Milano, Palazzi di Mariolo Guiscardi

Palazzi di Mariolo Guiscardi a Milano

Edoardo Rossetti

Milano, Porta Vercellina, parrocchia di San Martino al Corpo foris.

(edifici non più esistenti)

 

Domus magna

Passaggi di proprietà:

  • ante 1491, fratelli da Galbiate
  • 1491-1498, Mariolo e Giovanni Antonio Guiscardi, figli di Martino, camerieri di camera di Ludovico Maria Sforza
  • 1498-1499, cardinale Ippolito d’Este, figlio del duca di Ferrara Ercole e arcivescovo di Milano
  • 1499-1506, Philbert e Jean Charles di Hugurs de Chandée, capitani d’arme francesi
  • 1506-1516, cardinale Federico Sanseverino, figlio di Roberto conte di Caiazzo
  • 1516-1540, eredi del cardinale Federico Sanseverino ed eredi di Mariolo Guiscardi
  • 1540-ca. 1575, Catellano Maggi ed eredi
  • 1575-1628, Alfonso Gonzaga, marchese di Castelgoffredo e sposo di Ippolita Maggi (figlia di Bartolomeo)
  • 1628-sec. XVIII, Teodoro Trivulzio, sposo di Caterina Gonzaga (figlia di Alfonso), ed eredi
  • sec. XVIII (ultimo quarto), pubblico ergastolo

La storia, o meglio le storie, delle case di Mariolo Guiscardi a Milano sono assai complesse, ulteriormente complicate dal fatto che si trovavano nella stessa parrocchia e che nelle vicende a esse legate compare come una meteora il nome di Leonardo da Vinci e per le menzioni esplicite di Mariolo nei manoscritti del fiorentino, e per l’attribuzione ancora non chiarita di un progetto per un palazzo dello stesso Leonardo (BAMi, Codice Atlantico, c. 426r-v). Innanzitutto bisogna sottolineare che Mariolo e suo fratello Giovanni Antonio hanno in realtà una ulteriore proprietà urbana sita presso la Curia di Rodello (via Rovello), come risulta dalle coerenze di alcuni beni siti in Porta Comasina, parrocchia di San Marcellino, locati da Antonio da Monza allo spagnolo magister Pietro de Gonzalis (ASMi, Notarile 2887, notaio Giovanni Francesco Castiglioni, 1493 settembre 30: i confinanti sono gli eredi di Tommaso Banfi, Mariolo e Giovanni Antonio Guiscardi, Galdino da Varese, Bianchino da Merate e la Curia detta de Rodello). Questa casa non molto distante dal castello inserita in un quartiere altrettanto prestigioso è l’abitazione dei fratelli Guiscardi almeno fino al 1495.

A partire dal 1490-1491 i Guiscardi ricevono in parte in dono dal duca (1490 ottobre 10) e in parte acquistano (1491 gennaio 29: 14 pertiche  con confine meridionale nel fosso della Cittadella già viscontea) una vasta proprietà che si trova verosimilmente in testa alla strada del Borgo di Santa Maria delle Grazie che allora doveva qui interrompersi e raggiungere il Redefosso in modo più complesso e non lineare, giustificando l’annotazione di Leonardo relativa alla misurazione della strada del Borgo che «entra braccia 7 e 1⁄2 nella casa di Mariolo», cfr. Ms. I, cc. 118v-119r. Sulla parte settentrionale di questo esteso appezzamento sorge un vero e proprio palazzo, mentre altre costruzioni sorgono probabilmente tra le vigne che si estendono a meridione fino ai beni di Filippo Feruffini acquistati da Bergonzio Botta.

Dopo essere stata promessa in toto o in parte a Francesco Gonzaga e Isabella d’Este, questa proprietà è oggetto di una strana transazione nel settembre del 1498 – mentre solo un mese prima è definitivamente acquistata dalla camera ducale la vigna grande di San Vittore, 171 pertiche da lottizzare – con la quale per una cifra spropositata Ippolito d’Este, neo arcivescovo di Milano, si impegna a comprare la dimora e tutti i terreni annessi per 32.000 lire imperiali. Se lo spazio a sud-est di questa proprietà è oggetto delle riforme legate alla lottizzazione della vigna di San Vittore, anche lo spazio a sud-ovest di questa proprietà è interessata da lottizzazioni e fortificazioni, in particolare negli stessi anni Ambrogio Ferrari è sovrintendente dei lavori alla fortezza di Porta Vercellina, «prope virindarium domini Bergontii Botta». Non solo viene aperto lo stradone nuovo di San Vittore che dovrebbe connettersi direttamente in rettifilo all’antica strada per Vercelli e avere in capo la fortezza presso il giardino Botta, ma anche le strade presso le proprietà Guiscardi, lo stesso Borgo delle Grazie e le strade già tracciate cambiano il loro aspetto in un progetto che resterà non finito. In questo momento probabilmente il palazzo è separato dalla vigna meridionale. La vendita a Ippolito d’Este, l’acquisto di Berogonzio Botta, ma proprietà in zona sono comprate anche da Marchesino Stanga e da altri vicini al duca, non sono solo operazioni di magnificenza dei rispettivi proprietari sono azioni di investimento per la costruzione di un nuovo quartiere e se non di una vera e propria nuova cinta muraria attorno alla città, almeno di un sistema di fortificazioni esterno che protegga Milano da ovest. Si deve forse tenere conto che negli stessi anni l’area tra Sant’Angelo Vecchio e il nuovo Lazzaretto è oggetto di vorticose transazioni simili da parte di personaggi legati alla corte e/o a Bergonzio Botta. Si tratta di una situazione attestata anche da alcuni famosi fogli leonardeschi (BAMi, Codice Atlantico, c. 1050v).

