Palazzo dei Visconti di Albizzate
Edoardo Rossetti
Milano, piazza Diaz (edificio distrutto)
Milano, porta Romana, parrocchia di San Giovanni Itolano, alla Croce dei Visconti
Passaggi di proprietà:
- Pietro Visconti senior (?) zio di Matteo Magno ed eredi (sec. XIII-XIV)
- Pietro Visconti (ultimi anni del XIV secolo)
- Giovanni Visconti di Pietro, sposo di Agnese Beccaria, e poi di Giustina Monti (primi anni del XV secolo)
- Gasparino Visconti di Giovanni, sposo di Giovanna di Franchino Rusca (metà del XV secolo)
- Giovanni Aloisio Visconti (ultimi anni del XV secolo)
- Famiglia Cagnola (XVI-XIX secolo).
- Albergo Reale
Bibliografia: Fumagalli, Sant’Ambrogio, Beltrami 1892, pp. 37-39, tav. XX; Rossetti 2014, p. 16; Rossetti, in Museo 2012-2015, pp. 433-435, schede nn. 1388, 1389; Rossetti 2022.
Insieme alla domus dei Visconti di Jerago, posta nell’isolato retrostante verso via Rastrelli, e al palazzo di Uberto Visconti posto alla Dogana in capo alla contrada dei Visconti (nel XV secolo appartenente a Galeazzo Visconti), il palazzo dei Visconti di Albizzate era uno dei tre principali edifici emersi durante il XIV secolo dal nugolo di case viscontee presenti fin dal XII secolo in questa parte della città di Milano che era appunto chiamata la contrada dei Visconti, un toponimo attestato già nel 1217 (Gli atti del comune 1976, II, pp. 4-8; Occhipinti 2003, p. 129; Rossetti 2014). In particolare questo palazzo doveva trovarsi accando alla chiesa di San Giovanni Itolano e nel punto dove la contrada prendeva il nome di Croce dei Visconti, probabilmente a segnare l’incrocio stradale con l’arteria urbana che collegava il palazzo di Luchino-Bernabò in San Giovanni in Conca a quello di Azzone (Palazzo Reale).
L’edificio doveva essere insito su di un sedime passante accanto alla chiesa di San Giovanni Itolano, affiancato da altri sedimi minori. Le prime attestazioni della proprietà viscontea risalgono ai primissimi anni del XV secolo, ma la casa doveva essere quella di Pietro Visconti zio di Matteo Magno e di Uberto passata poi all’omonimo pronipote committente degli affreschi dell’oratorio di Albizzate, ovvero quel Pietro già ricordato dal Toesca (1912, p. 264) per via delle iniziali “PE” presenti accanto a un’Annunciazione sulla facciata dell’oratorio. La casa è infatti intestata a Giovanni figlio di questo Pietro già nel 1406, mentre questi risiede nel suo castello di Albizzate (poi Palazzo Taverna da non confondersi con l’altro edificio, poco più a nord, ora noto come castello passato all’altro ramo dei cugini Visconti). Recentemente, uno dei pittori dell’oratorio (su cui da ultimo Rossi 2011, pp. 211-231) è stato riconosciuto in un Bassanolo de Magistris attivo anche per altri rami di casa Visconti e per gli Alciati (pure parenti dei Visconti) in San Cristoforo sul Naviglio a Milano (Spinelli 2012; Rossetti 2013, pp. 24-25). Ora grazie a uno degli appunti di Tito Vespasiano Paravicini che corredano i suoi disegni di San Cristoforo si può ipotizzare che questo Bassanolo de Magistris sia un Bassanolo da Coerezza (altra terra viscontea), cfr. S.P.II.217, p. 54. Questo ramo famigliare visconteo risulta per queste date quasi tutto da ricostruire perché la tavola di Pompeo Litta (Famiglie celebri d’Italia, Torino 1819, Famiglia Visconti, tav. XIII) non risulta corretta in questo caso. Si tratta del ramo famigliare che si può definire di Albizzate-Carbonara e che si estingue nel XVII secolo con l’arcivescovo Federico Visconti e un passaggio delle proprietà a casa Taverna. La documentazione nota attesta infatti che il palazzo apparteneva prima appunto a Giovanni di Pietro, poi a