Milano, Palazzo Rabia

Palazzo di Gerolamo Rabia (Casa di Santa Corona) a Milano 

Edoardo Rossetti

(edificio non più esistente)

Disegni Paravicini: BAMi, III.St.E.XIV, volume 31, tavole. 33-35 (numerazione originale tavole 29, 30, 31); Ivi, S.P.II.217, Quaderno 1, cc. 33r [38], 34r (16 ottobre 1877) [39], 39r [44], 43r [48], 46r (22 ottobre 1877) [51].

I disegni sono realizzati il 16 e 22 ottobre 1877.

I disegni acquarellati sono all’esposizione di Torino (1884, p. 119, n. 263): «Milano: Chiesa nel monastero di Aurona – Portico del convento di S. Spirito – Casa in via Torino n. 10 e 12 – Chiesa del Giardino – Camino ora al Museo Poldi Pezzoli _ Porta della casa via San Romano n. 17 – Portico della Canonica di S. Ambrogio – Casa Rabbia sulla piazza S. Sepolcro – Lazzaretto – Casa lungo il Naviglio di S. Sofia (un album di tavole 40)». Corrisponde probabilmente al volume 31 (BAMi, III.St.E.XIV), già denominato Ducato di Milano, volume 17.

Su palazzo Rabia Paravicini (1879, p. 76) si sofferma per una delle iscrizioni: «una casa in piazza San Sepolcro a Milano, distrutta nel 1878 opera magnifica di Cristoforo Solari detto il Gobbo, aveva tutti i piedestalli delle colonne che decoravano il pianterreno verso il giardino con iscrizioni in latino ed in greco taluna anche sconcissima referentesi a godimenti terreni, una indicava l’autore della fabbrica ed è la seguente: DAEalus PHARio / Christophorus GOBIVS INSVBER / STAtuaruius ARCHitectus HIE mus ARABIUS / AEDes EXACtus FORTiter / PHEREcles POLI /ORnavit Ita / VT Tempori Supersiut. Le lettere in corsivo sono quelle aggiunte dal chiarissimo cav. Michele Caffi che ce ne diede la spiegazione. Ciò basti a dimostrare come anche semplici iscrizioni servissero talvolta e d’ornamento architettonico ed a suscitare nella mente concetti e pensieri che il semplice monumento non avrebbe potuto far nascere».

 

Milano, Porta Ticinese, parrocchia di San Sebastiano

Milano, Piazza San Sepolcro, 1

Passaggi di proprietà:

  • Aloisio Rabia, almeno dal 1465 circa al 1506
  • Giacomo Rabia, 1506-1516
  • Gerolamo Rabia, 1516-1530, ma Rabia non abita più qui dal 1525
  • Domenico Sauli, 1530-1561
  • Alessandro Brivio (genero del Sauli), 1561-1563
  • Alessandro da Cremona, 1563-1570
  • Alessandro e fratelli da Rho, 1570-1577
  • Luogo Pio di Santa Corona, 1577-1786
  • Famiglia Silva
    • Albergo Croce di Malta
    • Conduttori:
      • Giovanni Battista Piatti, 1823-1825
      • Luigi Scazzosi, 1826
      • Giacomo Migliavacca, 1827-1828
  • Marco Palletta
  • Franco Bordini
  • Feltrinelli

 

Bibliografia: Canetta 1883, pp. 14-20; Beltrami 1911, pp. 164-198; Cairati 2014, pp. 366-367, 377, docc. 29, 39, 105 (nota 72); Quattrini 2019, pp. 38-42, 50-51, 226-234, schede nn. 60-64; Repishti 2018, pp. 129-130, 138-140, 357, 363-364, 368-370, 374, 379-380; Rossetti in c.d.s.; Sacchi 2016, p. 468, nota 45.

 

 

Le complesse vicende del palazzo Rabia in San Sepolcro, in parte note nel Settecento al domenicano Giuseppe Allegranza (il primo a trascrivere le lapidi e a ricostruire alcune vicissitudini famigliari di Gerolamo), riprese da Giulio Carotti e da Luca Beltrami, si sono via via chiarite grazie agli studi prima di Maria Teresa Binaghi Olivari, poi di Silvio Leydi, Cristina Quattrini, Francesco Repishti e Rossana Sacchi.

Quanto segue in parte riassume ma soprattutto bonifica la storia del palazzo a volte frutto di qualche malinteso. Intorno al 1465, Aloisio Rabia lascia al fratello Vincenzo la casa avita di San Pietro alla Vigna di Porta Vercellina (una parte resta nel patrimonio di Aloisio e la dimora è poi ceduta allo stesso architetto Cristoforo Solari) e si trasferisce in una nuova dimora in Porta Ticinese, parrocchia di San Sebastiano affacciata sulla piazza di San Sepolcro. Nell’agosto del 1500, Aloisio Rabia fa testamento stabilendo sepoltura nella cappella famigliare in San Francesco Grande e un fidecommesso sulla casa che da documenti successivi sembra essere valutata a queste date 8.000 lire imperiali, cfr. ASMi, Notarile 2064, notaio Stefano Cardani, 1500 agosto 8. Dopo la morte di Aloisio (8 agosto 1504), nel 1506, la casa di San Sebastiano passa al figlio Giacomo, mentre l’altro figlio Girolamo ottiene la dimora suburbana della Pelucca e si trasferisce in una casa in Porta Orientale parrocchia di Santo Stefano in Borgogna. Giacomo Rabia muore il 5 gennaio 1513 lasciando erede il fratello Girolamo di tutti i suoi beni compresa la casa di San Sebastiano. Nel contempo, Girolamo sposa Ippolita Pagnani nel gennaio 1514 e avvia il cantiere. Segno di una situazione finanziaria in crisi, nel 1520, Girolamo Rabia cede a garanzia di un prestito un terzo di quello che ormai è un vero e proprio palazzo (vale 19.500 contro le 8.000 lire di valore di vent’anni prima) ai fratelli Giovanni Filippo e Giovanni Paolo da Roma, cfr. ASMi, Santa Corona, Case e Poderi 416, 1520 luglio 5.

Nel 1525, Rabia affitta per la notevole cifra di 1.000 lire imperiali annue a Medialuce Sauli il palazzo di San Sebastiano, cfr. ASMi, Notarile, b. 4397, notaio Stefano Seroni, 1525 agosto 2. Evidentemente oberato dai debiti, nel 1530, il Rabia vende per 19.575 lire imperiali la casa a Domenico Sauli – fatti salvi i diritti dei da Roma e il fidecommesso istituito dal padre Aloisio – anche per pagare i debiti contratti con Medialuce fratello di Domenico, cfr. ASMi, Notarile 8076, notaio Giovanni Giussani, atto n. 3637, 1530 ottobre 3. Nel 1560, Domenico Sauli vende la casa al genero Alessandro Brivio con patto di retrovendita della durata di dieci anni e di rispetto di pagamenti dei diritti dei da Roma (nel contempo passati ai Tonsi e ai Rossi) e del fidecommesso Rabia, ma frattanto il Brivio vende nel 1563 la casa ad Alessandro Cremona, che è venuto in possesso del livello già da Roma, e chiude le vertenze con Aloisio Rabia, cfr. ASMi, Notarile 13697, notaio Giovanni Battista Bombelli, 1560 luglio 17 (allegato a una ratifica del 28 agosto 1563), 1563 settembre 4. Per la complessa vicenda dei passaggi di proprietà tra Rabia, Sauli, Brivio e Cremona si rinvia a Sacchi 2016, pp. 459-484: 468, nota 45.

Successivamente, nel 1570, Alessandro Cremona vende il palazzo ai fratelli Alessandro, Ambrogio e Camillo da Rho che solo setti anni dopo lo cedono al Luogo Pio di Santa Corona, cfr. ASMi, Santa Corona, Case e Poderi, 416; ivi, Notarile 10733, notaio Ambrogio Spanzotti, 1577 settembre 20. Nel 1578, la casa è adattata per ospitare la confraternita trasformando una sala sopra il portico della casa vecchia in oratorio e una stanza in facciata in farmacia; i lavori che si registrano negli anni seguenti sono essenzialmente di ridecoro e riallestimento interno con la collaborazione tra gli altri dei figli di Luini, Pietro e Aurelio (1581).

Nel 1661, si acquista la vicina casa Ello per erigere una nuova cappella su progetto di Gerolamo Quadri ma l’edificio non è mai costruito e questo spazio è ristrutturato solo tra il 1778 e il 1781 su progetto di Gerolamo Fontana a uso di abitazione privata data in affitto. Aggregato nel 1786 l’istituto all’Ospedale Maggiore, nel 1788, l’edificio è dato a livello a Carlo Silva Carisio (quindi alla vedova Lucia Puricelli), mentre durante il XIX secolo la casa vecchia (sud) ospita l’Albergo della Croce di Malta la casa nuova (nord) è già parzialmente stravolta e da questa sono staccati entro il 1812 i dipinti di Luini rappresentanti il Mito d’Europa poi ricoverati in una stanza al primo piano dell’Albergo e dal 1841-1842 venduti a Berlino. Il complesso passa poi a Marco Palletta (entro il 1865) che ne decide il completo rifacimento con la collaborazione dell’architetto Angelo Savoldi, stacca e vende altri affreschi. Ai primi del Novecento la proprietà passa a Franco Bordini che dona alcuni affreschi (poi perduti durante il secondo conflitto mondiale) alla Pinacoteca Ambrosiana, cfr. Canetta 1883, pp. 14-20; Beltrami 1911, pp. 164-198.

L’edificio è voluto da Gerolamo Rabia, si tratta di un ambizioso mecenate che sfrutta il vuoto creato dal collasso della corte sforzesca e dagli impegni militari dell’aristocrazia lombarda distolta dal mecenatismo della capitale, per manifestare in modo elegantemente violento lo status sociale raggiunto nella Milano di primo Cinquecento. Il centro del sistema di mecenatismo di Rabia è il proprio palazzo urbano, attraverso questo edificio, Gerolamo dichiara i suoi intenti in modo esplicito. Una delle lapidi da lui volute in un luogo peculiare del palazzo, il porticato sul giardino (sul quale si torna tra breve), esprime in greco il senso della sua operazione:

Ci si trova davanti dunque a un mecenate altamente consapevole della portata di quanto da lui fatto costruire, probabilmente intendente di greco e latino, ma forse anche di architettura come sembra alludere Cesare Cesariano (il brano va inteso però con una certa cautela) nel suo volgarizzamento di Vitruvio dove si commenta: «ma non è anchora silendo di quello egregio et di magnificentia come uno Lucullo: Hieronimo Rabia da la fabrica dil quale si po’ videre quanto di epsa scientia architectonica si è dilectato» (Cesariano 1521, c. 110).