Fallito il progetto sforzesco (ma non del tutto, in parte per volere di Luigi XII, in parte di altri ex cortigiani come Innocenzo da Corbetta si continuano ad aprire le strade previste), il palazzo di Mariolo e almeno buona parte dei terreni circostanti, prima confiscato dai francesi, diventa tra il 1506 e 1507 proprietà del cardinale Federico Sanseverino. Dopo questa transazione la sorte dell’enorme sedime subisce probabilmente una frammentazione, la parte meridionale (14 pertiche) ora divisa dalla prosecuzione del Borgo delle Grazie passa a Catellano Maggi (1540), mentre la parte settentrionale con l’antico palazzo passa al fratello Cesare Maggi (in data non nota). La figlia di quest’ultimo, Ippolita sposa Alfonso Gonzaga di Castelgoffredo portando in dote il palazzo, sempre per via matrimoniale l’edificio principale entra tra i beni di casa Trivulzio per via del matrimonio tra Caterina Gonzaga e il principe Teodoro Trivulzio. Infine diventa il Regio ergastolo di Milano dove però Venanzio De Pagave vede ancora resti “bramanteschi”.  Che questa proprietà sia parte di quella di Mariolo a data 1498 lo attesta una nota a margine degli atti notarili di Antonio Bombelli che ricordano le copie fatte fare dai principi Gonzaga delle transazioni del settembre 1498. La proprietà meridionale di vigna confinante con il giardino già Botta (ora Scaccabarozzi) e pochi resti di edifici acquistati da Catellano è venduta da Cesare Maggi a Giovanni Maria Olgiati tra il 1550 e il 1556, e resta in proprietà degli Olgiati fino alla fine del XVIII secolo.

A questa già complessa situazione si unisce il problema della casa nuova di Marliolo e del fratello. Probabilmente nello stesso 1498 Mariolo riceve un appezzamento di terra sito alle spalle della casa Atellani, al centro della vigna grande di San Vittore. Su questo terreno si apre un cantiere per un nuovo palazzo; cantiere saccheggiato nel 1499 alla caduta di Ludovico il Moro e rimasto in stato di rovina e mai finito.

 

Regesto dei documenti

1. 1489 maggio 4,

ASMI, Notarile 4212, notatio Bernardino Porri

Giacometta de Beinis de Barbantia, figlia del fu Zanini, agente tramite  Anoniolo de Burgis abitante in loco de Candia, Pieve Lomellina, Comitato di Pavia, affitta a Pietro Frigerio, figlio del fu Pagano, abitante a Milano in Porta Vercellina, parrocchia di San Martino al Corpo foris un sedime sito a Milano in Porta Vercellina, parrocchia di San Martino al Corpo foris, con orto seu broli, confinante con da un parte la strada, seu Burgi Porte Vercelline Mediolani, da due lati con i beni di prete Ambrogio e Giovanni fratelli Galbiati [poi di Mariolo Guiscardi], et dall’altro con i beni di Filippi Ferrufini [poi di Bergonzio Botta] mediante il fossato.

 

2. 1490 ottobre 10, 

targa che sarebbe conservata all’interno del Collegio San Carlo (Auletta Marrucci 1998, p. 47, nota 31).

LUDOVICI MEDIOLANENSIS DUCIS PATRONI BENEFICENTIA MARIOLUS ET IO. ANTONIUS VISCARDI FRATRES QUI NULLA ALIUM NNOVERE DOMINUM AEDIFICAVERUNT FUNTAMENTA IACERE. 1490. X MENSIS OCTOBRIS.

 

3. 1491 gennaio 29, Milano, castello di Porta Giovia,

ASMi, Notarile 1696, notaio Giovanni Castiglioni.

Prete Ambrogio e Giovanni, fratelli da Galbiate, figli del fu Antonio, entrambi abitanti a Milano in porta Comasina, parrocchia di San Tommaso in Terramara, si accordano con Giovanni Maria, detto Mariolo, e Giovanni Antonio, fratelli Guiscardi, figli del fu Martino, entrambi abitanti a Milano in porta Comasina, parrocchia di San Marcellino, per la vendita di una casa con un terreno di 14 pertiche sito a porta Vercellina, parrocchia di San Martino al Corpo foris, al prezzo di 2200 lire imperiali. In primis i due venditore si impegnano a mettere alle grida di beni.

I beni sono: (1) due parti pro diviso su tre di un sedime sito a Milano in Porta Vercellina, parrocchia di San Martino al Corpo foris, con edifici ecc. e un pezzo di vigna unito di pertiche 14 confinanti da un lato con la strada mastra del Borgo di Porta Vercellina, dall’altro lato con la strada che va a San Vittorello, dall’altro lato confinava già con i beni di Bigneta vedova di Donato Raverti e ora con i suoi eredi, in parte con gli eredi di Cristoforo Alciati tenuti da Michele cavaterum, da ultimo con il fosso della Cittadella. (2) La terza parte per diviso del predetto sedime e vigna con due camere in fondo a detto sedime a destra, dopo il pozzo, con due camere superiori e una stalla contigua con scala zepegna e solaio, pollaio e zuchata e la parte della vigna che da verso gli eredi di Bigneta e due filari di vigna con una zuchata in mezzo e un altro filare di vigna che da verso i beni che furono di Antonio de Sobaliis, per 4 pertiche di terra, il tutto che confina da un parte con la strada, dall’altro lato con i beni che furono di Antonio de Sobatiis nella parte anteriore del detto sedime verso il Borgo, dall’altro con gli eredi del defunto Cristoforo Alciati tenuti da Michele cavaterum in parte et in parte con i beni degli eredi di Bignete, e dall’altro con il fosso della Cittadella, dall’altro con i beni già di Antonio de Sobatiis. (3) Una camera in terra dopo l’andito della porta con porta chiusa verso il portico, un’altra stanza davanti con superiori con la terza parte dell’area verso la strada di San Vittorello iniziando dal fondo della vigna con due viti e una zuchata di terra oltre il secondo filare per 5 pertiche, confinanti da un lato con la strada mastra del Borgo di Porta Vercellina, dall’altro con la strada che va a San Vittorello, dall’altro con il fosso della Cittadella e da ultimo con i beni che furono del defunto Antonio de Sobaliis.

