Palazzo dei Pallavicini di Busseto a Milano
Edoardo Rossetti
Milano, Porta Orientale, parrocchia di San Babila intus.
Milano, corso Venezia, 6-8 (?)
(edificio non più esistente)
Passaggi di proprietà:
- Castiglioni di Venegono (ante 1469)
- Pallavicini di Busseto (1469-1565)
- Serbelloni (1565-1679)
- Arese (1679-sec. XVIII)
Bibliografia: Bartoli 1776-1777, p. 209; Bianconi 1787, p. 73; Borroni 1808, p. 29; Bossi 1818 I, pp. 43-44; Bascapé 1945, p. 282; Mezzanotte-Bascapé 1948, ed. 1968, pp. 489-492; Arcangeli 2009, p. 43, nota 61.
Probabilmente i Pallavicini possiedono un palazzo a Milano dalla fine del Trecento, sito su un sedime detto «sedimen Aquille», probabilmente in ricordo dell’emblema di famiglia che sovrasta lo scaccato posto a decorare l’ingresso della dimora. L’acquisto deve essere messo in relazione alla concessione della cittadinanza milanese a Niccolò Pallavicini (Albini 2011, p. 113, nota 50). Il palazzo è venduto ai Castiglioni poco prima del 1423, quando i rapporti di Rolando il Magnifico con il duca Filippo Maria iniziano ad allentarsi, ma lo stabile è riacquistato nel 1469 da Pallavicino Pallavicini. Passato ad Antonio Maria, figlio di Pallavicino, la grande casa diventa di Giovanni Battista Pusterla, genero del Pallavicini (Cairati 2012, p. 139, nota 23), dal 1565 è proprietà Serbelloni, poi dal 1679 è una delle dimore degli Arese.
Nel 1504, Cristoforo uno dei fratelli di Antonio Maria compra la casa adiacente appartenente a Francesco Fontana e probabilmente nel 1507 si decora una facciata dipinta volta a unificare le due dimore con una teoria di giganti rappresentanti il Po e Amfione sopra la porta di casa Fontana e Giano seduto con accanto una personificazione del valore militare dell’Italia sopra la porta di Antonio Maria.
Regesto dei documenti:
1469 aprile 22, Milano, porta Vercellina, Monastero Nuovo, casa di Andreotto del Maino.
ASMi, Notarile 853, notaio Tommaso Giussani; ACC, Famiglie Castiglioni 8, fasc. 2
Bibl.: Arcangeli 2009, p. 43, nota 61.
Dominus Cristoforo Castiglioni, figlio del fu spectabili domini Giacomo, abitante a Castiglione Olona, pieve di Castelseprio, agente a nome proprio, e Giuliano Castiglioni, figlio del fu spectabili domini Giacomo, abitante a Castiglione Olona, pieve di Castelseprio, e Agostino Terzaghi, figlio del fu Cristoforo, abitante a Milano in porta Orientale, parrocchia del Monastero di Lentasio, agenti a nome proprio e a nome di Giovanni Battista Castiglioni, fratello di Cristoforo e Giuliano (come risulta da un documento di procura rogato dal notaio di Lugano Giovanni Branda Castroyrano), vendono per il prezzo di 3.900 lire imperiali al magnificus dominus Andreotto del Maino e il notaio Tommaso Giussani, agenti a nome del magnifico miles domino marchese Pallavicino Pallavici, figlio del fu magnifici domini Rolando, abitante a Busseto e domiciliato a Milano in porta Orientale, parrocchia di San Babila intus, secondo quanto precedentemente pattuito tra il nobilis dominus Giuliano Castiglioni e il marchese Pallavicino Pallavicini, un sedime sito a Milano in porta Orientale, parrocchia di San Babila intus, quod appellant sedimen Aquille, quod est cum suis hedifitiis, cameris, solariis, putheo, locis curialibus, porticibus, lobiis, orto, stala et aliis suis iuribus et pertinentiis, cui coheret ab una parte strata, ab alia domini Dominici de Viscardis mediante infrascriptis bonis emphiteoticis, ab alia Opizini de Cirnuscolo, ab alia ***** de Rotoris; item utile dominium et naturalis possessio et melioramenta infrascriptorum bonorum […] vidilicet cusina una, stala una, et certa pars orti, vidilicet tantum quantum durant arzonata versus ortum dicti domini Dominici de Viscardis cum suis cameris et solariis situm ut supra, quibus coheret ab una parte strata, ab alia suprascripti Opizini de Cisnuscolo, per il quale si presta un fitto livellario a Ambrogio Agradi (come risulta da un documento di investitura rogato dal notaio Domenico Busnaghi). Nella transazione è inserita copia del testo della lettera ducale data in Pavia il 15 giugno 1396 con la quale si concede a Niccolò Pallavicino e ai propri discendenti la cittadinanza milanese.
