Milano, Palazzo Sanseverino alle Grazie

Palazzo di Galeazzo Sanseverino a Milano

Edoardo Rossetti

Milano, Porta Vercellina, parrochia di San Nicolao foris.

Milano, corso Magenta (probabilmente 54-56).

(edificio non più esistente)

 

Passaggi di proprietà:

  • Tommaso Tebaldi da Bologna e suoi eredi (ca. 1430-ca.1485).
  • Galeazzo Sanseverino (ca. 1485-1499).

Bibliografia: Rossetti 2016; Martinis 2021.

La proprietà doveva essere il terzo sedime a destra uscendo da Porta Vercellina verso Santa Maria delle Grazie. Il primo era quello di Giovanni Matteo Botigella, un sedime di 8 pertiche con un caseggiato di poche stanze, tre in terra e due in solaio “fulte”, e due cassi in cui si esercitava il dazio di Porta Vercellina, confinante da un lato con la strada, l’attuale corso Magenta, da un altro lato con il fosso della città di Milano mendiate la strada, dall’altro con la chiesa di Santo Sprito, sempre mediante strada, dall’altro con i beni degli eredi di Andrino Vigoni (ASMi, Notarile 4241, notaio Damiano de Magistris, 1485 ottobre 1). Seguiva poi un sedime, probabilmente di minori dimensioni comprendete una casa con bottega a platea e orto di proprietà sempre dei monaci di Sant’Ambrogio con edifici costruiti dai Vigoni e passata nel 1482 a Bartolomeo da Magnago, per l’occasione era detta confinante con i beni degli eredi di Tommaso da Bologna e con quelli di Giovanni Matteo Bottigella (ASMi, Fondo di Religione 931, 1482 giugno 14, pateat del documento). Seguiva poi il sedime di Tommaso Tebaldi da Bologna di tale importanza da essere rappresentato nella pianta di Milano di Pietro del Massaio. Le proprietà di Tommaso Tebaldi furono lentamente collezionate tra i vari minuscoli appezzamenti ceduti dai monaci di Sant’Ambrogio: ASMi, Fondo di Religione 931, 1443 dicembre 4 (2 pertiche, 18 tavole), 1444 febbraio 17 (8 pertiche), 1444 giugno 8, 1445 settembre 10, 1446 settembre 23, 1446 ottobre 26.

A partire almeno dalla primavera del 1485 il palazzo è abitato da Galeazzo Sanseverino, mentre le vere e proprie transazione per l’acquisizione della proprietà sono del 1487, perfezionate nel 1489. tra il 1489 e il 1492 la dimora è ridotta a cantiere, ma nel 1491 ospita comunque Leonardo da Vinci e le feste date dal Sanseverino. Ancora nel 1497 la casa non risulta finita mentre le stalle adiacenti affrescate da Bramantino sono usate per ricevere gli ambasciatori. Saccheggiata nel settembre 1499 la casa ospita ancora attorno al 1509, Margherita Pio da Carpi vedova di Antonio Maria Sanseverino. Dopo la morte di Galeazzo Sanseverino finisce verosimilmente in rovina ed è devastata con il resto del Borgo di Porta Vercellina tra il 1520 e il 1530.

 

Regesto dei documenti: 

1485 maggio 24, Milano

ASMn, Archivio Gonzaga 1628, Zaccaria Saggi al marchese Francesco Gonzaga.

Il sabato passato entrò qui lo illustrissimo signore duca di Ferrara contra il quale uscì questo illustrissimo signore duca con tuti li oratori e con la corte e fue conduto in castello ad allogiare, ove hebbe due camere solamente; la comitiva sua fue allogiata per le hostarie. Domenicha matina fue conduta sua signoria a la festa de Santo Spirito, che è presso al castello et è una de le principale feste che si faci a Milano; e prima che quella tornasse in castello, andoe in casa di messer Galeazo da San Severino, che fue di messer Thomaso da Bologna et e lì presso, ove era aparechiata una bella collatione e la casa molto degnamente aparata, tuti li oratori gli furono e tuta la corte e doppo questo, nel uscir di casa, si fece la via de la stalla per farla vedere, la quale era molto ben fornita de cavalli bellissimi et avantagiata fin a trenta d’ogni sorte. Dopo desnare il signore Ludovico condusse sua signoria a visitare questa illustrissima madonna, ove gli stete per spatio de due hore, pure in publico rasonamento et in presentia de alchuni ambasatori e stando a certe finestre et a vedere giuchare al ballone, essendosi fata una partita de molti ferraresi e milanesi e giochato fin alhora de la cena. Se andoe a cenar a casa del detto messer Galeazo, ove gli furono solamente il prefato signore duca e signore Ludovico e l’oratore de la maestà del re et io anchora gli fue; et a la tavola de loro signori cenarono anchora li compagni usati del signore Ludovico e messer Rinaldo da Este e messer Iacomo Troto di quelli del prefato signore duca di Ferrara. La cena fue però apparechiata perchè la prefata madonna gli venisse, la quale non gli volse essere.