 

4. 1498 gennaio 21,

ASMn, Archivio Gonzaga, 1632, Benedetto Capilupi alla marchesa Isabella d’Este; Carteggio mantovano,  XV, lettera 132.

Benedetto Capilupi e Ludovico il Moro cavalcano per Milano e passando presso la casa dei marchesi di Mantova commentano lo stato precario dell’abitazione che necessita restauri. Il duca rivolge queste parole all’oratore mantovano: «Io non sono stato fin adesso a pensare da una stantia per el signor marchese, quando se assettasse cum mi voria farli havere la casa de Mariolo quale è facta, è bella, ha bello zardino, et è in la mia contrada favorita apresso le Gratie. Responsi ch’el signor mio toria sempre quello che la ezcellentia sua gli volesse dare, et che s’el voleva cominciasse adesso, io andaria a pigliare la possessione. La excellentia sua, facendo bocca da ridere, disse ch’io era troppo bon factore […]». La lettera si conclude con le indicazioni relative alla sepoltura del «puttino qual parturitte morto la duchessa nel muro de una porta del ghiostro de le Gratie […] cum questo epithaphio scripto de oro in campo negro, del quale qui incluso mando exemplo alla signoria vostra».

 

5. 1498 settembre 5, Milano, porta Vercellina, parrocchia di Santa Maria alla Porta, casa di Bergonzio Botta

ASMi, Notarile 1941, notaio Antonio Bombelli.

Mariolo Guiscardi, figlio del fu Martino, abitante a Milano in porta Vercellina, parrocchia di San Martino al Corpo foris, nomina come proprio procuratore Giovanni Antonio Guiscardi suo fratello per vendere per il prezzo di 32.000 lire imperiali al duca Ludovico Maria Sforza un sedime sito a Milano in porta Vercellina, parrocchia di San Martino al Corpo foris, quod est cum hedefitiis, cameris, solariis, sallis, curte, canepa, viridario seu zardino, et aliis sui iuribus et pertinentiis, quibus omnibus coheret ab una parte strata, seu cursus burgi nuncupati Porte Vercelline, ab alia, seu a duabus partibus strata per quam itur a dictu burgo versus Redefossum et deinde ad Sanctum Iohanne, nuncupatum ad Vepra, ab alia heredum quondam magnifici domini domini Philippi Ferufini in parte et in parte dictum Redefossum.

 

6. 1498 settembre 6, Milano, castello di Porta Giovia.

ASMi, Notarile 1938, notaio Antonio Bombelli; Ivi., Fondo di Religione 1414.

Bibl.: Biscaro 1909, p. 375, nota 2; Patetta 1987, p. 423 e nota 8.

Sul documento in notarile compare un’annotazione relativa alla realizzazione di copie ad uso del figlio di Mariolo Guiscardi e dei principi Gonzaga.

Giovanni Antonio Guiscardi, figlio del fu Martino, abitante a Milano in porta Vercellina, parrocchia di San Martino al Corpo foris, vende per il prezzo di 32.000 lire imperiali al duca Ludovico Maria Sforza il sedime con giardino in cui abita sito a Milano in porta Vercellina, parrocchia di San Martino al Corpo foris. Il duca corrisponde immediatamente al Guiscardi 1.000 ducati e promette di corrisponderne altri 1.000 entro sei mesi, assegna inoltre ai fratelli venditori parte delle entrate delle possessioni di Cusago e di Villanova: 843 ducati e 23 soldi per l’anno 1499, 1.193 ducati e 60 soldi per l’anno 1500, 2.037 ducati e 3 soldi per l’anno 1501, 2037 ducati e 3 soldi per l’anno 1502 e un’ultima rata di 488 ducati e 71 soldi in data da definirsi.

 

7. 1498 ottobre 3, Milano, monastero di Santa Maria delle Grazie, in quaddam claustro ecclesie

ASMi, Rogiti camerali 105, notaio Antonio Bombelli; Ivi, Fondo di Religione 1414.

Bibl.: Biscaro 1909, pp. 375-376, nota 2; Patetta 1987, p. 423 e nota 8.

Sul documento in notarile compare un’annotazione relativa alla realizzazione di copie ad uso del figlio di Mariolo Guiscardi e dei principi Gonzaga.

Il duca Ludovico Maria Sforza vende per il prezzo di 32.000 lire imperiali al cardinale Ippolito d’Este, arcivescovo di Milano, il sedime con giardino [già di Mariolo e Giovanni Antonio Guiscardi] sito a Milano in porta Vercellina, parrocchia di San Martino al Corpo foris. Il cardinale si impegna a corrispondere il danaro per metà entro sette anni e per l’altra metà nell’anno successivo.

 

8. 1490-1500,

Leonardo da Vinci, Manoscritto I (2180) dell’Institut de France, cc. 118v-119r; Cislaghi 2002. 

Leonardo da Vinci realizza un rilievo della strada Borgo delle Grazie. Nella ventesima sezione compare la scritta «porta di Vangelista»; a questa si aggiunge a margine l’indicazione «la casa di Vangelista è braccia 75». Maggiore attenzione è stata prestata alle scritte successive: nell’ultima sezione «entra braccia 7 e 1⁄2 nella casa di Mariolo»; completata dall’annotazione «la strada di messer Mariolo è braccia 13 1⁄4».

 

9. 1500 gennaio 1, Milano

ASMo, Ambasciatori milanesi 18, Giovanni Giacomo Seregni al duca Ercole d’Este.

Bibl.: Pélissier 1896, vol. II, p. 121, nota 3.

Nelle case di Mariolo Guiscardi e di Giacometto Atellani nel borgo di Porta Vercellina sono alloggiati quattrocento lance del capitano Robinet (Robertet?).

