Milano, Affreschi nell’isolato del Rebecchino

Affreschi sulle facciate di Piazza Duomo nell’isolato del Rebecchino.

Edoardo Rossetti

 

Disegni Paravicini: BAMi, III.St.E.XIV, volume 32, tavola 20 (numerazione originale tavola 18); S.P.II.217, quaderno 8, cc. 31-32 (numerazione originale cc. 31,r, 32r).

I disegni sono all’esposizione di Torino (1884, p. 119, n. 265): «Milano: Avanzi rinvenuti presso il Castello – Piazza del Duomo – Avanzi del cortile del Banco Mediceo – Finestra di una casa – Avanzi di una torre e di un ponte al Canobbio (sic) – Cortile casa n. 74 in via S. Maurizio – Avanzi della casa Marliani in via Monte Napoleone – Casa Salimbeni – Casa in via Torino – Basilica di San Vincenzo in Prato (un album di tavole 50)». Corrisponde almeno in parte al volume 25 (BAMi, III.St.E.XIV), già denominato Ducato di Milano, volume 11.

©Veneranda Biblioteca Ambrosiana/Mondadori Portfolio

 

Paravicini rappresenta una porzione di facciata dipinta del fronte nord dell’isolato del Rebecchino (demolito nell’autunno 1875) prospettante su piazza Duomo. Come di consueto l’architetto realizza sia un rilievo con la preziosa indicazione «tutta la parte dell’isola del Rebecchino verso la piazza del Duomo è decorata da freschi architettonici le cui cornici sono ricorrenti, il fresco è a chiaroscuro» (BAMi, S.P.II.217, quaderno 8, c. 31), e una tavola a colori. Quest’ultima ora tavola 18 del volume 32 era pensata come tavola III dii un imprecisato volume e doveva recare questo commento: «decorazione dell’antica piazza del Duomo i freschi prendeva tutto il lato formato dall’isolato del Rebecchino e la piccola fronte di questa verso il Duomo» (BAMi, R 260 inf). A questa decorazione allude anche in conclusione all’excursus sugli edifici privati milanesi “bramanteschi” che va a stampa nel volume d Le arti del disegno, dove accennando alle pitture che rivestono spesso facciata e cortili di questi palazzi scrive: «qui rammentiamo che l’isolato del Rebecchino, che formava uno dei lati della vecchia piazza del Duomo, era pure dipinto a chiaro oscuro simulante una decorazione architettonica formata da una serie di nicchie con statue, intramezzate da lesene che sostenevano una ricca trabeazione. Sopra questa stavano grandi riquadri occupati da composizioni riguardanti i fatti della vita di Cristo» (Paravicini 1879, p. 148).

I disegni di Paravicini vanno a colmare in modo singolare un divario tra fonti scritti e fonti figurative. Ma di fatto si interessano anche di un periodo della piazza, il secondo Cinquecento, quasi sempre ignorato e a cui nel breve affondo di Luca Beltrami del 1896 apparso su «L’Edilizia Moderna» (5 [1896], ) è dedicato solo l’incipit in cui si ricorda che la piazza ebbe forma di un quadrilatero da 35 a 40 metri di larghezza e dalla profondità di 115 metri dal 1548 al 1864, rammentando il merito di Ferrante Gonzaga nel creare l’invaso nel 1548. L’esistenza di un’estesa campagna decorativa a monocromo su questa porzione della piazza è infatti attestata già da Carlo Torre (1674, pp. 361-362) che ne collega correttamente la fattura alla visita di Filippo II ancora infante nel 1548. Il Torre sottolinea la presenza di scene con fatti bellici e architetture a monocromo («chiaroscuro»). Alcune fonti successive fino a Cavalcaselle attribuiscono addirittura erroneamente i dipinti a Bartolomeo Suardi detto Bramantino (Cavalcaselle, Crowe 2005 [1912], p. 349, nota 1).

L’operazione di affresco è da collocare invece proprio al 1548, ed esistono addirittura i pagamenti risalenti al 1551 a Domenico Giunti per la pittura (o meglio il progetto) di questi affreschi (Soldini 2007, pp. 261-271, e in particolare, per le pitture delle facciate, p. 270 nota 123; per l’entrata dell’Infante, cfr. Leydi 1999, pp. 137-184).

La presenza di un balcone e di tre piani oltre a quello delle botteghe nei disegni di Paravicini aiuta a identificare la casa ritratta come quella sita su piazza Duomo all’imboccatura di via Torino, cioè esattamente nel punto in cui nel 1548 fu demolito il portico di Santa Tecla (una delle cattedrali di Milano) e quello detto delle Pescherie.