 

1487 marzo 14, Milano

ASMi, Rogiti camerali 72, inserto in doc. 19, il duca Gian Galeazzo Sforza ai maestri delle entrate ordinarie e al tesoriere Antonio Landriani.

Regulatori magistri intratarum et thesorerio generali

Delecti nostri, li fioli del spectabile quondam messer Thomaso da Bologna, olim nostro consiliere sonno convenuti cum li agenti per la camera nostra di farne vendita de la soa casa iacente nel brogo di Porta Vercelina de questa nostra cità de Milano, quale tolemo per uso et habitatione del magnifico messer Galeaz Vesconte de Sancto Severino pro pretio et mercato de lire undecemilla, che vanno pagati in tri termini, sopra l’intrate nostre, vidilicet l’anno proximo passato uno terzo, un altro terzo in l’anno presente, et l’altro terzo in l’anno proximo che vene, per il che volemo et vi commettemo che faceti li dicti fiorili et heredi del predicto quondam messer Thomaso li pacti de la vendita depsa casa per publico instrumento, et in forma communi iuris, quale ad nostro nome, de la camera nostra, voy recevereti gli debitati fare assignatione sopra le dicte nostre intrate del anno presente non assignate ad altri de li quy terzi, del primo et secondo termino del precio predicto depsa vendita, facendo fare dicto instrumento de pacti expedite li opportuni mandati et confessione, et aconzare omne expediente scriptura alli libri de la caemra nostra mettendo epsi dinari a spesa consumata et tu thesorero gli faray quella expeditione che sarà bisgorno dal canto tuo.

 

1487 maggio 10, Milano, Corte dell’Arengo, camera dei maestri delle entrate.

ASMi, Rogiti camerali 72, doc. 19, notaio Antonio Bombelli.

I maestri delle entrate ordinarie Giovanni Avvocati, figlio del fu Pagano, abitante a Milano in porta Comasina, parrocchia di San Marcellino, Bartolomeo da Cemo, figlio del fu magnifici domini comitis Gherardo, abitante a Milano in porta Nuova, parrocchia di San Fedele, Bergonzio Botta, figlio del fu magnifici domini Giovanni, abitante a Milano in porta Vercellina, parrocchia di Santa Maria alla Porta, Donato del Conte, figlio del fu Giovanni, abitante a Milano in porta Ticinese, parrocchia di Sant’Alessandro in Zebedia, e Francesco Brivio, figlio del fu Giacomo Stefano, abitante a Milano in porta Ticinese, parrocchia di Santa Maria in Valle, e il magnifico domino Antonio Landriani, figlio del fu Accorsio, abitante a Milano in porta Comasina, parrocchia di San Cipriano, tutti agenti a nome del duca Gian Galeazzo Maria Sforza, stringono accordi con i venerabiles et spectabiles viri dominos Baciliero, Aloisio e Filippo Maria Tebaldi da Bologna, figli del fu magnifici militis et comitis ac ducalis consiliarii domini Tommaso, abitanti a Milano in porta Ticinese, parrocchia di San Lorenzo Maggiore foris, per la vendita di un sedime magno sito a Milano in porta Vercellina, parrocchia di San Nicolao foris, quod est cum suis heredifitiis, cameris, solariis, salis, canepis, cassinis, porticibus, ortis, zardino, stalla, curiis, putheis et aliis suis iuribus et pertinentiis, quibus omnibus coheret ab una parte strata Burgi Porte Verceline, ab alia monasterii Sancti Ambrosii Mediolani et tenetur ad libellum per heredes quondam domini Iacobi de Cavallis mediate infrascripto spatio in parte, et in parte viridarium seu zardinum prefati illustri principis et excelsi domini domini ducis, et ab alia monasterii Sancti Spiritus extra dictam portam Vercelinam Mediolani mediante quadam accessio per quod accessiabatur in dictum ducalem zardinum, et ab alia dicti monasterii Sancti Ambrosii tenetur ad liberllum per [***]; item de utili dominio et naturali posessione ac melioramentis unius spatiis terre in quo alias esse consueverunt tria sedimina et nunc omnia sunt deruta et solo equata, cui coheret ab una parte dictum sedimen magnum, ab alia dicta strata Burgi, ab alia dictorum heredum Iacobi de Cavallis, et ab alia ortus dicti sediminis magni, per il quale spazio si paga all’abbazia di Sant’Ambrogio un fitto annuo di 11 staia di frumento, quattro capponi, 4 once di pepe e u’oncia di cera lavorata. I contraenti si accordano affinché la transazione avvenga previo consenso dell’abate di Sant’Ambrogio e previa assegnazione ai fratelli Tebaldi da Bologna di entrate ducali pari al valore del sedime, valutato 11.000 lire imperiali, stabilendo che due parti su tre del denaro sia assegnato entro le calende di agosto dell’anno 1487 e un terzo entro le calende di agosto dell’anno 1488. Contestualmente i maestri delle entrate promettono di pagare ai fratelli Tebaldi un fitto annuo di 50 ducati alla prossima festa di San Michele e altri 10 ducati alla successiva festa di Pasqua.