 

10. 1501 agosto 10, Milano.

ASMi, Notarile 5433, notaio Tommaso Omodei.

Mariolo e Giovanni Antonio Guiscardi, figli del fu Martino, entrambi abitanti a Milano in porta Vercellina, parrocchia dei Santi Naborre e Felice, dividono i beni comuni immobili acquisiti a titolo di donazione da Ludovico Maria Sforza, stabilendo che a Mariolo spettino i beni di Cusago, pieve di Cesano, item medietas pro indiviso illius sediminis iam cepti et nondum finiti siti et iacentis in porte Verceline, parochie Sancti Martini ad Corpus foris Mediolani videlicet iuxta ecclesiam seu monasterium domine Sancte Marie Gratiarum Mediolani, item tres partes ex quatuor partibus illius crediti ducatorum septem millium sexcentum vel circa, salvo errore calchuli, quod habent prefati dominos fratres erga et adversis regiam et ducalem cameram ac alias personas ad hoc obligatas oc casione et vigore resti pretii illius domus magne site in porte Verceline, parochie Sancti Martini ad Corpus foris Mediolani alias vendite per prefatos dominos fratres prelibato Illustrissimo domino domino Ludovico Marie ut apparet ex instrumento venditionis rogato, ut dixerunt, per dominum Antonium de Bombelis notarium et causidicum Mediolani; e che a Giovanni Antonio siano assegnati i beni dell’Oltrepò, con l’onere di pagare ogni debito gravante su questi beni, item altera medietas pro indiviso dicti sediminis siti et iacentis in dicta porte Verceline parochie Sancti Martini ad corpus foris Mediolani iam cepti et nundum finiti et iuxta ecclesiam d. S. Marie de Gratiis Mediolani, e la quarta parte del credito di 7.600 ducati per la domus magne venduta al duca Ludovico Maria Sforza. Al contratto è apposto un patto con il quale i due fratelli si impegnano a corrispondere alla regia camera 1.250 scudi del sole per i beni a loro confiscati e donati ai francesi Jean Hurault, Jean Rovert, Florimont Robertet e Jean Petitis.

 

11. 1502 settembre 24, Milano

ASMo, Ambasciatori milanesi 18, Giovanni Giorgio Seregni al duca Ercole d’Este. 

Bibl.: Meschini 2006, I, p. 249, nota 90.

Philibert de Chandée manifesta l’intenzione di vendere al cardinale Ippolito d’Este la casa già di Mariolo Guiscardi in porta Vercellina sichè vostra excelentia intende costoro tutti cercano ogni via per fare danari.

 

12. 1506 dicembre 15, Milano, porta Vercellina, parrocchia di San Martino al Corpo foris, casa di Jean Charles de Chandée; 

ASMi, Notarile, b. 4092, notaio Giovanni Antonio da Robbiate; Ibid., b.4152, Battista Caccia Castiglioni; a margine compare la scritta Venditio Reverendissimi domini Cardinalis Sancto Severino.

Bibl.: Meschini 2004, p. 268, nota 75.

Jean Charles di Hugurs de Chandée, luogotenente del Montoison, temporaneamente domiciliato aMilano in porta Vercellina, parrocchia di San Martino al Corpo foris, vende per 1.350 scudi d’oro del sole a Giovanni Pietro Moroni, figlio di Signorino, abitante a Milano in porta Nuova, parrocchia di San Martino ad Nuxigiam, agente a nome proprio e a nome di suo padre (come risulta da un documento di procura rogato dal notaio Giovanni Antonio da Robbiate), un sedime sito a Milano in porta Vercellina, parrocchia di San Martino al Corpo foris, già appartenuto a Mariolo e Giovanni Antonio Guiscardi e donato dal re di Francia a Philibert di Hugurs de Chandée, fratello del venditore, quod est cum suis hedifittiis, salis, zardino, canepa, vigna et aliis suis juribus et pertinentiis in quo est inclusiva quondam domus parva contigua dicti sedimini, cui sedimini et zardino coheret a duabus partibus strata, ab alia heredum quondam magnifici domini Burguntii de Botis, et ab alia Petri de Marliano in parte et in parte heredem quondam Michaelis de Blanchis, compresi i miglioramenti realizzati sul sedime dai fratelli de Chandée e tabule, lectis, credentie et alia quinque fornimenta lignea de presenti existenti in dicti bonis. Il Moroni si impegna a corrispondere al venditore 150 scudi entro dieci giorni e i restanti 1.100 scudi a Stefano Grolier, tesoriere regio, entro Natale. I contraenti si accordano affinché ogni rimostranza relativa alla vendita sia denunciata presso la casa del conte Gilberto Borromeo sita in porta Vercellina, parrocchia di Santa Maria Podone.

 

13. 1506 dicembre 19, Milano.

ASMi, Notarile 4152, Battista Caccia Castiglioni.

Stante la promessa di acquisto fatta da Giovanni Pietro Moroni a Jean Charles di Hugurs de Chandée, luogotenente del Montoison, con rogito di Giovanni Antonio de Robiate. Ora Stefano Glorier regio tesoriere abitante a Milano in Porta Vercellina, parrocchia di San Giovanni sul Muro volendo soddisfare alla promessa del detto Morone paga al notaio agente a nome del  Chandée e promette di pagare entro il prossimo natale 900 scudi auri a sole e per i restanti scudi 100 da una cedola a un armigero del Chandée.

 

14. 1507 settembre 29, Milano.

ASMi, Notarile 4092, notaio Giovanni Antonio da Robiate.

Giovanni Pietro Moroni vende per il prezzo di 1350 scudi d’oro del sole al cardinale Federico Sanseverino un sedime sito a Milano in Porta Vercellina, parrocchia di San Martino al Corpo foris, con giardino e confinante da due lati con la strada, dall’altro lato con gli eredi di Bergonzio Botta, e dall’ultimo lato con Pietro Marliani.