Le fasi del cantiere si ricostruiscono con una certa precisione. Nel gennaio del 1513, Gerolamo eredita dal fratello la casa paterna e tra l’agosto 1513 e il gennaio 1514 amplia la proprietà acquistando altri sedimi nella parrocchia di San Sebastiano (Repishti 2018, p. 138, nota 703). Nel luglio del 1514, Gaspare Fiandroni, procuratore del Rabia, si accorda con il maestro da muro Giovanni Pietro Bosio da Lonate Pozzolo affinché questi si impegni a lavorare in esclusiva per due anni nelle fabbriche del Rabia sia a Milano che fuori città (ASMi, Notarile 6633, notaio Giovanni Angelo Negroni da Ello, 1514 luglio 26). Il Fiandroni torna anche nel 1519 quando perfeziona le transazioni dell’agosto 1513 e del gennaio 1514 per gli ampiamenti della casa, cfr. Ivi, 1519 gennaio 24.

Anni dopo (1575) si ricorda che la «casa grande presso la chiesa di San Sepolcro» è fabbricata «circa l’anno 1516», a segnalare che entro questa data è probabilmente completata la parte della dimora verso piazza. In questo stesso anno, 1516, ad agosto, risulta testimone in casa Rabia il falegname Giovanni Antonio Ferrari da Vespolate, attivo durante la medesima estate anche in castello e vicino ai più famosi e raffinati intagliatori Andrea e Giovanni Pietro da Corbetta (Ivi, 6634, 1516 agosto 16). È probabilmente in questo momento, a conclusione della prima fase del cantiere verso piazza che Bernardino Luini realizza la decorazione della facciata dipinta (presto perduta), dei porticati del cortile minore e delle sale dove sono rappresentate le Storie d’Europa e probabilmente altre favore ovidiane (Quattrini 2019, pp. 38-42, 226-234, schede nn. 60-64).

Nel settembre, sempre del 1516, un agente di Santa Corona, confraternita allora stanziata dietro a San Sepolcro, si accorda con il lapicida Luchino Della Torre per la consegna di due colonne presso la chiesa (ma siamo praticamente davanti alla casa Rabia), secondo la forma stabilita da Cristoforo Solari. È la prima segnalazione del Solari nel quartiere. Mentre pochi mesi dopo, quando Cristoforo manda a bottega il figlio Paolo dall’incisore di pietre preziose Matteo Nasario da Verona – ricordato per i suoi virtuosismi anche da Vasari, per anni residente a Milano, ma attivo alla corte di Francia e in contatto con i Gonzaga –, a fare da fideiussore è lo stesso Gerolamo Rabia a dimostrare l’esistenza di un rapporto di fiducia tra mecenate e artista; intesa che perdura poi anche dopo la morte del Solari. A questo punto inizia la fase probabilmente più ambiziosa del progetto Rabia, il rifacimento della facciata verso il giardino. A febbraio 1518, si regista una fornitura di 16.000 mattoni (Repishti 2018, pp. 129-131, 138 (nota 704), 357, 360, 404-405). Una quantità ingente di materiale che se confrontato però a quanto ordinato per palazzo Trivulzio nel 1485 (28.833), da Giovanni Francesco Bottigella nel 1492 (26.000) o da Eliseo Raimondi nel 1494 (200.000) per i rispettivi palazzi circoscrive l’idea che il cantiere Rabia riaperto nel 1518 non riguardi una costruzione ex novo, ma un intervento ben mirato (Martinis 2016, p. 87). A conferma del fatto che si lavori alla parte posteriore del palazzo, Gerolamo ridefinisce ancora gli spazi del proprio sedime con i vicini rilevando 2 braccia di terreno (poco più di un metro) verso la porta «per quod intratur a dicta magna curia in ortum […] includendo murum salle eiusdem domus deversus ortum». A questo punto si scaglionano delle cessioni e permute di beni immobiliari tra Rabia, Cristoforo Solari e Bernardino Ghilio, leader della confraternita di Santa Corona, che hanno tutta l’aria di essere transazioni con le quali si definisco i pagamenti all’architetto per i lavori del palazzo di San Sepolcro (Repishti 2018, pp. 138 (nota 703), 139 (nota 705), 363-364, 366-370).

Infine nel dicembre del 1519, sono registrati come testimoni in casa Rabia, i pittori Gerolamo Zavattari e Andrea Solari, Bernardino Luini non compare mai nella documentazione nemmeno a queste date, a indicare probabilmente che è avviata la definitiva fase di decorazione del palazzo (Cairati 2014, p. 377, doc. 105, nota 72; Repishti 2018, p. 374). Il cantiere però si blocca, causa probabilmente il tracollo finanziario del Rabia, e iniziano le varie cessioni dello stabile che ne rendono travagliata la vicenda per tutto il successivo decennio fino all’acquisto di Domenico Sauli. Dopo il riallestimento del Sauli l’edificio è descritto «cum cameris triginta duabus, salis duabus, porticus magnus, curte magna et tribus parvis et orto» (ASMi, Notarile 8037, notaio Ludovico Varesi, n. 9817, 1561 gennaio 29).

In involontario accordo con l’epigrafe greca con l’invocazione al Tempo, distruttore delle prestigiose costruzioni del passato, dell’edificio voluto da Gerolamo Rabbia non resta di fatto quasi nulla salvo una parte del guscio delle murature completamente snaturate sul chiudersi dell’Ottocento, un portale del giardino, alcune lapidi e un novero di affreschi malamente staccati durante il XIX secolo e dispersi (Quattrini 2019, 226-234, schede nn. 60-64). Delle almeno otto lapidi originali, quella dedicata al Tempo è di fatto l’unica del palazzo che ancora sopravvive insieme agli omologhi plinti provenienti, dopo lungo peregrinare, dal giardino della Pelucca, conservata presso il Museo d’Arte Antica del Castello Sforzesco, cfr. Franco 2015.

Qualche indizio per ricostruire l’aspetto originale della costruzione è rivelato da quanto pubblicato da Luca Beltrami. L’architetto usa dei disegni di Angelo Savoldi, collega e amico incaricato dei lavori di ristrutturazione (e degradazione) del palazzo rinascimentale a partire dal 1875; un materiale grafico purtroppo perduto in originale (Beltrami 1911, p. 176). Purtroppo nell’Archivio di Angelo Savoldi – donato al Comune di Pavia e ora diviso fra le raccolte del Castello Visconteo e la Biblioteca Bonetta – non si conserva, fatta salva una fotografia post-restauro, nessun documento relativo al restauro dell’immobile realizzato per Marco Palletta l’allora proprietario. Pochi schizzi di archi e capitelli del porticato sul giardino di palazzo Rabia – di qualità diametralmente opposta a quelli di Paravicini – si conservano tra le carte di Beltrami in Biblioteca d’Arte del Castello Sforzesco, Raccolta Beltrami, B IV, 19, cc. 51-52.

In questa carenza di dati si inserisce l’inedita stima fatta eseguire al momento della soppressione del Luogo Pio di Santa Corona, proprietario dell’edificio dal 1577 al 1785. Si veda la cessione del livello perpetuo a Carlo Silva Carisi: ASMi, Notarile, 45546, notaio Giovanni Batista Bazzetta, 1788 settembre 15 (documento inserito del 16 giugno 1788); manca purtroppo il rilievo che doveva essere allegato al documento. La stima fu realizzata probabilmente dall’ingegnere Pietro Castelli, che si occupa della pratica di cessione dell’immobile per conto dell’Ospedale Maggiore di Milano come risulta in ASMi, Santa Corona, Case e Poderi, 416.

Ancora più interessanti i disegni del loggiato sul giardino realizzati da Tito Vespasiano Paravicini tra il 16 e il 20 ottobre 1877, a pochi giorni dalla distruzione completa di quest’ala del fabbricato (BAMi, III.St.E.XIV, tavv. 29, 30, 31; Ivi, S.P.II.217, Quaderno 1, cc. 33, 34 [16 ottobre 1877], 39, 43, 46 [22 ottobre 1877]). Questi documenti costituiscono un preziosissimo insieme di dati utili per ricostruire l’aspetto dell’edificio e per comprendere come si possa reinserire in una posizione di primo piano negli studi sull’architettura residenziale del primo rinascimento.

Se si sovrappone la stima del 1785 al tracciato dello stabile proposto da Beltrami nel 1911  è possibile farsi un’idea della distribuzione degli spazi di casa Rabia ricostruendone una planimetria approssimativa, ma assai utile.

 

Restituzione della pianta di Palazzo Rabia. Con un colore più chiaro le aggiunte dei deputati di Santa Corona del XVIII secolo. Ricostruzione di Edoardo Rossetti. 

 

Tenuto conto che, come indicato nel documento settecentesco, una parte della fabbrica posta a sinistra (nord-est) della porta principale (n. 1), così come alcuni corpi di fabbrica corrispondenti agli ambienti contrassegnati dai numeri 23-33 e i due porticati di nord-est sono frutto di rifacimenti recenti (1778-1781), se ne deduce che il cortile grande (n. 4) si presenti in forme già ampiamente manomesse nel Settecento conservando di originale solo il porticato a sud-ovest, non più registrato da Beltrami e probabilmente abbattuto nei primi anni del XIX secolo.

Il complesso risulta ovviamente parzialmente disarticolato e frutto di stratificazioni di edifici costruiti in tempi diversi. La casa vecchia di Aloisio Rabia si può con buona verosimiglianza immaginare disposta intorno alla corte minore n. 6. È possibile che i lavori del 1514-1516 si siano concentrati su questa parte dell’edificio rettificandolo su piazza con la costruzione di alcune stanze (forse una stalla divisa da colonne [n. 9], trasformata poi in farmacia di Santa Corona) e si sia poi realizzato l’ampiamento verso il nuovo cortile (n. 4), con i nuovi accesso, androne e ambienti terreni (nn. 1, 2, 22, 30, 31).

Nella casa vecchia si deve essere incentrata anche la campagna decorativa di Luini che interessa sicuramente il braccio di portico a sinistra (nord-est) del cortile n. 6 sulla cui facciata di fondo Beltrami segnala con una M il luogo dove furono staccati i dipinti prospettici con vedute urbane (Beltrami 1911, pp. 176-178). Affreschi intesi dall’architetto come presenti in una sala, ma in realtà posti scenograficamente sulla testata conclusiva di uno dei porticati.

Le stanze di rappresentanza principali della dimora si dispongono verso sud-est in chiusura delle due corti verso il giardino. Possono essere identificate con la sala terrena n. 21 (con «camino di marmo»), trasformata in cucina per la lavorazione dei farmaci dai deputati di Santa Corona, e dalla sala a questa superiore descritta come affrescata ancora nel Settecento («suolo di cotto e volto simile dipinto»), nonché dalla stanza terrena n. 30 descritta come «altra sala con suolo di cotto volto e muri dipinti», entrambe candidate come gli ambienti in cui si trovavano le Storie d’Europa di Bernardino Luini. Forse la candidata più probabile è appunto la stanza n. 30, tenuto conto che Gaetano Zancon (1812, tav. IX [in nota]) sosteneva che gli affreschi d’Europa staccati dalla casa Silva Carisio (n. 4) erano stati poi portati in un luogo diverso, cioè nell’albergo Croce di Malta che occupava lo spazio attorno alla corte n. 6.