 

1489 maggio 29, Milano, Corte dell’Arengo, camera dei maestri delle entrate.

ASMi, Rogiti camerali 72, doc. 22a; ibid., Notarile 1936, notaio Antonio Bombelli.

Baciliero, Aloisio e Filippo Maria Tebaldi da Bologna, vendono per il prezzo di 11.000 lire imperiali e secondo gli accordi già stabiliti (come risulta da un documento rogato il 10 maggio 1487 dal notaio camerale Antonio Bombelli) ai maestri delle entrate ordinarie e al tesoriere ducale Antonio Landirani[1], agenti a nome del duca Gian Galeazzo Maria Sforza, il sedime magno con attiguo spazio di terra sito a Milano fuori porta Vercellina, parrocchia di San Nicolao foris. Contestualmente i maestri delle entrate e il tesoriere ducale promettendo di assegnare ai fratelli Tebaldi da Bologna le entrate del dazio dell’imbottato della pieve di Parabiago fino all’estinzione del prezzo della vendita.

 

1489 maggio 29, Milano, Corte dell’Arengo, camera dei maestri delle entrate.

ASMi, Rogiti camerali 72, doc. 22b; ibid., Notarile 1936, notaio Antonio Bombelli.

I maestri delle entrate ordinarie e il tesoriere ducale Antonio Landriani agendo a nome del duca Gian Galeazzo Maria Sforza secondo il tenore espresso da una lettera ducale data in Pavia il 25 maggio 1489, segnata Philippus, e non essendo andati a buon fine gli accordi conseguiti con i fratelli Tebaldi da Bologna (stipulati con un documento rogato il 10 maggio 1487 dal notaio camerale Antonio Bombelli), assegnano a Baciliero, Aloisio e Filippo Maria Tebaldi da Bologna i dazi dell’imbottato, del vino e delle biade della pieve di Parabiago fino all’estinzione del credito di 11.000 lire imperiali che i Tebaldi vantano presso la camera ducale.

 

1489 settembre 18, Pavia

ASFi, MAP, b. 50, l. 163, Pietro Alamanni a Lorenzo de Medici.

Bibl.: Giulini 1912.

[…] la casa [il Banco Mediceo] saria vostra et perché sua intentione è di dare qualche reputatione alla figliula, haveva disegniato metterla quivi insino a tanto che messer Ghaleatio havessi aconcio la casa sua per potere talvolta andarla a vigitare, che non haveva prima dove tenerla honorevolmente, dicendomi che la casa [il Banco Mediceo] non era capace alla familia di messer Ghaleatio, né casa da signori […].

 

1491 gennaio 26, Milano.

Codice Arundel, c. 250r.

