Milano, Palazzo Trivulzio di Sant’Antonio (Venini)

Palazzo Trivulzio di Sant’Antonio (Venini) in via Chiaravalle a Milano

Edoardo Rossetti

Disegni Paravicini: BAMi, S.P.II.217, quaderno 6, cc. 33-40.

Disegni della facciata (generale) e dei particolari degli ordini architettonici usati nei vari piani, realizzati i giorni 1, 2, 5 maggio e 24 giugno 1871. Nell’intestazione del primo disegno si precisa la vecchia attribuzione: «case n. 7, n. 9 via di Chiaravalle (casa Venini = architettata da Bramante da Urbino)».

©Veneranda Biblioteca Ambrosiana/Mondadori Portfolio

 

Milano, Porta Romana, parrocchia di San Nazzaro in Brolo intus, seu Santo Stefano in Brolo intus.

Milano, via Chiaravalle, 7-9.

Bibliografia: Pirovano 1822, p. 262; Tatti 1844, II, p. 412; Casati 1870, pp. 53-54; Mezzanotte-Bascapè 1968, p. 218; Tolfo 1991, p. 196; Repishti 2018, pp. 141-143; Bonavita 2020, pp. 97-99.

 

La storia del palazzo Trivulzio in contrada di Chiaravalle, Porta Romana, parrocchia di San Nazzaro in Brolo intus, seu di Santo Stefano in Brolo intus, si ricostruisce a partire dalla metà del XV quando Anna Rusca (moglie di Ambrogio Alciati, per intenderci nonna di Gaspare Ambrogio Visconti) affittano il sedime ad Angelo Cappellari da Rieti, auditore generale del ducato per Francesco Sforza, deceduto nel 1464 (Covini 2007, pp. 30 [nota 56] 48-50). Dopo la morte del giurista, le eredi di Anna, Elena e Lucia Alciati e Gaspare Ambrogio Visconti, figlio di Margherita Alciati, locano il sedime a Pietro Trivulzio che rileva per 80 fiorini anche i miglioramenti anche dagli eredi del Cappellari. Il cambio di casa avviene probabilmente nel 1467 quando il gentiluomo è infeudato di Trivulzio Lodigiano e il figlio Antonio, nato nel 1455, riceve la commenda della vicina chiesa di Sant’Antonio e vi trasferisce la propria casa prossima a quella di Elisabetta sua sorella (sposa di Francesco Landriani). Pietro Trivulzio e la consorte Laura Bossi erano prima residenti nella parrocchia di Sant’Eufemia intus nel quartiere dei Trivulzio in Rugabella e questo trasloco è probabilmente da collegare all’ampliamento del palazzo di Gian Giacomo Trivulzio, suo cugino, che a partire dalla fine degli anni Sessanta del XV secolo estende la sua dimora inglobando quella dei parenti dopo il remunerativo matrimonio (1466) con Margherita Colleoni (Martinis 2016, pp. 85-86). Dopo la morte di Pietro (testa nel 1472: ASMi, Archivio Trivulzio, Archivio Milanese, 271, 1473 dicembre 29, a nativitate), nel 1477, le eredi Alciati vendono per 980 lire imperiali il diritto di riscossione del fitto a Giovanni, Teodoro e Aloisio Trivulzio (i due figli laici di Pietro, Antonio e Francesco sono ecclesiastici, il secondo frate in Sant’Angelo) come risulta da ASMi, Notarile 1370, notaio Vercellotto Carcasolla, 1477 maggio 7.

Da questo momento in poi la proprietà resta continuativamente in piena proprietà degli eredi Trivulzio, in particolare di quelli di Giovanni e di Aloisio, per quasi trecento anni; Teodoro compra, infatti, nel 1507 il palazzo dei duchi di Ferrara a Milano, in Porta Tosa, sempre nella vicina parrocchia di Santo Stefano in Brolio intus, poi noto come palazzo Trivulzio della Signora.

Prima della sua morte, avvenuta nel 1508 (testa nel 1508, ASMi, Archivio Trivulzio, Archivio Milanese 271, 1508 marzo 19), Giovanni acquista un sedime vicino di proprietà dell’abbazia di Chiaravalle (casa che aveva dato il nome alla contrada), come risulta da un processo del 1538 (Bonivita 2020, p. 98). Per avere un’idea della consistenza di questa casa si deve probabilmente fare riferimento a una stima eseguita per conto di Ascanio Maria Sforza, abate di Chiaravalle, cfr. ASMi, Rogiti Camerali 72, notaio Antonio Bombelli, 1483 agosto 9. Stante il processo del 1538, le proprietà Trivulzio in questo isolato sono ora due edifici confinanti: la casa di Giovanni in contrada di Chiaravalle e quella di Aloisio suo fratello in contrada di Sant’Antonio (Bonavita 2020, p. 98, nota 78). A questi sedimi – nel formare un vero e proprio “nuovo” quartiere Trivulzio alternativo a quello di Rugabella – si aggiunge ovviamente la casa della precettoria di Sant’Antonio abitata prima da Antonio vescovo di Como (fratello di Giovanni, Teodoro e Aloisio) e poi da Pietro figlio di Giovanni, e l’attigua dimora degli eredi di Elisabetta Trivulzio e Francesco Landriani.

