Vigevano, castello

Castello visconteo sforzesco di Vigevano

La prima attestazione di un castello a Vigevano risale al X secolo. Alla fine del Duecento Vigevano si lega definitivamente a Milano e da quel momento ne segue le vicende istituzionali. Tra il 1339 e il 1341 Luchino Visconti, eletto podestà, riprogetta globalmente le strutture fortificate del borgo di Vigevano, dando anche avvio a quel processo di trasformazione dell’antico castello in residenza signorile che trova compimento sotto la dominazione sforzesca. Durante le dominazioni viscontea e sforzesca acquisisce un’importanza sempre maggiore e l’ultimo duca Sforza, Ludovico il Moro, ne fa una città dinastica. Sotto i francesi è elevata al grado di marchesato e ceduta al maresciallo Gian Giacomo Trivulzio, che ne regge le sorti per circa un ventennio (1499-1518). Più che di un unico castello, per Vigevano si deve parlare di un sistema stratificato di rocche e fortificazioni di cui sopravvive solo l’ampia struttura centrale. L’originale castello-ricetto, elevato sul rilievo naturale sito tra il torrente Terdoppio e il Ticino, era verosimilmente protetto da un terraggio (terrapieno fortificato), che circondava lo spazio poligonale dell’attuale piazzone. Tra il 1490 e il 1497 Vigevano non è più solamente un’apprezzata ed amena località per le cacce e gli svaghi, ma si avvia a diventare una quasi città ducale, raggiungendo l’apogeo del proprio splendore.

Nel 1493 furono costruite due nuove ali tra le quali fu inserito un giardino pensile con fontana e giochi d’acqua. Un’elegante loggia fronteggiava un nuovo corpo di fabbrica aderente alla strada coperta e contenente quattro stanze. Queste stanze sembra siano state decorate da Bramante e comprendevano una nuova cappella ducale e la camera del “cello tondo” sulla cui volta erano probabilmente affrescati soggetti astronomici o astrologici ispirati all’astrario del Dondi del castello di Pavia. Se della loggia resta lo scheletro marmoreo, murato nell’ala detta loggia delle Dame, il giardino è completamente sterrato e l’infilata di stanze bramantesche è stata ricostruita nel Cinquecento per insorti problemi di stabilità.

Al rientro di Francesco II Sforza si apre una nuova ma effimera parentesi ducale, durante la quale Vigevano è elevata al grado di città ed eretta a vescovado. Entrata a far parte del dominio spagnolo nel 1535, la cittadina passa all’Austria dopo la guerra di successione spagnola (1714), mentre con la pace di Aquisgrana (1748) diventa sabauda.

Di fatto dopo il 1535 il castello è un presidio militare e subisce un notevole degrado. Problemi statici e vari cedimenti dei fabbricati rendono necessario fin dagli anni Trenta del XIX lavori di recupero. Questi progettati dall’architetto Ludovico Inverardi riguardano essenzialmente il mastrio, il corpo di fabbrica centrale sito nella parte sud-orientale dello spiazzo con le quattro torri angolari in lieve aggetto. Aperto su una corte a U priva di portici, un tempo era circondato da un profondo fossato e ulteriormente separato dal piazzone da una cortina muraria dotata di torre di accesso e rivellino. Inverarsi fa chiudere la fossa abbattere il muro di separazione della corte interna e riallestisce la facciata unificandola sotto un parato di lesene goticheggianti. Si riaprono anche varie finestre a cui viene ridata, specie in quelle dell’ultimo attico, una nuova immagine con le cornici in cotto a fiamma inflessa. A essere ripensato è anche l’ingresso occidentale, verso la chiesa domenicana di San Pietro Martire, tra le due ali di stalle risalenti agli anni Settanta del XV secolo. Su colonne quattrocentesche originali si inseriscono volte a sesto acuto ricreando un atrio alla gotica. Se questi interventi al 1857 dimostrano un’influenza degli stilemi quattrocenteschi sabaudi allora in revival nel Piemonte, non si può fare a meno di notare che nel complesso il riassetto dell’edificio rispetti la tradizione lombarda e risulti quasi improprio, anche in questo caso, parlare di riallestimento neo-gotico in favore di un linguaggio che può (specie nel riuso delle colonne con capitelli delle fine del XV secolo) già rientrare nello spirito del neo-sforzesco.

 

Bibliografia estesa: 

Chittolini 1992 = Metamorfosi di un borgo : Vigevano in età visconteo-sforzesca, a cura di Giorgio Chittolini, Milano, Franco Angeli, 1992.

Comincini, Mulazzani, Lucca 1991 = Mario Comincini, Germano Mulazzani, Piero Lucca, Un Palazzo per una Corte. Il Castello di Vigevano. Una Lettura Storico-Artistica, Vigevano, Diakronia, 1991.

Giordano 2012 = Luisa Giordano, Costruire la città. La dinastia visconteo-sforzesca e Vigevano. 1.2. L’età di Ludovico il Moro, Vigevano, Viglevanum, 2012.

Giordano 2013 = = Luisa Giordano, Costruire la città. La dinastia visconteo-sforzesca e Vigevano. 1.1. Il Borgo e il Castello, Vigevano, Viglevanum, 2013.

Giordano 2014 = Luisa Giordano, Considerazioni sull’architettura civile viscontea: le origini del castello di Vigevano, in Modernamente antichi. Modelli, identità, tradizione nella Lombardia del Tre e Quattrocento, a cura di Pier Nicola Pagliara, Serena Romano, Roma, Viella, 2014, pp. 173-191.

Gremmo 1989 = Lucia Gremmo, Inserimenti neogotici al Castello visconteo-sforzesco di Vigevano, in Il neogotico nel XIX e XX secolo, a cura di Rossana Bossaglia, 2 vol., Milano, Gabriele Mazzotta, 1989, II, pp. 153-165.

Rossetti 2012 =Edoardo Rossetti, Castello visconteo-sforzesco di Vigevano, in Percorsi castellani da Milano a Bellinzona. Guida ai castelli del Ducato, a cura di Federico Del Tredici, Edoardo Rossetti, Milano, Nexo, 2012, pp. 74-79.