Locarno, Castello Rusca

Castello Rusca a Locarno

L’attuale castello visconteo di Locarno è solo una porzione di una più imponente fortezza; questa costituiva a sua volta soltanto uno dei molti elementi difensivi eretti nei secoli a protezione della piana alluvionale creata dall’estuario del fiume Maggia. Nel locarnese sono attestate fin dal XII secolo diverse fortificazioni: il castello di San Michele ad Ascona (sullo spigolo roccioso prospettante il lago al limitare meridionale dell’abitato), quello di San Materno sempre ad Ascona ma più spostato verso il fiume Maggia, il castello di San Biagio sopra Orselina, quello di Gordola sovrastante Muralto. Tipicità di queste fortificazioni – delle quali restano solo pochi miseri mozzichi di muri e torrioni – era la gestione condominiale della struttura da parte di alcune delle famiglie notabili locali. A differenza di quanto avveniva per i castelli di Azzate, Besozzo, Castiglione Olona o Mendrisio, gestiti in comunione da membri dallo stesso casato (Bossi, Besozzi, Castiglioni e Torriani), questi presidi locarnesi erano frazionati e suddivisi tra due o più rami di casati differenti (Duno, Orelli, Muralto, Magoria, Larocca). Nel XVI secolo, al momento del suo ingresso nel panorama dei domini viscontei (1342), il borgo di Locarno poteva contare sulla difesa del castello di San Biago (distrutto però intorno al 1380 durante le lotte fazionarie locali), sul castello degli Orelli con attiguo porto fortificato e su una sorta di muraglia sbarramento detto “Fraccia” (antitipo della più imponente Murata bellinzonese) posta a oriente di Muralto forse quasi in parallelo al corso del Verzasca a chiusura della valle del Ticino.

Se un primo castello è attestato a Locarno nell’866, quello visconteo è probabilmente un rimaneggiamento delle antiche fortificazioni Orelli. Quando il duca Filippo Maria Visconti cacciando i Rusca dal Sottoceneri concesse a Franchino il feudo di Locarno eretto in contea (1439) il castello divenne la sede della corte comitale. Alla residenza principesca della famiglia Rusca, continuò comunque ad affiancarsi una rocca sottoposta al diretto controllo ducale. La rocca era caratterizzata da fortificazioni che si estendevano verso il borgo e fino al porto. Mentre i duchi impiegavano nella fabbrica diversi architetti e ingegneri attivi anche nel castello di Milano e in quelli di Bellinzona, il conte Franchino chiamava lo scultore Martino Benzoni per decorare il maniero. A seguito della conquista elvetica di Bellinzona (1500) si rimarcò il carattere difensivo del complesso che fu potenziato dai francesi con la costruito di un possente rivellino a punta di diamante. Nonostante questo l’edificio continuò a essere, in alternativa al palazzo di famiglia in contrada di Brera a Milano, ad essere sede della corte dei conti Rusca; un ambiente culturale raffinatissimo in continuo dialogo con le corti padane. In particolare doveva essere conservata qui una biblioteca in grado di rivaleggiare con quella di Isabella d’Este a Mantova.

Il definitivo passaggio di Locarno ai Cantoni segnò il declino della fortezza. Nel 1531 si decise si smantellare l’apparato difensivo e il castello venne demolito per oltre due terzi della sua superficie, risparmiando solo parte del palazzo dei Rusca. Dal 1513 al 1798 nei resti del maniero si istallarono i landfogti e dal 1920 vi ha sede il Museo Civico e Archeologico.

Approdando al castello da via Bernardino Luini si incontrano i resti delle fortificazioni un tempo prospicienti il bacino portuale. Tra i ruderi si innalza la fronte del palazzetto Rusca, caratterizzato dalle eleganti bifore (le due centrali simili a quelle dell’ala viscontea della rocca di Angera) e con alla sinistra un corpo di fabbrica in aggetto (un’antica torre quadrangolare). Salendo sulla destra si svolta sotto un arco a tutto sesto sovrastato da uno stemma visconteo, ci si immette in via al Castello – delimitata dalla lunga fronte del palazzo Casorella (ultimo quarto del XVI secolo) – e girando a gomito si entra nella corte attraverso un portale architravato. Le logge e i portici sono nobilitati da soffitti lignei che costituiscono una delle caratteristiche più rilevanti del complesso. Sui muri compaiono gli stemmi dei landfogti, mentre sui capitelli e nei cassettoni delle soffittature troneggiano teorie di emblemi dei Rusca e delle famiglie con essi imparentati (un tempo erano 138 gli stemmi nel portico). Sotto i porticati e nel cortile sono sparsi frammenti di sculture rinascimentali, alcuni dei quali provenienti dalla distrutta chiesa di San Francesco.

