Milano, Palazzo di Marchesino Stanga

Palazzo di Marchesino Stanga a Milano 

Edoardo Rossetti

Milano, Porta Vercellina, parrocchia di San Protasio in Campo foris.

Milano, Piazza Castello-Foro Bonaparte.

(edificio non più esistente, distrutto entro la metà del XVI sec.)

 

Passaggi di proprietà:

  • Ugolino Del Vasto dei marchesi di Saluzzo (primi anni del XV sec.).
  • Francesco Landriani, figlio di Beltrame, cameriere del duca Filippo Maria Visconti (ante 1438-1471).
  • Alberto Landriani, figlio di Francesco (1471-ca. 1484).
  • Filippo Fieschi, castellano di Porta Giovia (ca. 1484-1490).
  • Marchesino Stanga, segretario ducale (1493-1500).
  • Pierre de Sacierges, vescovo di Luçon, cancelliere del ducato e presidente del senato (1500-1501)
  • Stefano Poncher, vescovo di Parigi (dal 1503), cancelliere del ducato e presidente de senato (1501-1503)
  • Eredi di Marchesino Stanga dal 1508 alla distruzione dell’edificio.

Bibliografia: Baroni 1941, p. 91; Rossetti 2018-2019.

Per la storia dell’edificio e del committente si rinvia a Edoardo Rossetti, «Tantus […] quantus apud Augustum Mecaenas». Note su Marchesino Stanga committente, «Libri e Documenti», XLIV-XLV, 2018-2019, pp. 171-220.

 

 

Regesto dei documenti: 

 

1438 gennaio 16, Milano

BAM, L 163 suss, Liber dati et recepti.

Bibl.: Fossati 1929, pp. 87-88.

Pagato Mor. de Gorgonzola per una trave d’abete long br. 8 gross. Tr. 1 in omni latere adoprata ad faciendum mezanelum unum in domo Conradi de Landriano super pasquario castri.

 

1438 aprile 2, Milano

BAM, L 163 suss, Liber dati et recepti.

Bibl.: Fossati 1929, p. 88

il Gorgonzola con Ambrogio da Sidriano sono pagari ad faciendum unum cornicem ad domum Conradi de Landirano in porte Comasina, long br. 10, larg. br. ½.

 

1438 agosto 30, Milano

BAM, L 163 suss, Liber dati et recepti.

Bibl.: Fossati 1929, p. 83

Ad spaciandum cornisium unum ante cameras domini Francisci de Landriano.

 

1445 maggio 21, Milano, porta Comasina, parrocchia di San Protasio ad Monachos, casa del dottore in legge Paolo Dugnani.

ASMi, Notarile 513, notaio Ambrogio Cagnola.

Bibl.: Covini 2004, vol. 63, p. pp. 516-519.

Gli spectabiles viri domini Antonio e Giorgio, fratelli Landriani, figli del fu spectabilis viri domini Beltrame, abitanti a Milano in porta Vercellina, parrocchia di San Nazzaro alla Pietrasanta, agenti a nome proprio e a nome dello spectabilis et generosi viri domini Francesco ducalis camerarii e di Andrea Landriani loro fratelli, si accordano con Venceslao Casati, figlio del fu Galeotto, abitane a Milano in porta Vercellina, parrocchia di San Protasio in Campo intus, per acquistare al prezzo stabilito da Giovanni Casati, figlio del fu Giovannolo, amico comune, sedimen uno magno sito extra civitate Mediolani, porte Vercelline, parochie Sancti Protasii in Campo intus super pasquario Porte Iovis Mediolani quod est cum suis hedeficiis, cameris, solariis, curiis duabus, orto, putheo, seu putheis, locis curialibus et aliis suis iuribus et pertinentiis, cui coheret ab una parte strata, ab alia stalla prefatorum fratrum de Landriano, ab alia heredum spectabilis viri domini Thodeschini de Federicis, seu illustri et excelsi domini domini ducis Mediolani, et ab alia Rubei de Cuxano.

