Palazzo di Francesco Fontana, poi di Cristoforo Pallavicini a Milano (Palazzo Fontana Pirovano Castiglioni)
Edoardo Rossetti
Disegni Paravicini: BAMi, III.St.E.XIV, volume 32, tavola 33-42 (numerazione originale 31-40); S.P.II.217, quaderno 8, pp. 19-28 (numerazione originale, cc. 17r-25r.
Paravicini disegna la pianta la facciata del palazzo con gli affreschi rinascimentali e particolari di finestre e capitelli, realizzati il 1, 6, 8, 11, giugno 1872. La facciata di Palazzo Fontana con l’indicazione «già dei conti Castiglioni» in Paravicini 1878, tav. 8. Peducci della casa Fontana a Milano anche in Paravicini 1879, p. 63, figg. 22, 23.

©Veneranda Biblioteca Ambrosiana/Mondadori Portfolio
Milano, porta Orientale, parrocchia di San Babila intus
Milano, corso Venezia, 10 (palazzo Fontana-Silvestri)
Passaggi di proprietà:
- Domenico Guiscardi da Padova, cancelliere ducale, ed eredi (ante 1488)
- Francesco Fontana, oratore sforzesco al re di Ungheria (1488-1504)
- Cristoforo Pallavicini ed eredi (1504-ca. 1550)
- Pirovano (seconda metà del sec. XVI-1635)
- Stampa di Montecastello (1635-primi anni del XVIII secolo)
- Castiglioni (sec. XVIII)
- Silvestri (dal 1868)
Bibliografia: Bartoli 1776-1777, p. 212; Mongeri 1872, pp. 460-463; Casati 1879, p. 55; Fumagalli, Sant’Ambrogio, Beltrami 1892, II, p. 51; Malaguzzi Valeri 1906, pp. 116-117; Malaguzzi Valeri 1915, pp. 18-20, 36-38; Gengaro 1945; Bascapé 1945, pp. 186-187; Reggiori 1947, pp. 261, 263; Mezzanotte-Bascapé 1948, ed. 1968, pp. 492-494; Rosa, Reggiori 1962; Bruschi 1969, pp. 167, 764; Perogalli 1985, pp. 14-16; Patetta 1987, pp. 338-242; D’Amia 2003, p. 142; Di Castri 1994, 106-109; Negri 1998, pp. 142-146; Passoni 2000, p. 72; Sacchi 2005, I, pp. 83-84; Fossati Bellani 2005, pp. 40-41; Anfuso 2006; Paganin 2006, pp. 70-85; Rossetti 2014, pp. 58-59; Rossetti 2019, pp. 50-59; Martinis 2021, pp. 570-584.
Prima di essere acquistato da Francesco Fontana nel 1488 la casa appartiene al funzionario sforzesco Domenico Guiscardi. Nel 1504, l’acquisto di Cristoforo Pallavicini si inserisce, completandole, nelle vicende dell’edificio poi passato ai Pirovano (Rosa, Reggiori 1962). Cristoforo ottiene quindi il palazzo accanto a quello del fratello Antonio Maria. Probabilmente nel 1507 si decora una facciata dipinta volta a unificare le due dimore con una teoria di giganti rappresentanti il Po e Amfione sopra la porta di casa Fontana e Giano seduto con accanto una personificazione del valore militare dell’Italia sopra la porta di Antonio Maria. Come evidenziato da Rossana Sacchi (2005, vol. I, pp. 82-93) non è questa la facciata descritta da Vasari come appartenente a Bernardo Scaccabarozzi. La facciata dipinta per la metà di Palazzo Fontana è rappresentata da Paravicini, ma anche in un acquarello di Federico Frigerio. Un particolare della colonna del portale è disegnata invece da Luigi Bisi.
Deve rimanere attribuibile a Francesco Fontana la costruzione del cortile e la decorazione della camera delle Muse: in entrambi gli spazi campeggiano gli emblemi della famiglia Fontana, assenti invece in facciata (Paganin 2006).