In questa ricostruzione si inseriscono i disegni di Tito Vespasiano Paravicini permettendo di ricostruire la facciata posteriore del palazzo verso il giardino. Si tratta di tre tavole acquarellate e cinque disegni su carta quadrettata corredati di misure e annotazioni. Sebbene il disegno di una campata presentato da Beltrami già permetteva di comprendere che il palazzo era disimpegnato verso il giardino da un prospetto di portico sovrastato da due ordini di logge, sono solo i disegni di Paravicini a rendere la reale imponenza di questo fronte, nonché a fornire altri particolari utili per ricostruire l’aspetto dell’ala e l’interazione con la fabbrica retrostante.

L’anomalia per l’ambiente milanese di questa loggia su tre piani, tutti gestiti con ordini dorici, con i primi due inquadranti archi e l’ultimo a incorniciare aperture architravate, è già stata notata con riferimento alle possibili fonti antiche e moderne alle quali attinge il Solari (Repishti 2018, pp. 139-140).

Paravicini registra con attenzione i materiali usati. Se ne deduce che il primo ordine di portico era realizzato in semicolonne di pietra bianca, mentre lesene e trabeazioni dei due piani superiori erano in terra cotta. Il secondo ordine aveva capitelli in «pietra nera», mentre il terzo in pietra bianca. Inoltre sulle lesene del secondo ordine si trovavano tracce di calce dalla peculiare forma di scudi a testa di cavallo a indicare probabilmente l’esistenza di una teoria di elementi araldici marmorei successivamente scalpellati. Ancora, la mensola che si innesta nel fregio dell’ordine terminale era elegantemente intagliata in legno, così come tutta la cornice di sottogronda era del medesimo materiale (si veda in particolare BAMi, S.P.II.217, Quaderno 1, cc. 33, 34, 46; Ivi, III.St.E.XIV; tav. XXX). Se ne ricava che il fronte doveva presentare una certa policromia, forse ulteriormente accentuata dall’uso degli intonaci, posta quasi a spezzare la verticalità dell’insieme e ad esaltarne le linee orizzontali. Si tratta di una policromia per altro riscontrabile anche in altre fabbriche del Solari come in palazzo Selvatico o nell’atrio di San Celso, cfr. Martinis 2008, p. 132.

Inoltre, Paravicini segnala con precisione che le epigrafi più importanti, ovvero quelle dedicate a magnificare l’architetto e il committente, erano poste sul secondo piedistallo da destra (il primo ancora visibile nel 1877), l’una sul fianco, l’altra di fronte (BAMi, S.P.II.217, Quaderno 1, c. 33, con Ivi, c. 39). Si tratta del piedestallo che incornicia l’asse che collega l’androne dal quale si passa dalla corte grande al giardino.

A confrontare la ricostruzione realizzata sulla base della stima del 1785, con quella fatta da Beltrami e i disegni di Paravicini, risulta del tutto anacronistica e fittizia l’esistenza sottolineata dal Beltrami di un’assialità tra il nuovo portale creato su piazza San Sepolcro eliminando la farmacia di Santa Corona, il cortile piccolo e il porticato sul giardino descritto dall’architetto in nove campi, e non in dieci come invece rilevato da Paravicini, proprio per accentuare una presunta regolarità dell’insieme.

La prospettiva principale del complesso era invece disassata rispetto al porticato sul giardino. Passava dal portale est (n. 1) su piazza San Sepolcro; dopo il profondo androne (n. 2) il cannocchiale era accentuato dall’esistenza del portico antico con il soffitto a impalcato ligneo che immetteva in un secondo andito (n. 32) ai lati del quale si disponevano le scale per i superiori (sinistra) e per le cantine (destra). Da questo si aveva accesso alla seconda campata del portico sul giardino, quella con sulla sinistra le epigrafi dedicate al Gobbo e a Gerolamo Rabia. A indicare il ruolo centrale di questo secondo androne (n. 32), si registra che in questo punto, sopra l’uscio che immetteva nelle cantine «vi è imagine e iscrizione sul marmo» (si veda la stima del 1788). Verrebbe il dubbio che fosse questo l’atrio a cui si riferiva Gaetano Zancon quando segnalava:

«in occasione di altro più recente risarcimento fu atterrato un vestibolo ove di mano di Bernardino erano egregiamente dipinte a chiaroscuro alcune statue di Roma, e tra le altre il famoso gruppo del Laocoonte» (Zancon 1812, tav. X).

Rabia fa quindi costruire intorno all’irregolare sedime paterno una sorta di guscio impostato su questo nuovo asse. I lavori del 1518-1519 completano il complesso con una facciata sontuosa non su piazza ma sul giardino. Uno scenografico portico appoggiato alla costruzione retrostante e quasi estraneo al resto della dimora, se non fosse per il raccordo con l’atrio (n. 32), ma un tempo relazionato a un secondo porticato tangente (n. 18) rimasto incompiuto. Che questa parte del palazzo sia rimasta interrotta dal tracollo finanziario del Rabia si deduce dalla vendita del 1530 a Domenico Sauli, documento in cui si descrive l’esitenza di «salis, una percipue magna in Solari, super porticum imperfectum respiciente super ortum, imperfecta sine solo et sine celo solum nunc coperta cupis, camera in capite pariter imperfecta», cfr. ASMi, Notarile 8076, notaio Giovanni Giussani, n. 3637, 1530 ottobre 3.

Tenendo conto però della posizione del palazzo nel tessuto urbano milanese dell’epoca è questa facciata sul giardino a essere intesa come la fronte principale dell’edificio. Il sedime Rabia era incluso in un isolato affacciato su piazza San Sepolcro a nord-est (l’antico foro della Milano romana) e verso il corso di Porta Ticinese (via Torino), una delle arterie più importanti della città verso sud-est. La percezione dell’isolato e del rapporto del palazzo con lo stesso non è solo stato alterato dalla demolizione di gran parte della costruzione Rabia, ma soprattutto dalla costruzione della chiesa di San Sebastiano su progetto di Pellegrino Tibaldi dopo la peste del 1576 (Antonini 1998-1999). Per altro, sarebbero da rileggere in modo complessivo, per le implicazioni religiose e politiche, il sistema di interventi sullo spazio urbano avvenuti intorno a queste date – costruzione di San Sebastiano (dal 1578), trasferimento dei deputati di Santa Corona in casa Rabia (1577) e relativo trasferimento degli oblati nell’antica sede di Santa Corona dietro San Sepolcro – per volontà del Consiglio dei Sessanta Decurioni e di Carlo Borromeo. La nuova fabbrica del tempio tibaldesco presenta immediatamente dei problemi perché occupa molto più spazio rispetto all’antica chiesa. In particolare le sue fondazioni vanno a interferire con la proprietà di un piccolo spiazzo di una decina di metri per cinque che consentiva l’accesso a una entrata “secondaria” del palazzo Rabia. Lo attestano i documenti di una causa secolare che vede impegnato anche l’architetto Martino Bassi, nella quale si precisa che il nuovo cantiere aveva tolto accesso e soprattutto il prospetto alla casa di Santa Corona sul corso, ma lo ricorda ancora l’Allegranza sul chiudersi del Settecento quando afferma che esisteva un antico ingresso al palazzo dal corso di Porta Ticinese:

«per magnam item portam clathris ferreis munitam spectabilis erat omnibus, qui illac pertransirent, cum ibidem via pateret, quae posta annum 1576 occupata fuit ab excellenti aedificio laxioris ecclesiae parochialis, titulo Sancti Sebastiani martyris» (Ciceri 1782, II, p. 287).

L’originario ramificarsi del palazzo nel quartiere può essere intuito anche da un’altra delle lapidi che decoravano il porticato sul giardino e gli spazi a esso vicino. Se ne registra infatti una perduta che faceva riferimento a una cappella dedicata alla Vergine e al culto, abbastanza raro, dei Sette dormienti di Efeso (Quattrini 2019, p. 227). Questo dato non è mai stato collegato al fatto che nell’antica chiesa parrocchiale di San Sebastiano, adiacente al giardino Rabia, una cappella già di patronato Pusterla era stata decorata con un ciclo dedicato proprio ai Sette dormienti. Per la commissione del ciclo prevista nei testamenti di Pietro Pusterla, cfr. Rossetti 2015, p. 189. L’edificio Rabia si estendeva quindi idealmente dalla facciata sul giardino verso la parrocchiale forse con accesso privilegiato a una cappella della stessa chiesa.

Prima delle riforme borromaiche dell’isolato e del quartiere, l’edificio voluto da Gerolamo Rabia aveva quindi una facciata posteriore che in realtà fungeva da fronte principale ribaltando la lettura del complesso. Provenendo da Porta Ticinese in direzione del centro, alla svolta del corso prossima alla chiesa di San Sebastiano appariva tra le case dell’isolato la grande facciata a loggiato appoggiata al palazzo retrostante al modo di un Settizonio o di una loggia vaticana tradotta alla lombarda, un inserto quasi estraneo al contesto urbano, invadente e stridente specie in confronto alle facciate circostanti anonime e probabilmente decorate solo da intelaiature architettoniche dipinte. Una facciata posteriore anomala resa parlante dalle epigrafi inserite nei plinti e dagli stemmi appesi alle paraste, un esperimento dal quale forse dipende almeno idealmente la soluzione di apporre alla fronte principale della casa, appena fuori porta di Ferrante Gonzaga (la Gualtiera-Simonetta) un imponente loggiato su tre ordini, questo veramente in nove campi. In un altro cantiere cronologicamente successivo ma in cui si procede, come in palazzo Rabia, non ad una progettazione ex novo, ma all’aggregazione di parti diverse creando un’ambiguità tipologica tra dimensione urbana e dimensione semiurbana (Soldini 2007, pp. 88-93).

Restituzione dell’isolato di Palazzo Rabia.

  1. Palazzo Rabia.
  2. Chiesa parrocchiale di San Sebastiano.
  3. Chiesa di San Sepolcro.
  4. Confraternita di Santa Corona.
  5. Palazzo di Gabriele Fontana (Castani).
  6. Casa Fontana.
  7. Casa Ghisolfi.
  8. Albergo del Pozzo.
  9. Chiesa parrocchiale di Santa Maria Beltrade.
  10. Cassina di Santa Maria della Rosa.
  11. Palazzo della Torre Bianca o dei Crotti.