1498 settembre 13,
ASMi, Notarile 2921, notaio Bartolomeo Pagani.
Il marchese Antonio Maria Pallavicini, figlio del fu Pallavicino, fa procura al fratello Gerolamo vescovo di Novara per vendere la sua casa di Milano sita in pO San babila intus descritta con camere solai, orto curia seu curiis, stalla e confinante da un lato con la strada, dall’altra con i beni di Francesco Fontana.
1499 dicembre 11, Milano, porta Orientale, San Babila intus, casa di Antonio Maria Pallavicini,
ASMi, Notarile 3256, notaio Giovanni Ambrogio Maestri.
Il pittore Matteo de Fedeli compare come testimone in casa dei Pallavicini.
1503 maggio 2, Milano, porta Orientale, San Babila intus, casa di Antonio Maria Pallavicini,
ASMi, Notarile 2023, notaio Gabriele Sovico.
Il pittore Matteo de Fedeli compare come testimone in casa dei Pallavicini.
1516 ottobre 16, Lione
ASOM, Archivio Litta 9, doc. 67 (roga il notaio lionese Guido Iubelot).
Il marchese Antonio Maria Pallavicini lascia in usufrutto alla moglie Ambrosina Marliani la casa di Milano, sita in porta Orientale, parrocchia di San Babila intus, iuxta domum domini Xstofori Palavicium ab una, et ab alia coheret domus domini Johannis Angeli et fratrum de Vicemalis.
1531 giugno 17,
ASMi, Fondo di Religione 1901.
Giovanni Battista Pusterla vince una causa con le monache di San Giuseppe per la proprietà del sedime di San Babila intus.
1545,
ASMi, Fondo di Religione 1901
Guglielmo di Giovanni Battista Pusterla in causa con le monache di San Giuseppe per la proprietà del sedime di San Babila intus.
1565 novembre 26,
ASCMi, Archivio Sola Busca, Fondo Serbelloni 31.
Il senato approva la vendita fatta da Francesco Abbondio Castiglioni, cardinale, a Francesca Malaspina consorte del signore Fabrizio Serbelloni della casa posta in San Babila intus per il prezzo di 33.000 lire imperiali.
1596 novembre 23,
ASCMi, Archivio Sola Busca, Fondo Serbelloni 31.
Il conte Alessandro Serbelloni prende accordi con i fratelli Filippo e Carlo Pirovano per il rialzamento della propria casa dovuta alla costruzione di stanze verso il giardino.
1590-1600 ca.,
ASMi, Archivio Serbelloni 17.
Progetto di rifacimento del palazzo di Porta Orientale con regolarizzazione del cortile e della facciata. Già è presente verso il palazzo Pirovano un braccio di stanze.
1665 novembre 26,
ASCMi, Archivio Sola Busca, Fondo Serbelloni 31.
Isabella Pirovano Stampa, contessa di Montecastello, si accorda con il conte Gabrio Serbelloni per l’ampliamento del palazzo Serbello sopra il corso, tra i lavori si ricorda che si sta facendo «alzare il muro divisorio tra essi cioè tra le loro case sudette in Porta Orientale sopra il quale vi sono li merli sino all’altezza di sette braccia e mezzo sopra li sudetti merli per fare una galleria».
1679 ottobre 23,
ASCMi, Acquisti e doni, b. 25, roga il notaio Andrea Cima, cc. 81-122r; ASMi, Senato Fedecommessi 35; ivi, Finanze Reddituari 193.
Per la necessità di spostare il fedecommeso Arese da un edificio all’altro gli ingegneri Ambrogio Rodetum, Bernardo Robecules, Giovanni Domenico Richini stimano il palazzo in San Babila che l’Arese sta acquistando; si fa menzione di un disegno che però non si è conservato.