Si deve tenere conto che prima del 1488, Francesco Fontana è comunque già residente in San Babila intus. Possiede infatti forse altre due proprietà site in questa parrocchia una probabilmente nell’area di via della Spiga e l’altra presso via Borgogna, via della Cerva, probabilmente entrambi ereditati dal consuocero Emanuele de Iacopo, alle quali si riferiscono i seguenti documenti:
- 1491 maggio 11, ASMi, Notarile 3116, notaio Benedetto Lombardi, tenuto conto che Emanuele de Iacopo aveva ricvuto in dote da Franceschina Figini sua moglie una dote di 1.150 fiorini e un fermaglio da spalla con quattro grosse perle e due balassi e un diamante in effige di una srpe del valore di 500 fiorini e altri gioielli per un valore complessivo di 2.150 fiorini (come risulta da un documento rogato dal notaio milanese Lancello Sudati il 3 gennaio 1471), e che Emanuele aveva istituito una dote inestimata per la figlia Cecilia sposa di Gerolamo Fontana figlio di Francesco (come risulta da un documento rogato dal notaio milanese Eleonfonte Santi del 8 novembre 1485), e stante il testamento del detto Emanuele (rogato dal notaio Eleonfonte Santi il 23 ottobre 1486), nonché la cessione dei beni palafrenati a Cecilia (con rogito di Eleonfonte Santi del 7 giugno 1490), ora defunto Emanuele, Franceschina Figino è nominata usufruttuaria di un sedime sito a Milano in Porta Orientale, parrocchia di San Babila intus confinante da un lato con la strada, dall’altro con la casa di Tommaso Medici da Novata, dall’altro con il sedime in cui abitava Emanuele, dall’altro con lo stesso sedime con l’oenre di pagare un affitto di 12 fiorini all’Ospedale Maggiore, ora Francesco Fonatana ottiene a nome della nuora e del figlio un sedime sito a Milano in Porta Orientale, parrocchia di San Babila intus, con edifici, camere, soli, curia, pozzo e pertinenze confinante da un lato con la strada dall’altro con i beni di Stefano Porro, dall’altro in parte con i beni di Celso Crivelli e in parte con quelli di un da Castello, dall’altro in parte con i beni di Giovanni Pietro Moroni e in parte con i beni di Bartolomeo Cazzaniga e dall’ultimo lato con i beni dell’Ospedale Maggiore [probabilmente la casa del defunto conte Galeotto Bevilacqua]. Il Fontana si obbliga a versare a Franceschina Figino 2536 lire imperiali.
- 1501 novembre 26, Milano, porta Orientale, parrocchia di San Babila intus; ASMi, Notarile 5525, notaio Martino Scaravaggi. Francesco Fontana dichiara decaduto per inadempienza il livello di 32 fiorini che paga Giuliano Terzaghi su un sedime sito a Milano in Porta Orientale, parrocchia di San Babila intus, affittato da Francesco Fontana agente a nome del figlio e della nuora Cecilia de Iacopo (ora defunta), come da contratto di locazione del 12 settembre 1491, rogato dal notaio milanese Eleonfonte Santi, sedime confinante da un lato con la strada, dall’altro con i beni di Francesco del Conte, dall’altro in parte con i beni di Cristoforo e fratelli Boni e in parte con i beni del detto Giuliano, con il sedime contiguo confinante da un lato con la strada, dall’altro con i beni tenuti da una certa Margherita, dall’altro con i beni di Francesco del Conte e da ultimo con il precedente sedime descritto.
- 1502 ottobre 5, Milano, porta Orientale, parrocchia di San Babila intus; ASMi, Notarile 3259, notaio Giovanni Ambrogio de Maestri. Francesco Fontana, figlio del fu Giovanni Bettino, abitante a Milano in porta Orientale, parrocchia di San Babila, testa legando la casa di MIlano sita in Porta Orientale, parrocchia di San Babila intus all’Ospedale Maggiore.
Regesto dei documenti:
1504 giugno 27, Milano, porta Comasina, San Tommaso in Terramara, casa di Battista Visconti.
ASMi, Notarile 3898, notaio Francesco Barzi, a. 4141 (documento rogato congiuntamente con il notaio milanese Pinamonte da Lodi).