Disegni Beltrami (1911): 

 

Disegni Paravicini:

BAMi, III.St.E.XIV, tavv. 29 [33], 30 [35), 31 [36]; Ivi, S.P.II.217, Quaderno 1, cc. 33 [38], 34 (16 ottobre 1877) [39], 39 [44], 43 [48], 46 (22 ottobre 1877) [51].

©Veneranda Biblioteca Ambrosiana/Mondadori Portfolio

 

Regesto dei documenti:

 

1.

1465 ca.,

Aloisio Rabia lascia al fratello Vincenzo la casa avita di Milano, sita in Porta Vercellina, parrocchia di San Pietro alla Vigna (una parte della casa resta comunque nel patrimonio di Aloisio e un sedime con torre in questa parrocchia è poi ceduto allo stesso architetto Cristoforo Solari il 17 giugno 1518) e si trasferisce in una nuova dimora in Porta Ticinese, parrocchia di San Sebastiano affacciata sulla piazza di San Sepolcro. La data si evince da un contratto dell’8 agosto 1465 con il quale Aloisio affitta ai suoi vicini, gestori dell’Ospizio del Pozzo di Porta Ticinese, la parte posteriore della corte della sua casa di San Sebastiano, come attestato nel documento di cessazione dell’investitura livellaria (ASMi, Notarile 7854, notaio Giovanni Giorgio Castani, 1521 novembre 30).

 

2.

1500 agosto 8,

ASMi, Notarile 2064, notaio Stefano Cardani; Quattrini 2019, p. 230.

Aloisio Rabia fa testamento stabilendo sepoltura nel sepolcro di famiglia davanti all’altare della Vergine sito nella cappella maggiore di San Francesco Grande e istituisce un fidecommesso sulla casa sita a Milano in Porta Ticinese, parrocchia di San Sebastiano (da documenti successivi risulta che il valore del fidecommesso ammonta a 8.000 lire imperiali). Eredi universali sono i figli Giacomo e Gerolamo, il primo è nominato tutore di Gerolamo fino al compimento di 30 anni di età.

 

3.

1506 ottobre 5,

ASMi, Notarile 2064, notaio Stefano Cardani; Quattrini 2019, p. 230.

Dopo la morte di Aloisio (8 agosto 1504, cfr. ASMi, Popolazione p.a. 80) Giacomo e Gerolamo Rabia dividono i beni dell’eredità paterna: a Giacomo passa la domus di Milano e a Gerolamo la tenuta della Pelucca.

 

4.

1513 gennaio 5,

ASMi, Popolazione p.a. 83; Agosti, Stoppa 2014, p. 102.

Muore Giacomo Rabia lasciando erede il fratello Gerolamo.

 

5.

1513 agosto 26,

Gerolamo Rabia acquista dai vicini alcuni beni. Il documento non si conserva più tra le buste del notaio Giovanni Stefano Zerbi, ma si deduce dal perfezionamento della transazione avvenuta il 24 gennaio 1519.

 

6.

1514 gennaio 24,

Gerolamo Rabia sposa Ippolita Pagnani figlia di Giovanni Paolo. La data del contratto nuziale si deduce dal versamento di una parte della dote avvenuto il 15 gennaio 1516 (ASMi, Notarile 4389, notaio Stefano Saronni; Cairati 2014, p. 366, doc. 29).

 

7.

1514 gennaio 10,

Gerolamo Rabia acquista dai vicini alcuni beni. Il documento non si conserva più tra quelli del notaio Giovanni Stefano Zerbi, ma si deduce dal perfezionamento della transazione avvenuta il 24 gennaio 1519.

 

8.

1514 luglio 26,

ASMi, Notarile 6633, notaio Giovanni Angelo Negroni da Ello.

Gaspare Fiandroni agente a nome di Gerolamo Rabia si accorda con il maestro a muro Giovanni Pietro Bosio da Lonate Pozzolo affinché questi presti lavoro per due anni per conto di Gerolamo o di Gaspare suo agente a Milano e fuori Milano.

 

9.

1516,

BAMi, Raccolta Fagnani, ms. T 160 Sup, vol. XIII, c. 42; Beltrami 1911, p. 164.

Nel 1575, in processo sulla nobiltà di casa Rabia, l’ottantacinquenne Giovanni Antonio Fossani testimonia che Gerolamo Rabia aveva fatto fabbricare la casa presso la chiesa di San Sepolcro «circa l’anno 1516».

 

10.

1516 agosto 16,

ASMi, Notarile 6634, notaio Giovanni Angelo Negroni da Ello.

Il falegname Giovanni Antonio Ferrari da Vespolate compare come testimone a una locazione rogata in casa di Gerolamo Rabia.

 

11.

1517 marzo 13,

ASMi, Notarile 6634, notaio Giovanni Angelo Negroni da Ello; Repishti 2018, p. 360.

Gerolamo Rabia fa da fideiussore al contratto di apprendistato del figlio di Cristoforo Solari.

 

12.

1518 febbraio 25,

ASMi, Notarile 6798, notaio Giovanni Aloisio Corticella; Repishti 2018, p. 138, nota 704.

Gerolamo Rabia paga 34 lire imperiali per la fornitura di 16 miliara di mattoni.

 

13.

1518 maggio 14,

ASMi, Notarile 6635, notaio Giovanni Angelo Negroni da Ello; Repishti 2018, p. 138, nota 703.

Gerolamo Rabia acquista da Cassandra da Carate una parte della corte grande verso l’orto presso l’angolo della sala della propria abitazione. Compare come testimone l’ingegnere Antonio da Casorate.

 

14.

1518 giugno 17,

ASMi, Notarile  6635, notaio Giovanni Angelo Negroni da Ello; Repishti 2018, pp. 363-364.

Gerolamo Rabia vende per il prezzo di 155 lire imperiali a Cristoforo Solari detto Gobbo, un sedime sito a Milano in Porta Vercellina, parrocchia di San Pietro alla Vigna.

 

15.

1519,

Ciceri 1782, pp. 287-289; Beltrami 1911, pp. 161-162; Repishti 2018, pp. 368-369.

La data compare nell’iscrizione che menziona Cristoforo Solari e Gerolamo Rabia, già su uno dei plinti della facciata verso il giardino.

 

16.

1519 gennaio 24,

ASMi, Notarile 6636, notaio Giovanni Angelo Negroni da Ello; Repishti 2018, p. 138, nota 703.

Gaspare Fiandroni, procuratore di Gerolamo Rabia, acquista per 700 ducati un sedime sito a Milano in Porta Ticinese, parrocchia di San Sebastiano, perfezionando le transazioni del 26 agosto 1513 e 10 gennaio 1514 rogate dal notaio Giovanni Stefano Zerbi.

 

17.

1519 gennaio 26,

ASMi, Notarile 6636, notaio Giovanni Angelo Negroni da Ello; Repishti 2018, p. 369-70.

Cristoforo Solari, detto Gobbo vende per 100 lire imperiali a Bernardino Ghilini (deputato del Luogo Pio di Santa Corona), un sedime sito a Milano in Porta Vercellina, parrocchia di San Pietro alla Vigna, ceduto da Gerolamo Rabia il 17 giugno scorso; quest’ultimo vende dunque per il prezzo di 150 lire imperiali a Cristoforo Solari, un altro sedime sito a Milano in Porta Vercellina, parrocchia di San Giovanni sul Muro.

 

18.

1519 dicembre 16,

ASMi, Notarile 8928, notaio Tommaso Della Valle; Shell 1987, pp. 290-296: 294, doc. 28.

I pittori Gerolamo Zavattari e Andrea Solario compaiono come testimoni a un contratto rogato in casa di Gerolamo Rabia.

 

19.

1520 luglio 5,

ASMi, Santa Corona, b. 416, notaio Francesco Freganeschi da Cremona; Beltrami 1911, pp. 163-164, nota 3.

Gerolamo Rabia vende a Giovanni Filippo e Giovanni Paolo da Roma una terza parte della propria casa di San Sebatiano per il prezzo di 6.500 lire imperiali e contestualmente è reinvestito della stessa porzione di casa per il canone di fitto annuo di 325 lire imperiali.

 

20.

1521,

Cesariano 1521, c. 110v.

Cesare Cesariano definisce Gerolamo Rabia un Lucullo e ne loda l’esperienza nella «scientia architectonica» come risulta evidente da una sua fabbrica.

 

21.

1521 luglio 21,

ASMi, Notarile 6638, notaio Giovanni Angelo Negroni da Ello; Repishti 2018, pp. 379-380.

Cristoforo Solari compare come testimone a un contratto rogato in casa di Gerolamo Rabia e riceve il fitto per i beni che lo stesso Rabia gli ha venduto due anni prima.

 

22.

1523 luglio 7,

ASMi, Notarile  8345, notaio Aloisio Canali.

Gerolamo Rabia risulta abitare a Milano in Porta Orientale, parrocchia di Santo Stefano in Brolo foris nella palazzina della Besana, appartenente a Ludovico Visconti Borromeo.

 

23.

1525 agosto 2,

ASMi, Notarile, b. 4397, notaio Stefano Seroni; Sacchi 2016, p. 468, nota 43.

Gerolamo Rabia affitta a Medialuce Sauli la casa di San Sebastiano per due anni a un canone annuo di 1.000 lire imperiali.

 

24.

1526 febbraio 9,

ASMi, Santa Corona, Case e Poderi, 416.

Il senato di Milano approva la vendita di un terzo della casa fatta da Gerolamo Rabia ai fratelli da Roma il 5 luglio 1520 e decreta che Alessandro da Roma minorenne è ora considerato titolare dei diritti sulla proprietà. Contestualmente Giovanni Paolo Pagnani fa da garante per il genero Gerolamo Rabia per riacquistare la sua casa dagli eredi da Roma.

 

25.

1530 ottobre 3,

ASMi, Notarile 8076, notaio Giovanni Giussani, n. 3637; Sacchi 2016, p. 468, nota 43.

Gerolamo Rabia (abitante a Milano in Porta Nuova, parrocchia di San Bartolomeo foris) vende – fatti salvi i diritti dei da Roma e il fidecommesso istituito dal padre Aloisio – a un agente di Domenico Sauli la sua casa di San Sebastiano per il prezzo di 19.575 lire imperiali. Nella descrizione si precisa che verso l’orto si trova una sala grande superiore non finita con una sala in testa pure non completa e un portico parimente incompleto.

 

26.

1560 luglio 17,

ASMi, Notarile 13697, notaio Giovanni Battista Bombelli, allegato a una ratifica del 28 agosto 1563; Sacchi 2016, p. 468, nota 45.

Domenico Sauli si accorda con il genero Alessandro Brivio per vendere al prezzo di 10.000 scudi la casa di San Sebastiano con patto di retrovendita della durata di dieci anni e di rispetto dei diritti dei da Roma (nel contempo passati ai Tonsi e ai Rossi) e del fidecommesso Rabia.

 

27.