Bibl.: Villata 1999, p. 64, doc. 53 G. Calvi, Contributi alla bibliografia di Leonardo da Vinci (periodo sforzesco), in “Archivio Storico Lombardo”, XLIII (1916), pp. 417-508, alle pp. 478-480

[…] item a dì 26 di gennaro seguente, essendo io in casa di messer Galeazzo da Sanseverino a riordinare la festa de la sua giostra, e spogliandosi certi staffieri per provarsi alcune veste d’omini salvatichi ch’a detta festa accadeano, Iacomo s’accostò alla scarsella d’uno di loro, la qual era in sul letto con altri panni, e tolse quelli dinari che dentro vi trovò: lire 2, soldi 4.

Item essendomi da maestro Agostino da Pavia donato, in detta casa, una pelle turchesca da fare uno paro di stivaletti, esso Iacomo in fra uno mese me la rubò, e vendella a un acconciatore di scarpe per 20  soldi, de qua danari, secondo che lui proprio mi confessò, ne comperò anici, confetti: lire 2 […].

 

1492 maggio 30, Milano

ASMo, Ambasciatori milanesi 7, Giacomo Trotti al duca Ercole d’Este.

Bibl.: Giulini 1912.

Non sciò cum che bona sattisfaction del signor Ludovico possano restare il duca di Urbino ni il signor Ottaviano, non li haver, o mai, pagati dil suo soldo passato, e avendoli tolta la casa che li fo donata qui in Mediolano; in la quale stava li ambasciatori fiorentini, per habitatione de la quale, in cambio di quella, li ha data la casa che fo del conte magnifico Lorenzo, venduta a messer Aluisio Terzago, et mo liberamente donata a Petro de Medici. Ragionando heri cum li preditto signor Ludovico me dixe volere vendere quella, che fo del duca di Urbino, et esserne in praticha, et che metteria a stare in rocha cum la sua robba et supelectile sua figliola, moglie dell’illustre messer Galeazzo, per insino che el gli haveva facto fabricare uno palazo che gli fa fare fora de porta Vercelina, presso il castello de porta Zobbia, ma su queste cose l’homo ordina e dio dispone.

 

1497 luglio 10, Milano.

ASMn, Archivio Gonzaga 1631, Benedetto Capilupi alla marchesa Isabella d’Este.

Carteggio mantovano, vol. XV, l. 66a

[…] Messer Galeazo è refirmato capitano generale de tutte le gente da pede et da cavallo, perpetuamente obligandosi l’un l’altro ad non se lassare mai; et lo signor duca obliga li figlioli dalli soldo per mille cavalli, septe millia ducati per la persona sua, cioè 3 millia per el bastono et 4 millia per el piatto, et vole che de stabile habia tredice millia ducati l’anno, sì che computata la provisione, ascenda alla summa la intrata sua de vinti millia ducati l’anno, et falli finire la casa. In summa, non poteria essere in magiore favore […].

 

1498 maggio 22, Milano.

ASMn, Archivio Gonzaga 1632, Donato de Preti al marchese Francesco Gonzaga.

Carteggio mantovano, vol. XV, l. 175

[…] Qua se giostra ogni zorno presso la stalla grande del signor messer Galeacio, et iostrano raghazii, camareri et altri alevi de la corte, dove li va de continuo la excellentia del ducha, conducendoli monsignor reverendissimo cardinale et tutti li oratori […].

 

1498 dicembre 28, Milano.

ASMn, Archivio Gonzaga 1632, Benedetto Capilupi alla marchesa Isabella d’Este.

Carteggio mantovano, vol. XV, l. 274

[…] Così [Ludovico il Moro] dette ordine al signor messer Galeazo per hozi a le vintiuna hora, et fece invitare li ambassatori, salvo el veneto, dicendo ch’el voleva fare questa monstra a posta mia. Cossì è stata facta a l’hora deputata dreto alla stalla del signor Galeazo molto ordinatamente; erali scanne et banche da sedere, et poi in pede ultra la corte grande populo, et volse ch’io gli sedesse apresso, delarando a li ambassatori che questa era zornata mia. Lo numero di cavalli, tra quelli del singore et messer Galeazo et de li camareri, a quali sua excellentia gli ha datto, computato li cavalli legeri de messer Galeazo, fu circa dosento […].

 

1499 agosto 31, Milano.

Corio, Historia, p. 692 vol. II, p. 1623.

