Arcore, Cappella d’Adda o “Cappella Vela”

Cappella Borromeo d’Adda ad Arcore

Arcore, via Vincenzo Vela 1.

La cappella famigliare dei d’Adda nella villa di Arcore fu voluta dal marchese Giovanni d’Adda (1808-1859) dopo la morte di sua moglie Maria Isimbardi (1827-1849). Sorse a partire dal 1849 su progetto dell’architetto Giuseppe Balzaretto (1801-1874) con lavori che si protrassero fino al 1853 quando furono istallate le sculture di Vincenzo Vela (1820-1891), e il sacello fu consacrato nel 1855. La costruzione si inserisce in modo complesso nella storia costruttiva della villa (o meglio delle ville) dei Borromeo d’Adda ad Arcore. La cappella è innestata nell’ala di sinistra della più antica tra le ville del D’Adda, quella inferiore verso il borgo, già sventrata del corpo di fabbrica centrale per lasciare spazio alla prospettiva verso la villa superiore.

Copia quasi identica (salvo per questioni decorative) della sagrestia di Bramante in Santa Maria presso San Satiro, il sacello rappresenta di fatto una sorta di manifesto dello stile neo-bramantesco imperante durante la metà del XIX secolo a Milano. Ricavata sventrando almeno quattro locali dell’originaria fabbrica la struttura si inserisce come una sorta di scenografia teatrale entro lo spazio originario adattandosi con gli spazi di servizio (sagrestia, scale di accesso alla cripta e al piano superiore, e i matronei alla fabbrica precedente e alle aperture originarie. Oltre all’attività del Balzaretto sembra che il cantiere fosse seguito direttamente dal marchese che la definiva in una lettera al Vela «un vero capo d’opera nel suo complesso, e questo grazie a te ed a tuo fratello che avete gareggiato in abilità e cortesia nell’eseguire anche le più piccole mie volontà» (Arcore, 23 maggio 1853).

Le decorazioni di Lorenzo Vela (1812-1897) rappresentano alcune delle più importanti varianti rispetto al modello bramantesco milanese. Pur volendo mantenere l’originario spirito di contrasto cromatico queste decorazioni in bronzo aumentano l’effetto polimaterico dell’insieme dando allo spazio un carattere peculiare.

Ai lavori voluti da Emanuele d’Adda (1847-1911) unico figlio di Giovanni e Maria Isimbardi e diretti da Emilio Alemagna è dedicato un contributo in «L’Edilizia Moderna» (5 [1896], 3, pp. 17-18; tavv. XI-XIII, XIX).

Morto Emanuele d’Adda senza eredi diretti le proprietà passarono al cugino Febo Borromeo d’Adda (1871-1945), figlio di Costanza d’Adda (1842-1891) e di Carlo Borromeo. Febo era stato un allievo di disegno di Paravicini (BAMi, R 250 inf, 1891 luglio 21).

 

© Marco Introini

© Marco Introini

© Marco Introini

© Marco Introini

© Marco Introini

© Marco Introini

 

Bibliografia estesa:

Boito 1874 = Camillo Boito, Il Balzaretti, il Garavaglia, il Cipolla, in «Il Politecnico. Giornale dell’Ingegnere Architetto Civile Industriale», 22, ottobre 1874, fasc. 9-10, pp. 591-597: 594-595.

Dodi 1996 = Luisa Dodi, La storia di Arcore fra amene ville, signorili giardini, vita contadina e mondo dell’industria, Cinisello Balsamo (Milano), Silvana Editoriale, 1996, pp. 101-123.

Porzio, Tedeschi 1991 = Francesco Porzio, Francesco Tedeschi, Vincenzo Vela ad Arcore, Vimercate, Vertemati, 1991.

Ronzoni 2009 = Domenico Flavio Ronzoni, La Villa Borromeo D’Adda di Arcore, Missaglia, Bellavite, 2009.

Rosa 1940 = Mario Rosa, I marchesi d’Adda e la Villa d’Arcore (Brianza), Milano, Officine Grafiche Esperia, 1940.

Selvafolta 2008 = Ornella Selvafolta, Ville in Brianza tra Otto e Novecento: percorsi nell’architettura, negli stili e nel gusto decorativo, in Storia della Brianza. Architettura e territorio. III, a cura di Adele Buratti Mazzotta, Cattaneo Editore, Oggiono (Lecco), Cattaneo Editore, 2008, pp. 357-429: 374-375.

Villa dei Marchesi d’Adda in Arcore (Monza), in Ville e Castelli d’Italia. Lombardia e laghi,  Milano, Edizioni della Tecnografica, 1907, p. 142.

Zanchetti 2014 = Giorgio Zanchetti, Artefice del bello, mantenitore del vero: le realizzazioni maggiori di Vincenzo Vela per Giovanni e Carlo d’Adda, in I fratelli Vela e la committenza D’Adda, a cura di Gianna A. Mina, Ligornetto, Museo Vincenzo Vela, 2014, pp. 24-37.