1561 gennaio 29,

ASMi, Notarile 8037, notaio Ludovico Varesi, docc. nn. 9816, 9817; Ivi 13697, notaio Giovanni Battista Bombelli; Sacchi 2016, p. 468, nota 45.

Dopo avere venduto una propria dimora sita a Milano in Porta Ticinese, parrocchia di San Giorgio al Palazzo e rilevato con il denaro ricavato i diritti che sul sedime di San Sebastiano vantano Aloisio Rabia iunior e Gerolamo Tonsi, in virtù di quanto pattuito in precedenza e per i crediti della dote di Cornelia Sauli sua moglie, Alessandro Brivio acquista per 57.500 lire imperiali dal suocero Domenico Sauli la casa di San Sebastiano, descritto come affacciato sulla piazza di San Sepolcro con trentadue camere, due sale, un portico grande, una corte grande e tre corti piccole, e un orto.

 

28.

1563 settembre 4,

ASMi, Notarile 13697, notaio Giovanni Battista Bombelli; Sacchi 2016, p. 468, nota 45.

I fratelli Alessandro e Annibale Brivio vendono ad Alessandro da Cremona la casa di San Sebastiano per la somma di 10.500 scudi, pari a 60.375 lire imperiali .

 

29.

1568,

Vasari 1568, ed. Bettarini-Barocchi, V, p. 435.

Nelle vite di Benvenuto Tisi detto il Garofalo e di Gerolamo da Carpi Vasari ricorda che il pittore Bernardino Luini ha decorato nel palazzo di Giovanni Francesco Rabia (sic per Gerolamo) «la facciata, le logge, sale e camere, facendovi molte trasformazioni d’Ovidio et altre favole con belle e buone figure, e lavorate delicatamente».

 

30.

1570 agosto 18

ASMi, Santa Corona, Case e Poderi 416.

Alessandro da Cremona vende ai fratelli Alessandro, Ambrogio e Camillo da Rho, la casa di San Sebastiano per la somma di 14.000 scudi.

 

31.

1577 settembre 20,

ASMi, Notarile 10733, notaio Ambrogio Spanzotti; Ivi, Santa Corona, Case e Poderi, 416; Canetta 1883, p. 13.

I fratelli Alessandro, Ambrogio e Camillo da Rho vendono a Giovan Battista Caldarini agente del Luogo Pio di Santa Corona, per la somma complessiva di 12.000 scudi.

 

32.

1788 settembre 15, 16

ASMi, Notarile 45546, notaio Giovanni Batista Bazzetta; Rossetti in c.d.s.

L’Ospedale Maggiore indice un’asta (1788 giugno 16) dei livelli perpetui delle case del soppresso Luogo Pio di Santa Corona. Carlo Silva Carisio si aggiudica l’edificio di residenza (parrocchia di San Sebastiano n. 3176, mappale alla lettera B, con casino annesso durante la recente riedificazione al mappale n. 9) e Giacomo Puricelli il casino annesso (al n. 3175, al mappale n. 7) e sono investiti dei suddetti beni. Seguono dettagliate descrizioni dei sedimi con numerazioni facente riferimento a una pianta degli stabili che non si conserva tra la documentazione notarile.

1788, 16 giugno, alla mattina

Avanti ecc.

Quali case da vendersi di residenza del luogo pio di Santa Corona siti in pT ps Sebastiano al n. 3176 ed in mappa del censo alla lettera B censita scudi 1541.4.-.

Sopra detta casa si paga un annuo livello alla fabbrica di S. Sebastiano di Milano di lire 129.16.10 per una porzione di cortile stato ceduto al Pio Luogo ed incorporato alla casa stessa.

Casino incorporato nella sudetta casa in occasione della recente riedificazione in mappa al n. 9 censita scudi 811.-.5.

Sopra detto casino si paga un annuo livello di lire 20.10 alla scuola di San Pancrazio nella chiesa di Sant’Alessandro

Estimo totale della casa di residenza del P. L. scudi 2352.4.5

uno casa attigua alla sudetta dalla parte di Valpetrosa al n. 3157 in mappa al n. 7 s. 756.5.5.

due altra casa seguente nella detta contrada di Valpetrosa altre volte abitata dal signor sindaco del P. L. al n. 3299 in mappa al n. 6 s. 555.3.2.

Totale estimo scudi 3665.1.4.

Apertasi l’asta nella solita sala d’udienza del prefato illustrissimo signor regio amministratore ed introdottisi dal portire Gaetano Bonaglia li concorrenti a quali pubblicatisi li capitoli sotto de quali s’intendeva passare alla deliberazione

E comparso l’infrascritto signor Carlo Silva Carisio con deposito di lire 1501.8 servibile anche per cauzione dell’asta della casa al n. 2 per essere investito a livello semplice della casa altre volte di residenza del Luogo Pio di Santa Corona descritta nella sudetta cedola al n. 1 col n. esteriore 3176 ed in mappa alla lettera B censita scudi 1541.4 e casino incorporato in mappa al n. 9 censito scudi 811.-.5. sotto li capitoli normali e secondo resta descritta nella carta che qui unitamente a capitoli si unisce e sono del rispettivo tenore seguente

Descrizione del circondario altre volte d’abitazione del Luogo Pio di Santa Corona segnato esteriormente al n. 2176 ed in mappa alla lettera B censito scudi 1541.4.-. e siano incorporato in mappa al n. 9 censito scudi 811.-.5. che sin tutto formano la somma di scudi 2352.4.5.

Restano da detto circondario esclusi due luoghi terreni annessi al luogo terreno descritto al n. 13 ed aggregati alli due casini goduti presentemente dalli sottoscritti Puricelli e Del Fanti, come pure resta esclusa la cantina che resta sotto ad un luogo terreno esistente nel cortile del casino goduto dal detto signor Puricelli.

Consiste il sudetto circondario distintamente come siegue:

1 porta in archegiato e spalle di vivo, due ante di chiudimento con catenaggio quadro deu rampini, manettae d altro catenaccio alla spagnola col battirolo

2 andito successivo con suolo di pietre e volto di cotto in fine del quale vi è pusterla con pusterlino nel mezzo muniti di n. 4 catenaccioli e campanini

3 luogo terreno alla destra del sudetto andito con uscio in due ante munite da catenaccio ed antiportino con solo la manetta di ferro suolo di pietre e volto di cotto finestra verso strada in due antini co’ vetri due scuri ferrata e ramata due aperture che guardano nell’infrascritta spezzieria munite di ferrata

4 portico successivo al detto andito a tre lati con suolo e volto come sopra sostenuto da varie colonne di vivo. Due di essi sono di recente costruzione ed il vecchio è un soffitto di sei someri.

Alla destra volgendo dal sudetto portico e uscio in un’anta in opera con serratura chiave, tre catenaccioli e manetta di ferro, ruzzella con corda a cui vi è attaccato un peso di ferro finestrella ossia crate in detto uscio con ramate e ferrata ed a questo si passa ad un

5 portichetto che gira a tre parti con suolo di pietre e volto di cotto sostenuto da colonne di vivo, tromba sotto al medesimo con avello di vivo, manubiro di ferro e due *ispini

6 corte selciata di vivo con cisterna nel mezzo coperta da una pietra di vivo

alla destra del sudetto portichetto vi è apertura nuda con spalle e capello di vivo e da questa si passa ad un

7 vestibolo alla destra del quale vi è scaletta di vivo a torncola che ascende e discende ed alla sinistra

8 luoghetto con uscio in due ante munite da catenaccio serratura e chiave suolo e volto di cotto finestra in due antini con vetri e ferrata guarnerio nel muro con due ante in opera

9 spezzieria in seguito con uscio in due ante munite da catenaccio serratura chiave e manetta di ferro suolo di cotto e volto simile portato da quattro colonnette di vivo con suo piedestallo due finestre verso strada in 4 antini con vetri ferrata e ramato finestrone pure verso strada con 6 telari d’invetriata ferrara e ramata

10 vestibolo con aperura nuda suolo e volto in cotto finestrella due antini con vetri e ferrata altra finestrella pure con vetri ferrata e ramata che guarda nel luogo terreno descritto al n. 3

11 si ritorna sotto al sudetto portichetto ed in esso vi è ripostiglio con anta d’uscio senz’altro

12 sito ove esiste la scala di vivo che ascende e discende con apertura nuda verso corte munita da spalle e capello di vivo

13 luogo terreno alla sinistra del sudetto sito di scala con apertura munitta d’antiporto e due ante con catenaccio, serratura e chiave, suolo di cotto, soffitto in n. 2 someri, travetti ed asse, altr’apertura verso il portichetto sudetto con spalle e capello di vivo due antine con vetri nel mezzo catenaccio e manetta di ferro sopradetta apertura vi sono due antini di vetri

più due luoghi terreni che restano nel lato destro dell’ultimo descritto si aggregheranno l’uno, ossia il primo alla casa goduta in oggi dal signor Puricelli, e l’altro al casino abitato presentemente dal signor Fantoni e si ottureranno perciò li due usci verso il luogo descritto pocc’anzi al n. 13

di testa al detto luogo vi è apertura in archeggiato di cotto con due ante di restello serratura e chiave da cui si passa

14 luoghetto con suolo e volto di cotto finestra verso l’infrascritto portico in due antini con vetri e ferrata due guarneri nel muro senz’altro

15 altro luogo terreno con apertura nuda verso il n. 13 suolo e volto di cotto 4 finestre simili alla soprascritta

16 andeghetto successivo con uscio in due ante munite di catenaccio serratura e chiave antiportino in opera con solo l’alzaprede finestra in due antini in vetriata e ferrata stuffa(?) con anta di uscio munita da serratura chiave e rampino

n. 17 luogo terreno in seguito con apertura nuda verso il sudetto andeghetto due finestre simili alla soprascritta cesata d’asse con anitportino nel mezzo con vetri nel mezzo suolo e volto di cotto altro antiportino con vetri nel mezzo serratura chiave e due pomi d’ottone al di fuori del quale vi è restello di ferro

18 portico in seguito con suolo e volto di cotto otto campate con pilastri lesennati ed ante di restello in opera

19 corte con solo di riziolo in un angolo della quale vi è nicchia ed avello di vivo