 

15. ca. 1507-1516,

Bandello, Novelle (I, xxxi), [Flora] vol. I, p. 391. Si vedano anche Ibid. (III, ii e xv), vol. II, pp. 259, 325.

Aveva in Milano nel suo palazzo in Porta Vercellina l’illustrissimo e reverendissimo signor Federico Sanseverino cardinale fatto un sontuoso ed onorato convito a molti gentiluomini […].

 

16. 1540 gennaio 16, Milano, porta Ticinese, parrocchia di San Maurilio, casa di Castellano Maggi.

ASMi, Fondo Religione 1414.

Bibl.: Patetta 1987, p. 423 e nota 11

Pietro Giacomo Sertori, figlio del fu Matteo, abitante a Viadana, vescovado di Cremona, agente a nome di Barbara Gonzaga, figlia del fu Giovanni Francesco (come risulta da un documento di procura rogato il giorno 8 gennaio 1540 dal notaio Giovanni Francesco Mori), con il consenso di Ottaviano Guiscardi, figlio del fu Mariolo, abitante a Gallarate, ducato di Milano, vende per il prezzo di 2.000 lire imperiali a Castellano Maggi, figlio del fu Merlino, abitante a Milano in porta Ticinese, parrocchia di San Maurilio, de petia una viridarii, seu zardini di circa 16 pertiche sito in porta Vercellina, parrocchia di San Martino al Corpo foris, super quibus alias aderat pallatium seu domus, que nunc sunt diruta salvis tamen muris circumdantibus dicta bona, et in quibus bonis comprenditur situs sediminis in quo erant dicta edefitia nec non et viridarium muris circumdatum et quibus bonis coheret a duabus partibus strata, ab alia viridarium quod nunc appellatur viridarium de Botis, sed nunc tenetur per dominum Bernardinum de Scacabarotiis, et ab alia domini Andree de Paderno in parte et in parte [***]. Il Sertori si impegna a versare 200 lire a Ottaviano Guiscardi, mentre Catellano Maggi promette di corrispondere le 2.000 lire solo dopo essersi presentato davanti al vicario di provvisione del comune di Milano per porre i beni oggetto della transazione alle grida.

 

17. 1550 settembre 6, 

ASMi, Notarile 10024, notaio Galdo da Lodi.

Bibl.: Candia 2021.

Cesare Maggi affitta a Giovanni Maria Olgiati un sedime sito a Milano in Porta Vercellina, parrocchia di San Martino al Corpo foris con edifici, camere, sala e solai, corte, pozzo e altre pertinenze con una domuncula con quattro stanze al piano terreno e due al piano superiore, corte pozzo e altre pertinenze con un giardino confinante da due lati con la strada, da un altro lato con i beni di Andrea da Paderno e dall’altro con i beni di Bernardo Scaccabarozzi.

 

18. 1553 dicembre 5, 

ASMi, Rubriche dei notai 2741, notaio Galdo da Lodi; Ivi, Araldica, parte antica, 99, 1772 gennaio 10. 

Bibl.: Candia 2021.

Giovanni Maria Olgiati compra la proprietà a suo tempo a lui locata da Cesare Magni.

 

19. 1628 ottobre 8, Milano.

ASMi, Archivio Trivulzio, Archivio milanese 93.

La contessa Caterina Gonzaga cedeva al marito principe Teodoro Trivulzio i beni e la signoria di Vanzaghello, la casa con giardino di porta Vercellina, altre case in Melzo in cambio di 2.232 luoghi del Banco di San Giorgio a Genova.

 

20. G. Gattico, Descrizione succinta e vera delle cose spettanti alla chiesa e convento di Santa Maria delle Grazie e di Santa Maria della Rosa e suo luogo, et altre loro aderenze in Milano dell’Ordine de’ Predicatori con due tavole in fine, a cura di E.E. Bellagente, Milano 2004, p. 71.

Un altro è stato il moderno duca Ludovico qual con il consenso pure del suddetto suo nepote Giovanni Galeazzo comprò e gli donò tutto quel sito ch’a man sinistra nell’ingresso del detto orto s’estende sino alla strada pubblica (e ciò fu l’anno 1492 il dì 15 di dicembre), et arriva sino alla cantonata del muro ove termina il giardino del palazzo, che fu altre volte di don Ferrante Gonzaga et ora dell’eminentissima et illustrissima casa Trivulcia.

 

21. V. De Pagave, Dialogo fra un forestiere ed un pittore che si incontrano nella basilica di San Francesco in Milano, Biblioteca d’Arte di Milano, ms., sec. XVIII, cc. 194-195.

Col disegno di Bramante li prencipi Gonzaga inalzarono la grandiosa abitazione in vicinanza e quasi di contro alla poch’anzi descritta chiesa delle Grazie, la quale servì già di abitazione a San Luigi Gonzaga quando da giovanetto studiava in Milano. Questo palazzo, cha a vicenda fu impiegato a molti usi, più non ritiene la sua antica consistenza dopo che venne incorporato all’ergastolo pubblico fatto innalzare dalla mugnificenza della defonta augustissima eroina del secolo Maria Teresa. Apparteneva a’ giorni nostri al fu prencipe Teodoro Trivulzio. Alcune finestre, che conservasi ancora intatte, autenticano la mano del suo architetto Bramante. Nulla mancava a questa grande fabbrica di comodi appartamenti, scale spaziose, giardino vastissimo e, dopo l’estinta casa Gonzaga, passò questa abitazione in retaggio alla mancata discendenza de Principi Trivulzi.

 

22. ca. 1770,

ASMi, Uffici giudiziari p.a. 262; Scotti 1982, pp. 231-237. 

Mappa del Regio Ergastolo con in evidenza sulla destra l’antico palazzo Gonzaga-Trivulzio.