Il documento è allegato di seguito alla soluzione della vertenza tra gli eredi di Baldassarre Pusterla e Cristoforo Pallavicini in relazione alla dote di Bona Maria Pusterla, sposa di Cristoforo. La dote ammonta a 7.000 ducati come risulta da un rogito del notaio milanese Pinamonte da Lodi rogato il 20 febbraio 1499. Gli atti del notaio Pinamonte da Lodi sono perduti tra il 1499 e il 1513.
Dopo l’appianamento delle liti tra Cristoforo Paravicini e Bona Maria Pusterla e gli eredi di Baldassarre Pusterla, Francesco Fontana, figlio del fu Giovanni Bettino, abitante a Milano in Porta Orientale, parrocchia di San Babila intus, fa vendita al marchese Cristoforo Pallavicini, figlio del fu Pallavicini, abitante a Busseto, diocesi di Cremona, di due sedimi uno grande e uno piccolo siti a Milano in Porta Orientale, parrocchia di San Babila intus, con edifici, camere, solai, sale, cantine sotto terra, portici, corti, orto, confinanti da un lato con la strada dall’altro con i beni del marchese Antonio Maria Pallavicini fratello di Cristoforo, dall’altro con i beni dei Vismara e da ultimo in parte con il terragio e il fosso del comune di Milano, in parte con i beni dei da Mozzate e di un certo Bernardino; e in più una parte del terragio confinante con il detto sedime per il quale si paga al comune di Milano un censo di 16 soldi imperiali, e in più la sosta sulla fossa di Milano, il tutto per il prezzo di 15.500 lire imperiali, dei quali il compratore confessa ricevuta di 7.756 lire dai fratelli Pusterla figli del fu Baldassarre. Sono presenti come testimoni Vincenzo Aliprandi, figlio del fu Giovanni Angelo, abitante a Milano in Porta Comasina, parrocchia di San Marcellino, il dottore in legge Michele Tonsi, figlio del fu Giovanni, abitante a Milano in Porta Nuova, parrocchia di San Protasio ad Monachos, Gerolamo Barba, figlio del fu Battista abitante a Novata in Porta San Paolo.
1504 giugno 27,
Cristoforo Pallavicini si obbliga a rilevare il debito che Francesco Fonatana ha nei confronti di Gaspare Bracello per la somma di 3740 lire imperiali.
1505 giugno 6, Milano, Broletto Nuovo, ad signum leonis,
ASMi, Notarile 4305, notaio Domenico Scaravaggi.
Il dottore in leggere Francesco “Singella”, vicario del podestà di Milano, esaminata la vendita intercorsa tra il defunto Francesco Fontana e il marchese Cristoforo Pallavicini dei sedimi siti a Milano in Porta Orientale, parrocchia di San Babila intus per il prezzo di 15.500 lire imperiali che gli eredi di Francesco hanno confessato di avere ricevuto, come da rogito di Pietro Antonio da Lodi e di Francesco Barzi del 27 giugno 1504.
Compaiono in risposta alle grida Giovanni Giuliano Serbelloni sindaco e procuratore dei venerabili preti Abbondio da Vallera, Dominico Castani, Protasio Castiglioni e Gaspare Serbelloni tutti rettori della chiesa di San Babila di Milano.
1505 giugno 6, Milano, Broletto Nuovo, in pallatio iustitie seu credentie,
ASMi, Notarile 4305, notaio Domenico Scaravaggi.
Davanti al dottore in ambo i diritti Giacomo Crotti vicario dell’officio di provvisione del comune di Milano compare Giovanni Giuliano Serbelloni agente a nome dei preti Abbondio da Vallera, Domenico Castani, Protasio Castiglioni e Gaspare Serbelloni, tutti rettori della chiesa di San Babila di Milano (come risulta da un documento di procura rogato dal notaio milanese Giovanni Ambrogio Castani il 1 marzo 1505), su mandato del vicario fatto su richiesta di Pietro Antonio da Lodi, procuratore speciale di Cristoforo marchionis Pallavicini per la vendita di un sedime sito in San Babila (descritto come sopra) per le pendenze ipotecarie gravanti sul sedime in relazione al testamento di Filippo Guiscardi (rogato dal notaio Paolo Rossi olim notaio milanese il 2 aprile 1485) e sono convocati per il giorno 15 giugno con Gabriele Sovico procuratore del marchese Pallavicini (come risulta da un documento rogato dal notaio Antonio da san vito notaio di Busseto il 12 agosto 1503), Francesco Omate procuratore del comune di Milano, Gerolamo Fontana figlio del fu Francesco, abitante a Milano in Porta Ticinese, parrocchia di San Pietro in Camminadella per la causa. Sottoscrivono Giacomo Marinoni e Giovanni Meraviglia notai del vicario di provvisione del comune di Milano.
