Palazzo dei Sanseverino feudatari di Lugano e Pandino
(edifico scomparso)
Milano, Porta Vercellina/Comasina, parrocchia di San Protasio in Campo intus.
MIlano, Foro Bonaparte-via Quintino Sella.
Aloisio Sanseverino fu condottiere e militò per Filippo Maria dal 1434 al 1447, divenne signore di Sale, Mortara, Pandino, Mendrisio, Balerna e della Valle di Lugano; di origini napoletane si stabilì in Milano dove fu il capostipite di un ramo milanese della famiglia; pare non fosse direttamente imparentato con Roberto nipote di Francesco Sforza, che pure finì per abitare accanto alla sua casa (Motta 1880; Albini, Cavalieri 1986, pp. 116-133, 204-205; Covini 1998, p. 95, 102-106 e note; Della Misericordia 2005, pp. 326-358). Risedeva in porta Vercellina (a volte detta Comasina), parrocchia di San Protasio in Campo intus; fra i confinati del suo palazzo c’erano gli eredi di Maffiolo Biraghi. La costruzione era rappresentata da Pietro del Massaio come una poderosa struttura posta accanto al castello verso porta Comasina e definita nel 1446 dall’oratore del duca di Savoia «un tres beau palais tout neufs» (Decembrio-Butti-Fossati-Petraglione 1925-1928, pp. 107-113).
L’edificio era stato confiscato durante la repubblica ambrosiana e donato a Pandolfo Malatesta (Santoro 1929-1932, XI, doc. 163, 1449 dicembre 13), non dovette essere solo requisito, ma anche notevolmente deturpato dai saccheggi; una sorta di inventario-rendiconto datato 1469 e relativo alle entrate del quondam Francesco Sanseverino, figlio di Aloisio, menziona una serie di rendite recepite «pro compositione facta con la ducale cassa et pro quella assignati al magnifico domino Francesco pro li beni alluy robati da la caxa in Milano al tempo de la infelice libertas» (ASMi, Famiglie, cart. 165, Sanseverino, 1469). Nello stesso anno fu redatto un inventario estremamente interessante per attestare il lusso che doveva circondare questa famiglia campana trasferitasi a Milano al servizio del duca Filippo Maria Visconti (ASMi, Notarile 1352, notaio Candido Porro, 1469 agosto 30, doc. n. 1219). La presenza di queste dimore unita a quella che divenne di Roberto Sanseverino conte di Caiazzo doveva caratterizzare talmente il quartiere che il convento di Santa Caterina in contrada de Ferraioli era detto «prope domos magnificorum dominorum de Sancto Severino» (ASMi, Notarile 3986, notaio Giovanni Antonio Bianchi, 1488 maggio 31).
Nel 1466, Ugo Sanseverino affidava la decorazione di una sala del palazzo e di un tabernacolo nella chiesa di Santa Maria dei Servi a ad Ambrogio Zavattari che per la commessa si consociava con il pittore Leonardo Ponzoni (Delmoro 2019, pp. 126-128, 249-250, doc. 1.5). La parte delle proprietà Sanseverino toccate in eredità a Ugo, nipote di Aloisio, sarebbe stata inglobata nel palazzo di Marchesino Stanga, a seguito dei debiti contratti dal Sanseverino con i Moresini. Le stile di vita lussuoso di Ugo, con le relative spese, compromisero probabilmente le finanze della famiglia. Nel 1493 il Sanseverino si era fatto realizzare da Filippo da Cantù giubbe di damasco e quattro antiporta ricamati e zornee consegnate in casse dipinte contraendo utleriori debiti pagari sulle entrate di Pandino (ASMi, Notarile 3718, notaio Giovanni Pietro Appiani, 1494 luglio 12).
Parte del sedime restò comunque in appannaggio della famiglia e continuò ad essere abitazione di Ugo e Aimerico suo figlio almeno fino alla fine del XV secolo. Aloisio di Bernabò Sanseverino (fratello di Francesco e Antonio e zio di Bernabò ed Ercole, figli di Antonio), testando diseredava i parenti (eredi erano i monaci di San Pietro in Gessate) e lasciava il sedime in cui abitava in Porta Vercellina, parrocchia di San Portasio in Campo, confinante da due lati con il palazzo di Marchesino Stanga a Camilla sua figlia, sposa di Niccolò Fieschi, e a suo nipote Aloisio Fieschi (ASMi, Notarile 3723, notaio Giovanni Pietro Appiani, 1500 giugno 14). Lo stesso abita ancora in San Protasio quando con Aimerigo di Ugo, Francesco di Bernabò, Bernabò ed Ercole di Antonio tentano un’estrema difesa delle proprietà donate dal duca Filippo Maria Visconti per 3.000 scudi all’avo Aloisio (Ivi, 2612, notaio Gervaso Del Conte, 1501 aprile 19).
