Milano, Palazzo Arconati in via Amedei

Palazzo Arconati in via Amedei

Le proprietà Arconati nella parrocchia di San Fermo, seu San Pietro in Corte era costituita da tre sedimi, due contigui si trovavano in testa all’isolato tra via Amedei e via Olmetto, mentre un terzo sedime di servizio si trovava in via Amedei, probabilmente in angolo verso via Fieno (civico 4) dove ancora si dovrebbero trovare elementi architettonici con l’emblema della famiglia (Mezzanotte, Bascapè 1968, p. 254: «nel cortiletto un capitello pensile d’ordine composito del Quattrocento, e un capitello a fogliami gotici, targato, con l’insegna del cane rampante alla catena, nello sudo araldico; fine del XIV secolo o principio del successivo»; Patetta 1987, p. 421).

Questa seconda proprietà acquistata nel 1492 è utilizzata come spazio di servizio e collegata all’edificio principale tramite «una strada sotterranea in volta, la quale passa sotto la strada che va a Santo Celso» (Giacomini 2017, p. 215). Il complesso di due sedimi è venduto nel 1642 da Luigi Maria Arconati a Giovanni Battista Arconati al fine di consentire una traslazione del fidecommesso al palazzo di San Pietro alla Vigna (già Tolentino). Per l’occasione era descritto come incommodum, separatum e antiquum (Ivi, p. 164).

Per l’edificio principale Giovanni Battista Arconati commissiona a Benedetto Briosco nel 1490 un portale di marmoreo composta da «pilastrellos de marmore bastardo, vultam ipsius porte de marmore seu lapide de Angleria et cum frixio uno supra dictam porta de marmore nigro» (Viganò 1994, p. 153, doc. 17). Nel 1497, gli eredi dell’Arconati ampliano la proprietà acquisendo anche la confinante casa di Gaspare Caimi. Nel 1503 la parte dei beni di San Fermo toccati ad Ambrogio Arconati, fratello di Giovanni Battista sono da lui donati alla cognata Ippolita Gallarati. Difficile dire se questo secondo sedime sia quello poi divenuto il Palazzo D’Adda Piantanida, per il quale si vedano: Canella 2001; Leydi 2008, pp. 12-13, 16, 107, 113.

Giovanni Battista e Ambrogio Arconati erano figli del cortigiano Enrico, Giovanni Battista sposò Ippolita Gallarati, figlia del nobilissimo consigliere Pietro, dalla coppia nacquero Giovanni Enrico, Giovanni Gaspare, Giovanni Gerolamo e Lucia, dotata dal padre per la non generosa cifra di 8.000 lire imperiali; tra i cognati degli Arconati figuravano Giacomo da Seregno, Giovanni Francesco Vimercati e Giovanni Pozzobonelli, mentre le parentele della famiglia si allargano anche a Niccolò Antiquario nipote del coltissimo segretario ducale Jacopo. I due fratelli Arconati testavano presso il notaio Francesco Pagani verso la metà degli anni Novanta del XV secolo: Ambrogio nel 1495 e Giovanni Battista nel 1497 (ASMi, Notarile 2974, notaio Francesco Pagani, 1495 novembre 17 e 1497 marzo 13; Ambrogio aggiunge un codicillo Ivi 3939, notaio Francesco Besozzi, 1503 settembre 25; e un secondo testamento Ivi, 3940, notaio Francesco Besozzi, 1503 dicembre 9, atto rogato «in camera cubicularia sita super porticum et in eius domus»).

Gerolamo ed Ippolita Arconati (probabilmente appunto Ippolita Gallarati, vedova di Giovanni Battista) sono estimati nel 1524 in San Fermo rispettivamente per 14.000 e 30.000 ducati (ASMi, Censo p.a., cart. 1524).

 

 

 

Regesto dei documenti

 

1490 luglio 12, Milano.

ASMi, Notarile 3929, notaio Francesco Besozzi.

Viganò 1994, p. 153, doc. 17.