Sul pianerottolo dello scalone che conduce al primo piano si conserva un dipinto rinascimentale rappresentante la Madonna in trono fra i Santi GirolamoFrancesco d’Assisi e Caterina d’Alessandria e la beata Beatrice Casati Rusca (moglie di Franchino defunta in odore di santità nel 1490 e sepolta in un monumento ancora esistente nella chiesa dei minori osservanti di Santa Maria degli Angeli o Sant’Angelo a Milano) che presenta il figlio Giovanni (morto nel 1508), realizzato forse sullo scorcio del XV secolo è opera di un pittore attivo anche a Pallanza da identificarsi con Giovanni Antonio da Montonate. Al piano superiore la lunga sala delle udienze (caratterizzata dai portali gemelli gotichegginati), la sala di ricevimento e un corridoio sono di nuovo decorati da soffitti lignei finemente intagliati, forse ad opera del comasco Giacomino Malacrida verso il 1505. I soffitti lignei i molti stemmi interessano Johann Rudolf Rahn che li ritrae in alcuni disegni (Zürich, Zentralbibliothek, Graphische Sammlung).

Proseguendo dal castello verso il borgo, al termine di via al Castello, si trovano i resti dell’imponente rivellino (ora soffocati dalle abitazioni moderne), mentre gli avanzi del possente torrione di San Vittore (che chiudeva la rocca verso nord sovrastando l’abitato) sono sepolti sotto le case all’incrocio tra via Bartolomeo Rusca e via San Francesco. Procedendo per quest’ultima strada e svoltando in via Ripa Canova si ammira l’unico dei torrioni superstiti.

 

 

 

Bibliografia estesa:

Cairati, Rossetti 2012 = Carlo Cairati, Edoardo Rossetti, «Memorie» dallo studiolo di Eleonora da Correggio Rusca a Milano. L’inventario del 1523, in Squarci di interni. Inventari milanesi per il Rinascimento, a cura di E. Rossetti, Milano, Scalpendi, 2012, pp. 114-133.

Cardani Vergani 2005 = Rossana Cardani Vergani, Soffitti dipinti del Quattrocentouna scelta dal Cantone Ticino, in Soffitti lignei, a cura di Luisa Giordano. – Pisa, ETS, 2005, pp. 149-160.

Gilardoni = Virgilio Gilardoni, I monumenti d’arte di storia del Canton Ticino. Volume I. Locarno e il suo circolo (Locarno, Solduno, Muralto e Orselina), Basel, Birkhäuser, 1972, pp. 24-61.

Ostinelli 2010 = Paolo Ostinelli, 10. Locarno. Castello, in Il Rinascimento nelle terre ticinesi. Da Bramantino a Bernardino Luini. Itinerari, a cura di Giovanni Agosti, Jacopo Stoppa, Marco Tanzi, Milano, Officina Libraria, 2010, pp. 91-95.

Rahn 1894 = Johann Rudolf Rahn, I monumenti artistici del Medio Evo nel Cantone Ticino, Bellinzona, Salvioni, 1894 [Zürich 1983].

Rossetti 2012 = Edoardo Rossetti, Castello visconteo di Locarno, in Percorsi castellani da Milano a Bellinzona. Guida ai castelli del Ducato, a cura di Federico Del Tredici, Edoardo Rossetti, Milano, Nexo, 2012, pp. 238-241.

Rüsch, Carazzetti 2002 = Elfi Rüsch, Riccardo Carazzetti, Locarno. Il Castello visconteo e Casorella, Bern, SSAS, 2002.

Soldini 2010 = Nicola Soldini, Confini e periferie: note a volo d’uccello, in Il Rinascimento nelle terre ticinesi. Da Bramantino a Bernardino Luini. Itinerari, a cura di Giovanni Agosti, Jacopo Stoppa, Marco Tanzi, Milano, Officina Libraria, 2010, pp. 33-41: 36, 37, 40.

Viganò 2005 = Marino Viganò, Leonardo in Ticino? Ipotesi sul “rivellino” del castello di Locarno (1507), in «Arte lombarda», 144 (2005), 2, pp. 28-37.

Viganò 2007 = Marino Viganò, Locarno francese. per i 500 anni del “rivellino” del Castello visconteo 1507-2007, in «Archivio Storico Ticinese», 141 (2007), pp. 83-126.

Viganò 2009 = Marino Viganò, Leonardo a Locarno. Documenti per una attribuzione del “rivellino” del castello 1507, Bellinzona, Casagrande, 2009.

Wielich 1973 = Gotthard Wielich, Il Locarnese negli ultimi tre secoli del Medioevo, Bellinzona, Società Storica Locarnese, Archivio Storico Ticinese, 1973.