Gaspare o Gasparino suoi figlio e infine ai figli dei di quest’ultimo Giovanni Aloisio e Franchino. Sono questi due a dotate in effetti nel 1471 l’oratorio dell’avita Albizzate (ASMi, Notarile 1328, notaio Giovanni Pietro Ciocca, 1471 marzo 12; Della Gasperina 2000, p. 15)., a p. 15). Non si tratta dell’unico oratorio campestre dotato dai due fratelli, nel 1495 il solo Franchino comprava da Gaspare Ambrogio Visconti dei beni siti a Moncucco per costruire e dotare un oratorio in quel luogo dedicato all’Annunciata e a San Clemente (ASMi, Archivio Taverna, Eredità Arconati, Lunati, Visconti, Serie II, 1, 1495 luglio 13). Forse dopo la divisione del 1481, Franchino passò a vivere in porta Ticinese, parrocchia di San Pietro in Corte, verosimilmente presso la casa del cognato Giovanni Francesco della Torre (sposo di Leggiadria Visconti sorella dei due), un edificio usato come sede di prestigiose feste sforzesche ricordate anche ad Isabella d’Este. Franchino morì entro il 1497 lasciando erede il fratello e usufruttuaria la moglie Orsina da Rho, figlia di Pagano; a quest’ultima assegna anche 600 ducati di rendita annua e i beni mobili della casa milanese, un insieme di oggetti non corposo ma decoroso: casse “a la venetiana”, “a la florentina” e “cum la vipera” almeno un arazzo “afigurato” (ASMi, Notarile 1316, notaio Giovanni Pietro Cantù, 1497 febbraio 4). Dall’eredità di famiglia Giovanni Aloisio e Franchino conservarono un’area del castrum di Albizzate prossima alla parrocchiale di Sant’Alessandro e all’oratorio (edificio poi passato ai Taverna per via ereditaria). A loro spettava anche il castello di Caidate, considerato che Franchino acquistò diversi beni dai Bossi sulla costa di Caidate (sotto il castello), a Sant’Alessandro, nella valle dell’Arnetta, alla Crocetta di Castronno e sulla costa del Paliate verso Morazzone (Ivi, 1492 aprile 13). Durante la vendita delle entrate camerali messa in atto dal Moro a metà degli anni Novanta del XV secolo i due fratelli acquistarono i dazi per i centri di Gazzada, Malnate, Morosolo e Bodio Lomnago, permutando poi le entrate di Gazzada con quelle di Dovera, frazione di Daverio, e queste ultime con altre su Malnate (ASMi, Rogiti Camerali 73, notaio Antonio Bombelli, 1495 maggio 14; Ivi, 74, 1495 luglio 9; Ivi, 74, 1495 luglio 10; Ivi, 78, 1495 ottobre 17; Leverotti 1983). Si tratta delle attestazioni più prossime al borgo di Varese di proprietà o interessi viscontei che vanno per altro ad inserirsi nelle tradizionali aree di influenza dei Bossi (tra Azzate, Daverio e Bodio Lomnago) e dei guelfi Castiglioni (stanziati a Casciago, Masnago, Morazzone, Lozza, Vedano Olona e Gurone di Malnate). Oltre ai beni nel Seprio i due Visconti possedevano una vasta proprietà a Carbonara Ticino, prossima ai feudi dei cugini in Breme e Groppello, che avevano migliorato introducendo nuovi abitanti, mettendo a coltura boschi e zerbi e che chiedevano eretta in feudo (ASMi, Famiglie, b. 207; Leverotti 1997, nota 175). Giovanni Aloisio testò il 5 luglio del 1500 e morì pochi giorni dopo; la moglie assunse la tutela dei figli ed eredi (Giovanni Gaspare, Alessandro, Ottaviano e Cesare) il giorno 17 (ASMi, Notarile 3724, notaio Giovanni Pietro Appiani, 1500 luglio 5 e 17).
Dopo queste date non è più attesta la presenza degli eredi Visconti nell’avita casa di San Giovanni Itolano. Gli eredi di Giovanni Aloisio passarono ad abitare prima in una casa in Sant’Eusebio, in contrada di Brera, probabilmente già Rusca e demolita successivamente per la costruzione del cortile richiniano e infine nella dimora di Sant’Andrea alla Pusterla Nuova, poi Palazzo Verri.