[…] Nel giorno predetto dopo pranzo la plebe accorse alla casa di Ambrogio Curzio, e la dilapidarono del tutto, sebben poco valore vi si trovasse, e così fu fatto anche del giardino di Burgonzio Botta regolatore delle entrate ducali, del palazzo e delle scuderie di Galeazzo Sanseverino e dell’abitazione di Mariolo cameriere di Lodovico, fondata di fresco e non ancora coperta […].

 

1499 settembre 7, Milano

Sanudo, Diari, vol. II, col. 1263.

[…] Heri misser Zuan Iacomo Triulzi dovea intrar in Milan con acordo de citadini, non vol francesi entrino, ma vano nel zardin, et quelli di Milan havia ruinato et brusato le stalle di misier Galeazo nel barco, etiam si dicea a Santa Maria di Grava […].

 

1502 settembre 26,

ASMi, Notarile 3216, notaio Giovanni Giacomo Scaravaggi.

Alberto de Tutis agente a nome dell’abate di Sant’Ambrogio di Milano affitta per 4 lire imperiali e 10 soldi a Pietro de Clivate figlio del fu Giovanni abitante a Milano in Porta Vercellina parrocchia di San Nicolao foris la terza camera a destra entrando nel sedime con uso della corte, andito e pozzo in un sedime sito a Milano in Porta Vercellina parrocchia di San Nicolao foris con edifici camere solai, ecc. confinante da un lato con la strada e dagli altri lati con i beni del monastero di Sant’Ambrogio sedime che fu occupato da Galeazzo Sanseverino.

Lo stesso affitta per 6 lire e 5 soldi a  Aloisio da Rho figlio del fu Giuseppe abitante a Milano in Porta Nuova parrocchia di San Bartolomeo intus e Beltrame da Giussano figlio del fu Ambrogio abitante a Milano in Porta Vercellina parrocchia di San Nicolao foris una camera in terra con camino che è la seconda a destra entrando nel sedime del Sanseverino.

Lo stesso affitta per 7 lire a Gerolamo del Pozzo da Legnano una camera in terra che è la prima camera entrando dalla porta principale a e una camera in terra che è la prima a sinistra dopo l’andito che va verso l’orto nel sedime del Sanseverino.

Lo stesso affitta per 12 lire a Giovanni Cani figlio del fu Zanino abitante a Milano in Porta Vercellina parrocchia di San Nicolao foris una camera in terra che è la prima dopo il passaggio per cui si va al pozzo e due camere superiori a sinistra entrando nel sedime che sono la seconda e la terza al piano superiore sopra detta camera in terra e sopra la camera in terra affittata a Gerolamo del Pozzo.

Lo stesso affitta per 4 lire a Bernardino da Vitudone figlio del fu Stefano abitante a Milano in Porta Vercellina parrocchia di San Nicolao foris la cucina in terra con camino che il primo casso a sinistra sotto il transito che porta al pozzo.

 

1502 ottobre 24,

ASMi, Notarile 3216, notaio Giovanni Giacomo Scaravaggi.

Il monaco Bernardo Sansoni affitta per 8 lire imperiali e 10 soldi a magistro Antonio da Borsano figlio del fu Laurentio abitante a Milano in Porta Vercellina parrocchia di San Nicolao foris un pezzo di terra altre volte giardino ora campo di 10 pertiche sito a Milano in Porta Vercellina, parrocchia di San Nicolao foris confinante da un lato verso la strada dalla parte della chiesa di Santo Spirito, dall’altro verso il fossato di Milano con altri beni tenuti da Antonio affittati dal monastero di Sant’Ambrogio, dall’altro con la stalla nuncupata stalla di Galeazzo Sanseverino e dall’altro i detti edifici del monastero tenuti da diverse persone.

 

1507 luglio 27, Milano, porta Ticinese, parrocchia di San Fermo, casa di Francesco Brivio

ASMi, Notarile 5749, notaio Cristoforo Riva.

Benedetto Pecchi, figlio del fu Antonio, abitate a Milano in porta Comasina, parrocchia di San Protario in Campo foris, al quale li agenti del re di Francia hanno locato il viridarium seu giardium castri porte Iovis Mediolani e stalla appellata stalla domini Galeaz de Sancto Severino et aliis hedefitiis, si presenta davanti a Francesco Brivio, figlio del fu Giacomo Stefano, abitante a Milano in porta Ticinese, parrocchia di San Fermo, per denunciare i danni subiti pari a 300 ducati, essendo stato intralciato dai frati della Certosa di Garegnano il deflusso delle acque dell’Olona che tramite la roggia Ghisolfa scorrono nel giardino del castello ed essendo stati occupati dal Magno Magistro di Francia stalla cum aliis hedefitiis existentibus super dicta stalla que stalla appellatur stalla domini Galeaz de Sancto Severino.