Nota:

Nel 1438 (dicembre 13) si lavorava anche ad lobietam magnifici domini Thodeschini (Fossati 1929, p. 78). Per i beni di Stefano Federici Todeschini si vedano anche l’Extimatio certorum domorum quondam Thoeschini nella quale compare domus unam cum suis iuribus et pertinentiis, curiis tribus et ortis duabus iacentem super palteam Castri Porte Iovis Mediolani, in qua habitabat Manfredinus (?) pagiorum illlustri domini domini ducis et Malus de Agrigradis, cui coheret ab una parte strata, ab alia heredum quondam domini Galeoti de Casate, ab alia in parte Iohannis de Cusano et in parte monasterium Sancte *** in contrata stricte de Ferrarolis et ab alia in parte magnifici domini Aluysii de Sancto Severino et in parte heredum quondam domini Maffioli de Birago, esse valoris florinos millecentumquinquaginta (ASMi, Registri ducali 49, c. 441, 1445 luglio 1). I beni del Todeschini erano menzionati anche tr le coerenze di un sedime di Floramonte Corio (pasquarium de Aziis mediante flumini Nironis, ab alia Magnifici domini Bolognini da Bonomia, castellani castri Papie mediante strata, ab alia heredum Todeschini de Federicis; Ivi., Pergamene 409, 1452 ottobre 14).

 

1445 maggio 21, Milano, porta Comasina, parrocchia di San Protasio ad Monachos, casa del dottore in legge Paolo Dugnani.

ASMi, Notarile 513, notaio Ambrogio Cagnola.

Bibl.: Covini 2004, vol. 63, pp. 516-519

Ugolino dei marchesi di Saluzzo, signore di Cardè, figlio del fu Giovanni, abitante nel castello di Cardè ed erede dello spectabilis viri domini Ugolino, vende per la somma di 400 fiorini ai fratelli Antonio e Giorgio Landriani, figli del fu Beltrame, abitanti a Milano in porta Vercellina, parrocchia di San Nazzaro alla Pietrasanta, il sedime sito a Milano in porta Vercellina parrocchia di San Protasio in Campo intus oggetto di una precedente transazione tra i Landriani e Venceslao Casati.

 

1451 luglio 23, Cremona.

ASMi, Registro delle Missive 5, c. 57v.

Bibl.: Beltrami 1894, pp. 97-98.

Il duca Francesco Sforza scrive al consiglio segreto respondendo ad quanto scriveti del pensiero haveti facto aut de retenere tutta la corte del Arengo, aut de torre le case de messer Francisco da Landriano et del Missaglia per fare el consiglio a più secureza per cagione della peste vigente […].

 

1451 luglio 23, Cremona

ASMi, Registro delle Missive 5, c. 57v.

Bibl.: Beltrami 1894, pp. 97-98

Il duca Francesco Sforza scrive a Francesco Landriani informandolo che il consiglio segreto hanno ellecta la vostra [casa] haveti su la piaza del castello de Milano, asieme cum quella del Missaglia per la quale cosa ve confortiamo et caricamo per lo amore ne portai, che vogliati essere contento de lassargella per fino tanto sia cessata la peste […].

 

1484 novembre 12, Milano.

ASMi, Notarile 2587, notaio Filippo Bologna.

Altre volte Ludovicam de la Salla, moglie di Filippino Fischi fece acquistò dei beni dal conte Alberto Landriani con atto del notaio milanese Antonio de Terzago. Ora Filippino Fieschi, figlio del fu Tormo, abitante a Milano in porta Vercellina, parrocchia di San Protasio in Campo intus, paga al conte Alberto Landriani, figlio del fu magnifici militis domini Francesco, abitante a Mandrino, terra per sè tra Milano e Pavia.

 

1489 agosto 7, Milano.

ASMi, Registri ducali 209, pp. 49-56 (cc. 25r-28v); ASMi, Notarile 2018, notaio Gabriele Sovico.

Il conte Ugo Sanseverino vende per il prezzo di 1.500 lire imperiali a Marchesino Stanga una sesta parte di un sedime sito a Milano in Porta Comasina, parrocchia di San Protasio in Campo intus confinante con la strada, il palazzo degli eredi di Roberto Sanseverino, il monastero delle Agostiniane di Santa Caterina, i beni di Antonio Missaglia tenuti da Filippo da Erba, altri beni di Ugo Sanseverino e dei suoi cugini, i fratelli Francesco e Antonio Sanseverino.

 

1490 febbraio 11, Milano.

ASMi, Registri ducali 209, pp. 57-66 (cc. 29r-33v); ASMi, Notarile 2018, notaio Gabriele Sovico.

Antonio Negroni de Ello detto Missaglia vende per 200 ducati (800 lire imperiali) a Marchesino Stanga l’orto del sedime nel quale abita Filippo da Erba sito a Milano in Porta Vercellina, parrocchia di San Protasio in Campo intus, «super platea castri porte Iovis», confinante con la strada, le proprietà dello stesso Stanga, il palazzo degli eredi di Roberto Sanseverino, il palazzo che era del defunto Francesco Landriani.