Come ha dimostrato Nicola Soldini, si tratta di uno degli snodi fondamentali del progetto di Ferrante Gonzaga e del suo architetto, Domenico Giunti, per la riqualificazione della piazza del Duomo. Il punto dove si trovavano gli affreschi era per altro nodale perché si saldava all’ultimo arco trionfale predisposto per l’ingresso dell’Infante Filippo. La compenetrazione tra architettura effimera e architectura picta era dunque centrale proprio in questo punto. Esistono addirittura i pagamenti risalenti al 1551 allo stesso Domenico Giunti per la pittura di cui fino ad ora era ignoto l’aspetto. Il disegno di Paravicini restituisce quindi un brano preziosissimo che permette di comprendere come il Giunti aveva gestito le facciate del lato meridionale della piazza di fronte al portico dei Figini. A una base in opus isodomum dipinta che disimpegnava il sistema di botteghe, si sovrapponeva una prima fascia con nicchie contenenti figure forse allegoriche, sopra un ampio fregio seriale che, come sottolineava Paravicini, si ripeteva identico su tutto il prospetto di quel lato della piazza si trovavano le scene dipinte a campo libero. Nel disegno si vede solo un re in trono pronto a ricevere omaggio probabilmente a chiusura di una scena perduta all’antica.

Al momento non sono noti i nomi degli artisti a cui si rivolse il Giunti per questa impresa. Come accadeva sovente considerato i tempi ristretti e la quantità di superficie da affrescare doveva trattarsi di più di un pittore. È difficile capire se si possa legare a questa campagna decorativa un commento poetico di Lomazzo legato all’attività giovanile di Aurelio Luini, che nel 1548 doveva essere appena diciottenne, con il quale si allude ad affreschi con temi compatibili a quelli dell’ingresso dell’infante e posti in zona prossima al Duomo: «Diverse altre opre prima egli dipinse; / ma lodata sia sempre infrà le prime / quella vicina al Duomo, ove li dei / e gl’Augusti con l’armi intorno finse, / con tai riflessi et d’intorni si bei / che non trova l’invidia ove gli lime» (Lomazzo 1587, p. 105).

I disegni di Paravicini riaprono il problema della presenza a Milano di fronti affrescate durante il pieno Cinquecento, argomento ancora meno indagato rispetto allo studio delle facciate dipinte nel secolo precedente (Rossetti 2019). Le fonti l’esistenza di molti parati affrescati con imperatori antichi e con i ritratti di Carlo V e di generali moderni sulle fronti delle case milanesi. Ad operare erano il cremonese Antonio Campi (1524-1587) o il meno noto pittore bresciano Giuseppe Galberio (Torre 1674, p. 59; Leydi 1999, pp. 197-199; Sacchi 2016, p. 20, nota 28). Le facciate cinquecentesche dipinte a Milano potevano avere avuto fortuna anche nei territori della Serenissima, come dimostra il progetto per un apparato effimero attribuibile alla cerchia di Giovanni Francesco e Giovanni Caroto che riporta peculiari motti latini attestati su una facciata milanese entro il 1592 (Marcorin 2020, pp. 157-158).

 

 

Bibliografia:

Cavalcaselle, Crowe 2005 [1912] = Giovanni Battista Cavalcaselle, Joseph Archer Crowe, A Histroy of Painting in North Italy, 3 voll., Milano, Solchi, 2005 [London, John Murray, 1912].

Marcorin 2020 = Francesco Marcorin, Giovanni Caroto architetto?, in Caroto. Giovan Francesco Caroto (1480 circa – 1555), a cura di Francesca Rossi, Gianni Peretti, Edoardo Rossetti, Milano, Silvana, 2020, pp. 154-161.

Leydi 1999 = Silvio Leydi, Sub umbra imperialis aquilae. Immagini del potere e consenso politico nella Milano di Carlo V, Firenze, Olschki, 1999.

Lomazzo 1587 = Giovanni Paolo Lomazzo, Rime divise in sette libri, Milano, Paolo Gottardo Potio, 1587.

Paravicini 1879 = Tito Vespasiano Paravicini, Le Arti del disegno in Italia. Storia e critica. Parte terza: l’Evo moderno, Milano, Vallardi, 1879 (data della prefazione).

Rossetti 2019 = Edoardo Rossetti, Materiali per il catalogo di un patrimonio perduto: le facciate dipinte nella Milano del primo Rinascimento, «Arte Lombarda» 186-187 (2019), 2-3, pp. 49-68.

Sacchi 2016 = Rossana Sacchi, La bottega dei Bossi, pittori milanesi, per San Martino di Vignone, «Verbanus» 37 (2016), pp. 9-28.

Soldini 2007 = Nicola Soldini, Nec spe nec metu. La Gonzaga: architettura e corte nella Milano di Carlo V, Firenze, Olschki,  2007.

Torino 1884 = L’ingegneria, le arti e le industrie all’esposizione nazionale del 1884. Divisione I. Belle arti. Catalogo Ufficiale, Torino, Uninione Tipografico-Editrice, 1884, pp. 119-120.

Torre 1674 = Carlo Torre, Il ritratto di Milano, Milano, Federico Agnelli, 1674.