Tra l’estate del 1519 e i primi mesi del 1520, la facciata del palazzo verso la contrada di Chiaravalle è rifatta sotto la supervisione del capomastro Giacomo da Caravaggio, con la collaborazione degli impresari fornitori di materiali edili Bernardo de Divitiis e Gabriele Fagnani e verosimilmente su progetto dell’architetto Cristoforo Solari contemporaneamente attivo anche nel palazzo di Gerolamo Rabia e di Giovanni Angelo Salvatico. La facciata resta però incompiuta per via dei rivolgimenti politici che vedono i Trivulzio, filofrancesi, lasciare Milano al rientro degli sforzeschi e degli imperiali, tanto che nel 1553 questa parte del palazzo è detta ancora imperfetta (Repishti 2018, pp. 141-143; Bonavita 2020, pp. 97-99).

Se l’edificio ampliato e ristrutturato dai figli di Giovanni Trivulzio è certamente il palazzo poi Venini (n. 3706 del catasto Lombardo-Veneto), l’originario sedime poteva estendersi anche sullo spazio dell’attuale palazzo Greppi di fronte a Sant’Antonio (n. 3709). Per la ricostruzione dell’isolato dove sorgevano i due palazzi interessanti disegni della casa Cambiago (n. 3716) confinante con i beni Greppi si conservano in Archivio di Stato di Varallo, Archivio Adda Salvaterra, 13/IV, 14/IV; serie IV, disegno 8, disegno 10, disegno 22.

Di questo complesso di case Trivulzio non sopravvive altra decorazione salvo parte appunto della facciata su via Chiaravalle. La testimonianza rinascimentale più interessante di questa stagione trivulziana restano gli affreschi staccati dal monastero di Sant’Antonio, una rara attestazione di Scene della Creazione di un maestro classicista parzialmente vicino ai modi vinciani (E. Banti, in Museo d’Arte Antica 1999, pp. 214-222, schede nn. 397-407). Per la committenza di questi dipinti si è fatto spesso il nome dei Trivulzio, in particolare del cardinale Antonio, per via dell’inconfondibile stemma che compare nei fregi sommitali. Si deve però fare presente che lo stemma manca di cappello cardinalizio o vescovile e che accanto alla chiesa di Sant’Antonio non sorgeva solo l’abitazione della prepositura, ma anche quella dei fratelli Landriani figli di Elisabetta Trivulzio, sorella del cardinale. In particolare Maffeo Landriani con il fratello Luca, e per alcuni anni anche l’altro fratello Tommaso. In particolare, Luca Landriani, preposito di Sant’Antonio a Piacenza, testando nel 1526 dota la cappella di Sant’Eufemia in Sant’Antonio a Milano «contigua domui habitationis mei testatoris et prefati domini Maffei», stabilendo un patronato perpetuo all’agnazione dei Landriani (ASMi, Notarile 4105, notaio Giovanni Antonio Robbiati, 1526 gennaio 20). A scorrere l’albero genealogico di questo ramo della famiglia si apprende che la commenda milanese di Sant’Antonio si intreccia tra casa Landriani e casa Trivulzio, insieme con la  tradizionale ambizione al vescovado comasco, per quasi tutto il XVI secolo. Infine, nel 1576, Marsilio Landriani rinunciava alla commenda e l’anno seguente vendeva le case di famiglia ai teatini chiamati da San Carlo Borromeo a reggere la chiesa di Sant’Antonio (Pasquali 1930, pp. 352-353). Si dunque cercare in casa Landriani la committenza di questo straordinario ciclo che merita una rivalutazione e una ricollocazione nel contesto artistico rinascimentale italiano.

 

Regesto dei documenti:

1477 maggio 7,

ASMi, Notarile 1370, Vercellotto Carcasolla.