 

1490 febbraio 13, Milano.

ASMi, Registri ducali 209, pp. 67-84 (cc. 34r-42v); ASMi, Notarile 2018, notaio Gabriele Sovico.

Giacomo Moresini vende per 7.075 lire imperiali a Marchesino Stanga cinque parti su sei del sedime di Ugo Sanseverino.

 

1490 marzo 5, Milano.

ASMi, Registri ducali 209, pp. 85-95 (cc. 43r-48r).

Marchesino Stanga fa mettere a pubblica grida il contenuto delle transazioni effettuate con Ugo Sanseverino e Antonio Missaglia.

 

1490 aprile 29, Milano.

Annali della Fabbrica del Duomo di Milano dall’origine fino al presente, III, Milano, G. Brigola, 1880, p. 56.

I deputati della Fabbrica del Duomo accordano licenza per un mese ai lapicidi Giovanni Pietro Vimercati e Daniele da Castello per lavorare alla porta della casa di Marchesino Stanga.

 

1490 maggio 10, Milano.

Annali della Fabbrica del Duomo di Milano dall’origine fino al presente, III, Milano, G. Brigola, 1880, p. 57.

I deputati della Fabbrica del Duomo concedono a Marchesino Stanga cento centinaia di marmo per fare la porta della sua casa.

 

1490 agosto 20, Milano.

ASMi, Notarile 1264, notaio Marco Perego.

Filippo Fieschi, agente a nome di Ludovica della Sala sua moglie, vende per il prezzo di 16.000 lire imperiali a Marchesino Stanga, agente a nome del duca Gian Galeazzo Maria Sforza, il palazzo che era stato di Francesco Landriani, sito in Porta Vercellina, parrocchia di San Protasio in Campo intus, confinante con la piazza del Castello di Porta Giovia, i beni di Antonio Missaglia, i beni di Ambrogio e Francesco Ferrari, i beni di Marchesino Stanga, di Stefano Cusani e di Stefano da Saronno.

 

1491 luglio 1, Milano

Gian Cristoforo Romano a Isabella d’Este, marchesa di Mantova.

ASMn, Archivio Gonzaga 1630, c. 29; A. Venturi, Gian Cristoforo Romano, «Archivio storico dell’arte», 1 (1888), pp. 49-59, 107-118, 148-158, in particolare pp. 52-54 n. 1.

Lo scultore ha ricevuto avviso, tramite Marchesino Stanga, delle lettere inviate da Isabella a Ludovico il Moro con le quali si dispone la sua partenza per Mantova per realizzare il ritratto della marchesa. Tuttavia, fa presente che sta lavorando per lo Stanga («per havere ne le mane l’opera de messer Marchesino imperfecta») e che deve attendere l’arrivo di una partita di marmi; appena questi saranno giunti, lascerà i disegni ai suoi collaboratori prendendo prontamente la via per Mantova. Nel contempo suggerisce alla marchesa di fare arrivare da Venezia due pezzi di marmo adatti, bianchi e senza venature. Appena i pezzi saranno arrivati a Mantova, prega la marchesa di scrivere allo Stanga così da affrettare la sua partenza.

 

1491 luglio 15, Pavia.

Beatrice d’Este, duchessa di Bari, a Isabella d’Este, marchesa di Mantova.

ASMn, Archivio Gonzaga 1610; A. vEnturi, Gian Cristoforo Romano, «Archivio storico dell’arte», 1 (1888), pp. 49-59, 107-118, 148-158, in particolare p. 54 n. 1.

Beatrice scrive alla sorella che, appreso il suo desiderio di servirsi di Gian Cristoforo Romano, ha parlato con il suo consorte che ha fatto scrivere a Marchesino Stanga e immagina che lo scultore sia già in cammino verso Mantova per soddisfare il desiderio della marchesa.

 

1491 ottobre 18, Milano.

Marchesino Stanga a Isabella d’Este, marchesa di Mantova.

ASMn, Archivio Gonzaga 1630, c. 39; A. Venturi, Gian Cristoforo Romano, «Archivio storico dell’arte», 1 (1888), pp. 49-59, 107-118, 148-158, in particolare pp. 54-55 n. 1.

