Milano, Palazzo di Gaspare Visconti senior

Palazzo di Gaspare Visconti senior (Palazzo del Consiglio ducale) a Milano

Edoardo Rossetti

Milano, Porta Vercellina, parrocchia di San Protasio in Campo intus.

Milano, piazza Castello, via Ricasoli, Foro Buonaparte

(edificio non più esistente)

Passaggi di proprietà:

Bibliografia: Decembrio-Fossati 1925-1958, pp. 283-285, nota 5, p. 347 nota 3, p. 370; Romano 1896, pp. 252-253; Fossati 1929, p. 88; Monferrini 2012, pp. 23-45.

Il palazzo affiancato verso sud-ovest al Castello di Porta Giovia è il centro della nuova insula viscontea che circonda la nuova sede della corte e si forma all’indomani dell’investitura ducale del 1395 in sostituzione del quartiere visconteo nel centro città in Porta Romana.

Gaspare Visconti figlio di Uberto sposo in prime nozze di Oretta Beccaria di Manfredo (che portò in eredità le signorie di Breme, Groppello e Carbonara) e in seconde nozze di Agnese Besozzi figlia di Pietro, sancendo un legame tra Visconti e Besozzi che sarebbe stato uno dei nodi chiave del controllo territoriale del varesotto; fu consigliere segreto, signore di Arona, Angera, Albizzate, Cassano Magnago e Fagnano Olona, ambasciatore in Inghilterra, al Concilio di Costanza nel 1415, a Savona nel 1422, in Monferrato nel 1428, presso l’imperatore Sigismondo nel 1431 (Litta 1819, vol. I, tavv. XII, XIII). Il Visconti con la moglie Agnese Besozzi vennero sepolti nella chiesa di Sant’Eustorgio, dove ancora si conservano (sesta cappella a destra), alterati nella forma e struttura originaria, i resti delle sculture appartenenti ai monumenti funebri; poderosa l’immagine di Angese, vera matrona viscontea (Bossaglia 1984, pp. 105-106, figg. 114-116).

Il Visconti abitava presso il castello da data precedente al 1412. A questa casa, sita in porta Vercellina nella parrocchia di San Protasio in Campo intus e detta “domus de consilio sita super pasqaurium castri”, si riferiscono le spese per la costruzione di un camino e tre finestre verso il cortile approntate nel 1438. Il Giulini ricordava, sotto la data 1428, che nella casa di Gaspare venne firmata la pace tra il duca di Milano e il marchese del Monferrato affermando che quella era la “casa del consiglio segreto del duca di Milano, e nella camera dove soleva adunarsi quel consiglio, posta nella porta Vercellina, sotto la parrocchia di San Protasio in Campo intus, come ho osservato anche altre volte. Aggiungo ora soltanto a quell’osservazione che il consiglio, il quale radunavasi in questa casa, era il consiglio segreto, non già il consiglio di giustizia, che forse tuttavia radunavasi in corte” (Giulini 1760, vol. XII, pp. 426-427).

Il palazzo di San Protasio fu dunque per molti anni la sede del consiglio segreto e restò la residenza ufficiale di Filippo Maria Visconti di Fontaneto; diviso tra i molti eredi di Gaspare (i figli di Filippo Maria Visconti di Fagnano e Fontaneto; Filippo e Giovanni Visconti di Giovanni Agostino; Gaspare Ambrogio Visconti di Gaspare), venne definitivamente demolito nel 1492, in occasione dei lavori alla piazza del castello e per fare spazio alla costruzione del Broletto Nuovo; a quei tempi, come si vedrà nel capitolo terzo, tutta quella che era stata la vecchia proprietà, divisa in tre lotti, era valutata la considerevole cifra di oltre 28.000 lire imperiali.

Il 19 settembre del 1412 il neoduca Filippo Maria Visconti, per provvedere agli ampliamenti della propria residenza, acquistava per 900 fiorini parte della casa di Gaspare; a Gaspare era assegnato un altro edificio acquistato da Ambrogio Resta sito in San Giovanni sul Muro. La costruzione demolita era posta di fronte al castello ed era coerente “ab una parte pasquarium porte Iovis, ab alia Petroli Armelini, ab alia zardini sive brolii prefati domini Gasparri Vicecomitis, et ab alia zardini sive brolii prefati domini Gasparri”.

Nel 1438 gli eredi del consigliere erano detti coerenti con la casa presso la quale il duca teneva cavalli e leopardi in San Giovanni sul Muro, già di Tommasino Resta, data in cambio dei beni demoliti nel 1412 e che sarebbe passata a Gaspare Ambrogio Visconti e da questi venduta a Francesco Maggiolini (ASMi, Registri ducali, 10, f. 79r; Decembrio-Fossati 1925-1958, pp. 283-285, nota 5, p. 347 nota 3, p. 370; Romano 1896, pp. 252-253; Fossati 1929, p. 88; per le demolizioni ASMi, Rogiti camerali 533, notaio Marco Perego, 1493 gennaio 9; Ibid. cart. 85, notaio Antonio Bombelli, 1496 dicembre 9; Santoro 1939, doc. 4, Libelli sive fructus solvendi pro domibus ruynatis super platea castri mediolani).