 

1507 luglio 27, Milano, porta Ticinese, parrocchia di San Vito, casa di Michele del Conte

ASMi, Notarile 5749, notaio Cristoforo Riva.

Benedetto Pecchi si presenta davanti a Michele del Conte, figlio del fu Gabriele, abitante a Milano in porta Ticinese, parrocchia di San Vito, per denunciare i danni subiti in relazione all’affitto del giardino del castello di Milano e delle stalle di Galeazzo Sanseverino.

 

1507 luglio 27, Milano.

ASMi, Notarile 5749, notaio Cristoforo Riva.

Benedetto Pecchi si presenta davanti a Michele del Conte, figlio del fu Gabriele, abitante a Milano in porta Ticinese, parrocchia di San Vito, per denunciare i danni subiti in relazione all’affitto del giardino del castello di Milano e delle stalle di Galeazzo Sanseverino.

 

1507 luglio 28, Milano.

ASMi, Notarile 4377, notaio Stefano Seroni.

Parte delle strutture del palazzo erano affittate insieme con delle porzioni del parco ducale a Benedetto Pecchi.

 

1509-1512,

ASMi, Fondo di Religione 931, Pro domo quam tenet illustris dominus Galeaz se Sancto Severino.

Margherita Pio vedova di Antonio Maria Sanseverino intenta una causa ai monaci di Sant’Ambrogio rivendicando diritti sui beni del cognato Galeazzo Sanseverino.

Dalla causa risulta che i monaci, essendo abbandonata la proprietà «propter revolutionem status Mediolani», l’avessero occupata all’incirca nel 1502, in contemporanea a una grande giostra fatta in piazza castello, facendo relalizzare poi porte, finestre e una lunga sbarra che chiudeva la strada verso Santa Maria delle Grazie. Tra il settembre e il novembre di quell’anno si era provveduto poi a locare il giardino «nunc exstirpato» e le singole stanze del sedime a vari affittuari. Il sistema di locazione dei monaci era proseguito indisturbato per cinque o sei anni, poi Margherita Pio Sanseverino – alla quale era già stato concesso dall’abate di Sant’Ambrogio con licenza pontificia un altro sedime nel borgo delle Grazie – agendo in rappresentanza del cognato Galeazzo Sanseverino aveva rivendicato la proprietà del palazzo facendo sloggiare contro la volontà dell’abate gli affittuari dei monaci e, dopo un provvidenziale restauro, trasferendosi nella prestigiosa dimora. Si afferma che a Margherita Pio da Carpi del fu Marco erano già stati assegnati dei diritti sui sedimi componenti il palazzo il 28 agosto 1497. I sedimi sono descritti come un sedime con edifici, sale, camere, solai, cucine, portici, corte, giardino, stalle confinanti da un lato con i beni che tiene a livello Francesco Vigoni dal monastero di Sant’Ambrogio, dall’altro con i beni tenuti a livello da Costantino Gallarati, [segue spazio bianco] e da ultimo con la strada. Più un sedime magno sito in Porta Vercellina, parrocchia di San Nicola foris occupato da Margherita Pio edifici, camere, solai, corti, cantine sotto terra stalle, orti e giardino estirpato, confinante da un lato con i beni del monastero tenuti dalla famiglia Cavalli, dall’altro con i beni del monastero tenuti dagli eredi di Bartolomeo Magnago, da un altro lato con il monastero di Santo Spirito di Milano mediante strada sive platea e in parte con il viridario ducale.

 

1515, Milano.

Relazione di Pasquier Le Moine.

Et au dessoubz d’icelluy [le parc] entre une religion du Sainct Esperit et le dit chasteau oultre l’eaue sont les estables que le More fist faire pour son escuryrie. Fort belles et riches, qui ont six vingtz pas de longuer et quatorze de largeur, à deux rengz, cinquante pilliers de pierre de taille haulz que est chascun reng ving et cinq, et aurte deux des ditz piller, ung autre petit piller pour mettre les selles. Les dictes estables toutes voultées logis et grenier dessus. Et hors icelles estables du costé du dit parc y a grans chevaulx en paincture de plusieurs couleurs tous en differens arrestez […].