Lo Stanga si scusa con la marchesa per il fatto che Gian Cristoforo Romano non abbia ancora raggiunto Mantova, ma non si trova a Milano perché ha lavorato alla Certosa di Pavia e ha seguito poi la duchessa di Bari insieme agli altri cantori a Genova. Promette che appena lo scultore tornerà a Milano lo invierà subito a Mantova.

 

1492 gennaio 27, Milano.

ASMi, Notarile 3557, notaio Francesco Capelli.

Giovanni Francesco Sanseverino conte di Caiazzo e il suo vicino Marchesino Stanga appianano questioni relative allo stillicidio delle acque che, a causa dei lavori di ristruttu- razione approntati nella propria abitazione dallo Stanga, defluivano nella corte posteriore della domus del conte di Caiazzo.

 

1492 gennaio 27, Milano.

ASMi, Notarile 2655, notaio Giovanni Pietro Bernareggi.

Marchesino Stanga promette di chiudere a sue spese le finestre che prospettano nella casa di Giovanni Francesco Sanseverino conte di Caiazzo.

 

1492 maggio 1, Milano.

ASMi, Notarile 1938, notaio Antonio Bombelli.

Dopo avere ricevuto la dote della moglie, Marchesino Stanga assegna come controdote a Giustina Borromeo il suo palazzo, valutato 18.000 lire imperiali e descritto come con- finante con il palazzo di Giovanni Francesco Sanseverino, conte di Caiazzo, la strada, i beni dei figli di Bernabò Sanseverino (Antonio e Francesco) e del loro cugino, Ugo Sanseverino.

Nota: Un elenco di oggetti preziosi (datato 21 maggio 1493) portati in dote da Giustina Borromeo è trascritto in A. Giulini, Nozze Borromeo nel Quattrocento, «Archivio storico lombardo», 37 (1910), pp. 261-284, pp. 282-284 nr. III.

 

1492 settembre 20, Milano.

Archivio Storico Civico e Biblioteca Trivulziana, cod. Triv. 161/VI, Itinerario di Germania de li magnifici ambassatori Veneti messer Georgio Contarini conte del Zapho et messer Paolo Pisani […], pp. 41-42; C.A. Vianello, Testimonianze venete su Milano e la Lombardia degli anni 1492-1495, «Archivio storico lombardo», 66 (1939), pp. 408-423, pp. 413-414.

Gli oratori veneziani Giorgio Contarini e Paolo Pisani visitano Milano guidati da Galeazzo Sanseverino e da suo fratello Antonio Maria, sono condotti in Duomo, all’Ospedale Maggiore, nella bottega dei Missaglia e al palazzo di Marchesino Stanga («poi viseno il Palazio de Miser Marchesino Stanga che è de li primi che habbia il Duca. Il suo palatio non è compito ma sarà de le belle cose de Milano»).

 

1493 luglio 4, Milano.

ASMi, Registri ducali 66, cc. 223-232; ASMi, Registri ducali 209, pp. 96-99 (cc. 48v- 50); variamente citato e commentato.

Il duca Gian Galeazzo Sforza dona a Marchesino Stanga un sedime sito in Porta Vercellina parrocchia di San Protasio in Campo intus, «iuxta plateam castri nostri porte Iovis», che era stato del defunto Francesco Landriani ed era poi pervenuto a Filippino Fieschi, capitano ducale, confinante da un lato con i beni dei fratelli Francesco e Ambrogio Ferrari e con quelli dei Garbagnati, dall’altro con le proprietà del magister Stefano da Saronno e di Giovanni Antonio de Occagiis, dall’altro lato con gli altri beni di Marchesino Stanga e quelli dei Cusani, dall’ultimo lato con la piazza del Castello e la cappella dedicata alla Vergine (Santa Maria del Castello), fatta costruire da Ludovico il Moro nello spazio del detto sedime; specificando che la cappella non è inclusa nella donazione.

 

1493 agosto 1, Milano.

C. Baroni, L’architettura lombarda da Bramante al Richini. Questioni di metodo, Milano, Edizioni de l’Arte, 1941, p. 91 n. 2.

Con un atto rogato in tale data dal notaio Francesco Barzi, Marchesino Stanga avrebbe unificato le proprietà acquistate in proprio e donate dal duca.

 

1493 novembre 22, Milano.

ASMi, Notarile 1880, notaio Antonio Zunico.

