Rancio Valcuvia, Casa Castiglioni Griffi

Casa Castiglioni Griffi a Rancio Valcuvia

Disegni Paravicini: BAMi, III.St.E.XIV, volume 21, tavole 4-25 (numerazione orginale tavole 2-23).

Disegni con venute, alzati e particolari degli affreschi, delle colonne e dei camini della casa della Vecchio Convento in realtà Castiglioni Griffi a Rancio Valcuvia.

Rancio Valcuvia, via Giuseppe Mazzini, 19.

©Veneranda Biblioteca Ambrosiana/Mondadori Portfolio

Rancio costituisce un caso peculiare nel panorama della Valcuvia. All’interno del minuscolo centro abitato si segnalano una serie di edifici di un certo prestigio che recano notevoli tracce rinascimentali. A parte dalla neoclassica compatta ed elegantissima villa Barassi Bonario recentemente restaurata, si segnala la cinquecentesca villa Velati e poi appunto la dimora più antica quella detta appunto “Vecchio convento” perché secondo la tradizione sarebbe stata dimora degli umiliati ante 1571. In realtà i rilievi del Paravicini che si concentrano solo ed esclusivamente su questo edificio sembrano escludere questa possibilità riferendo la genesi della casa ad un edificio signorile privato che per gli stemmi va collegato alla famiglia Castiglioni e forse a quella Griffi (stemma con il grifone). Oltre a questi stemmi sulle finestre compariva il motto LAUS DEO, abbastanza comune ma per restare in zona presente anche sul soffitto del vicino monastero di Santa Maria del Monte sopra Varese (Aldovini 2019). Il motto corre per altro sia sul soffitto del romitaggio (si tratta di carta a stampa posta a decorare un impalcato ligneo) che nella cornice in cotto della finestra di Rancio su un nastro che avvolge rami rettilinei.

In effetti, è assai probabile che il complesso sia frutto di una commissione dei fratelli Griffi. Il medico Ambrogio, Gregorio, Giovanni Francesco, Giovanni Battista e il vescovo Leonardo erano figli di Giacomo Griffi e di Caterina Castiglioni (per transazioni tra i fratelli legate alla dote di 700 lire di terzioli di lei si rinvia a ASMi, Notarile 995, 1457 dicembre 5, c. 1680). Se la figura di Ambrogio è meglio nota, anche per via del suo palazzo a Milano e di quello a Varese (Cairati 2013), nonché per il suo mecenatismo che riguarda San Pietro in Gessate, sempre a Milano, e Lodi. I fratelli sono comunque committenti di primo piano nella Milano del Rinascimento, assegnando a Marco d’Oggiono e Giovanni Antonio Boltraffio la fattura della pala (ora a Berlino) per la cappella di San Leonardo e Santa Liberata già sita accanto alla chiesa di San Giovanni sul Muro (parrocchiale di Ambrogio) a Milano.

D’altra parte lungi dall’essere un luogo periferico la Valcuvia era attraversata da strade importanti per collegare Locarno e Luino con Milano. Oltre ad essere feudo dei Cotta, avevano in proprietà in zona anche i Visconti, in particolare Gaspare Ambrogio, che allude nel suo romanzo in ottave Paolo e Daria amanti (1495) ad alcuni paesaggi locali specie a quelli che scendono da Santa Maria del Monte verso la valle passando da Rancio (per i beni di Gaspare Ambrogio in zona cfr. ASMi, Notarile, b. 3986, Giovanni Antonio Bianchi, 1487 novembre 20; con incluso il convocato degli uomini della valle).

L’unica scheda nota sull’edificio è Flaviano Vitali, in Ville della provincia di Varese, a cura Santino Langè, Flaviano Vitali, Milano, Rusconi, 1984, pp. 392-393.

Bibliografia estesa:

Aldovini 2019 = Laura Aldovini, The Woodcut-Covered Ceiling of the Monastery of the Romite Ambrosiane in Varese, in «Print Quarterly», XXXVI, 2019, 3, pp. 251-263.

Cairati 2013 = Carlo Cairati, Il cantiere del palazzo di Ambrogio Grifi a Varese  : novità sulla committenza del protonotaio apostolico, in Terrecotte nel ducato di Milano artisti e cantieri del primo Rinascimento, a cura di Maria Grazia Ottolenghi e Laura Basso, Milano, Et, 2013, pp. 143-174.