegati i resti delle antichità romane.

Con quanto segue si evidenzia un preliminare elenco di gentiluomini milanesi che conservano epigrafi o monumenti romani nelle loro dimore. Preme però sottolineare prima la concretezza dei contatti di Alciato all’interno della società milanese anche sul versante degli Emblemata, ma anche la possibilità di identificare i personaggi citati dal giurista così da comprendere la sua “rete” di relazioni e contatti entro il complesso – e in parte ancora da ricostruire – contesto culturale lombardo. A ispirare gli Emblemata sembra essere infatti un Ambrogio Visconti da identificare con certezza entro le varie omonimie con Ambrogio di Battista Visconti, fratello dell’Ermes committente di Bernardino Luini per gli affreschi di San Maurizio al Monastero Maggiore e figlio appunto del Battista committente di Bramantino per i due dipinti ora a Mezzana di Somma ma verosimilmente provenienti dalla chiesa milanese dei minori osservanti di Sant’Angelo (o Santa Maria degli Angeli). Il dato sembra particolarmente interessante perché una genealogia viscontea indica che Ambrogio era pittore dilettante. Ai tre fratelli Visconti figli di Battista (Francesco, Ermes e Ambrogio) è dedicato un componimento poetico nel 1512 dal prolifico religioso Giovanni Biffi. Allo stesso Ambrogio e al fratello Francesco (pure abile miniatore stando al Cesariano) Aurelio Albuzzi, allievo di Alciato, indirizza nel 1521 Epistola consolatoria per la morte di Ermes (Penguilly 2016; Rossetti 2021, p. 361). Questo solo per ricordare i prolifici intrecci che ancora devono essere ricostruiti attorno all’aristocrazia milanese. Inoltre, per il rapporto di Alciato con il mondo artistico milanese bisogna verosimilmente tenere conto che i rilievi di iscrizioni – tra i quali compare un sarcofago con scritte in greco – a Canonica di Pontirolo possono essere direttamente collegati alla presenza in zona dell’abitazione di Francesco Melzi, il celebre gentiluomo pittore (P, cc. 191v-195r; D, cc. 186v-188r), mentre è nota la citazione di Bernardo Zenale (P, cc. 196v-197r; D, cc. 189v-190r).

Inoltre, benché manchi una georeferenziazione delle iscrizioni di Alciato, sia in città che nel contado, sembra che l’area di ricerca del giurista fuori porta sia da circoscrivere al Varesotto, Verbano, al Seprio e a parte della Brianza; sempre con particolare attenzione alle regioni viscontee, si raggiunge ad esempio anche Fontaneto d’Agogna nel novarese dove si allude alla presenza del maniero visconteo (P, cc. 231v-232r; D, cc. 212v-213r). Invece, in città l’itinerario tra le antichità sembra procedere in ordine sparso da San Nazaro in Brolo, poi a Sant’Ambrogio e al quartiere limitrofo (San Michele, San Francesco, Santa Valeria, San Pietro alle Vigne, San Vittore) per passare poi a San Celso, San Calimero fuori Porta Romana, San Simpliciano, alla Curia dell’Arengo, San Bartolomeo fuori Porta Nuova, San Pietro Celestino, il Duomo, Santa Tecla, al Broletto Nuovo, San Carpoforo, Santo Stefano in Brolo, Sant’Agostino, Santa Maria dei Servi, San Marco, San Nazzaro alla Pietrasanta, San Babila, San Satiro (con le due torri sull’omonima strada), Santa Maria Segreta, San Maurizio al Monastero Maggiore, a Porta Romana, nella casa di Gian Giacomo Trivulzio, alla Crocetta di Porta Romana vicino alla case dei Trivulzio, nella fortezza di Porta Nuova, alle Grazie, al Carmine, a San Lorenzo Maggiore, in casa di Gerolamo Taegio, presso il palazzo di Giovanni Francesco Marliani (già di Bernabò Visconti), nel palazzo di Marchesino Stanga, in casa dello stesso Alciato, presso la torre della Balla e la torre dei Crotti (ovvero le case già dei Pusterla), in casa di Giacomo Alfieri, nella contrada dei Visconti e poi in casa di Pietro Cotta, nel palazzo che era stato di Cicco Simonetta, nel fossato di Milano, a Santa Radegonda, presso una chiesa di San Martino, in via Restelli presso la Corte ducale, in via Bigli, ancora in Sant’Ambrogio, in San Vitale, nelle case Archinto e Sfondrati, ancora in San Nazaro in Brolio, in San Dionigi, in Sant’Eufemia, in Sant’Eustorgio, in San Giorgio, in San Protasio.