Giovanni Filippo Corio, agente come procuratore dei fratelli Francesco e Antonio Sanseverino, vende per il prezzo di 1.331 lire imperiali a Marchesino Stanga due parti su tre di due sedimi siti a Milano in Porta Vercellina, parrocchia di San Protasio in Campo intus, sui quali sono costruite delle stalle e altri edifici confinante il primo da un lato con la stra- da, dall’altro lato con il secondo sedime, dall’altro lato con i beni degli eredi di Tommaso da Canzo, dall’altro con i beni tenuti a fitto dagli eredi di Bertino da Bergamo; il secondo sedime confinante da un lato con la strada, da due lati con i beni di Giovanni Francesco Bossi, dall’ultimo lato con il precedente sedime.

Nota: La casa di Giovanni Francesco Bossi è a sua volta indicata con queste coerenze: ab una parte strata, ab alia magnificorum dominorum Francisci et Antonii fratrum de Sancto Severino, ab alia Rosseti Cavalchatoris, et ab alia Ambrosii de Fassatis in parte et in parte Ambrosii de *** in parte et in parte *** et in parte Antonii et Bernabovis fratrum de Confaloneriis de la Villata (ASMi, Notarile 1933, notaio Antonio Bombelli, 1486 settembre 27; Ivi, 1938, 1492 febbraio 28).

 

1494 marzo 6, Milano.

ASMi, Notarile 4215, notaio Bernardino Porri; R. Gorini, Un documento integrativo per una commissione di Ludovico Maria Sforza, «Artes», 3 (1995), pp. 126-129, p. 127.

Filippo Bottigella, Antonio e Bernabò Confalonieri della Villata e Lorenzo da Camaino di Como stringono patti per la creazione di una società per l’estrazione delle colonne ordinate dal duca di Milano.
L’accordo è preso in virtù del fatto che Marchesino Stanga ha commissionato il 4 marzo 1494 per conto del duca di Milano a Filippo Bottigella delle colonne di marmo ser- pentino di 6 braccia di altezza e della larghezza di 8 once e un quarto al sommoscapo, 10 once alla metà, e 9 once e mezzo all’imoscapo, con basi e capitelli, del valore di 125 ducati (500 lire imperiali) per ciascuna colonna. Il Bottigella deve inoltre fornire altre colonne del valore di 30 ducati (120 lire imperiali) l’una «de pedra serpentina ut supra de longheza et groseza simile a quelle de le fenestre de la casa del prefato Marchixino». Lo Stanga ha consegnato al Bottigella 200 ducati per iniziare i lavori e gli promette, oltre che l’esenzione dei dazi, 800 ducati di stipendio mensile da corrispondersi fino al termine dei lavori; termine che verrà stabilito dal committente. Tra i testimoni compare il pittore Bernardino de Predis, fratello di Giovanni Ambrogio.

 

1494 luglio 29, Milano.

ASMi, Notarile 1882, notaio Antonio Zunico.

Le monache di Santa Caterina de Ferriolo, tenuto conto del loro desiderio di vivere in un luogo più consono al loro stato e del fatto che le proprietà da loro attualmente occupate sono contigue a quelle di Ugo Sanseverino e di Marchesino Stanga, stringono accordi con quest’ultimo, il quale si impegna ad acquistare per il prezzo di 3.400 lire imperiali i beni di Giovanni Giorgio da Desio per cederli alle monache.

 

1495 gennaio 10, Milano.

ASMi, Notarile 1294, notaio Giovanni Gallarati.

Marchesino Stanga nomina Benedetto Gallarati, Niccolò Draghi, Paolo da Velate, Fran- cesco da Baggio, Bartolomeo Ghiringhelli, Stefano Boniperti e Giovanni Antonio Resta come propri procuratori per comparire davanti ai preti Matteo da Clivio, primicerio della cattedrale, e Giacomo Filippo Simonetta, dottore in legge e arciprete di San Lorenzo di Villa, diocesi di Como. I procuratori devono agire secondo quanto espresso nella lettera apostolica (data in Roma, apud Sanctum Petrum, il 12 delle calende di novembre 1494), con la quale papa Alessandro VI acconsente a cedere il terreno dove sorge il monastero di Santa Caterina de Ferriolo di Milano, ordine di Sant’Agostino, a Marchesino Stanga, considerato che il monastero risulta essere vecchio, minaccia rovina e che lo Stanga ha fatto realizzare un grande e sontuoso palazzo nei pressi del cenobio e necessita del terreno su cui sorge il monastero per completarlo. Il pontefice prescrive inoltre che tutti i mate- riali da costruzione del convento, nonché i cadaveri sepolti nella chiesa, siano trasferiti nella nuova proprietà che lo Stanga ha provveduto alle monache.