Giovanni Battista Arconati di Enrico commissiona a Benedetto Briosco una porta marmorea composta da: «pilastrellos de marmore bastardo, vultam ipsius porte de marmore seu lapide de Angleria et cum frixio uno supra dictam porta de marmore nigro» da consegnarsi entro la prossima festa di San Lorenzo per il prezzo di 100 lire imperiali fatti salvi giudizio e stima di Gaspare Caimi, Giovanni Giacomo Dolcebuono e Bertola Bandi amici comuni.

 

1492 marzo 26, Milano.

ASMi, Notarile 3103, notaio Eleofonte Santi.

Giovanni Battista Arconati agente anche a nome del fratello Ambrogio compra per il prezzo di 1655 lire imperiali da Giovanni Cremosani, figlio del fu Bernardo, abitante a Milano in Porta Vercellina, parrocchia di Santa Maria Podone un sedime sito a Milano in Porta Ticinese, parrocchia di Sant’Eufemia confinante da un lato con la strada, dall’altro con il monastero di Sant’Ambrogino alla Costa, dall’altro con i beni di Giovanni Pietro Crivelli e da ultimo con altre proprietà degli Arconati.

 

1502 marzo 8,

ASMi, Notarile 3938, notaio Francesco Besozzi.

Bartolomeo e Gerolamo Caimi, figli del fu Gaspare, agenti anche a nome dei fratelli cedono come dato in soluto i miglioramenti di un sedime sito a Milano in Porta Ticinese, parrocchia di San Pietro in Curte sive San Fermo ad Ambrogio Arconati agente a nome di Giovanni Enrico e Francesco Arconati figli di suo fratello Giovanni Battista e di Ippolita Gallarati loro madre. Il sedime grande detto vecchio era stato venduto per 8.000 lire da Gaspare Caimi agli stessi Arconati con documento del 9 maggio 1497 rogato dal notaio Andrea Sasso, era descritto come il sedime in cui abitava il defunto Cristoforo Ghilini ed era «deversus stratam Palatii» con edifici, cortili stalle e orto, verso il sedime di Giuliano Ghilini [poi di Guidotto Magenta] e confinante ai tempi della vendita da un lato con i beni degli Arconati, dall’altro con quelli di Guidotto Magenta, dall’altro con la chiesa di San Pietro in Corte e San Fermo di Milano, da ultimo con la strada. Contestualmente il sedime era stato affittato a Gaspare Caimi per il fitto annuo di 400 lire imperiali. Non essendo stato corrisposto il fitto ed essendo deceduto Gaspare Caimi lasciando ereti Orsina Lampugnani sua moglie e i figli Bartolomeo, Gerolamo, Ambrogio e Benedetto ora gli Arconati vantano un credito di 1.600 lire maturati entro il 9 maggio 1501 dai Caimi e si rivalgono ritirando la completa proprietà del sedime.

 

1503 settembre 25, Milano.

ASMi, Notarile 3939, notaio Francesco Besozzi.

Ambrogio Arconati dona alla cognata Ippolita Gallarati i beni che possiede in Milano ovvero metà del sedime in cui vive con Ippolita sito in Porta Ticinese parrocchia di San Pietro in Corte cioè di San Fermo confinante da due lati con la strada, dall’altro con i beni del medico Guidotto Magenta, dall’altro con i beni degli Arconati affittati agli eredi del defunto Gaspare Caimi; e in più il viridario con edifici esistente sempre in Porta Ticinese, parrocchia di San Pietro in Corte «ultram stratam» confinante da due lati con la strada, dall’altro lato con i beni degli eredi di Giovanni Cremosani, dall’altro con i beni degli eredi di Giovanni Pietro Crivelli. Nonché il sedime a nobili di Arconate pieve di Dairago.

 

1504 febbraio 20, Milano.

ASMi, Notarile 3940, notaio Francesco Besozzi.