Il riferimento alle due torri già dei Pusterla («eiusdem vici duae turres, quarum altera ad Pilam, altera Crottorum dicitur», D, cc. 103v-104r; P, cc. 150v-151r) è particolarmente interessante perché fornisce un quadro parzialmente inedito della convivenza di importanti edifici trecenteschi e quattrocenteschi con le antichità romane. La menzioni di Alciato di queste iscrizioni sulle due possenti torri che immettevano nell’insula dei Pusterla collima infatti con la stima di Francesco Maria Ricchino che ancora nel XVII secolo descriveva le case già di Pietro Pusterla – il primo gentiluomo milanese della metà del XV secolo – come ostentatamente costruite con «i rottami delle rovine di Milano» (Comincini 2020, p. 31; si veda in merito al problema del permanere dei resti della Milano romana nelle dimore trecentesche Rossetti 2022).

Elenco delle collezioni di antichità a Milano tra la fine del XV secolo e i primi anni del XVI secolo:

  • Galeazzo Visconti (P, cc. 122v-123r; 146v-147r).
  • Gian Giacomo Trivulzio (D, cc. 85v-90r; P, cc. 126v-133r).
  • Gerolamo Taegio (D, cc. 95v-96r; P, cc. 140v-142r).
  • Giovanni Francesco Marliani (D, cc. 96v-97r; P, cc. 142v-143r).
  • Marchesino Stanga (D, cc. 98v-99r, 144v-145r; P, cc. 144v-145r).
  • Andrea Alciato (D, cc. 99v-102r; P, cc. 145v-149r)
  • Gualtiero da Corbetta (D, cc. 102v-103r; P, cc. 149v-150r).
  • Giacomo Alfieri (D, cc. 107v-108r; P, cc. 156v-157r).
  • Pietro Cotta (D, cc. 108v-109r; P, cc. 158v-159r).
  • Cicco Simonetta (D, cc. 109v-110r; P, cc. 159v-161r).
  • Fratelli Archinto (D, cc. 139v-140r).
  • Francesco Sfondrati (D, cc. 140v-143r).

 

Abbreviazioni:

B = Andrea Alciato, Antiquae inscriptiones veteraque monumenta patriae (Milano, Veneranda Biblioteca Ambrosiana, ms. D 425 inf. [Biraghiano]; ed. anastatica a cura di G. Barni, Milano, Cisalpino-Goliardica, 1973).

D = Andrea Alciato, Monumentorum veterumque inscriptionum quae cum Mediolani tum in eius agro adhuc extant collectanea libri duo (Dresden, Sächsische Landesbibliothek – Staats und Universitätsbibliothek [SLUB], Mscr.Dresd.F.82.b).

P = Andrea Alciato, Antiquae inscriptiones veteraque monumenta patriae (Paris, Bibliothèque nationale de France, Nouv. Acq. lat. 1149).

 

Bibliografia:

Agosti 1990 = Giovanni Agosti, Bambaia e il classicismo lombardo, Torino, Enaudi, 1990.

Albertini Ottolenghi 2016 = Maria Grazia, Albertini Ottolenghi, Il collezionismo di antichità a Milano tra XV e XVI secolo nella silloge epigrafica di Andrea Alciato: prime considerazioni, in Archeologia classica e post-classica tra Italia e Mediterraneo. Scritti in ricordo di Maria Pia Rossignani, a cura di Silvia Lusuardi Siena et al., Milano, Vita e Pensiero, 2016, pp. 675-680.

Comincini 2020 = Mario Comincini, Il palazzo detto Castel Novo, in Dai Pusterla ai Melzi. Il palazzo di Tradate e la quadreria di Legnano, a cura di Mario Comincini, Legnano, Sincronia, 2020, pp. 23-33.

Penguilly 2016 = Thomas Penguilly, Le poète et le patricien: Ambrogio Visconti, premier dédicataire des Emblemata d’André Alciat (1522), in «Bibliothèque d’Humanisme et Renaissance», 78 (2016), pp. 67–89.

Rossetti 2018-2019 = Edoardo Rossetti, “Tantus […] quantus apud Augustum Mecaenas”: note su Marchesino Stanga committente, in «Libri & documenti», 44/45 (2018/2019), pp. 171-220, 281.

Rossetti 2021 = Edoardo Rossetti, Il testamento di Aurelio Luini e la sua eredità leonardesca (1593), in «Mitteilungen des Kunsthistorischen Institutes in Florenz», 63 (2021), 3, pp. 358-375.

Rossetti 2022 = Edoardo Rossetti, La città e la memoria: costruzione e dissoluzione dell’Insula viscontea (secoli XIV-XIX), in c.d.s.