Verosimilmente durante il XVI secolo il sedime è sembrato e passa poi in tornate diverse ai Cagnola. Un primo sedime sulla contrada dei Visconti è incamerato da Giulio Cesare di Aloisio Cagnola nel 1600; si trattava di una proprietà del marchese Guido Cusani del valore di 50.000 lire imperiali che era stata oggetto di una causa nel secolo precedente compresa nel fallimento di alcuni soci di Leonardo Spinola (Archivio di Stato di Varallo, Archivio d’Adda Salvaterra, Sezione IV, 1; Ivi, 2, 1600 novembre 10 e gli atti della causa del 1604 luglio 7). Un altro consistente acquisto, una casa di Francesco Delfinoni sempre sulla contrada dei Visconti, del valore di 29.000 lire, si segnala nel 1732 (Ivi, IV, 4, 1732 settembre 25; con interessante pianta coeva che evidenzia il rapporto tra questa casa e le altre Cagnola con la chiesa di San Giovanni Itolano), mentre varie proprietà sulla contrada dei Tre Re, tra cui delle botteghe “al segno della bissa”, furono acquisite tra il 1733 e il 1734, mentre dal 1770 il sedime così ricomposto era locato dal marchese Gaetano Cagnola a uso della creazione dell’Albergo Reale (Ivi, IV, 10). Il grande sedime è da identificarsi nei mappali del Catasto teresiano con il n. 78; mentre in quelli del Catasto Lombardo Veneto con il n. 3631. E si inseriva nel XIX secolo in un contesto di alberghi milanesi di un certo pregio (Motta 1898; Adami 1922; Geronimo 2008, pp. 287-294). In alcuni appositi locali era qui conservata la collezione d’arte di Gioacchino Bruschetti (conduttore dell’albergo dal 1847 al 1863), una raccolta notevole, venduta nel 1881, nella quale si annoveravano opere dei Luini, il San Gerolamo del Salvoldo ora alla National Gallery di Londra (Catalogue des tableaux et d’autres objets composant la galerie de Louis Orelli connue sous la dénomination de Galerie Bruschetti existant à Milan, Milano, Ambrosoli, 1881; Allegri 2014, p. 101). Da questa collezione, il 31 ottobre 1879, il Museo Patrio Archeologico acquistava da Luigi Orelli, ultimo gestore dell’Albergo Reale, un’elegante e piccola lastra araldica recante l’emblema del ducale e uno stemma con i gigli di Francia di fattura cinquecentesca (E. Rossetti, in Museo 2012-2015, pp. 116-117). In questo periodo il palazzo, divenuto di proprietà Rosmini, mostrava una veste settecentesca con ampie manomissioni del XIX secolo, ma conservava alcune tracce della costruzione Quattrocentesca. Per questo riceveva le attenzioni dell’operazione di Carlo Fumagalli, Diego Sant’Ambrogio e Luca Beltrami (Fumagalli, Sant’Ambrogio, Beltrami 1892, pp. 37-39, tav. XX). Attribuendo correttamente la paternità del complesso a un’origine viscontea, i tre appassionati studiosi lasciarono quella che sembra l’unica preziosa descrizione fino a ora conservatasi dell’edificio: “una prova più diretta è data dalla biscia viscontea che figura scolpita sui capitelli di un porticato ad archi acuti e colonne ottagone, analogo a quello della casa Borromeo, ma pressoché totalmente murato. In altre due targhe araldiche, figurano lo stemma dei Rusca, ghibellini di Como, col leone passante e le tre fogliette di rusco, e l’insegna coi monticelli susseguentisi dei Beccaria” (Ivi, p. 37). Si tratta probabilmente del porticato descritto nella consegna del 1812 come “n. 13: portico in fine della descritta corte con otto colonne, quattro delle quali immurate per metà con base e capitello” (Archivio di Stato di Varallo, Archivio D’Adda Salvaterra, sezione IV, 11).
Nel contesto del rifacimento littorio della nuova Piazza Diaz l’edificio fu progressivamente demolito a partire dal 1933, definitivamente durante il 1939. Nel novembre di questo anno, da questo complesso pervennero ai Musei d’Arte Antica del Castello Sforzesco i resti del summenzionato porticato: «due colonne ottagonali di granito due mezze colonne identiche con basi modanate. Un capitello corinzio con volute spigolari, due rosoni e stemma a onde sormontate da aquila monocipide ad ali spiegate. Un capitello come sopra con sulla fronte il biscione visconteo. Quattro capitelli due dei quali a fusto rettilineo, gli altri rastremati con volute, rosoni e foglie pentacolate. Da una casa n. 17 di via Tre alberghi ex sede dell’Albergo Reale» (ACRA, Registro di carico generale, n. 3100, 9 novembre 1939; E. Rossetti, in Museo 2012-2015, p. 435, schede nn. 1388, 1389).