Aimerigo figlio di Ugo e di Fiormargherita Simonetta rimpinguò le sostanze famigliari con la ricca dote della moglie Bianca di Sigismondo d’Este (8000 ducati: ASMi, Notarile 4486, notaio Maffiolo Giussani, 1494 maggio 12). Danaro a cui si univa quello della dote materna di ben 6.000 ducati (come da testamento, rogato ancora nel palazzo di San Protasio, in camera cubicularia, di Ugo nel frattempo risposatosi con Fina Rangoni: Ivi, 1493 novembre 7; i figli di Ugo in questo momento sono Aimerico e Guidone, e Giovanna, poi sposa di Ludovico di Battista Castiglioni, e Ludovica, poi sposa di Galasso Landriani, alle quale si assegnano 3.000 ducati di dote). La questione del recupero della dote della Simonetta e i problemi nati per via della dotazione della seconda meglio (Fina Rangoni) di Ugo causarono tensioni in famiglia per tutti gli ultimi anni del XV secolo (Albini, Cavaglieri 1986, p. 130).
Aimerico abita ancora in San Protasio in Campo intus nel 1505 quando fa accordi con Giovanni Maria da Luino segretario di Charles d’Amboise anche a nome della figlia Margherita e delle cugine Elena e Francesca di Francesco (ASMi, Notarile 2612, notaio Gervaso del Conte, 1505 novembre 6, 8). Ma già a queste date alterna residenza in casa del cognato Ercole di Sigismondo d’Este e della consorte Angela Sforza in San Marcellino (un testamento: ASMi, Notarile 3036, notaio Innocenzo Carati, 1505 settembre 25). Sempre un’intricata vicenda di crediti e debiti sta alla base della transazione del 1501 con la quale Aimerico acquista per 7.411 lire la casa di Niccolò da Gerenzano (con il quale probabilmente condivide il patronato della cappella della Maddalena in Santa Maria degli Angeli) in San Satiro, cfr. ASMi, Notarile 2976, notaio Francesco Pagani, 1501 agosto 2
A riprova dei problemi economici della famiglia, Aimerico cede nel 1515 al re di Francia il castello di Pandino per il valore stimato di 32.500 lire imperiali (ASMi, Notarile 5533, notaio Martino Scaravaggi, 1515 dicembre 21, 30 ). Fa sposare (nel palazzo di San Marcellino dei cognati) l’unica figlia Maddalena costituendo una dote in beni immobili siti nel cremonese con Goffredo Ferrero figlio del potente Sebastiano, generale delle finanze del ducato di Milano, e la nomina erede universali assegnando al genero ulteriori 1000 ducati come da accordo stipulato con frate Bernardino da Ancona di Santa Maria degli Angeli e sostituendolo come erede nel caso di decesso della figlia (Ivi, 5534, 1516 agosto 14, 17). Maddalena rimasta vedova recupererà l’eredità paterna risiedendo in Milano nel monastero del Lentasio (Ivi, 5539, 1527 marzo 21).
Bibliografia estesa:
Albini, Cavalieri 1986 = Giuliana Albini, Federico Cavalieri, Il Castello di Pandino. Una residenza signorile nella campagna lombarda, Cremona, Turris, 1986.
Cengarle 2007 = Federica Cengarle, Feudi e feudatari del duca Filippo Maria Visconti. Repertorio, Milano, Unicopli, 2007.
Covini 1998 = Maria Nadia Covini, L’Esercito del duca. Organizzazione militare e istituzioni al tempo degli Sforza, 1450-1480, Roma Istituto storico italiano per il Medioevo, 1998, p. 95, 102-106 e note.
Decembrio-Butti-Fossati-Petraglione 1925-1928 = Pier Candido Decembrio, Vita Philippi Mariae tertii ligurum ducis, a cura di Attilio Butti, Felice Fossati, Giuseppe Petraglione, in Rerum Italicarum Scriptores, seconda edizione, XX/1, Bologna 1925- 1928.
Della Misericordia 2005 = Massimo Della Misericordia, La ‘coda’ dei gentiluomini. Fazioni, mediazione, politica, clientelismo nello stato territoriale: il caso della montagna lombarda durante il dominio sforzesco (XV secolo), in Guelfi e ghibellini nell’Italia del Rinascimento, a cura di Marco Gentile, Roma, Viella, 2005, pp. 275-389.
Delmoro 2019 = Roberta Delmoro, La bottega degli Zavattari. Una famiglia di pittori milanesi tra età viscontea ed età sforzesca, Roma, Aracne, 2019.
Motta 1880 = Emilio Motta, I Sanseverino feudatari di Lugano e Balerna, 1434-1484, in «Periodico della Società Storica Comense», 2 (1880), fasc. 3, pp. 153-190, fasc. 4, pp. 193-261, fasc. 5, pp. 263- 307.
Santoro 1929-1932 = Caterina Santoro, I Registri dell’Ufficio di provvisione e dell’ufficio dei sindaci sotto la dominazione viscontea, Milano, Allegretti, 1929-1932.