 

Domus nova

  • 1498-1499, terreno verosimilmente donato dal duca Ludovico Maria Sforza a Mariolo e Giovanni Antonio Guiscardi scorporandolo dalla vigna grande di San Vittore
  • 1499 agosto 31, il cantiere è saccheggiato
  • 1500, terreno affittato a Giacomo da Castello

 

Regesto dei documenti 

1.1499 agosto 31, Milano

Corio, Historia, vol. 2, p. 1632

Nel giorno predetto dopo pranzo la plebe accorse alla casa di Ambrogio Curzio, e la dilapidarono del tutto, sebben poco valore vi si trovasse, e così fu fatto anche del giardino di Burgonzio Botta regolatore delle entrate ducali, del palazzo e delle scuderie di Galeazzo Sanseverino e dell’abitazione di Mariolo cameriere di Lodovico, fondata di fresco e non ancora coperta.

 

2. 1500 gennaio 1, Milano

ASMo, Ambasciatori milanese 18, Giovanni Giacomo Seregni al duca Ercole d’Este

Bibl.: Pélissier 1896, vol. II, p. 121, nota 3

Nelle case di Mariolo Guiscardi e di Giacometto Atellani nel borgo di Porta Vercellina sono alloggiati quattrocento lance del capitano Robinet (Robertet?).

 

3. 1500 maggio 18, Milano, porta Orientale, parrocchia di Santa Tecla, casa di Bianca Pagnani

ASMi, Notarile 5083, notaio Giovanni Battista Bossi. 

Giovanni da Torno, figlio del fu Giovanni, abitante a Milano in porta Orientale, parrocchia di Santa Tecla, agente a nome di Jean Hurault, Giovanni de Hezo, Stefano Petiti e Giovanni de Colerau, affitta a magistro Giacomino da Castello, figlio del fu Antonio, abitante a Milano, in porta Vercellina, parrocchia di San Martino al Corpo foris, omnibus sediminibus et hedeficiis in cui il da Castello abita e che appartenevano a Mariolo Guiscardi ac zardino per un totale di 4 pertiche circa siti a Milano in porta Vercellina, parrocchia di San Martino al Corpo foris, cui coheret ab una parte strata, ab alia Baptista de Ripa, ab alia Donati de Prata, et ab alia Georgii de Rubeis in parte et in parte Angeli de Gorla

 

4. 1501 agosto 10, Milano.

ASMi, Notarile 5433, notaio Tommaso Omodei.

Mariolo e Giovanni Antonio Guiscardi, figli del fu Martino, entrambi abitanti a Milano in porta Vercellina, parrocchia dei Santi Naborre e Felice, dividono i beni comuni immobili acquisiti a titolo di donazione da Ludovico Maria Sforza, stabilendo che a Mariolo spettino i beni di Cusago, pieve di Cesano, item medietas pro indiviso illius sediminis iam cepti et nondum finiti siti et iacentis in porte Verceline, parochie Sancti Martini ad Corpus foris Mediolani videlicet iuxta ecclesiam seu monasterium domine Sancte Marie Gratiarum Mediolani, item tres partes ex quatuor partibus illius crediti ducatorum septem millium sexcentum vel circa, salvo errore calchuli, quod habent prefati dominos fratres erga et adversis regiam et ducalem cameram ac alias personas ad hoc obligatas oc casione et vigore resti pretii illius domus magne site in porte Verceline, parochie Sancti Martini ad Corpus foris Mediolani alias vendite per prefatos dominos fratres prelibato Illustrissimo domino domino Ludovico Marie ut apparet ex instrumento venditionis rogato, ut dixerunt, per dominum Antonium de Bombelis notarium et causidicum Mediolani; e che a Giovanni Antonio siano assegnati i beni dell’Oltrepò, con l’onere di pagare ogni debito gravante su questi beni, item altera medietas pro indiviso dicti sediminis siti et iacentis in dicta porte Verceline parochie Sancti Martini ad corpus foris Mediolani iam cepti et nundum finiti et iuxta ecclesiam d. S. Marie de Gratiis Mediolani, e la quarta parte del credito di 7.600 ducati per la domus magne venduta al duca Ludovico Maria Sforza. Al contratto è apposto un patto con il quale i due fratelli si impegnano a corrispondere alla regia camera 1.250 scudi del sole per i beni a loro confiscati e donati ai francesi Jean Hurault, Jean Rovert, Florimont Robertet e Jean Petitis.

 

5. 1506

ASMi, Notarile 2629, notaio Francesco Bellabocca

Bibl.: Auletta Marrucci 1998, pp. 44, 47, nota 42.

Alla presenza del dottore in decretali Sebastiano Gilberto Visconti il magnifico Mariolo Guiscardi nella causa vertente contro il prete Giovanni Pietro Birago attesta che nel 1499 si è assentato dalla sua casa di porta Vercellina, nella parrocchia di San Martino al Corpo, dove ha depositato una certa quantità di materiali (laterizi, medoni, planelle, ferramenta, legnami e calcina) del valore di 2100 lire imperiali per la costruzione della sua dimora che gli è stata sottratta dal prelato indebitamente («causis a dominio mediolanense recesiset in domibus habitationis sue sitis in porta Vercelina, parrochia Sancti Martini ad Corpus Mediolani foris, que est cum suis hedefitiis, cameris, solariis, curte, putheo, necessariis et aliis suis iuribus et pertinentiis cui coheret ab una parte strata, ab alia domini Inocentii de Corbeta, ab alia Donati Postarii et ab alia Bertole de Modoetia salvo errore coherentiarum, habebat et dimissit, deposuit in dicta eius domo diversas quantitates laterum, medonorum, pielonorum, ferramentam et lignaminam, calcinas et alias materias pro hedefitio domus sue predicte et quod dictus presbiter Iohannes Petrus nulla causa legiptima existente in animo eidem domino Mariolo iniurandi(?) Et

dampnificandi tenere et de facto de dicto anno magnam quantitatem ipsorum laterum, medonorum, pielorum, ferramentorum et lignaminum, calcine et alias materias pro hedefitio dicte domus sue fabricande ut supra in dicta domo tunc existentes et que erant ipsius domini Marioli et que possidebant per eum in ipsa sua domo et armata manu exportari fecit quo voluit res et bona predicta pro ut supra et in suos proprios usus covertit […] item quod verum est ut supra quod dicta bona pro ut supra per ipsum presbiterum Iohannem Petrum seu eius nomine exportata a domo predicta ut supra tunc temporis ea materia computata cum altera et altera materia communis et communi extimatione erant valoris et pretii librarum sexcentum, item septemcentum, item octocentum imperialium»).