 

1495 aprile 30, Milano.

ASMi, Notarile 1883, notaio Antonio Zunico.

Le monache di Santa Catarina «in contrata de Ferriolo prope illos de Sancto Severino», ordine di Sant’Agostino, e Marchesino Stanga, in accordo con quanto sancito dal dele- gato apostolico Giacomo Filippo Simonetta e da una concessione ducale (lettera data in Pavia il 24 luglio 1494, segnata da Bartolomeo Calco), permutano l’intero monastero eccettuata la cappella, confinante da una parte con la strada, dall’altra con i beni già di Ugo Sanseverino e ora di Marchesino Stanga, dall’altra con la parte posteriore della casa di Marchesino e dall’altra con i beni di Giovanni Francesco Cusani, ricevendo in contraccambio il sedime già di Giovanni Giorgio da Desio, acquistato da Marchesino Stanga e sito a Milano in Porta Ticinese, parrocchia di San Michele alla Chiusa.

 

1495 ottobre 2, Milano.

ASMi, Notarile 1940, notaio Antonio Bombelli.

Attraverso il suo procuratore Annibale Anguissola, Marchesino Stanga libera da una serie di ipoteche i beni che ha precedentemente acquistato per il valore di 11.000 lire imperiali da Amerigo Sanseverino, e già appartenenti al padre di questi, Ugo Sanseverino.

 

1497 agosto 1, Milano.

ASMi, Notarile 3890, notaio Francesco Barzi, nr. 2667.

Ludovico il Moro cede a Marchesino Stanga un sedime sito in Porta Comasina, parrocchia di San Protasio in Campo intus, acquistato dal duca e confinante da due lati con i beni di Marchesino Stanga, dall’altro con i beni di Giovanni Francesco Sanseverino, conte di Caiazzo, dall’altro con la piazza del Castello, ricevendo in cambio dallo Stanga un sedime sito nella medesima parrocchia confinante con la casa di Francesco e Ambrogio Ferrari.

 

1499 febbraio 14, Milano.

Antonio Costabili a Ercole d’Este, duca di Ferrara.

ASMo, Archivio segreto estense, Cancelleria, Carteggio ambasciatori Estensi, Milano, 15; L.-G. Pélissier, Les relations de François de Gonzague marquis de Mantoue avec Ludovic Sforza et Louis XII. Notes additionnelles et documents, «Annales de la Faculté des Lettres de Bordeaux», 15, 1 (1893), pp. 50-95, in particolare pp. 71-72.

Si giostra sulla piazza del Castello: il duca di Milano e gli oratori assistono ai festeggiamenti dalle finestre della casa di Marchesino Stanga.

 

1499 settembre 26, Milano.

Ettore Bellingeri a Ercole d’Este, duca di Ferrara.

ASMo, Archivio segreto estense, Cancelleria, Carteggio ambasciatori Estensi, Milano, 16; C. Baroni, L’architettura lombarda da Bramante al Richini. Questioni di metodo, Mi- lano, Edizioni de l’Arte, 1941, p. 91 n. 4; N. Soldini, Il governo francese e la città: imprese edificatorie e politica urbana nella Milano del primo ’500, in Milano e Luigi XII. Ricerche sul primo dominio francese in Lombardia (1499-1512), a cura di L. Arcangeli, Milano, Franco Angeli, 2002, pp. 431-447, p. 435 n. 17.

L’oratore estense fa sapere al duca che, in vista della sua prossima visita a Milano volta a ossequiare il re di Francia, Gaspare Stanga ha proposto che l’Este sia alloggiato a casa di Marchesino Stanga suo fratello dove, facendo restringere un poco lo spazio di abitazione di Giustina Borromeo, saranno a disposizione del duca di Ferrara un appartamento com- posto da sala, anticamera, camera e gabinetto, con altre sei stanze, una cucina, due saloni e una scuderia per venti cavalli.

 

1500 aprile 28, Milano.

ASMo, Ambasciatori Milano 17, Giovanni Giorgio Seregni al duca di Ferrara.

Bibl.: Meschini 2006, vol. I, pp. 151-152, nota 58

[…] Messer Marchisino è qua in casa de Bonromei et francesi l’hanno voluto pigliare per forza lì, ma il magnifico messer Antonio Maria Palavizino il defende con dire che è suo pregione et che se li farano iniuria anderà sino in Franza a dolerse col re, per modo che pur l’hanno lassato andare, ma la gè bruaxta in grosso, et la casa sua sta sarata et gli è suso le arme de Ligni […].