1505 giugno 19, Milano, porta Ticinese, monastero di Santa Maria in Valle, in parlatorio.
ASMi, Notarile 4305, notaio Domenico Scaravaggi.
Gerolamo Fontana, figlio ed erede del fu Francesco, abitante a Milano in porta Ticinese, parrocchia di San Pietro in Camminadella, dichiara di avere comunicato chiaramente ad Antonia Rossi, badessa del monastero di Santa Maria in Valle di Milano, i termini della vendita fatta da Fontana a Cristoforo Pallavicini in modo che le monache del monastero possano rivalersi in base alle pubbliche gride per l’eredità di Bianca Guiscardi, già suora del monastero.
Si riassumono le vicende del sedime nei precedenti passaggi di proprietà. Valeria, Ippolita, Bianca e Giovannina Guiscardi figlie del fu Domenico, fecero vendita a Francesco Fonatana di un sedime sito a Milano, in Porta Orientale, parrocchia di San Babila intus con edifici, solia, corte, pozzo e altre pertinenze conginante da un lato con la strada, dall’altro con i beni dei Piola tenuti a livello da Giovanni Luchino Vimercati in parte et in parte con i beni di Paride da Mozzate, dall’altro con il terraggio e da ultimo con gli altri beni di Domenico Guiscardi; e in più un altro sedime tenuto a livello da Domenico Guiscardi dai de Ciadis sempre sito a Milano, in Porta Orientale, parrocchia di San Babila intus con edifici, camere, solai, corte grande e corte parva, due orti «quorum unum est in solario», colombai, confinante da un lato con la strada, dall’altro con i beni di Giacomo Castiglioni, dall’altro con i beni di Giovanni de Lazate in parte e in parte con il terraggio del Comune di Milano, e dall’altro con i beni di Picinino da Cernusco; e inoltre uno spazio di terra di 6 braccia per 90 braccia «ab angulo suprascripti orti in solario et fructetis ab alterum angulum suprascripti alteris orti inferioris», confinante da un lato con il terraggio di Milano e dagli altri con i detti beni, il tutto racchiuso in un unico sedime magno sito a Milano, in Porta Orientale, parrocchia di San Babila intus con edifici, corti, pozo, orti e cantine, confinante da un lato con la strada in parte e in parte e in parte con i beni dei da Mozzate, dall’altro con i beni dei Pallavicini, e dall’altro lato in parte con i beni dei Pallavicini e in parte con i beni dei Vismara, dall’altro lato con il terraggio in parte e in parte con il sedime sul quale si presta fitto livellario alle monache di Santa Maria della Vittoria, dette anche di Sopra il Muro di Porta Ticinese foris e in parte con i da Mozzate, come risulta da un documento rogato da Eleonfonte Santi il 5 aprile 1488.
Dopo di che la detta Bianca Guiscardi entrò in monastero in Santa Maria in Valle, sito a Milano in Porta Ticinese, ordine di San Benedetto e fece professione nominando eredi le dette monache. Dopo questo fu fatta vendita al marchese Cristoforo Pallavicini delle dette proprietà.
1557 novembre 10,.
ASMi, Famiglie Pallavicini, b. 135, fasc. 2, roga il notaio Gerolamo Legnani.
Gerolamo e Ermes Pallavicini vendono a Maffeo Pirovano il sedime in Porta Orientale, parrocchia di San Babila intus.
Lomazzo-Ciardi (1590) 1973, I, p. 347.
