Cusago, castello

Castello visconteo-sforzesco di Cusago

Fatto edificare da Bernabò Visconti il castello risulta già abitato dalla corte nel 1369. Luogo di svago sito al centro di una vasta tenuta di caccia recintata da uno steccato ligneo, per la vicinanza a Milano fu spesso abitato anche da Gian Galeazzo Visconti. Tra il 1425 e il 1440 il duca Filippo Maria Visconti sembrò interessarsi costantemente di Cusago con continui soggiorni e provvedimenti relativi al restauro e ampliamento degli edifici e alla conservazione del parco, qui abitò saltuariamente anche la sua amante Agnese Del Maino, solita risiedere nella vicina Abbiategrasso. Risale al 1438 l’escavazione del Naviglietto che collega la residenza di Cusago al Naviglio Grande presso Gaggiano. Negli ultimi anni del governo di Filippo Maria il complesso sembra cadere in disuso e una descrizione dell’estate del 1447, redatta mentre il duca è agonizzante, rivela lo stato di abbandono. Durante la Repubblica Ambrosiana (1447-1450) parte degli edifici di Cusago furono demoliti e furono vendute a vari nobili milanesi almeno 10.000 pertiche della possessione ducale (ASMi, Notarile 514, notaio Ambrogio Cagnola, 1449 giugno 8, c. 528 e ssg.; Sforzesco 18, varie date tra 1448 e 1449). Parte di questi beni sono recuperati successivamente dalla Camera ducale (ASMi, Rogiti Camerali 528, notaio Giacomo Perego, 1459 gennaio 4, doc. n. 100).

Risalgono agli anni di Francesco Sforza (1450-1466) molti provvedimenti relativi alla conservazione del parco, ai divieti per la caccia e il taglio della legna, ma non risulta che i primi duchi sforzeschi amassero particolarmente Cusago. A conferma di questo, nel 1469 la possessione fu ceduta al marchese del Monferrato come pegno al pagamento della dote di Elisabetta Sforza (sorella del duca). Negli ultimi anni del suo governo (1475-1476) il duca Galeazzo Maria sembrò avere ripreso interesse per questa riserva di caccia, ma spetta a Ludovico il Moro il merito di avere ricostruito e abbellito il luogo.

Nel 1486, il Moro commissiona la decorazione di alcuni ambienti ai pittori Giovanni Pietro da Corte e Giovanni Ambrogio Mirofoli da Seregno (ASMi, Notarile 3883, notaio Francesco Barzi, nr. 661, 1486 aprile 16; Shell 1993, p. 84), ovvero il Maestro della Pala Sforzesca (sull’identificazione si rinvia a Cairati 2021, pp. 154-155). Si tratta dell’ordinazione di alcuni pannelli con fregi e motivo floreali all’antica messi in oro per decorare la sala principale del castello, segno che l’edificio fu radicalmente ricostruito entro la metà dell’ottavo decennio del Quattrocento e si stava già provvedendo a mettere in opera le finiture. La scelta di questi artisti in un momento in cui nella casa di Gaspare Ambrogio Visconti lavorano Bramante e probabilmente Leonardo da Vinci fornisce un dato in negativo sull’aggiornamento artistico del Moro. Per altro si deve tenere conto che per la loggia furono riutilizzati elementi della fabbrica precedente, probabilmente dei tempi di Filippo Maria Visconti, così come si fa qualche anno dopo anche nella loggia di Bernate Ticino voluta da Antonio Stanga.

Cusago divenne una sorta di delizia sforzesca, luogo di piacere di svaghi cortesi; tra gli altri, vi fu ospitato l’imperatore Massimiliano e la tenuta fu donata nel 1494 a Beatrice d’Este, sposa di Ludovico Sforza. Con i rivolgimenti dei primi anni del XVI secolo, la possessione e il castello vennero donati nel 1525 a Massimiliano Stampa e restarono per secoli di proprietà della famiglia Casati Stampa di Soncino.