20 altro portico alla sinistra di detta corte con suolo di terra soffitto di someri travetti ed asse sostenuto da colonne di vivo sotto al medesimo vi è porta in due ante con due catenacci alzapiede di ferro serratura e chiave e stanza di legno e rampino portello in un’anta con catenaccio serratura e chiave da detta porta si passa ad un cortiletto lateralmente al quale vi è la casa del parroco di San Sebastiano e da questo si va in strada

di testa al det  to portico vi è luogo con uscio in un’anta seratura e chiave in cui esiste la tromba

si ritorna al luogo terreno destro al n. 17 e da questo si passa alla

21 cucina con due aperture nude verso il detto luogo ed uscio verso il portichetto descritto al n. 5 in due ante con serrature chiave e due manette di ferro antiportino con sua cimasa manetta e pomi d’ottone suolo e volto di cotto due finestre in due antini con vetri e ferrata venendoci ad una anche la ramata camino di marmo con porta fuoco munito di ferrata e buco lateralmente coperto da lamera di ferro che corrisponde nella soprascritta sfuffa

al di fuori della detta cucina vi è scala di vivo con ringhiera di ferro da cui si discende all’infrascritte cantine

si ascende la scaletta a torniola descritta al n. 7 ed alla destra volgendo vi è

superiore alli n. 7 e 8 e parte del portichetto descritto al n. 5 con uscio in due ante in opera con catenaccio serratura e chiave suolo di cotto e soffitto di un somero travetti e d’sasse finestra in 4 antini con vetri e sue ante con catenaccio altra mezza finestra con vetri rotti e due ante in opera,

altro superiore seguente simile al soprascritto

sala sopra la spezzieria con antiportino in opera suolo di cotto soffitti in tre someri sagometri nelle teste, travetti ed asse due finestre verso strada con quattro antini d’invetriata due ante snodate con catenaccio alzapiede e ferrata; camino di marmo con cappa di cotto a guisa di piramide e para camino di legno cesata d’asse dipinta in cui è uscio o sia antiportino con pomi d’ottone dal quale si passa a uno

stanzino superiore al n. 10 con suolo volto di cotto e finestra con vetri e ferrata

si ritorna alla corte destra al n. 6 ed ascesa la scala di vivo al n. 12 vi è

luogo comune cinto d’asse con antina e due finestrelle nude una sopra l’altra

superiore all’infrascritta stanza presentemente unita al casino goduto dal signor Puricelli quale si aggregherà a questo circondario con uscio in due ante in opera con catenaccio serratura chiave e manetta suolo di corro e soffitto di 3 someri travetti ed asse due finestrelle con antini d’invetriata e due ante con alzapiede ovato con antina d’invetriata e due ante con cantenacciolo

altro superiore ed altra stanza infrascritta pure goduta dal signor Puricelli e da aggregarsi a questo circondario a cui si va per scaletta di legno in cima alla quale vi è uscio con serratura e chiave suolo di cotto e soffitto di un somero travetti ed asse due finestrelle con due antini d’invetriata e scuri

mezzano con uscio in un’anta serratura e chiave suolo di cotto e sofitti di travetti ed asse finestrella simile alle soprascritte senza’altro

stanzina oggi annessa al casino goduto dal signor Puricelli quale si aggregherà a questo circondario otturando l’uscio verso la cucina nel detto casino ed aprendone uno sul repiano della scala descritta al n. 14

questa con suolo di cotto e soffitto di due someri, travetti ed ante due finestre in due antini d’invetriata con scuri e ferrata guarnerio nudo nel muro senz’altro

altra stanza consecutiva alla sudetta pure da unirsi a questa casa con suolo o due finestre il tutto simile al soprascritto antiportino in opera senz’altro

si ritorna sotto all’andito di porta descritto n. 2 ed alla sinistra del medesimo si passa al fabbricato nuovo e primo

22 salone con uscio in due ante catenaccio serratura, chiave e rampino bussola in seguito con due antine munite da due manette di ferro suolo e volto di cotto n. 6 finestre ciascuna in due antini d’invetriata ferrata e rampino camino di marmo con suoi adherenti

23 stanza in seguito con antiportino munito da serratura chiave e pomi d’ottone il suolo volto e la finestra sono simili alli soprascritta

24 altra stanza del tutto simile alla sudetta

25 andeghetto con apertura avente solo il telaro verso il soprascritto salone suolo e volto di cotto due finestre che ricevono il lume delle due descritte alli n. 23 e 24 con 2 telari d’invetriata

26 sala consecutiva con uscio ossia antiporto suolo e volo e due finestre il tuto simile al soprascritto uscio verso strada in due ante con catenaccio da macchieta serratura e chiave sopra cui vi è finestrella luogo comune in un angolo con anta d’uscio munita da serratura e chiave finestrella con vetri e pezzi di vivo fino nel muro in detta sala vi è un effigie della beata vergine sul muro con suo cristallo

parte delli soprascritti salone, stanze, andeghetto e sala formavano il casino incorporato a questo circondario in mappa al n. 9 come si è detto nel principio di questa descrizione

27 sito di scala di vivo che ascende e discende con ringhiera di ferro ed antone verso il portico in opera con serratura chiave e molla due antini co’ vetri e ferrata uscio veso la soprascritta sala in due ante serratura e chiave

di testa al portico nuovo che forma il braccio sinistro di questa casa vi è

28 sala con uscio in due ante, serratura, chiave e catenaccio sopra il quale vi è finestra in due antini co’ vetri ferrata e ramata suolo e volto di cotto finestra in due antini d’invetriata ferrata e ramata altr’uscio con suolo due ante munite e catenaccio sopra cui vi è finestrella come sopra all’uscio simile da cui si passa al

29 cortile cinto da tre parti da muro d’edifizio e dall’altra da muro di cinta con suolo di sassi e due cisternini nel mezzo con pietra di vivo porta in due ante con due catenacci verso la corte descritta al n. 19.

30 altra sala con suolo di cotto volto e muri dipinti n. 4 antiporti con sopraporti dipinti corniccione serratura chiave e pomi d’ottone n. 4 finestre ciascuna in due antini d’invetriata sue scuri con rampino ferrata e ramata camino di marmo e giuoco per li campanini.

31 sito dello scalone con portina verso la soprascritta sala con fodrine manette d’ottone serratura chiave e catenaccio altr’uscio verso la corte nobile in due ante serratura chiave e rampino sopra cui vi è finestrella

32 piadrizzo ossia andito con apertura verso la corte nobile munita d’arestrello di ferro con serratura e chiave altra apertura nuda verso la corte destra al n. 19 [giardino] uscio verso le infrascritte cantine in due ante con serratura e chiave sopra cui vi è imagine e iscrizione sul marmo

si ritorna alla sala descritta al n. 28 ed alla sinistra della medesima vi è

33 salone con antiporto suolo volto e n. 4 finestre il tutto simle al già descritto nella sudetta sala al n. 28 due guarnerii nel muro con n. 4 pezzi d’asse ad uno de quali vi è anche l’uscio in due ante con serrature e chiave

34 altra sala in seguito con uscio in un antone munito da catenaccio da bolzone due settaure due chiavi a manetta di ferro spalle e capello di vivo suolo volo e n. 2 finestre simili alli già descritti guarnerio nudo nel muro senz’altro [sarà il luogo dell’archivio?]

s’ascende la scala di vivo descritta al n. 27 al di cui primo respiano vi è luogo necessario con anta d’uscio serrature e chiave due finestrelle co’ vetri e quindi si passa alla

andatore superiore al portico nuovo con suolo di cotto e soffitto d’asse n. 4 finestre con geleosie ed antine co’ vetri tromba con avvello di vivo maniburio di ferro e bocca d’ottone

superiore al detto portico nuovo con uscio di facciata alla sudetta scala in due ante con serrature chiave e catenaccio antiporto con solo la serratura e chiave suolo di cotto e soffitto di travetti ed asse due finestre verso la corte nobile in due antini co vetri e serramento alla spagnola gelosia e scuri con rampino

stanzetta alla destra e superiore a parte del salone descritto al n. 22 con uscio in un’anta serratura e chiave deu finestre in due antini con vetri suolo e soffitto come sopra

altro superiore al portico con antiporto suolo soffitto e due finestre come le sopradescritte camino di marmo senza altro

superiore a parte dell’andito di porta destro altro con tre antiporti suolo soffitto e finestre come li soprascritti

stanza parte sopra il n. 2 e parte sopra il n. 3 con suolo di cotto soffitto di un somero travetti ed asse due finestre verso strada simili alle soprascritte guarnerio nel muro con antiporto munito da serratura e chiave

sala alla destra della sudetta scala di vivo e superiore e alli nn. 22, 23 e 24 con uscio ed antiporto suolo soffitto e due finestre il tutto simile al soprascritto guarnerio nel muro con antiporto come sopra

cucina in seguito superiore al n. 26 [sala con la madonna sotto vetro] con due antiporti due guarnerii due finestre, suolo e soffitto il tutto come sopra camino di marmo, luogo comune in un angolo con uscio in un’anta serratura e chiave e due ovati con vetri piccol ripostiglio vicino al camino con antina munita da catenacciolo

stanza in seguito alla detta sala e superiore al n. 22 con antiporta suolo soffito due finestre camino e guarnerio il tutto simile al soprascritto

altro superiore al n. 22 il tutto simile alla soprascritta stanza non essendoci però a questa il camino due arcove non sagomate di cotto in una delle quali vi è guarnerio con anda d’uscio serratura e chiave

sala alla sinistra della soprascritta andatora e superiore al n. 34 con uscio in due ante catenaccio rampino serratura e chiave sopra il quale vi è finestrella con vetri e ferrata altra finestra in due antini d’invetriata scuri rampino ferrata e ramata

salone consecutivo superiore al n. 33 con uscio in due ante in cesate serratura chiave rampino suolo e volto di cotto n. 2 finestre verso il cortile rustico con gelosie tellaro d’invetriato con serramento alla spagnola e scuri con rampino due altre finestre con ferrata ramata due antini d’invetriata e sue ante cogli opportuni serramenti

superiore al n. 28 [sala di testa al portico nuovo] con uscio in due anti catenaccio serratura e chiave suolo di cotto soffitto in tre someri tre finestre con gelosie vetri e scuri come le soprascritte camino di marmo ed antiporto con serratura chiave e pomi d’ottone da cui si passa al

superiore al n. 30 [sala dipinta] con suolo di cotto e soffitto di un somero travetti ed asse due finestre simili alle soprascritte

altro superiore pure al n. 30 con due finestre suolo soffitto e due antiporti simili alli descritti altro antiporto verso lo scalone descritto al n. 31

si ascendono due altre andate della scala di vivo descritta al n. 27 [dovrebbe dare sul portico nuovo] essendovi sul repiano luogo necessario al descritto ed in cima due finestre con antini d’invetriata e ferrata solo ad una quindi si passa ad un

mezzano con anitporti munito da serratura chiave e pomi d’ottone uscio in due ante con catenaccio serrature chiave suolo di cotto e soffitto di un somero travetti ed asse due poggioli con parapetto di ferro due antini d’inventriata con fodrine catenaccio e due ante con rampino guarnerio nel muro con antiporto serratura chiave e pomo d’ottone

cucina in seguito con due antiporti suolo soffitto e due poggioli simili alli già descritti due guarnerii muniti da due antine con serratura e chiave camino ad uso

lavandino con antiporto luogo comune acquarolo e due ovati

stanzetta con bussola ed antiportino scuolo di cotto e soffitto finestraella in due antini con vetri ferrata ramata e due scuri guarnerio nel muro con pezzi di asse e di dentro ed uscio con cantenacciolo