Nel 1461 la casa è descritta nell’inventario dei beni del defunto Pietro Visconti ritrovati nella casa sita a Milano in porta Vercellina, parrocchia di San Protasio in Campo intus fatto redigere per Gaspare e Giovanni Pietro Visconti, figli del fu Pietro e per Giovanni, Ottone e Filippo Visconti, figli del fu Giovanni Agostino, fratello di Gaspare e Giovanni Pietro: in camera armorum […], in camera prope cameram armorum in terra […], in canepa nova a platea […], in camera in solario a platea versus magnificum dominum Philippum […], in alia camera a platea versus castrum […], in camera a stufa […], in guardacamera camere stufe […], in camera in solario posita supra coquinam veterem versus magnificum dominum Philippum […], in camera una in qua olim dormiebat prefatus quondam magnificus dominus Petrus […], in guardacamere dicte camere […], in canepa magna […], in salla magna in terra […], in coquina vegia […], in dispensa […], in prestino […], in schola […], in camera pavonum in solario […], in camera longa […], in guardacamera dictarum camerarum […], in guardacamere stuffe in terra […], super solario bladorum posito super coquina nova […], in stufette canepe […], in camera appellata guardacamera camere in sollario […] (Monferrini 2012, pp. 29-45).

Poco dopo la porzione di casa lasciata a Giovanni Visconti di Giovanni, nipote ex fratre di Gaspare è descritta come esistente nella contrada dei Moroni in Porta Vercellina (ASMi, Notarile 1366, notaio Vercellotto Carcassola, 1464 agosto 25). Una dettagliata dscrizione dei molti ambienti si trova nella divisione fatta tra Gaspare Ambrogio Visconti e suo zio Giovanni Pietro Visconti (ASMi, Notarile 2946, notaio Enrico da Monza, 1478 giugno 4): è detta conginante da un lato con la piazza del castello, dall’altro con la stessa piazza e la casa di Ambrogio Griffi, dall’altro con la strada e da ultimo con la casa di Filippo Maria Visconti (pure un tempo parte della dimora). A Gaspare Ambrogio sono assegnati una cantina sotto terra verso la piazza del castello, le due camere ad essa superiori, il portico nella prima curia aderente a queste camere composto di colonne di sarizzo con tutti i superiori, il cortile sito di fronte al portico con l’andito della porta, la cancelleria e la dispensa e lo spazio fuori dalla cancelleria e dispensa che sono contigue alla porta con i superiori, la cucina a mano sinistra passando dalla prima corte alla seconda con il camerolo contiguo e i suoi superiori, la seconda corte con il pozzo con le due stanze a sinistra della corte andando dalla seconda corte all’orto con i suoi superiori, la loggetta che prospetta verso l’orto di sopra l’andito con l’obbligo di fare chiudere la testa della loggetta che risponde nella sala grande, in più uno spazio di terra di 8 braccia andanto per retta linea a monte delle dette camere andando verso l’orto dove è piantato ora un palo di rovere e fino al chiodo piantato nel muro che divide l’orto dalle stalle in fondo all’orto in mezzo, in più metà delle stalle e la stralla doppia con i suoi superiori. Il resto della proprietà è invece assegnata a Giovanni Pietro Visconti. Seguono patti con i quali Giovanni Pietro si impegna a chiudere tutte le finestre prospettanti nella seconda corte di Gaspare Ambrogio, salvo quella della canepa magna, ma della stessa canepa si impegna a otturare la porta prospettante la stessa corte. A Giovanni Pietro è concesso di alargare et alziare fenestra, illam existenteme et respondentem in orto prope anditus.

La pozione di casa di Gaspare Ambrogio Visconti è rilevata dalla camera ducale per 14.000 lire imperiali (ASMi, Notarile 3988, notaio Giovanni Antonio Bianchi, 1492 ottobre 19; Ivi, Rogiti Camerali 533, notaio Marco Perego, 1493 gennaio 3,: era detta conginante con gli eredi di Filippo Maria Visconti e con la strada del Borgo dei Moroni). La casa di Giovanni e Filippo Visconti, cugini di Gaspare Ambrogio, era stata valutata 800 ducati, cioè 3.200 lire imperiali (ASMi, Rogiti Camerali 85, notaio Antonio Bombelli, 1496 dicembre 9); le proprietà degli eredi di Filippo Maria vennero invece stimate 2.232 ducati, cioè 8.928 lire imperiali (Santoro 1939, doc. 4, Libelli sive fructus solvendi pro domibus ruynatis super platea castri mediolani).