 

1543 febbraio 22,

ASMi, Fondo di Religione 931.

I monaci di Sant’Ambrogio cedono a Giovanni Antonio Zenale un sedime sito in Porta Vercellina parrocchia di San Nicolao foris che risulta «derupatum et per terram in totum peryectum que est tamen certis muraliis versus stratam», confinava con gli eredi di Giacomo Garavaglia, ancora con «illos de Cavallis» e il monastero di Santo Spirito «mediante quedam fossato monastrii Gratiarum»

 

Vasari, Vite [Giuntina], Bettarini Barocchi, vol. III, p. 260

Sono ancora di sua mano in detta città in casa del marchesino Ostanesia camere e logge, con molte cose lavorate da lui con pratica e grandissima forza negli scórti delle figure. E fuori di Porta Versellina, vicino al castello, dipinse a certe stalle oggi rovinate e guaste alcuni servidori che streg[g]hiavano cavalli, fra i quali n’era uno tanto vivo e tanto ben fatto, che un altro cavallo, tenendolo per vero, gli tirò molte coppie di calci.

 

Vasari, Vite [Torrentiniana], Bettarini Barocchi, vol. III, p. 260

Sono ancora di sua mano in detta città in casa il marchesino Ostanesia camere e logge, con molte storie lavorate da lui con una pratica resolutissima e con grandissima forza negli scórti delle figure; le istorie sono cose romane, accompagnate con diverse poesie. E fuori di Porta Versellina, vicino al castello, a certe stalle oggi rovinate e guaste, alcuni servidori che stregghiavano cavalli, de’ quali ve ne fu uno tanto vivo e tanto ben fatto, che un altro cavallo, tenendolo per vero, gli tirò molte coppie di calci.

 

G.P. Lomazzo, Trattato dell’arte della pittura, scultura et architettura (1584), in Id., Scritti sulle arti, a cura di R.P. Ciardi, II, Firenze 1974, pp. 7-631: 165.

« … et sanno molti che Bramantino espresse in certo loco di Milano nella porta Vercellina un famiglio così naturale che i cavalli non cessavano mai lanciargli calzi, finchè non rimase forma d’huomo»

 

1669 marzo 16,

ASV, Dataria Apostolica, Congregazione speciale per la soppressione dei tre ordini (gesuati, giro- lamini, canonici regolari di San Giorgio in Alga), cc. 506r-509v.

principia la stima dei due monasteri di Santa Lucia e San Girolamo

“Eminentissimo e Bev.mo monsignore et pron. Coll.mo. Per obedire ha di lei commandi eminentissimo ho visitato canto il monasteiero de gesuati Sancto Gerolamo in questa città et il sito et monastiero di Santa Lucia dove di presente è la clausura di quelle m.te reverendissime madri l’uno e l’altro posto in porta Vercellina, per farne la stima del valore tanto dell’uno quanto dell’altro havuto riguardo alle circostanze adotte si chè il 14 et seguenti di febraro feci pigliare essatamente ogni oportuna misura ad effetto di farne li dovuti calcoli quali con ogni distinzione apresso di me si conservono. Rifferisco haver ritrovato tutto ciò che segue cioè