 

1500 aprile 29, Milano.

ASMo, Ambasciatori Milano 19, Giovanni Luca Pozzi al duca di Ferrara.

Bibl.: Meschini 2006, vol. I, pp. 151-152, nota 58

[Luigi di Lussenburgo] dixe quando la predicta maestà fusse o se ritrovasse a Milano vostra excellentia la venisse a visitare et venisse ad allogiare in casa sua, cioè in la casa che fu de Marchesino Stangha, de la quale il predicto monsignor de Ligni ha tolto la possessione come sua, dicendomi che la excellentia vostra havea più rasone de allogiare in dicta casa al presente, essendo sua et in consequentia vostra, che la non haveva l’altra volta quando la li allogiete dentro. Et se offerse a fare sempre tutto quello che potesse a beneficio de vostra excellentia. Rengratia sua signoria et acceptai le offerte et in spetie quelle de la casa, dicendo che a la excellentia vostra piaceria grandemente, quando la intendesse sua signoria, havere la possessione de dicta casa, et che crederia, quando la maestà christianissima fusse qui la tornaria a visitarla et farli reverentia […].

 

1500 giugno 5, Milano.

ASMo, Ambasciatori Milano 17, Giovanni Giorgio Seregni al duca di Ferrara.

Bibl.: Soldini 2002, p. 434.

[…] s’è dato principio de fare le fosse a cercho, tutti i rivellini del castello et rerano larghi braza 40 per chiascuno. Se dubita che le case del conte di Cayazo et messer Marchesino habyno andare ruynate […].

 

1500 giugno 14, Milano.

ASMo, Ambasciatori Milano 17, Giovanni Giorgio Seregni al duca di Ferrara.

Bibl.: Meschini 2004, pp. 51-52, nota 80.

Illustrissimo et excellentissimo dignore mio observantissimo. Quello che io posso significare alla clestitudine vostra doppo la partita del magnifico messer Zoan Luca de le occurentie de qua è che el reverendo monsignore de Lison è venuto a strare in casa de messer Marchisino et lì se fa il parlamento et la corte […].

 

1500 giugno 27, Milano.

ASMo, Ambasciatori Milano 17, Giovanni Giorgio Seregni al duca di Ferrara.

Bibl.: Meschini 2004, pp. 51-52, nota 80; ibid., p. 120, nota 10.

[…] ma perché la sera se fa parlamento a casa del predicto Lison non li ho mai visto andare epso vescovo [Antonio Trivulzio, vescovo di Como].

 

1501 settembre 26, Milano.

ASMo, Ambasciatori Milano 17, Giovanni Giorgio Seregni al duca di Ferrara.

Bibl.: Soldini 2002, p. 435, nota 17; Meschini 2004, p. 125, nota 41

[…] Intendo che monsignore di Luson è sta mandato detenuto in rocha et se li procederà contra virilmente. Il predicto cancellero novo va ad habitare ne la stanzia del quondam messer Marchisino, ovi stava Luson, et se la peste non li desconza farano pur anche il consilio […].

 

1502 aprile 4, Milano.

Giovanni Giorgio Seregni a Ercole d’Este, duca di Ferrara.

ASMo, Archivio segreto estense, Cancelleria, Carteggio ambasciatori Estensi, Milano, 17; S. MEschini, Luigi XII duca di Milano. Gli uomini e le istituzioni del primo dominio francese (1499-1512), Milano, Franco Angeli, 2004, p. 125 n. 41.

Durante un convivio di gentiluomini francesi e italiani nella sala della casa di Marchesino Stanga si apre una discussione sulla bellezza dell’abitazione; nella conversazione si richia- ma alla memoria la casa del duca di Ferrara a Venezia (Fondaco dei Turchi) e si loda la bellezza anche della casa del duca a Milano, ora dimora di Teodoro Trivulzio.

[…] Levatosi in quel punto da tavola ragionandosse per quelli signori oratori et excellentie nostre milanesi de la belleza de la casa de messer Marchisino, ne la cui sala havevamo desinato, monsignor de Pienes dixe che la casa de vostra excellentia in Venetia era molto bella et il signor Gian Cavrettro respose che anche vostra celestitudine ne ha una belotia in questa cità, et cignandome epso Pienes con li compagni de volerla vedere volunteri le dixi con bon modo che vostra sublimità per servitio n’haveva acomodato il magnifico messer Theodoro Trivultio per qualchi dì, et essendo mo absente epso messer Theodoro et la consorte non era per aseddo in facultà mia de potergella monstrare […].