«prima la porta per entrare con andito solato di cotto con sue guide di vivo soffittata da travetti et asse di pecchia con orli smussi, la porta in due asse simplici […] e il portico in quattro campi coprendendo quello ad angolo con suolo in terra et avanti detto suolo di prede in cortello con sue guide di vivo, tre colonne di vivo con sue basse et capitelli, suoi archi di cotto, soffittata con n. 6 someri di larice travetti et asse di peccia con orli smussi, a mono dirtta entrando dalla porta vi è usi camarino […] detta corte a mano dritta cui è un andito aperto che va alla corte rustica con suolo di pietre in cortello con sue guide di vivo suffittata et voltata, detto andito va in bocchato et sua biblica supra terra per braza 3 a mno dritta di detto andito vi è la scala maestra […] con gradi di vivo a 8 per caduna detta scala fatta a forma di lumaca in quadro et atorno sua balaustra di vivo […] con sue basse e capitelli et a 8 altri piede stalli dove vi è […] da mettervi altre otto colonne, soffitata in due someri de larice, travetti […] in cima della prima andata di detta scala vi è una sala grande compartita in due ante […] camino di vivo alla francese con suo fogolare solato de pietroni, cassa e torto […] in detto luogo vi è uno uscio che va in una saletta […] verso la corte […] ritorna in corte […] a fianco la corte grande vi è un portico a mano sinistra in tre campi con altre tre colonne di vivo con sue basse e capitelli suoi orli e cotto, solo in terra soffittaa con […] in faccia detta corte vi è un altro portico in quatro campi computato quello del angolo con 3 1/2 colonne di vivo formula antica ottangolata con archi acuti di cotto il tutto vecchio […] la porta principale sotto detto andito v’è una porta che va in una sala grande senza ante detta sala con suolo de medoni rotto soffitata con li suoi someti pontellati che minaccian roviana, travetti et asse con orli smussati vecchia, dentro v è una altra porta che va nel giardino […] tre finestre che guardano verso detto giardino con due antine […] dentro vi è un’altra portina che va sotto detto portico con due ante […] dentro vi è un’altra portina che va alla scala delle cantine […] in detta sala per dentro detto andito vi è un uscio che va ad un portichetto dove si ascende per tre gradi di asse et sopra è un anta semplice … solato de medoni […] assette di larice vecchi sostenuta da tre colonne di vivo con basse e capitelli … in una delle stanze adiacenti camino di brocadello alla francese sue finestre in quatro antine caduna […] detto luogo resta dipinto ma vecchio smarito, due finestre che guardano verso la casa del conte di Monte Castello […] segue altro luogo con camino alla francese … altre finestre guardano la casa del conte […] altra sala depinta vecchia […]».
1680 gennaio 9,
ASMi, Senato Fedecommessi 35; ivi, Finanze Reddituari 193.
Riassunto dei beni che compongono il fedecommesso Arese e altri beni del patrimoni famigliare nel quale sono incluse le case del Broletto (80.000 lire) e quella in San Babila acquistata da Teresa Lodroni Serbelloni (30.000 lire), più le case nuove dei Corpi Santi di Porta Vercellina e la ferma del sale.
1682 maggio 30, Milano, porta Romana, parrocchia di San Giovanni in Conca, casa del senatore Antonio Maria Erba.
ASCMi, Acquisti e doni 25, roga il notaio Andrea Cima.
Pietro Maria Marchetto, procuratore del conte Carlo Francesco Serbelloni e della contessa Teresa Lodroni, madre e tutrice di Carlo Francesco, vende al conte Marco Arese, figlio del conte Alessandro, abitante a Milano in porta Orientale, parrocchia di San Babila intus, un palazzo sito a Milano in porta Orientale, parrocchia di San Babila intus dove alloggia il conte Melegar, governatore dello Stato di Milano, «consistente in pluribus locis inferioribus et superioribus, curtis, viridario, cameris, salis et aliis suis iuribus et pertinentiis, stalla magna […] coheret ab una parte strata, ab alia dicti comitis Montis Castelli et ab alia domini comitis Marci Antonii Aretii et ab alia ecclesie collegiate seu parochie Sancti Babile Mediolani, et in parte domini domini comitis Caroli Francisci et domini Antoiii fratrum de Serbellonis filiorum quondam domini comitis Gabrii et in venditione dicti pallatii non comprehendit illa pars que ab eis dicti fratribus possiderut» (secondo la permuta del 20 settembre 1655) per il prezzo di 30.000 lire imperiali.
Latuada 1737-1738, I, p. 207.
Accanto a questa chiesa [San Babila], l’una dopo l’altra, vi sono le due nobili abitazioni delle famiglie Aresi e Stampa di Montecastello. In questa prima si ritrova un’ampia galleria di bellissimi quadri, visitata da forastieri, per osservare le opere de’ più rinomati pittori che vi furono con grandissima spesa radunate; come altresì una libreria finita di volumi e per rarezza e per numero degni di stima.
