Palazzo di Tiberto Brandolini, poi di Ascanio Maria Sforza, di Carlo Belgioioso e di Giacomo Porro
Milano, Porta Vercellina, parrocchia di San Vittore al Teatro/Santa Maria Podone.
Milano, via della Posta.
Regesto dei documenti:
1458,
il conte Pietro Ghirasio da Contrano, detto anche Fiasco da Girasio vende per 9.000 lire imperiali a Tiberto Brandolini una casa sita a milano in Porta Vercellina, parrocchia di San Vittore al Teatro.
Si vedano in merito Covini 1998, pp. 96, 126, 131 e note; Somaini 2005, pp. 157-58, note 57, 58.
1462 aprile,
Tiberto Brandolini è arrestato e muore in carcere, i molti creditori si rivalgono sulla casa; tra questi il maggiore è Pigello Portinari.
1463 maggio 12,
ASMi, Notarile 639, notaio Giacomo Perego.
Giovanni Leonardo Vismara, figlio del fu Giovanni Simone, abitante a Milano in Porta Comasina, parrocchia di San Marcellino, insime a Giovanni e Ambrogio Corio, figli del fu Daniele, abitante a Milano in Porta Vercellina, parrocchia dei Santi Naborre e Felice, Turco Barbati, figlio del fu Giovanni, abitante a Milano in Porta Nuova, parrocchia di San Fedele, Giovani Pietro da Seregno, figlio del fu Franceschino, abitante a Milano in Porta Comasina, parrocchia di San Tommaso alla Croce dei Sicari, Antonio Negroni da Ello, figlio del fu Tommaso detto Missaglia, abitante a Milano in Porta Romana, parrocchia di Santa Maria Beltrade, agenti a nome proprio e a nome di Pigello Portinari, tutti creditori di Tiberto Brandolini, rilevano la casa dello stesso cedendola al Vismara per 8.100 lire imperiali, abitazione sita a Milano in Porta Vercellina, parrocchia di San Vittore al Teatro composta da un sedime con edifici, camere, solai, curia, pozzo due cantine sotto terra, sale in terra e in solaio, logge sopra logge, corte, confinante da due parti con la strada, dall’altro con i beni del Vismara e dei suoi nipoti in parte e in parte con i beni di Luchino da Conago, dall’altro con i beni di Zaccaria da Carnago che furono dei Fagnani in parte e in parte con quelli che furono di Gerolamo Crispi; e un secondo sedime sito nella stessa porta e parrocchia con suoi edifici, cioè cinque cassi, una domus in terra con suoi superiori confinanti da due lati con la strada, da una parte con i ben di Damiano de Micheriis e in parte con i beni dei Fagnani.
Nota: in Zanoboni p. 60 si commenta «Pigello risultava il principale creditore, per l’ingentissima somma di £ 11.440 garantita, in ogni caso, dai gioielli della moglie del Brandolini che il Banco aveva preteso in pegno. Il to- tale dei debiti ammontava a £ 38.517 s. 13 d. 2: si trattava di denaro dovuto in buona parte per armi ed armature (£ 7.433 s. 12 agli armaioli Giovanni e Ambrogio Corio), per gioielli, ricami, tessuti preziosi, calzature, quadri, e per tutto il necessario alla piccola corte rinascimentale di cui il condottiero si era circondato nel suo feudo di Castellarquato (Piacenza). [ASMi, Registri Ducali 158, fo. 192v-193v]. Dopo il ‘suicidio’ in carcere del Brandolini, i creditori presero possesso della sua casa a porta Vercellina che rivendettero, per £ 8.100, al cortigiano G. Leonardo Vismara, cercando in tal modo di recuperare, almeno parzialmente, il denaro. Dalla vendita il Banco Mediceo riuscì ad ottenere soltanto £ 3.703 s. 16, cioè circa un terzo del capitale prestato [ASMi, Notarile 639, 1463 aprile 26, 27 e 30, 1463 maggio 2]».
1463 ottobre 25,
ASMi, Registri ducali 7, pp. 49-50.
Si concede a Filippo Borromeo di vendere a Giovanni Leonardo Vismara la casa che Tiberto Brandolini ha comprato nel 1458 dal conte Pietro Ghirasio da Contrano, detto anche Fiasco da Girasio, per 9.000 lire imperiali con rogito di Tommaso Giussani, casa che il duca Francesco Sforza aveva donato il 5 settembre 1455 al conte.
1475,
ASMi, Censo p.a. 1520, lista equorum.
Giovanni Ludovico Pallavicini risultava domiciliato in Santa Maria Fuclorina, l’unico indicato sotto questa chiesa che non è parrocchia, per altro con una notevole lista di cavalli.
1477 gennaio 25,
ASMi, Registri Ducali 28, pp. 78-79.
Bona di Savoia dona a Ludovico Maria Sforza una casa sita a Milano in Porta Vercellina, parrocchia di San Vittore al Teatro abitata dal marchese Giovanni Ludovico Pallavicini. Sottoscritto dalla duchessa manu propria.
1477 primavera,
Corio-Morisi Guerra 1978,vol. II, p. 1412.