Assunzione della curatela di Ippolita Gallarati dei fratelli Arconati suoi figli (Giovanni Enrico 16 anni circa, Giovanni Gaspare 15 anni circa, e Giovanni Gerolamo 13 anni circa) con inventario dei beni mobili e immobili, tra questi ultimi sono menzionati una casa a Milano sita in Porta Romana e locata agli Arienti, il metà di un sedime su cui pagano un fitto i Caimi, metà del sedime di abitazione in Porta Ticinese e di quello che lo fronteggia. Segue l’inventario della casa di Milano entro la quale si trovano le seguenti stanze: «camera viperii seu leonis», la camera di Ambrogio, la saletta in solaio, la camera di Lucia, la sala grande in solaio, la dispensa, la camera degli sparvieri, la camera del maestro di grammatica, la camera dei famigli, la camera del cappellano, la sala nuova, la sala vecchia, la saletta, lo studio, la camera della buratera, un camerollo, la camera delle donne, un camerolo in sala, un camerolo presso la camera grande, la cucina, una sala, la cantina nuova, la cantinetta, la cantina vecchia. Segue poi l’inventario della domus di Arconate. Nel palazzo di Milano sono conservati diversi arazzi con figure, una maestà grande con la figura di San Cristoforo, una con la Vergine e l’altra con Cristo. Si ricorda inoltre che cinque arazzi e vari argenti sono di Ippolita andata in sposa a Giovanni Battista con dote di 3.000 fiorini come da documento rogato dal notaio milanese Vercellotto Carcassola il giorno 11 luglio 1477.

 

1504 marzo 9, Milano. 

ASMi, Notarile 3940, notaio Francesco Besozzi.

Adizione dell’eredità di Ambrogio Arconati deceduto il giorno 24 febbraio 1504. Tra i beni sono ricordati metà della possessione della Boscaiola, metà del sedime di Porta Romana affittato agli Arienti, metà della casa in Porta Ticinese affittata ai Caimi e vari beni in Arconate pieve di Dairago.

 

1642 febbraio 8, Milano.

ASMi, Notarile 30781

Ferrario 2009, p. 226; Giacomini 2017, p. 322, doc. 35.

Luigi Maria Arconati vende a Giovanni Battista Arconati la casa di San Fermo per il prezzo di 42.000 lire imperiali. Il fedecommesso di Giovanni Battista viene trasferito sulle case di San Fermo e si vende contestualmente una casa in Porta Vercellina alla torre dei Morigi. Il fedecommesso di Luigi Maria Arconati è trasferito nella case di Porta Vercellina, parrocchia di San Pietro alla Vigna, una acquistata dai Tolentino nel 1611 e l’altra dai frati di Sant’Eustorgio nel 1619,. Sono inserite due descrizioni della casa una redatta il 20 settembre 1640 da Giovanni Battista Guidabombarda e l’altra del 12 giugno 1641.

 

 

 

Bibliografia

 

Canella 2001 = Maria Canella, Il palazzo D’Adda in via Olmetto a Milano e l’edificio attuale, in Il tesoro dei poveri. Il patrimonio artistico delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza (ex Eca) di Milano, a cura di Marco G. Bascapè, Paolo M. Galimberti, Sergio Rebora, Milano, Silvana Editoriale, 2001, pp. 439-440.

 

Ferrario 2009 = Patrizia Ferrario, Un sistema villa-palazzo nel Milanese; gli Arconati, in Atlante tematico del Barocco in Italia. Residenze nobiliari, Italia settentrionale, a cura di Marcello Fagiolo, Roma 2009, pp. 214-229.

 

Giacomini 2017 = Laura Giacomini,«Privata Commoditas et publica Elegantia». «Case da nobile seu palatij» nella Milano borromaica (1560-1631), Lewiston-Lampeter, The Edwin Mellen Press, 2017

 

Leydi 2008 = Silvio Leydi, La famiglia d’Adda di Sale. Storia e arte tra XVI e XVIII secolo, Milano, Nexo, 2008.

Mezzanotte, Bascapè 1968 = Paolo Mezzanotte, Giacomo C. Bascapè, Milano nell’arte e nella storia, Milano, Carlo Bestetti, 1968.

 

Patetta 1987 = Patetta 1987 = Luciano Patetta, L’architettura del Quattrocento a Milano, Milano, CLUP, 1987.

 

Viganò 1994 = Antonio Viganò, Il periodo milanese di Benedetto Briosco e i suoi rapporti con i cognati Francesco e Tommaso Cazzaniga: nuove acquisizioni documentarie, in «Arte Lombarda», 108/109 (1994), fasc. 1-2, pp. 140-160.