Nel marzo 1939, era giunto nei Musei anche una lastra di pietra descritta come «stemma visconteo-sforzesco con le imprese del biscione e delle aquile inquartate, cimato da corona con fronde uscenti fuori dallo scudo, a destra e a sinistra, tre tizzoni ardenti in ogni parte, con due secchielle ogni tizzone. Lastra rettangolare di marmo in due pezzi larga 1.25, alta 89, spessa 10, dal pianerottolo della scala del secondo cortile della casa in via Tre alberghi già sede dell’antico Albergo Reale. Dono Attilio Lavini, via Tre alberghi 17, Milano» (ACRA, Registro di carico generale, n. 3035, 28 marzo 1939; G. A. Vergani, in Museo 2012-2015, pp. 388-389, scheda n. 1330). Probabilmente, questi manufatti si salvarono proprio per essere stati oggetto del breve contributo delle Reminiscenze, a differenza di quanto avvenne nella generale demolizione del quartiere.
Fumagalli, Sant’Ambrogio e Beltrami riconoscendo l’emblema Beccaria su uno dei capitelli si spingeva a identificare il proprietario orinale della dimora nel principale consigliere del duca Filippo Maria Visconti, quel Gaspare Visconti conte di Arona, signore di Cassano Magnago e Albizzate che aveva sposato in prime nozze Orietta di Manfredo Beccaria. Gaspare abitava però in un vasto edificio prossimo al castello di Porta Giovia, sede come già ricordato da Giorgio Giulini del consiglio ducale; un edificio demolito precocemente verso il 1492 per fare spazio alla nuova piazza grande voluta da Ludovico il Moro (Monferrini 2012; Rossetti 2013, pp. 21-22). Non si sbagliavano però di molto gli autori delle Reminiscenze perché la presenza dell’emblema Rusca su un capitello attualmente non conservato nei Musei del castello sforzesco, abbinato a quello Beccaria, fissa con precisione l’originaria proprietà del palazzo appunto in Giovanni di Pietro Visconti, cugino di Gaspare e sposo di Agnese Beccaria (sorella di Orietta), e nel figlio di questi Gasparino sposo di Giovanna di Franchino Rusca, come confermano i documenti qui pubblicati.
Regesto dei documenti
1. 1406 febbraio 16,
Albizzate, nella domus di Giovanni Visconti
ASMi, Archivio Taverna, Eredità Arconati, Lunati, Visconti, Serie II, 1.
Giovanni Visconti, figlio del fu Pietro, abitante ad Albizzate pieve di Gallarate, a petizione di Uberto Visconti e di Francesco de Zimiliano, figlio del fu Rizzardo, riconosce quest’ultimo come affittuario del sedime che un tempo aveva affittato al defunto Lanfracolo de Zimiliano, figlio del fu Giovanni e di cui Francesco è erede, sedime stio a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni in Conca, “ubi dicitur ad Crucem dominorum de Vicecomitibus”, con edifici, camere, solai, loggia, portico, pozzo e altre pertinenze, confinante da un lato con la strada, dall’altro con i beni di Zenone Crivelli, dall’altro con gli eredi dello spettabile Azzone Visconti per il fitto di 19 lire, 4 soldi e un terzolo (come da rogito del notaio milanese Ambrogio Ferrati). Roga il notaio milanese Aloisio Rasini abitante a Gallarate.
2. 1407 giugno 15,
Milano
ASMi, Notarile 208, notaio Onrigino da Sartirana.
Ubertino Visconti, figlio del fu Giovanni, abitante a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni Itolano, dichiara di avere ricevuto il pagamento del fitto per beni siti nella stessa parrocchia da Tommaso Vimercati, figlio del fu Bettino.
3. 1408 ottobre 8,
Milano
ASMi, Notarile 209, notaio Onrigino da Sartirana
Ambrogio del Maino, figlio del fu Andreotto, abitante a Milano in Porta Vercellina, parrocchia di San Nazaro alla Pietrasanta, dichiara di avere ricevuto da Pietro Visconti, figlio del fu Giovanni, abitante a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni Itolano, il pagamento del fitto di beni siti a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni Itolano confinanti da un lato con “illorum de Porta Romana”, dall’altro con la chiesa di San Giovanni Itolano e da due lati con la strada.