A conferma della sua deposizione Mariolo ha raccolto la testimonianza di alcune persone, che è riportata all’interno dell’atto.

1506 marzo 26,

Giovanni Antonio Ferrari, figlio del fu Giacomo, abitante a Milano, in porta Vercellina, nella parrocchia di San Martino al Corpo foris, di 36 anni circa, attesta che Mariolo Guiscardi si è assentato dal ducato di Milano più volte e in uno di questi frangenti ha visto alcuni giovani poveri sottrarre dalla dimora del nobile una certa quantità di materiali da costruzione (laterizi, medoni, planelle, legnami e calcina), che ammonta a circa un migliaio di unità e trasportarli nella casa del prete Giovanni Pietro Birago, sita in parte nella stessa parrocchia di San Martino al Corpo e in parte in quella di San Nicolao.

NOTA: l’abitazione del Ferrari era una casa sita nei pressi della vigna grande di San Vittore affittata in parte a magister Bartolomeo Turri, costituita da due sedimi confinanti l’uno con i beni di Francesco da Monza,  il marescalco Borrella, l’abbazia di San Vittore e la strada, l’altro con i beni di Giovanni Ramberti, il monastero di Santa Maria delle Grazie a la strada, cfr. ASMi, Notarile 2887, notaio Giovanni Francesco Castiglioni, 1494 gennaio 27.

Giacomo da Castello, figlio del fu Antonio, abitante a Milano, in porta Vercellina, nella parrocchia di San Martino al Corpo, di 30 anni circa, attesta che nel 1499 assente Mariolo Guiscardi, il prete Giovanni Pietro Birago ha sottratto una grande quantità di materiali da costruzione (laterizi, medoni, planelle, coppi e legnami) del valore di 200 lire imperiali o più dalla casa del nobile e li ha traferiti in casa sua. Giacomo non ricorda i nomi delle persona che hanno trasportato i materiali per conto del prelato, ma che erano tutti residenti nella stessa contrada. Il da Castello asserisce che tra i legnami c’era una partita bella e lavorata, tra cui spiccava una trave grande, delle travi più piccole e delle assi di pero e di larice.

1506 marzo 27,

Il maestro Ambrogio da Castello, figlio del fu Gottardo, abitante a Milano, in porta Vercellina, nella parrocchia di San Martino al Corpo, di 37 anni circa, attesta che nel 1499 a causa della temporanea assenza dal ducato di Mariolo, ha sentito dire da diverse persone residenti nella parrocchia di San Martino al Corpo che il prete Giovanni Pietro (nel testo lo chiama Battista) ha asportato dalla casa del nobile una certa quantità di materiali da costruzione (laterizi, planelle, medoni, coppi e legnami) del valore di 150 lire imperiali e li ha depositati presso la sua dimora sita in parrocchia di San Nicolao. Avendo ascoltato questo racconto, Ambrogio, capomomastro del cantiere del palazzo di Mariolo, si è recato presso la casa del presbitero e ha visto una grande quantità di materiali del valore di 150 lire imperiali e ha saputo da alcuni vicini della parrocchia di San Nicolao che erano i materiali sottratti a Mariolo.

 

6. 1506 febbraio 28, Milano.

ASMi, Fondo di Religione 1865.

Bibl.: Biscaro 1909, pp. 369-372.

Il magister Cristoforo da Rho, figlio del fu Giovanni, abitante a Milano in porta Vercellina, parrocchia di San Martino al Corpo foris, testimonia che verso tra il 1498 e il 1499 lavorava come operaio presso l’impresario edile Ambrogio da Castello in costructione pallatii quod dominus Mariolus tunc camararius ducalis fieri facebat per dictum magistrum Ambrosium in Burgo porte Vercelline foris e rammenta che i frati di Santa Maria delle Grazie avevano affidato al da Castello il terreno oggetto del procedimento legale sito a Milano nel Borgo di Porta Vercellina per iniziare la costruzione del monastero di Santa Caterina da Siena [poi di San Lazzaro in porta Romana].

 

7. 1507 marzo 19, Milano, studio di Paolo Taegio.

ASMi, Notarile 5737, notaio Bernardino Sabadini (Fondo Sironi).

I fratelli Gorla già affittuari dell’abbazia di San Vittore chiedono 1025 lire a Mariolo Guiscardi, detratte però 256 di fitto, per il gaudimento di un sedime sito a Milano in Porta Vercellina, parrocchia di San Martino al Corpo foris da quando Mariolo è in possesso del sedime dalla festa San Michele del 1498 al 1507. I Gorla si impegnano a lasciare libero il sedime con il controvalore di 800 lire, la proprietà è descritta come due parti su tre dell’utile dominio e naturale possesso di un sedime sito a Milano in Porta Vercellina, parrocchia di San Martino al Corpo foris con suoi edifici, camere e solai, corte, orto pozzo e pertinenze già confinante da un lato con la strada, dall’altro con i beni dell’abbazia di San Vittore, dall’altro con i beni della stessa abbazia e con i beni di Donato de Prata, un sedime ora devastato sul quale prestavano un fitto di 4 fiorini annui i Gorla e ora deve pagarlo Mariolo.

 

8. 1508 maggio 6,

ASMi, Notarile 4048, notaio Tommaso Seregni, doc. 1351.