 

1504 agosto 2, Milano.

ASMo, Ambasciatori Milano 20, Francesco Fontana al duca di Ferrara.

Bibl.: Meschini 2004, p. 52, nota 81.

La casa di Marchesino Stanga è restituita agli eredi e il senato regio se fa in la casa che fu del conte Petro del Vermo.

 

1504 settembre 28, Milano.

ASMn, Archivio Gonzaga 1636, Gemetto de Nesson al marchese di Mantova.

Bibl.: Meschini 2004, pp. 87-88, nota 84

Lo Chaumont abita in casa di Marchesino Stanga.

 

1510-1520 ca.

Andrea Alciato, Antiquae inscriptiones veteraque monumenta patriae (Milano, Veneranda Biblioteca Ambrosiana, ms. D 425 inf. [Biraghiano], cc. 96v-97r; cfr. ed. anastatica a cura di G. Barni, Milano, Cisalpino-Goliardica, 1973); Andrea Aciato, Antiquae inscriptiones veteraque monumenta patriae (Paris, Bibliothèque nationale de France, Nouv. Acq. lat. 1149, cc. 144v-145r); Andrea Alciato, Monumentorum veterumque inscriptionum quae cum Mediolani tum in eius agro adhuc extant collectanea libri duo (Dresden, Sächsische Landesbibliothek – Staats- und Universitätsbibliothek [SLUB], Mscr.Dresd.F.82.b, c. 99r [I, 97r], c. 145r).

L’ Alciati riproduce alcuni dei pezzi romani conservati nel palazzo milanese di Marchesi- no Stanga, indicando che la tavola del proconsole Albuzio Sila fu poi donata ai marchesi del Monferrato.

Nel manoscritto parigino, Catellano Cotta postilla: «Marchesini Stangae palatia crediderim potuisse olim etiam Lucullianas provocare aedes ea magnificentia, eo auro, eis structa statuis, ut in amplissima urbe nostra nil politius, nil admirabilius possit conspici. Inter vetustatis alia monumenta, et hoc in ibi exrat marmorum sculpturis manu tam eleganti epigrammate nobilissimum. Catellianus Cotta».

 

1530 ca.

Bernardino Arluno, Historia urbis Mediolani, item de bello veneto ab anno 1500 ad 1516, item de bello gallico (Milano, Veneranda Biblioteca Ambrosiana, Trotti 94, pp. 522-528); Bernardino Arluno, Historia Mediolanesis ab urbe condita ad sua usque tempora (Mila- no, Archivio Storico Civico e Biblioteca Trivulziana, Triv. 706, cc. 223r-224v). L’Arluno descrive con toni nostalgici e tragici, ma aulici (forse gli stessi con cui avrebbe descritto antiche rovine romane), l’aspetto dell’area attorno al Castello dopo le guerre che hanno devastato Milano durante il terzo decennio del XVI secolo.

Dopo avere accennato alla devastazione che caratterizza le insule dove si trovavano le case di Gualtiero (Bascapè) e dei Ferrari (Ambrogio e Francesco), la regione delle abitazioni dei Cusani, la chiesa di San Protasio con la torre campanaria pericolante e il vicolo degli Asinelli, passa a descrivere le «Marcellinae (sic per Marchesinae) domus vestigia», la cui mole è circondata dalle case antiche dei Sanseverino. Si accenna alle pareti monche e in rovina, ma ancora incrostate di marmi a ricordare l’antica maestà dell’edificio, i pavimenti a mosaico, le travi dorate, le pitture paragonabili a quelle di Apelle e Protogene, le colonne levigate ora fatiscenti con basi e capitelli finemente decorati, i portici e i vasti atrii orribilmente devastati.

 

G. Vasari, Vite [Torrentiniana], 1550; Vite [Giuntina], 1568.

G. Vasari, Le vite de’ più eccellenti pittori scultori e architettori nelle redazioni del 1550 e 1568, a cura di R. Bettarini, P. Barocchi, III, Firenze, Sansoni, 1971, p. 260.

In entrambe le edizioni, con poche varianti, Giorgio Vasari attribuisce a Bartolomeo Suardi detto Bramantino le pitture presenti nella casa di «marchesino Ostanesia», in camere e logge, rappresentanti storie romane con cartelle descrittive in poesia e «con grandissima forza negli scórti delle figure».