Casa Legnani in via San Maurilio
Edoardo Rossetti
Disegni Paravicini: BAMi, III.St.E.XIV, volume 25, tavole 41-46 (num. orig. 38-43); Ivi, S.P.II.217, quaderno 3, cc. 34-35.
Disegni acquarellati della pianta, prospetto e particolari dei capitelli, realizzati il 7 luglio 1868. Nei disegni dei taccuini, Paravicini appunta «Casa Legnani», segnala le misure di ogni colonna e di vari intercolunni e segnaal «tutte le colonne meno la base erano in calcare nero, con anche i capitelli pensili e le chiavi degli archi, gli archivolti sembra fossero in terra cotta».
I disegni acquarellati sono all’esposizione di Torino (1884, p. 119, n. 265): «Milano: Avanzi rinvenuti presso il Castello – Piazza del Duomo – Avanzi del cortile del Banco Mediceo – Finestra di una casa – Avanzi di una torre e di un ponte al Canobbio (sic) – Cortile casa n. 74 in via S. Maurizio (sic) – Avanzi della casa Marliani in via Monte Napoleone – Casa Salimbeni – Casa in via Torino – Basilica di San Vincenzo in Prato (un album di tavole 50)». Corrisponde almeno in parte al volume 25 (BAMi, III.St.E.XIV), già denominato Ducato di Milano, volume 11.

©Veneranda Biblioteca Ambrosiana/Mondadori Portfolio
Milano, Porta Ticinese, parrocchia di Sant’Ambrogino in Solariolo/San Maurilio
Milano, via San Maurilio 14
Alla Casa in via San Maurilio l’architetto dedica un breve contributo nel primo numero dell’Albo dell’Architetto riproducendo parte della fronte sul cortile e particolari dei vari capitelli (Paravicini 1874, p. 35, tavv. 18-19):
«Anche in questa casa, come di quella in via Torino di cui più addietro parlai, non rimane che il cortile, mutilato e svisato nel ristauro del 1868. Ignorasi il nome dell’architetto che l’ideò, come l’anno in cui venne costruito; sebbene, dicasi che appartenesse ad una casa claustrale, nessun documento lo conferma; anzi la sua distribuzione escluderebbe assolutamente questa congettura, essendo quella delle abitazioni civili, poiché il cortile è fiancheggiato da portici solamente da due alti adiacenti, e vi si accedeva, come già ebbi occasione di accennare, per una porta in corrispondenza all’infilata di uno di questi portici, della qual porta si rinvenne, appunto nel ristrauro del 1868, l’antico selciato guasto ancora dalle anctiche carreggiate (B). Nove colonne di marmo nero, delle quali una d’angolo, con capitelli dell’istesso marmo, diversamente decorati con volute diagonali, foglie o baccelli, alcuni collo stemma (tav. XVIII), sostengono dieci archi a pieno centro, con venti centimetri di peduccio, con bellissime protiridi di marmo nero (tav. XIX). I due archi estremi sono assai più ristretti degli altri, quindi più bassi ed appoggiano sopra capitelli pensili. Gli archi normali alla fronte di ciascun portico, sono sorretti da capitelli pensili elegantissimi (tav. XIX) alcuni portanti stemmi, altri un M ed un L, altri ornati, maschere, ecc. La massima parte, però, di questi vennero spezzati nel 1868, ed adoperati quale materiale da costruzione; gli altri vennero mutilati per adattarvi una goffa lesena. Un archivolto con sagomatura in terra cotta, ora affatto distrutto, compiva l’ornamentazione di questo cortile».
Il grande sedime doveva corrispondere al n. 3113 del Castasto Lombardo Veneto e ai numeri 14 della parrocchia di Sant’Ambrogino in Solariolo, 17 della parrocchia di San Maurilio del Catasto teresiano. L’isolato in cui si trova l’edificio è noto per essere legato alla presenza della Zecca di Milano e alla casa dei maestri della Zecca. Queste tenute durante il XVI secolo da Bernardo Scaccabarozzi sono note per una menzione da parte di Giorgio Vasari chiarita in temi relativamente recenti per merito di Rossana Sacchi (2005, pp. 83-84, nota 158). L’edificio della Zecca fu riacquistato dalla camera ducale per il prezzo di 3520 lire imperiali da Luchino e Giacomo Pestegalli (era stata loro venduta dai deputati della Repubblica Ambrosiana), indicata come sita in Porta Ticinese, parrocchia di Sant’Ambrosino in Solariolo, confinante con gli eredi del defunto Maffiolo da Castano, con quelli del defunto Giacomo Pasquali e da due lati con la strada (ASMi, Rogiti Camerali 527, notaio Giacomo Perego, 1453 settembre 26). Le case adiacenti senza descrizioni sono invece riacquistate per 4305 lire imperiali da Giacomo Mantegazza di Antonio che le aveva avute da Ardigno Pestegalli (ASMi, Rogiti Camerali 528, notaio Giacomo Perego, 1465 luglio 20). Una grande casa sita in San Maurilio prossima alla Zecca apparteneva al consigliere ducale Alberto Maletta, la vedova Margherita Cusani ne affittava una porzione marginale (cassi derupati) per 40 fiorini a Francesco Tanzi ed era detta confiannte da un alto con i beni tenuti da Taddeo Gallarati passati