Mariolo Guiscardi figlio del fu Martino, abitante a Milano in Porta Vercellina, parrocchia di San Martini ad Corpus foris vende per 1.000 lire imperiali a Giovanni Aloisio Panigarola figlio del fu Boniforte, abitante a Milano in Porta Vercellina, parrocchia di San Vittore Teatro, un sedime sito a Milano in Porta Vercellina, parrocchia di San Martino al Corpo foris, con cinque luoghi in volta con cantina sotterranea sita sotto uno di questi luoghi, tutti siti a destra entrando nel sedime, una curia, un giardino con orto seu viridario di 6 pertiche comprendente una domuncula per l’ortolano in angolo del giardino, un’altra camera in un altro angolo e una loggetta aperta, il tutto confinante da due parti con altri beni del detto Mariolo Guiscardi per il residuo del detto sedime, dall’altro lato con la strata nova, dall’altro lato con i beni di Innocenzo da Corbetta e da ultimo con i beni di Bertola da Monza. Contestualmente Mariolo è reinvestito degli stessi beni per un fitto annuo di 50 lire imperiali.

NOTA: I beni acquistati da Innocenzo da Corbetta in cui è aperta la sala nuova sono così ricostruibili:

1502 giugno 10, ASMi, Notarile 5525, notaio Martino Scaravaggi.

Evangelista Rovedini da Brescia vende per tramite di Gualtiero Bascapè a Innocenzo da Corbetta e previa stima dell’ingegnere Lazzaro Palazzi, e del già sovrintendente alle munizioni ducali Francesco Corio, un sedime sito a Milano in Porta Vercellina, parrocchia di San Martino al Corpo intus confinante con il corso del Borgo di Porta Vercellina, la strada che conduce a San Vittorello, la braida già appartenente all’abbazia di San Vittore e la casa che era stata di Silvestrino Bonsignori. L’edificio era stimato 1.300 ducati (16 novembre 1501), mentre gli ingegneri si riservavano di valutare in un secondo tempo la «raxone» che «ha el dicto messer Evangelista sopra el terreno di la vigna [di San Vittore] contiguo a dicta casa fin dove tene el zardino murato de messer Mariollo», perché la proprietà di questo spazio a meridione della casa era contestato dalla camera regia.

1503 maggio 6, ASMi, Notarile 5083, notaio Giovanni Battista Bossi.

Innocenzo da Corbetta affitta dai maestri delle entrate ducali un sedime che il duca aveva donato al suo cameriere Silvestrino Bonsignori, sito a Milano in Porta Vercellina, parrocchia di San Martino al Corpo foris, confinante con il corso delle Grazie, dei beni di Mariolo Guiscardi, quelli dello stesso Innocenzo (evidentemente quelli già Rovedini) e quelli ora degli eredi del defunto Fantaguzzo, già balestriere ducale; la proprietà è stimata da Lazzaro Palazzi alla presenza di Niccolò Girardi.

1506 aprile 22, ASMi, Notarile 5084, notaio Giovanni Battista Bossi.

Il generale delle finanze Sebastiano Ferrero e i maestri delle entrate rilevavano parte della proprietà già ceduta a Innocenzo da Corbetta per l’apertura di una nuova strada (via Zenale), stante il decreto regio del 17 marzo 1506.

1515 novembre 22, ASMi, Notarile 5533, notaio Martino Scaravaggi.

Innocenzo da Corbetta vendeva a Ludovico Castiglioni sia la casa acquistata dal Rovedini che i terreni rilevati dalla camera regia e già spettanti alla vigna di San Vittore acquisita dal Moro. Il primo edificio, quello già Rovedini, diviso in due parti (una nobile e l’altra adibita ad abitazione dell’ortolano) era descritto come composto da una sala e cinque camere al piano terreno e tre sale e otto camere al piano superiore, cucine, dispensa, cantine, colombai, cortile grande e cascina; confina da un lato con il corso del Borgo di Porta Vercellina, dall’altro lato con la strada che portava a San Vittorello, con i beni di Giovanni Ambrogio Morigia e Paolo Taegio già parte della vigna di San Vittore, nonché con i beni che Innocenzo aveva rilevato dalla camera ducale. Questa seconda proprietà ormai unita alla prima confinava con il corso del Borgo di Porta Vercellina, i beni di Mariolo Guiscardi, il sedime precedentei e i beni di Paolo Taegio.

 

9. 1511 maggio 9, Milano, porta Vercellina, parrocchia di Santa Maria Segreta, nella casa di Pinamonte da Lodi.

ASMi, Notarile 6211, notaio Galeazzo Vimercati.

Bibl.: Auletta Marrucci 1998, pp. 44, 47, nota 42.

Il magnifico Mariolo Guiscardi, figlio di Martino, abitante a Milano, in porta Vercellina, nella parrocchia di San Martino al Corpo foris, e maestro Francesco da San Gallo, figlio del defunto maestro Ambrogio, abitante a Milano in porta Nuova, nella parrocchia di San Bartolomeo intus, nominano come arbitri i maestri Ambrogio da Castello e Giovanni Antonio da Lonate nella controversia sorta tra le due parti a cui è stato preposto attraverso lettere regie il senatore Gabriele da Firenze.

 

10. 1521 marzo 13, Milano.

ASMi, Notarile 6201, notaio Francesco Morigia.

Mariolo Guiscardi era debitore di Daniele da San Gallo per 320 scudi d’oro del sole e non avendo modo di saldare il debito cede, agendo anche a nome di sua moglie Giuditta da Rho, a  Daniele da San Gallo, figlio del fu Giovanni, abitante a Milano in Porta Orientale, parrocchia di Santo Stefano in Brolio intus, cinque camere respicenti verso un giardino del sedime di Porta Vercellina, parrocchia di San martino al Corpo foris.

 

 

Bibliografia estesa: 

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