La residenza di Cusago ha l’aspetto di un palazzo più che di un castello. L’edificio si presenta come un parallelepipedo regolare su pianta rettangolare con grande cortile centrale. I lati lunghi misurano 96 metri e l’ingresso principale si localizza sul lato corto rivolto ad oriente in affaccio al grande piazzale e sotto l’alta torre (innalzata e modificata in tempi successivi alla costruzione rinascimentale). Lo spigolo nord-orientale dell’edificio è caratterizzato dall’elegante loggetta (ora murata) che si inserisce in modo asimmetrico nella fronte. Le facciate sono scandite da aperture un tempo regolari, coperte da archi a sesto ribassato al piano terreno e da archi a sesto acuto al piano superiore. La vasta corte interna è disimpegnata da un profondo porticato ricavato nell’ala di ingresso; gli eleganti capitelli delle colonne e i peducci del portico, sono insieme con alcuni camini interni, le uniche rimanenze decorative del complesso.
In epoca viscontea il castello doveva presentarsi come una sorta di cascina turrita disimpegnata da più cortili, assai diversa l’immagine del “palazzo molto belo” parzialmente descritto nel 1491 alla marchesa Isabella d’Este da Galeazzo Visconti, il Sanseverino che si firma con il cognome della prima famiglia di Milano. Oltre alla lettera per Isabella, che racconta una tipica giornata a Cusago passata tra canti e danze nel giardino, battute di cacce preparate nel parco, giochi cortesi e pesca di lucci e gamberi tra la peschiera e le rogge, l’immagine della costruzione è fornita da un carme latino composto dal bustocco Giovanni Alberto Bossi (famigliare del Galeazzo Visconti, conte di Busto Arsizio). Oltre ad attribuire encomiasticamente al Moro la costruzione della palazzina, il Bossi si sofferma sull’antico bel portale marmoreo, poi asportato da Massimiliano Stampa e ora disperso. L’arco di ingresso al palazzo definito da Galeazzo Visconti «una porta de marmore intagliata, bela come quele de la Certosa» doveva apparire come un’accozzaglia iconografica di personaggi mitologici, storici e biblici: Tito e Vespasiano, Cicerone e Virgilio, Davide con la testa di Golia e Giuditta con quella di Oloferne, le Virtù teologali e cardinali, Ercole e la narrazione delle sue fatiche erano tutti rappresentanti nei marmi, senza farsi mancare anche un Romolo e Remo con la Lupa. Il risultato finale doveva essere un portale poco sobrio e forse molto simile a quello del palazzo cremonese di Marchesino e Cristoforo Stanga, ora al Louvre. Sopra la porta, nella torre, il meccanismo di un orologio legato ad una campana scandiva le ore nella campagna circostante. Entrando, sotto il porticato, dovevano essere rappresentate le effigi dei duchi lombardi («insubrium stat imago ducum») a ricordare la continuità tra Visconti e Sforza e con un effetto forse non dissimile dal fregio dipinto nella loggia del castello di Invorio e in altre decorazioni del periodo. Tutta la corte era decorata con un disegno continuo a losanghe (ancora visibile) e sopra i pennacchi degli archi dovevano essere inseriti medaglioni in terracotta o in marmo rappresentanti forse duchi o imperatori in continuità con le tematiche figurative del portico e del portale. All’interno la decorazione antiquaria proseguiva nei pannelli approntati da Giovanni Pietro da Corte e Giovanni Antonio Mirofoli da Seregno nel 1486.
Il castello era inserito in uno vasto spazio verde. Nel giardino, probabilmente a settentrione sotto la loggia era scavata una peschiera e la cascina detta Palazzetta doveva fungere da disimpegno per la tenuta agricola. Uno “steccatello” circondava la parte di parco più prossima al palazzo, mentre un più  grande steccato cingeva l’intera riserva. Le pochissime case dell’abitato (che non ebbe parrocchiale fino al 1602) erano disposte (allora come ora) ordinatamente attorno alla piazza del castello in una sorta di ideale modello urbanistico in miniatura.

 

 

Bibliografia estesa:

Castagna et al. 1994 = Bibiana Castagna, Antonella Paoli, Antonella Ponti, Fulvio Sanvito, Il casello di Cusago, in «Castellum», 1994, pp. 23-33.

Bascapè, Perogalli 1967 = Giacomo C. Bascapè, Carlo Perogalli, Castelli della pianura lombarda, Milano, Electa editrice, 1967, p. 166.

Bondioli 1931 = Pio Bondioli, Una descrizione inedita del castello di Cusago al tempo di Lodovico il Moro, in «Archivio Storico Lombardo», 58 (1931), pp. 337-347.

Cairati 2021 = Carlo Cairati, Forme e colori della scultura lignea a Vigevano, tra i De Donati, Bernardino Ferrari e i da Corbetta (1490-1527), in Sculture lignee a confronto dalle città ducali di Vigevano e Milano , catalogo della mostra (Milano, Castello Sforzesco, Sala della Balla, 21 ottobre 2021 – 16 gennaio 2022), a cura di Claudio Salsi, Venezia, Marsilio, 2021, pp. 151-169.

Comincini, Mulazzani, Palestra 1989 = Mario Comincini, Germano Mulazzani, Ambrogio Palestra, Il Palazzo, la Chiesa e la Villa, Storia e Arte a Cusago, Vigevano, Diakronia, 1989.

Comincini, Kluzer 1998 = Mario Comincini, Alessandra Kluzer, Castelli dal Ticino a Milano, Abbiategrasso, Società Storica Abbiatese, 1998, pp. 90-93.

Malaguzzi Valeri 1913-1923 = Francesco Malaguzzi Valeri, La corte di Lodovico il moro, 4 voll., Milano, Hoepli, 1913-1923, I, pp. 642-646, 687-692.

Mongeri 1884 = Gaetano Mongeri, Il castello di Cusago, in «Archivio Storico Lombardo», 11 (1884), pp. 623-643.

Roccuoli 2014 = Gianfranco Roccuoli, Gli Stampa e il castello di Cusago, in Atti della Società Italiana di Studi Araldici, XXX convivio, Cuneo 6 ottobre 2012, Torino-Aqui Terme (AL), Società Italiana di Studi Araldici-Impressioni Grafiche, 2014, pp. 117-156.

Rossetti 2012 = Edoardo Rossetti, Castello di Cusago, in Percorsi castellani da Milano a Bellinzona. Guida ai castelli del Ducato, a cura di Federico Del Tredici, Edoardo Rossetti, Milano, Nexo, 2012, pp. 44-47.

Sacchi 2005 = Rossana Sacchi, Il disegno incompiuto. La politica artistica di Francesco II Sforza e di Massimiliano Stampa, 2 voll., Milano, LED, 2005, II, pp. 455-462.

Shell 1993 = Janice Shell, The Scuola di San Luca, or Universitas Pictorum, in Renaissance Milan, «Arte Lombarda», 104 (1993), pp. 78-99, p. 84.

Torino 1884 = L’ingegneria, le arti e le industrie all’esposizione nazionale del 1884. Divisione I. Belle Arti. Catalogo Ufficiale, Torino, Uninione Tipografico-Editrice, 1884, pp. 119-120.