Prima il monastiero delle dette molto reverende madri di Santa Lucia consiste nella porta a mano dritta dell’andito di quella vi è un parlatorio esteriore et interiore et medesimamente la chiesa vecchia interiore et esteriore che restano a fiancho del cortile seguendovi la sacherestia interiore rispondente al giardino et medesimamente vi segue il lavorerio, lavamani et reffittorio con il luogho ove si lavano i bichieri spostandosi più di dentro verso il giardino una lavanderia, beccaria et polaro con porticho ruscico in tre campi et un cortiletto serrato luoghi per le galine, all’altro fiancho del reffettorio la cucina, guatteria, dispensa, luogho da fare le parti et altro luogho che serve di transire dal primo cortile sudetto a quelo che si dirà abasso. A mano sinistra dell’andito della porta, luogo del torno, altro parlatorio interiore et esteriore, stanza per portinara et altro luogho per ripostiglio con una scaletta che serve a superiori de parti de detti luoghi. Vi è poi l’altro cotile che serve per la cucina con duoi campi di porticho rusticho ove si rispone sotto legna, prestino con luogho del forno, forno et il regettorio per le figlie che sono in educcatte, il detto refettorio, lavamani et sacristia interiore vi sono sotto la cantine in volto che servono per governo di legna e carbone et vini et sopra il tal dirittura vi sono duoi dormitorii l’uno sopra dell’altro et alle altre stanze descritte suoi superiori sino alli tetti inclusivamente, scala tolta fuori in un angolo della corte per andare a detti dormitorii a paro alla quale vi sono li luoghi comuni. Vi è puoi il giardino che piglia tutta la larghezza delli descritti luoghi s’estende in proportionata longhezza, in capo al quale vi è un porticho in volto dal qual si discende al piano d’una fontana di limpido surgente con porticho che vi le girra all’intorno quella murata serve per delitia et anco per lavanderia essendovi all’intorno il suo fossato di vivo per lavare. Resta il detto giardino cinto di muro in altezza claustrale.: Fuori di questa drittura vi è la chiesa che deve servire per interiore fatta pocchi anni sono con rilevante spesa restando da farsi il suo volto suolo et stabeliture incoporato con qual chiesa resta anchora fatto il campanile. Il sito puoi nel quale si doveva fare la chiesa esteriore resta in primiero suo essere et trovasi affittato a diversi pigionanti, consiste nella porta con su andito, tre campi di porticho, sei stanze terrene con suoi superiori, cantina sotterranea, corte, pozzo, luoghi communi, et atre sue ragioni e pertinenze solamente iene goduto una stanza per la sacrestiaesteriore qual resta unita alla cheisa vecchia che la superiore a tal stanza resta affittata insieme con le sudette et cavasi di quelle annualmente lire 400.

Avvertesi che il sudetto monastiero è formato di diverse case de quali si è formato un sol corpo senza essersi per ciò fabbricato accomodamento di monastiero, il suddetto refettorio, lavorerio, lavamani restano nel primo suo essere stante che vi sono li freggi de pitture con li retratti di casa Visconti nel modo che si godevano da secolari. Le stanze superiori sono tramezzateet n altezza con cieli et in larghezza con tavolati in quali vi restano divisi le celle et corritore si che volendosi ridure a effettivo ordine di monastiero andrebbe quasi tutto reffabrichato per seguire l’ordine della chiesa interiore già incominciata qual si è detta di sopra et per che è necessario rialzarsi di più l’ordine delle case vicine vi resta molta contesa per la vicinanza della fortezza la qual impedisce il rialzare più della continuata altezza delle altre case per il che restò imperfetto il campanile di potersegli porre li suoi ornamenti per fornimento, come ano vi fu contesa per l’altezza d’essa chiesa modernamente fatta et per esser contigui al giardino de molto reverendi padri domenicani de nostra signora delle Gratie restano astrette in modo che non si possano dilatare de sito che più numero 60 madri vivono in angustissimo sito.

Ha coherenza tal monatiero et chiese con sito affittato come supra d’una parte del reverendo Gerolamo Corte, dall’altra la signora Giovanna Genara, dall’altra de molti reverendi padri sudetti domenicani delle Grati et dall’altra il corso di porta Vercellina.

Dico per ciò per mio parere che considerato la qualità quantità de matteriali, havuto riguardo alla quantità del sito posto dove si trova, essendo sopra d’un corso, dedotto le risparattioni necessarie per la manutentione annuale tanto per tetti spazzature de vasi et ogni altra cosa, essendo tal sito essente de tasse stimo sia di valore di netto de lire cinquant’una mille cento dieci, soldi 8 denari – imperiali dico de lire 51.110 soldi 8 denari –

Talmente rifferisco all’eminenza sua ressegnandomi sempre con profondissima riverenza a suoi comandamenti et humilissimamente me gli inchino dell’eminentissimo et reverendissimo

Milano 16 marzo 1669

Humilissimo devotissimo et obligatissimo servitore

… Quadrio ingegnere collegio di Milano.

 

BAMi, ms. S. P 6/13-D, c. 217v.

Annotazioni di Giuseppe Bossi a una copia del codice trivulziano di Leonardo da Vinci: «Queste decorazioni minute ed interrotte fanno credere che sia veramente di Leonardo l’architettura del Palazzo altre volte de’ Sanseverini, di cui si vedono ancora gli avanzi presso il ponte di Porta Vercellina».