4. 1414 dicembre 13,
Milano
ASMi, Archivio Taverna, Eredità Arconati, Lunati, Visconti, Serie II, 1.
Monte Scotti da Firenze, figlio del fu Giovanni, abitante a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Galdino, agente come procurato di Giovanni Visconti, figlio del fu Pietro, abitante ad Albizzate, vende per 40 lire a Berto Cottica, figlio del fu Stefano, abitante a San Giovanni Itolano, un sedime sito a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni Itolano confinante da un lato con la strada, all’altro con i beni del detto Giovanni Visconti e similmente per un terzo lato, da un altro lato con i beni dei Caimi e da ultimo con i beni che tiene Giovannolo trombetta e gli eredi di Francesco Fossti, su cui paga un fitto di 28 lire Ambrogio da Como. Roga il notaio Faciolo Brasca.
5. 1435 ottobre 3,
Milano
ASMi, Archivio Taverna, Eredità Arconati, Lunati, Visconti, Serie II, 1.
Il prete Giovanni Turri, beneficiale della chiesa di San Giovanni Itolano dichiara di avere ricevuto un fitto di 8 lire da Gasparino Visconti, figlio del fu Giovanni, abitante a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni Itolano per la locazione di certi beni siti nella parrocchia di San Giovanni Itolano, come da atto rogato dal notaio Onrigino del Conte. Roga il notaio milanese Arasmino Cairati.
6. 1440 ottobre 22,
Milano
ASMi, Archivio Taverna, Eredità Arconati, Lunati, Visconti, Serie II, 1
Il prete Sanino Aresi, beneficiale della chiesa di San Giovanni Itolano dichiara di avere ricevuto un fitto di 4 lire da Giovanni Sovico, figlio del fu Giovanni, abitante a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni Itolano, agente a nome di Gasparino Visconti, figlio del fu Giovanni, abitante a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni Itolano per la locazione di certi beni siti nella parrocchia di San Giovanni Itolano, come da atto rogato dal notaio Onrigino del Conte. Roga il notaio milanese Ambrogio Cairati.
7. 1447 ottobre 14,
Milano
ASMi, Archivio Taverna, Eredità Arconati, Lunati, Visconti, Serie II, 1
Gaspare Visconti, figlio del fu Giovanni, abitante a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni Itolano, dichiara di avere ricevuto 17 fiorini da Ambrogio Maineri, figlio del fu Pietro, abitante a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni Itolano, per il fitto di beni siti a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni Itolano come dal documento di investitura livellaria rogato dal notaio Franceschino Zerbi. Roga il notaio milanese Ambrogio Cairati.
8. 1451 gennaio 21,
Milano
ASMi, Archivio Taverna, Eredità Arconati, Lunati, Visconti, Serie II, 53
Giovanna Rusca redige per i figli Giovanni Aloisio e Franchino Visconti, figli del fu Gaspare, l’inventario dei beni già del defunto Gaspare Visconti tra i quali sono compresi una casa a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni Itolano, con un casino annesso e il diretto dominio di un altro sedime di casa, oltre ai beni di Groppello, Castano, Albizzate, Caidate, Caronno, Samarate, Bodio, Oggiona e Solbiate. Roga il notaio Ambrogio Coliati.
9. 1481 ottobre 17,
Milano
ASMi, Archivio Taverna, Eredità Arconati, Lunati, Visconti, Serie II, 55
Divisione dei beni tra Giovanni Aloisio e Franchino Visconti, figli del fu Gaspare, entro la quale è compresa, spettante al primo, la casa di Milano in cui abitano entrambi i fratelli sita in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni Itolano, con la casa che tiene Antonio Prandoni e quella che tiene Aloisio Gariboldi e tutti i migliramenti acquistati da Maffiolo Bernareggi e le due camere che tengono a fitto i Villanova, tutta confinante da un lato con i beni degli eredi di Antonio Bernareggi dove abitano i Prandoni, in parte con la scuola del terz’ordine in parte e in parte con Battista Mantegazza da Solbiate, in parte con magistro Nicola Forti, dall’altro lato con Giovanni e fratelli de Vertua in parte e in parte con un certo Damiano e con gli eredi di Giovanni de Varadeo per beni affittati da Franchino, e in parte i beni di Giovanni Aloisio Visconti, e in parte con il cimitero della chiesa di San Giovanni Itolano, e dall’altro lato con la detta chiesa e in parte con i beni di Stefano Porri tenuti da Bernabò da Prato, sui cui beni si paga al rettore della chiesa di San Giovanni Itolano un fitto di 8 lire per un terzo dell’orto.