altra stanzetta con finestrella verso la soprascritta coverte di ferro suolo di cotto e soffitto s’asse a seconda del tetto antiportino con pomi d’ottone

altro mezzano di facciata alla sudetta scala e superiore al portico nuovo con uscio in 2 ante cat.no serratura e chiave suolo di cotto e soffitto di travetti ed asse in un somero due finestre in due antine d’invetriata con ramata

altro mezzano con apertura nuda suolo soffitto e due finestre come sopra

mezzanino con apertura nuda suolo di cotto soffitto di travetti ed asse ed una finestra in due antine con vetri e ramata

altro mezzano con apertura nuda suolo e sotto come sopra due poggioli verso strada con parapetto di ferro gelosie antine d’invetriata con fondine e catenacciolo

altro mezzano con suolo di cotto e sotto di n. 3 someri, travetti ed asse due aperture nude e n. 4 poggioli simili alli soprascritti

segue il quarto vecchio e primo

granaio sopra la spezzieria con tre aperture nude verso il penultimo descritto mezzano suolo di giarone e ciolo a tetto con due fondi di caprita due poggioli con parapetto di ferro; uscio in un’anta con serratura e chiave da cui si passa alla scaletta che mette alla spezieria ed a due luoghi sotto tetto con 2 aperture delle quali con ferrata

si discende la nomina scaletta ed al repiano d’essa vi è uscio verso il tetto in due ante nude sopra cui vi è finestrella in 2 antini co’ vetri e 2 ante altr’uscio di fianco in 2 ante in opera con catenaccio serttaura chiave ed antiportino con pomi d’ottone dal quale si passa al

superiore al portico vecchio con suolo di cotto e soffitto di n. 3 someri travetti ed asse due finestre in n. 4 antini co’ vetri ramata ed ve ante con catenacciolo, scaletta di legno con sbarra simile da cui si passa al già detto superiore al portico nuovo antiporto no con serramenti chiave pomi d’ottone e cimasa da cui altre volte si passava alla sala superiore alla spezzieria essendo al presente immurato

altro superiore al portico sudetto [vecchio] con apertura nuda suolo di cotto e soprascritto di due someri due finestre in 4 antini con vetri e due ante con catenaccio ed alzapiede due altre finestrelle in 2 antini d’invetriata con ferrata uscio in un’anta con due serrature due chiavi ed anello di ferro da cui si passa all’infrascritta chiesa

scaletta di legno con uscio al piede in un’anta serratura chiave ed annello di ferro ascesa la quale si passa al

superiore dell’antidito e dalla scalone [n. 31(?)] già descritto con uscio in due ante catenaccio serrature chiave suolo di cotto e soffitto di un somero travetti ed asse due finestre verso la corte nobile con gelosie antine con vetri e scuri il tutto con opportuni serramenti antiporto che mette alla già detta sala superiore al n. 22 [immediatamente alla sinistra dell’andito della porta principale], altro uscio in un’anta in opera con serrature e chiave da cui si passa ad una scaletta di vivo con ringhiera di ferro che mette al

superiore allo scalone con uscio in un’anta serramento chiave e alzapiede scuolo di cotto soffitto di un somero travetti ed asse due poggiolini con parapetto di legno antini d’invetriata con scuri e sue fodrine con catenaccio finestrella sopra l’uscio in due antini con vetri ed anta con catenacciolo camino con cappa e focolare di cotto coperto di vivo in telaro di legno altra finestra con n. 4 antini d’invetriata luogo comune in un angolo con antiporto munito di pomi d’ottone finestrolo nudo

di fianco al detto superiore vi sono 3 luoghi a tetto con uscio in un’anta settatura e chiave di un piede vi sono tre gradi di cotto ed uno di vivo

altro luogo pure sotto tetto con uscio simile al soprascritto da unirsi passa ad un camerino con uscio in un’anta serramento senza chiave e scaletta che discende suolo di cotto e soffitto di travetti e d’asse due finestroli ad uno de quali vi è telarino d’invetriata serrature e ferratina caminetto ad duoy fuarnerio con due ante di chiudimento

si discendono alcuni gradi dell’ultima descritta scaletta di vivo e da questa mediante uscio in un’anta con serramenti e chiave si passa allo

scalone con gradi di vivo in due andate e ringuera di ferro al repiano dal quale vi è

sito della chiesa che resta superiore al portico descritto al n. 5 con antiporto munito da due manette due rampini e crichetta due ante con due cantini rampino serrature e chiave acquasantino di marmo suolo di cotto e soffitto di n. 5 someri travetti ed asse n, 6 finestre ciascuna con quattro telari d’invetriata ramata e due ante con cat. Sei alle finestre superiormente e simili alle sudette balaustra di legno con gradi di vivo da cui si passa ai cancelli

sacristia in seguito con uscio in 2 ante serratura chaive manetta di ferro e cant.lo per di dentro suolo di cotto soffitto di un somero travetti d’asse due finestre in n. 4 antini d’invetriate due ante con can.to ferrata e ramata guarnerio nel muro con anta munita da catenacciolo uscio in un’antta con serrature chiave manetta e catenacciolo davanti si passa ad una

scaletta di legno in cima alla quale vi è superiore alla sacristia sudetta con suolo soffitto e due fineste simili alle soprascritte

alla destra della sudetta chiesa vi è luogo che resta superiore alla cucina descritta al n. 21 con uscio in due ante catenaccio serratura chiave suolo di cotto e volto simile dipinto due finestre con due ante d’invetriata ferata

si discende alle cantine per mezzo della scala di vivo descritta al di fuori della cucina al n. 21 e primo

cantina per il carbone con suolo di giarone e volto di cotto

altra cantina ossia rudera con apertura scuola e volto come sopra due finestre trombate con ferrata

altra cantina in oggi serviente per i lambicchi co suolo di cotto e volto simile sostento da 6 colonne di vivo sei finestre con ferrata tornelli per il lbambicco cisternino nel mezzo con pietra di vivo due chiavi d’ottone nel muro andito in seguito con n. 4 finestre munite da ferate guarnerio con due ante restello sei chiave e car. Forno in operaso tre fornelli di cotto uno dei quali con cappa di legno uscio in un anta con serrature chaive a cui si passa ad un cantinono con finestrella munita di ferrata

altro andito con suolo di terra e volto di cotto ivi vi è tromba con manubro di ferro e cavallo di legno

cantina in seguito con uscio in un’anta serratura e chiave tre finestrelle con ferrata pozzo annesso alla tromba sudetta con pietra di vico alla qulae vi è uscio in due ante con chaive rampino da cui si passa al sito dello scalone

passadizzo con uscio in due ante catenaccio senza chiave suolo di terra e volto di cotto di testa al medseimo vi è un uscio in un’anta con serratura chiave e catenaccilo da cui si passa ad altro cantino

altro andito sotto la corte

cantina in sefuto sotto alal sala destra al n. 22 con finestra simile alle dette cantino con uscio in un’anta serratura chaive e finestrella con ferrata altra apertura nuda e n. 4 finestre con ferrata suolo di terra e volto di cotto

altra cantina che resta sotto al n. 34 con uscio in due ante catenaccio serratura chaive suolo e volto di cotto due finestre con telari d’invetriata ferrara e ramta uscio che metet ad una scala giò descritta con due ante serratura chiave e catenaccio

andito con suolo e volto di cotto n. 4 finestre con ferrata tromba con sua antina munita di serratura e chiave uscio in testai di due ante con cantenaccio settaura chaive dinestra con solo la ferrata

sito sotto la scala di vivo con restello munoto di serttura e chiave

cantina in seguito con uscio in due ante catenaccio serrature chiave suolo di sotto a volto simile finestra in deu antini conv etri ferrata e ramata

due ripostigli in seguito uno affatto nuo eltroa con uscio in unatan muniti da catenacci suolo e volto di cotto finestra verso strata con ferrata e ramata

altro andito che resta sotto al portico nuovo con restellino munito da serrata e chiave 4 finestre con ferrata e luogo necessario

in detto andito vi sono due cantini uno dei quali con uscio in un’anta serratura e chiave

camerone sotto la sala detta de medici con restello in un’anta serratura e chiave suolo e volto di cotto n. 5 finestre con vetri ferrata e ramata e due l’una sopra l’altra con ferata

cantino seguente con uscio in due ante con serratura e rampino suolo di cotto con asse al di sopra n. 1 finestra con vetri ferrata e ramata e due altre con solo la ferrata

scaletta di vivo a torniola già descritta

cantina con parto suolo di giarrrone e volto di cotto tre finestrelle con ferrata

andeghetto in cui vi sono n. 5 guarnerii munite da 2 ante catenaccio e serratura e chiave scala di vivo al repiano ed alle quale vi è guarnerio in un’anta con […].

Tutti li tetti che coprono la soprascritta casa sono cogli opportuni legnami da nali di ferro per il tutto in istato buono

Alla sudetta casa ossia circondario di Santa Corona vi è coerenza dal levante l’osteria del Pozzo di ragione del signor conte Archinti in parte la fabbrica e la parrocchia di San Sebastiano mediante sempre muri d’edifizio per ½ a mezzo quanto li due casini annessi a questo circondario e goduti l’uno del signor Puricelli maestro di spezieria e dal signor Domenico del Fanti l’altro a muri in parte d’edifizio ed in parte di cinta a ponente strada e da tramontana in parte la casa del benefizio di monsignore Pioni in parte la casa signor Pirovano ed in parte quella del signor segretario Masera sempre a muri d’edifizio ….

Sopra questa casa evvi l’annuo livello alla fabbrica di San Sebastiano di annue lire 129.16.10 in causa di porzione di cortile da essa ceduta al luogo pio come da istrumento del 18 giugno 1781 del notaio Innocenzo Valsecchi

Nel muro di confine col fabbricato dalla suddetta chiesa di san Sebastiano vivono 3 finestre che danno luce alla sagrestia d’essa chiesa precariamente aperte come da ricapito esistente nell’archivio di santa corona

Nel muro suddetto vi è porta già descritta da cui si passa ad un cortiletto con suolo di cotto lateralmente al quale vi è la fabbrica suddetta di san Sebastiano e la parte da cui si ha il diritto di passare in istrada come da istrumento […].

Sopra il casino si paga la scuola di san pancrazio nella chiesa di Sant’Alessandro per istrumento del 10 febbraio 1688 rogato da Gerolamo Pozzi.

[seguono i patti del livello].

 

1788, 16 giugno alla mattina

Nanti dell’illustrissimo signor don Francesco Alciati qual regio amministratore dello Spedale Maggiore di Milano […].