alla stessa Cusani, da un altro lato con i beni di Donato Pasquali in parte e in parte con la domus dei lavoratori di monete di Milano, da un altro alto con la stessa casa in parte e in parte con un’abitazione comprata dalla Cusani dalla famiglia Casati e ancora con la domus magna che era stata del detto Alberto Maletta; con onere di pagare un fitto di 5 lire imperiali al rettore della chiesa di San Maurilio (ASMi, Notarile 1927, notaio Antonio Bombelli, 1479 agosto 18). La casa del Maletta era di tale entità da essere oggetto di trattative da parte ducale per acquisirla in qualche modo e poterla assegnare all’ambasciatore del re di Napoli con una trattativa condotta dall’Eustachi e da Pallavicino Pallavicini che non sembra avesse esito semplice, il possesso della casa era infatti diviso tra Carlo Butino e Giovanni Gallarati e nessun dei due proprietari si dichiarava disposto a trattare con la camera ducale (ASMi, Sforzesco 1088, 1484 novembre 25). Sembra però che qualcosa si riuscisse ad ottenere perché l’ambasciatore mantovano affermava che il napoletano aveva rifiutato la solita stanza in Corte Vecchia, «la camera di marmi», e aveva ottenuto una casa «in la contrata del conte Zoanne Borromeo» (ASMi, Archivio Gonzaga 1628, 1484 dicembre 13, Giovanni Pietro Arrivabene a Francesco Gonzaga). Il tutto accadeva mentre anche la casa di fronte era contesa e si progettava di toglierla al duca di Urbino per essere assegnata a Giovanni Francesco Sanseverino (Ivi, 1628, 1484 novembre 25, Matteo Antimaco a Francesco Gonzaga).
Di fatto, a parte Paravicini, l’unico a occuparsi della dimora sembra essere stato Paolo Merzagora avvicinando i capitelli di San Maurilio alla casa di Cecilia Gallerani e rilevando una modifica nei capitelli e peducci attribuita al settecento, ma che i dati di Paravicini ora rivelano essere ottocentesca e soprattutto tentando di identificare gli stemmi dei capitelli: «delle otto targhe presenti nei suoi capitelli, due raffigurano l’emblema a tre stelle riconducibile ai Botta, mentre altre cinque presentano stemmi di famiglie di cui siamo riusciti a ricostruire un legame di parentela con i Botta. Due di queste, con il leone rampante a tutto campo sono infatti identificabili con l’insegna della famiglia Zazi (Marco, marito di Margherita, sorella di Bergonzio); un’altra con l’aquila nel capo e una banda nel campo ai Feruffini (Domenico di cui Giovanni Botta è il nipote); una con l’aquila nel capo, tre pianticelle a destra e pali a sinistra ai Corti (Francesco, marito di Agnese, sorella di Bergonzio); e infine una con due tralci di vite intrecciati a tutto campo ai Gallarate (Tommaso, marito di Bianca, figlia di Bergonzio)» (Merzagora 2002, p. 274, nota 42). Il problema è che, Gallarati a parte (ma di altro ramo rispetto a Tomma), nessuna di queste famiglie sembra attestarsi in zona tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo. Anche le lettere L M presenti su uno dei peducci, segnalate da Paravicini sotto uno stemma Botta sembrano una preziosa indicazione che però al momento non aiuta.
Tra i ricchi abitanti della parrocchia di San Maurilio nell’estimo del 1524 si segnalano Galeazzo Manfredi figlio di Taddeo e di Fiorelisa Sforza estimato per ben 22.000 ducati, ovviamente i Salvati che abitano dall’altro lato della via e poi tra i maggiori estimati Paolo Taegio (3.000), Lancellotto di Aloisio Bossi (7.000), Giulio di Aloisio Bossi (6.000), Giovanni Angelo Crivelli detto Beccala (6.000), il senatore Ludovico Gallarati (3.000). Invece per la parrocchia di Sant’Ambrogino in Solariolo, parrocchia più popolosa e meno ricca, si segnalano tra i maggiori estimati Giovanni Antonio e Giovanni Francesco Litta (12.000), Stefano Scaccabarozzi (8.000), Bernardino Cottica (7.000), Luca Sansoni con la nuora (7.500), Francesco e Giovanni Ambrogio Regna, senza la porzione di Lanfranco confiscata (6.000), Ottaviano e fratelli Regna (5.000), Francesco Perogallo (4.000).
Bibliografia estesa:
Merzagora 2002 = Paolo Merzagora, Il palazzo per Bergonzio Botta a Milano, in Bramante milanese e l’architettura del Rinascimento lombardo, a cura di C. L. Frommel, Luisa Giordano, Richard V. Schofield, Venezia, Marsilio, 2002, pp. 261-280: 274, nota 42.
Paravicini 1874 = Tito Vespasiano Paravicini, Casa n. 14 in via S. Maurilio in Milano, in «Albo dell’architetto», 1 (1874), p. 35, tav. 18-19.
Sacchi 2005 = Rossana Sacchi, Il disegno incompiuto. La politica artistica di Francesco II Sforza e di Massimiliano Stampa, 2 voll., Milano, LED, 2005.
Torino 1884 = L’ingegneria, le arti e le industrie all’esposizione nazionale del 1884. Divisione I. Belle Arti. Catalogo Ufficiale, Torino, Uninione Tipografico-Editrice, 1884, pp. 119-120.