Bibliografia estesa:
Adami 1922
Vittorio Adami, Antichi alberghi in una antica via di Milano, «Archivio Storico Lombardo», 50 (1922), pp. 153-165.
Allegri 2014
Agostino Allegri, Milano. Pinacoteca Ambrosiana. Oratorio di Santa Corona, in Bernardino Luini e i suoi figli. Itinerari, a cura di Giovanni Agosti, Rossana Sacchi, Jacopo Stoppa, Milano, Officina Libraria, 2014, pp. 98-102.
Della Gasperina 2000
Diego Della Gasperina, Storia dell’edificio e dei suoi affreschi, in L’Oratorio Visconteo di Albizzate. La storia, l’edificio, gli affreschi, Varese, Nicolini, 2000, pp. 15-37.
Fumagalli, Sant’Ambrogio, Beltrami 1892
Carlo. Fumagalli, Diego Sant’Ambrogio, Luca Beltrami, Reminiscenze di Storia ed Arte nel suburbio e nella città di Milano. Parte terza: città e suburbio, Milano 1892.
Geronimo 2008
Giuliana Geronimo, Milano ospitale 1827-1914. Storia e storie di un secolo degli alberghi milaensi con cartografia storia e nuove tecnologie Web-GIS, dottorato di ricerca in storia informatica, Università degli Studi di Bologna, 2008.
Gli atti del comune 1976
Gli atti del comune di Milano nel secolo XIII (1217-1250), a cura di M. F. Baroni, Milano 1976.
Leverotti 1983
Franca Leverotti, La crisi finanziaria del ducato di Milano alla fine del Quattrocento, in Milano nell’età di Ludovico il Moro, Atti del Convegno Internazionale (Milano 28 febbraio-4 marzo 1983), Milano 1983, vol. II, pp. 585-632.
Leverotti 1997
Franca Leverotti, Gli officiali nel ducato sforzesco, in “Annali della Classe di Lettere e Filosofia della Scuola Normale Superiore”, serie IV, Quaderni I (1997, ma 1999), pp. 17-77.
Monferrini 2012
Sergio Monferrini, L’inventario della domus del consigliere ducale Pietro Visconti (1461), in Squarci d’interni. Inventari per il Rinascimento milanese, a cura di E. Rossetti, Milano, Scalpendi, 2012, pp. 23-45.
Motta 1989
Emilio Motta, Albergatori milanesi nei secoli XIV e XV, «Archivio Storico Lombardo», 24 (1898), pp. 366-377.
Occhipinti 2003
Elisa Occhipinti, I Visconti di Milano nel secolo XII, in Formazione e strutture dei ceti dominanti nel medioevo: marchesi, conti e visconti nel Regno italico (secc. IX-XII), III, atti del terzo convegno di Pisa, 18-20 marzo 1999, a cura di A. Spicciani, Roma 2003, pp. 123-136.
Rossetti 2013
Edoardo Rossetti, Sotto il segno della vipera. L’agnazione viscontea nel Rinascimento. Episodi di una committenza di famiglie (1480-1520), Milano, Nexo, 2013.
Rossetti 2014
Edoardo Rossetti, In «contrata de Vicecomitibus». Il problema dei palazzi viscontei nel Trecento tra esercizio del potere e occupazione dello spazio urbano, in «Modernamente antichi, anticamente moderni»? Modelli, identità, tradizione nella Lombardia del Tre e Quattrocento, actes du colloque (Université de Lausanne, 24 maggio 2013), a cura di Pier Nicola Pagliara, Serena Romano, Roma, Viella, 2014, pp. 11-43
Rossi 2011
Marco Rossi, Il Trecento e il gotico internazionale, in Storia dell’Arte a Varese e nel suo territorio, a cura di M. L. Gatti Perer, tomo I, Varese 2011, vol. II, pp. 195-245.
Spinelli 2012
Damiano Spinelli, La decorazione tardogotica di San Cristoforo sul Naviglio a Milano. Novità documentarie e proposte attributive, in «Arte Lombarda», 165 (2012), pp. 125-145.
Toesca 1976
Pietro Toesca, La pittura e la miniatura nella Lombardia, Milano 1912.