Descrizione del casino annesso al circondario del soppresso Luogo Pio di Santa Corona esclusive le due stanze annesse alla cucina ed incorporate al circondario di Santa Corona e viceversa compreso il luogo terreno in oggi aggregato al circondario suddetto e di più anche una cantina quale resta sotto ad un luogo nel cortiletto di questo casino marcato nell’esterno al n. 3175 ed in mappa al n. 7 censita scudi 758.5.5. attualmente goduta dal maestro di spezieria di Santa Corona signor Giacomo Purricelli.

Consiste questa come siegue:

1 porta d’ingresso in archeggiato di cotto con successivo andito che risvolta ad angolo retto con ante e pusterla munite da suoi ferramenti

alla sinistra di detto andito vi è scala di vivo con n. 3 andare ed altra di legno per li mezzani; luogo comune in seguito con uscio in un’anta, serratura e chiave.

Luogo terreno di contro con uscio in un’anta munita da serratura, chiave e catenaccio da bolzone finestrolo verso corte con ferrata scala che si continuerà e si passerà alla cantina in oggi annessa al circondario del Luogo Pio con suolo di asse e volto di cotto due finestre trombate con ferrata in piano.

2 luogo terreno con uscio verso il detto andito in un’anta in opera serratura e chiave suolo e volto da cotto, due finestre in due antini d’invetriata ed un’anta in opera con ferrata.

Luoghetto in detto luogo terreno con uscio in un’anta con catenacciolo ed apertura nuda.

3 luogo terreno successivo con suolo di cotto e soffitto in due someri travetti ed asse n. 5 finestre in tutto simili alle soprascritte uscio verso corte due ante in opera con due cantenacci serratura e chiave

4 altro luogo consecutivo con uscio verso il soprascritto in un’anta in opera con catenaccio serratura e chiave suolo d’asse e soffitto di due someri travetti ed asse finestra in quatro antini d’invetriata e due ante con catenacci, camino di sasso ed altra finestrela con catenacciolo, altr’uscio simile al soprascritto da cui si passa ad un

5 andito con suolo di pietre e soffitto d’asse in cui vi è pozzo con morena di vivo carletto di legno ed anta di chiudimento in un’anta con catenaccio, serratura e chiave uscio in due ante in opera con catenaccio, rampino, serratura e chiave che mette ad un

6 cortiletto col suolo di cotto e bucco nel mezzo chiuso da tre parti da muro d’edifizio e dall’altra di muro di cinta dividente questo casino dal circondario di Santa Corona.

7 portichetto con suolo di cotto e soffitto d’asse sostenuto da una colonna di vivo con suo piedestallo.

8 luogo terreno in seguito con suolo di terra e soffitto di un somero, travetti ed asse uscio in un’anta in opera catenaccio serratura e chiave e finestra nuda verso strada.

9 sito di scala con gradi di vivo e pollaio sotto la medesima con antina in opera.

10 altro luogo terreno con uscio in due ante in opera, catenaccio serratura e chiave, suolo di cotto e soffitto d’asse finestra in quattro antini d’invetriata e due ante in opera

11 altro luogo terreno in oggi aggregato al circondario del soppresso luogo pio di santa corona con uscio da otturarsi con muro pieno dalla aprte di santa corona e da aprirsi da questa parte, suolo di cotto e soffitto di un somero, travetti ed asse, due finestre in quattro antini e due ante con alzapiede

S’ascende la descritta scala ed al repiano della medesima si passa al

Superiore al n. 10 con uscio in un’anta in opera serratura e chiave ed alzapiede di ferro suolo di cotto soffitto d’asse seconda del tetto due finestre in due  antini d’invetriata e due ante in opera con catenaccio ed ad una anche la ferrata guarnerio nudo nel muro

S’ascendono n. 7 gradini di vivo e si passa ad una andatora superiore al n. 7 con suolo id cotto e soffitto d’asse uscio in due ante in opera con catenaccio serratura e chiave due fineste in due antini d’invetriata e sue ante con catenaccio guarnerio con anta munita di serratura e chiave

Al di fuori di detta andatora vi è il luogo necessario chiuso d’asse con antina munita da manetto ed alzapiede di ferro

Cucina in seguito superiore al n. 11 con uscio in un’anta in opera serratura e chaive catenaccio ed alza piede di ferro cuolo di cotto soffitto in un somero travetti ed asse camino con focolare di cotto coperto di vivo e telaio di legno finestra in n. 4 antini d’invetriata e deu ante con catenaccio

La stanza seguente resta descritta ed annessa al circondario di Santa Corona.

Superiore alla detta cucina a cui si va mediante scala di legno chiusa d’asse con uscio sul repiano della medesima in un’anta munita d’alza piede suolo di cotto, soffitto di un somero travetti ed asse due finestre in quattro antini d’invetriata e due ante con catenaccio.

Si discendono due gradi di vivo dalla detta cucina ed alla dritta vi è

Lavandino con uscio in un’anta catenaccio serratura e chiave suolo di cotto e soffitto d’asse feinstra in due antini d’invetriata e due ante con catenaccio luogo comune chiuso d’untana con cantenaccio uscio al di fuori verso l’infrascritta loggia munito dall’opportuni ferramenti

Stanza alla sinistra superiore al n. 4 con uscio in due ante munite da serratura chaive e catenaccio suolo di cotto e soffitto di un somero navetti ed asse finestra in quattro antini d’invetriata ed ante con le sopraste

Altra stanza consecutiva supeirore al n. 4 con apertura nuda suolo soffitto e finestra come sopra altr’uscio in due ante come le soprascritte da cui si passa alla loggia infrascritta

Altra stanza superiore al n. 6 con suolo di cotto e soffitto d’asse finestra come le soprascritte e guarnerio nudo nel muro

Altra stanza supeirore al n. 3 con apertura d’uscio nuda suolo di cotto e […] Finesta come le soprascritte

Altra stanza in seguito con suolo soffitto e due finestre il tutto simile al soprascritto

Altra stanza superiore al n. 2 e parte dell’andito di porta con suolo di cotto soffitto di tre someri travetti ed asse camino di marmo lustro broccadello due finestre simili alle soprascritte e poggiolo con parapetto di ferro due antini d’inventriata con catenaccio dalla cima al suolo e due ante in opera con catenaccio uscio verso la soprascritta stanza con antiportino in opera munito da serratura e chiave e poi d’ottone altro uscio verso la loggia in un anta con serratura e chiave

Al di fuori di detta stanza vi è loggia con suolo di pietre e cinta a parapetti di ferro quale gira a tre parti

Altra stanza superiore alla restante porzione dell’andito di porta con uscio verso la soprascritta munito d’antiporto con serratura e chiave suolo di cotto e plafone dipinto finestra simile alle soprascritte

S’ascende alli mezzani mediante scala di legno con parapetto d’asse ed uscio in cima munito di serratura, chiave e manetta di ferro.

Luogo comune e lavandino con uscio in un’anta nuda e superiormente ripostiglio

Cucina con uscio in un’anta serratura e chiave superiormente al quale vi è finestrllo in due antini d’invetriata suolo di cotto e soffitto di un somero travetti ed asse camino con focolare e cappa di cotto in tellaro di legno forrnelli in due bucchi

Sala in seguto con suolo di cotto soffitto di tre someri travertti e alle tre finestre in quattro antini d’invetriata e due ante con catenaccio uscio verso l’infrascritta loggia con due ante con serratura e chiave e catenaccio

Stanza con uscio verso la descritta in due ante come sopra due finestre simili alle già descritte suolo e soffitto di un somero.

Altra stanza divisa dalla sudetta da cesata d’asse in cui vi è uscio in un’anta serratura e chiave e manetta di ferro finestra suolo e soffitto come sopra

Altra stanza con apertura munita d’antiportino suolo e soffitto come sopra finestra in due antini co vetri e due ante con catenacciolo altro uscio verso il spazzaca con anta in opera serratura chiave e manetta di ferro altro uscio simile da cui si passa alla

Loggia che gira a tre parti con suolo di cotto e parapetto d’asse

Per discendere alle cantine vi è scala di vivo in due andate e queste consistono una verso corte con uscio in un’anta munita da serratura e chiave finestrella con ferrata e altra verso strada con uscio in due ante serratura e chiave e finestrella verso strada con ferrata

Al quale soprascritto casino vi coerenza al levante e tramontana il circondario del soppresso luogo pio di santa corona mediante muri d’edifizio al mezzogiorno casino infrascritto pure annello al sueddetto circondario ed affittato al signor Domenico de Fanti a muri in parte di edificio ed in parte di cinta a ponente strada ossia la contrada detta la Valpetrosa.

 

Bibliografia estesa:

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Paravicini 1879 = Tito Vespasiano Paravicini, Le arti del disegno in Italia. Storia e critica, III. L’Evo Moderno, Milano, Vallardi, 1879.

Rossetti 2015 = Edoardo Rossetti, «Arca marmorea elevata a terra per brachia octo». Tra sepolture e spazi sacri: problemi di memoria per l’aristocrazia milanese tra Quattro e Cinquecento, in Famiglie e spazi sacri nella Lombardia del Rinascimento, a cura di Letizia Arcangeli, Giorgio Chittolini, Federico Del Tredici, Edoardo Rossetti, Milano, Scalpendi, 2015, pp. 169-227.

Repishti 2018 = Francesco Repishti, Cristoforo Solari architetto. La sintassi ritrovata, Milano, Rotolito, 2018.

Rossetti in c. d.s. = Edoardo Rossetti, I disegni ottocenteschi di Tito Vespasiano Paravicini e l’architettura residenziale del primo Rinascimento milanese: il caso del palazzo di Gerolamo Rabia, in «Annali di Architettura», in corso di stampa.

Sacchi 2016 = Rossana Sacchi, Su Gaudenzio Ferrari, Tiziano e Giovanni Demio alle Grazie, in Il convento di Santa Maria delle Grazie a Milano. Una storia dalla fondazione a metà del Cinquecento, a cura di Stefania Buganza, Marco Rainini, «Memorie Domenicane», 47 (2016), pp. 459-484

Shell 1987 = Janice Shell, Documenti, in David Aalan Brown, Andrea Solario, Milano, Electa, 1987, pp. 290-296.

Soldini 2007 = Nicola Soldini, Nec spe nec metu. La Gonzaga: architettura e corte nella Milano di Carlo V, Firenze, Olschki, 2007.

Torino 1884 = L’ingegneria, le arti e le industrie all’esposizione nazionale del 1884. Divisione I. Belle Arti. Catalogo Ufficiale, Torino, Uninione Tipografico-Editrice, 1884, pp. 119-120.

Vasari 1568, ed. Bettarini-Barocchi = Giorgio Vasari, Le Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architetti, nelle redazioni del 1550 e 1568, a cura di Paola Barocchi, Rossana Bettarini, 6 voll., Firenze, Sansoni, 1966-1987.

Zancon 1812 = Gaetano Zancon, Galleria inedita raccolta da privati gabinetti milanesi, Milano, Francesco Fusi, 1812