Elena e Lucia Alciati, con Gaspare Ambrogio Visconti, figlio di Margherita Alciati loro sorella, cedono per 980 lire imperiali il diritto di riscuotere un fitto da Giovanni, Teodoro e Aloisio Trivulzio figli del fu Pietro, per un sedime sito a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Nazzaro in Brolio intus, seu Santo Stefano in Brolio intus, con vari edifici che confina da un lato con la strada, dall’altro con i beni di Battista della Cerva, dall’altro con quelli di Cristoforo del Pozzo, dall’altro con quelli del monastero di Chiaravalle e dall’altro con i beni dell’abbazia dell’Acquafredda e con quelli di Vannino Casate affittati da Pietro Trivulzio. L’atto è rogato tenuto conto del fatto che Anna Rusca moglie di Ambrogio Alciati aveva affittato per 64 fiorini a Angelo da Rieti, auditore ducale (con rogito di Candido Porro), dopo la morte di Anna e di Angelo, gli eredi di Angelo avevano ceduto i miglioramenti sul sedime per 80 fiorini a Pietro Trivulzio (con rogito di Antonio Cogliati), mentre le figlie di Anna Alciati, Elena e Lucia, avevano affittato a Pietro Trivulzio lo stesso sedime (con rogito di Vercellotto Carcassola).

 

1483 agosto 9,

ASMi, Rogiti Camerali 72, notaio Antonio Bombelli.

Collaudo delle migliorie fatte da Antonio Sacconago e da suoi figlio Giovanni Giacomo in una casa in contrada Larga di proprietà di Ascanio Maria Sforza Visconti come abate commendatario dell’abbazia di Chiaravalle consistente in un sedime sito a Milano in Porta Romana, parrocchia di Santo Stefano in Brolio intus con vari edifici e botteghe che confina da un lato con la strada, dall’altro con il Seveso, dall’altro con i beni dell’Ospedale Maggiore e da ultimo con [spazio bianco].

 

ante 1508,

ASMi, Archivio Milanese, Archivio Trivulzio 189, causa Trivulzio-Regio Fisco, 1538.

Bonavita 2020, p. 98, note 77, 78.

Giovanni Pietro Squintani testimonia che la casa in contrada di Chiaravalle era stata costruita da Giovanni Trivulzio, mentre Francesco Carcano attesta che la stessa casa era stata acquistata da Giovanni dai monaci di Chiaravalle.

 

1520 febbraio 20,

ASMi, Notarile 4841, notaio Alberto Grassi.

Repishti 2018, pp. 142 (note 723, 726), 276-377; Bonavita 2020, p. 99, nota 82.

Pompeo Trivulzio a nome del fratello Pietro ordina all’impresario Bernardo de Divitiis materiali da costruzione per il palazzo in contrada di Chiaravalle. Compaiono come testimoni Cristoforo Solari e Giacomo da Caravaggio, figlio di Dionigi, abitante a Milano in Porta Vercellina, parrocchia di San Giovanni sul Muro.

 

1522 luglio 7,

ASMi, Finanze confische 3000.

Repishti 2018, p. 142, nota 725.

Gabriele Fagnani attesta di essere creditore dei fratelli Trivulzio (Pietro, Cesare, Paolo Camillo e Pomponio) per fornitura di materiali da costruzione avvenuta il 12 gennaio 1520 secondo quanto contenuto nel «libro de le robe quale noi dabemo al pallatio de li Trivuio de Santo Anotnio».

 

1522 luglio 23,

ASMi, Finanze confische 3000.

Repishti 2018, p. 142, nota 724.

Giacomo da Caravaggio attesta di essere creditore dei fratelli Trivulzio in quanto responsabile del cantiere del palazzo che i Trivulzio hanno fatto fabbricare e secondo una lista di opere redatta dagli ingegneri milanesi da Martino dell’Acqua e Cristoforo Solari nell’agosto del 1519.

 

1538,

ASMi, Archivio Milanese, Archivio Trivulzio 189, causa Trivulzio-Regio Fisco.

Bonavita 2020, p. 98.

Giovnanni Pietro Squintani, Francesco Carcano, Gaspare Barretti, Pietro Martire Binaghi e Ambrogio Lombardi attestano che Giovanni Trivulzio aveva fatto costruire il suo palazzo di Milano in contrada di Chiaravalle e i figli avevano completato la parte anteriore verso al detta contrada. Che il palazzo di Giovanni acquistato dai monaci di Chiaravalle era confinante da un lato con la strada dall’altro con i beni degli eredi di Giovanni Antonio Mola e con quelli di Gerolamo da Merate, dall’altro con la casa che era stata del defunto Aloisio Trivulzio e dall’ultimo lato [spazio bianco]; mentre l’adiacente casa già di Aloisio Trivulzio era sita verso la contrada di Sant’Antonio e confinante da un lato con la strada, dall’altro con i beni di Benedetto Crispi, dall’altro con quelli di Gerolamo da Merate e con la casa già di Giovanni Trivulzio, dall’ultimo lato [spazio bianco].

 

1549 febbraio 1,

ASMi, Notarile 10925, notaio Lodovico Grassi di Alberto.