Ma doppo queste cose non sono da passar sotto silenzio le pitture, con grandissima ragione proporzionate, di Bramante, alle quali egli diede lumi così fieri e rogolati con le ombre et i lor mezzi, che la natura propria gli resta appresso fredda e secca, come si vede […] nella facciata dei Pirovani in Milano in porta Orientale, ove si veggon le figure con tanta maestà e moto, che tutti i pittori se ne possono confondere e meravigliarsi, non che disperare di poterle a gran pezzo aggiungerle. E sono il Po, fatto in guisa di re per essere egli capo di tutti gli altri fiumi, il quale tiene nella manca il cornucopia e nella destra l’asta col vaso in cima, et Amfione, il quale canta nella lira. E vi sono ancora due figure assise, una delle quali è Giano edificator di Genova, col suo dominio in mano, e l’atra è il valore della Italia, tutto ignudo, col bastone in mano, sì come quello che è superiore a tutti gli altri domini e provincie.
Latuada 1737-1738, I, p. 207.
Accanto a questa chiesa [San Babila], l’una dopo l’altra, vi sono le due nobili abitazioni delle famiglie Aresi e Stampa di Montecastello. […] L’altra de’ signori conti Stampa dipinta nella facciata di chiaro scuro, secondo vogliono alcuni, dal famoso Bramante, da cui fu dissegnata tutta la fabbrica, offesa molto dall’ingiuria del tempo corrisponde in grandezza ed ornamenti al buon gusto e ricchezze di questa eccellentissima famiglia […].
De Pagave, Dialogo …
Una delle prime cade che facesse Bramante in Milano, fors’anche prima della chiesa e sacrestia di San Satiro, io reputo quella che avrete più volte veduto sul corso di porta Orientale, oggigiorno di ragione del signor marchese Castiglioni, cavaliere ornatissimo di ogni virtù. Questa casa fu condotta e dipinta nella facciata e nelle stanze da Bramante con ornati e figure assai lodate dal Vasari, ma più ancora dal nostro Paolo Lomazzo. […] [Il De Pagave prosegue tentando di conciliare le indicazioni di Vasari e di Lomazzo che, come accertato recentemente (Sacchi 2005, vol. I, pp. 83-84) si riferiscono a due edifici diversi: Vasari si occupa della zecca milanese allora amministrata da Bernardo Scaccabarozzi, mentre Lomazzo descrive la facciata del palazzo di porta Orientale allora dei Pirovano] se il Vasari ed il Lomazzo, anzi che accontentarsi della sola descrizione delle pitture esterne, si fossero innoltrati ad esaminare ancora l’interno di questa casa, avrebbero veduto alcune delle stanze terrene abellite ne’ freggi e nelle pareti dal penello di Bramante e li soffitti fatti con suo disegno a riquadri e rosoni come era suo costume ed avrebbero accertato meglio nel giudizio delle descritte pitture. Ho supplito io a tale mancanza e tanto basti. Vi dissi pocanzi che, a mio parere, fosse fatta questa casa da Bramante prima che mettesse mano alal chiesa e sacrestia di San Satiro, e ve ne darò ragione. Oltre le figure dipinte e descritte dal Lomazzo, voi avrete veduto che tutto il restante della facciata è adorna di una elegante architettura che l’abelisce da cima a fondo e, se vi farete ora più attenta riflessione, vi scorgerete una certa quale somiglianza colla sacrestia di San Satiro in quelle teste, nel freggio de’ puttini ed altri ornati che molto si accostano con quelli già osservati nella sacrestia. Me ne appello all’altrui più sano giudizio. Né l’uno né l’altro de’ citati autori fanno menzione dell’architetto delal casa di cui parliamo, che oltre di essere assai vasta, è abelita di un cortile sostenuto da colonne ed ornata di varie medaglie di marmo rappresentanti ritratti di imperadori e di alcuni duchi di Milano. A questa loro reticenza o scordanza, suplisco io adessso appoggiato alla fama pubblica e alla asserzione dello stesso signor marchese Castiglioni, il quale mi assicura d’avere esso pure tradizione che questa sua casa fosse in origine disegnata dal sopracitato architetto.
Bibliografia estesa:
Tito Vespasiano Paravicini, Die Renaissance-Architektur der Lombardei. L’architettura del Risorgimento in Lombardia. L’architecture de la Renaissance en Lombardie, Dresden, Gilbers, 1878.
Tito Vespasiano Paravicini, Le arti del disegno in Italia. Storia e critica, III. L’Evo Moderno, Milano, Vallardi, 1879.