Repishti 2018, p. 142, nota 726; Bonavita 2020, p. 98.

Francesco de Divitiis, figlio del fu Bernardo, agente anche a nome del fratello Gerolamo, dichiara di avere ricevuto 301 lire imperiali da Matteo Carboni, agente per conto di Giovanni Trivulzio, come saldo per la fornitura di materiali da costruzione avvenuta nel 1520 secondo un accordo di Bernardo de Divitiis suo padre con Paolo Camillo e fratelli Trivulzio ad uso del palazzo nella contrada di Chiaravalle.

 

1553,

ASMi, Archivio Trivulzio, Archivio Milanese 189, Causa tra Giustina Trivulzio e Gian Giacomo Trivulzio.

Repishti 2013, pp. 23-24; Bonavita 2020, p. 97.

Stante le attestazioni di testimoni nella causa tra Giustina Trivulzio e Gian Giacomo di Giovanni Francesco Trivulzio, Niccolò Secco, capitano di Giustizia di Milano, abita le case di proprietà Trivulzio, sia il palazzo «imperfectum» verso la contrada di Chiaravalle che quello posta di fronte alla chiesa di Sant’Antonio.

 

1553 dicembre 18,

ASMi, Archivio Trivulzio, Archivio Milanese 250bis.

Bonavita 2020, p. 98, nota 81.

Tra i debiti gravanti sull’eredità di Giovanni Trivulzio compare la voce: «messer Francesco Pagnano per tante prede et medoni datti in diverse poste al signor Paulo Camillo del anno 1521, lire 36, soldi 12, denari 10».

 

1636 aprile 23,

ASMi, Archivio Trivulzio, Archivio Milanese 93

Sentenza del senato con la quale si conce al cardinale Trivulzio di vendere a Francesco Bonesana la casa con giardino di fronte alla chiesa di Sant’Antonio sottoposta al fedecomesso di Giacomo Trivulzio.

 

1646 agosto 20,

ASMi, Archivio Trivulzio, Archivio Milanese 93

Copia di un chirografo contenente la promessa fatta dal cardinael Trivulzio e dal principe Ercole Teodoro suo fatta dal marchese Giorgio Trivulzio di vendere per 29.475 lire la casa in via Chiaravalle.

 

1771 ottobre 14,

ASMi, Notarile 45046, notaio Carlo Negri, atto n. 752.

Con il consenso del marchese Giorgio Teodoro Trivulzio, regio feudatario di Corte Palazzo, Sesto Ulteriano e Cologno, dei Sessanta decurioni, abitante a Milano in Porta Ticinese, parrocchia di Sant’Alessandro in Zebedia, il conte Giuseppe Trivulzio, regio feudatario di Cassinetta dei Biraghi pieve di Corbetta, figlio del fu Antonio, minore sotto tutela della contessa Marianna Manzoni Porri sua madre, vende per il prezzo di 2000 gigliati d’oro (detratto il laudamio di 85 gigliati per Giorgio Teodoro Trivulzio) a Pietro Venino figlio del fu Carlo, abitante a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Nazzaro in Brolo, il palazzo sito a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Nazzaro in Brolo confinante a est con la casa Bonesana ora del conte Lurani, a sud con i beni dell’Ospedale Maggiore, a ovest con la contrada detta di Chiaravallino, a nord con i beni dei frati di Sant’Eustorgio.

 

 

 

Bibliografia estesa:

Bonavita 2020

Andrea Bonavita, Villa Trivulzio alle sorgenti del Salone, Milano, Scalpendi, 2020.

Covini 2007

Maria Nadia Covini, La balanza dritta. Pratiche di governo, letti e ordinamenti nel ducato sforzesco, Milano, Franco Angeli, 2007.

Martinis 2016

Roberta Martinis, Il palazzo di Gian Giacomo Trivulzio a Milano: documenti, pietre, calze e maestranze, «Arte Lombarda», 176-177 (2016), pp. 85-92.

Museo d’Arte Antica 1999

Museo d’Arte Antica del Castello Sforzesco. Pinacoteca. Tomo II, a cura di Maria Teresa Fiorio, Milano, Electa, 1999.

Pasquali 1930

Pietro Settimio Pasquali, Gli Antoniani a Milano (… 1272-1452), «Archivio Storico Lombardo», 57 (1930), pp. 341-355.

Repishti 2013

Francesco Repishti, La cultura architettonica milanese negli anni della dominazione francese. Continuità e innovazioni, in Le Duché de Milan et les commanditaires français (1499-1521), a cura di Frédéric Elsig, Mauro Natale, Roma, Viella, 2013, pp. 15-39.

Repishti 2018

Francesco Repishti, Cristoforo Solari architetto. La sintassi ritrovata, Pioltello (Milano), Rotolito, 2018.