Stando a Bernardino Corio la duchessa Bona di Savoia procurò case in Milano a ciascuno dei cognati: «a questo per la ducissa essendo proveduto, li fratelli predicti uscirono de corte, il perché Sforza entrò nel palazzo che fu de Thomaso a Rieto, contiguo a porta Tonsa. Filippo in quello de Scaramuza Visconte a porta Vercellina, Ludovico ne l’habitazione de Ziliolo di Bonizi cremonese a Sancto Giovanne in Concha, dove già fu la corte di Bernabò, Ascanio ne la contrada de Fagnano nel palazo che già fu de Lionardo Vicemala, ed Octaviano in quello di Francesco Preminuto sopra il corso di porta Nova».
Nota: oltre alla dimora del Brandolini, i Vismara erano in possesso di casa nella zona fin dal XIV secolo, secondo il Fagnani, storiografo tardocinquecentesco, Ascanio avrebbe fatto perlustrare completamente il grandissimo palazzo alla ricerca delle grandissime ricchezze di cui si favoleggiava fossero in possesso dell’ex proprietario (Saita 1992, pp. 65, 79-80, 91 e note; Pellegrini 2002, p. 56 e note).
1484 gennaio 20, Milano, Castello di Porta Giovia.
ASMi, Notarile 1687, notaio Antonio Medici,
Ascanio Maria Sforza Visconti protonotario apostolico abitante a Milano nella Curia dell’Arengo vende per il prezzo di 8.000 lire imperiali a Pietro Francesco Visconti, consigliere di castello e capitano d’armi, figlio del fu Leonardo, abitante a Milano in Porta Vercellina, parrocchia di Santa Maria Podone, un sedime sito a Milano in Porta Vercellina, parrocchia di San Vittore al Teatro, con edifici, camere, solai, portici, sale, cantine, cucina e orto, confinante da due lati con la strada, dall’altro con i beni che furono di Antonio Anguissola [di Riccardino da Traveno (genero del Carmagnola), cameriere e tesoriere di Galeazzo Maria, tesoriere generale, sua sorella Orsina moglie di Giacomo Alfieri, cfr. Leverotti 1992, pp. 26, 42, 60, 69, 140 nota], cameriere ducale e tesoriere generale, e poi del cavaliere Antonio Cavazzi, dall’altro lato in parte con i beni di Franceschino Fagnani e in parte con quelli dei dottori in legge Berto e Battista; e in più altri due sedime «strata inter mediante» nei quali sono costruite delle stalle, in quo fuit seu fieri conseurunt stalle, con edifici, camere, stalle, pozzo, curia, solai, confinanti da un lato con gli eredi di Damiano de Micheriis, e da tre parte con la strada. La vendità è approvata dal duca e rogata davanti ad Andrea Corradi d’Austria podestà di Milano. Compaiono come testimoni Antonio Marliani, Antonio Landriani, Giovanni Botta e Aloisio Cagnola.
1484 aprile 30, Milano, Porta Vercellina, parrocchia di Santa Maria Podone, Palazzo Visconti di Saliceto, in camera cubicularia.
ASMi, Notarile 1680, notaio Antonio Medici,
Testamento di Pietro Francesco Visconti, figlio del fu Leonardo, abitante a Milano, in Porta Vercellina, parrocchia di Santa Maria Podone. Il Visconti lascia al genero Carlo Lugo di Belgioioso la casa acquistata da Ascanio Maria Sforza Visconti con obbliogo di pagare 8.000 lire agli eredi.
1491 luglio 18,
ASMi, Notarile 2609, notaio Gervaso del Conte
Avendo altre volte il conte Carlo Barbiano da Lugo detto di Belgioiso fatto vendita per il prezzo di 5.600 lire imperiali a Giacomo Porro (con rogito di Giovanni Pietro Porro del 29 marzo 1491) di tre parti su quattro di un sedime sito a Milano in Porta Vercellina, parrocchia di San Vittore al Teatro, confinante da due lati con la strada, da un lato con i beni affittati da Antonio Bombelli da Canobbio dai Vismara e dall’altro lato con [spazio bianco]; ora il conte vende per il prezzo di 3.400 lire imperiali ad Ambrogio Turri, figlio del fu Antonio, abitante a Milano in Porta Orientale, parrocchia di San Paolo in Compedo, una quarta parte del sedime di San Vittore, che confina «a parte anteriori, strata qua itur a quinque viis ad ecclesiam Sancti Maffei ad Banchetam, a parte vero posteriori strata qua itur a pasquario, sive platea Santa Maria Pedonis a dicta ecclesia Santi Maffei ad banchetam», dall’altro lato con i Vismara. Sono nominati fideiussori della transazione Giovanni Antonio e Giacinto Simonetta .
1492 marzo 13,
ASMi, Notarile 2609, notaio Gervaso del Conte,
Caterina Visconti, figlia del fu Pietro Francesco, e moglie di Carlo Belgioioso, abitante a Belgioioso, avente notizia volgarizzata della venduta di un sedime come da rogito del 18 luglio precedente, approva la transazione, confessa ricevuta del denaro e libera il consorte. Il sedime era sito a Milano in Porta Vercellina, parrocchia di San Vittore al Teatro, conginante da un lato con la strada che va dalle cinque vie a San Matteo alla Banchetta, da un altro lato con i beni tenuti in fitto da Antonio Bombelli da Canobbio, dall’altro in parte con i beni di Protasio de Medici e in parte con quelli di Giovanni Cristoforo Bossi e nipoti, dall’ultimo lato con la strada che porta dalla chiesa di San Matteo alla Banchetta a Santa Maria Podone in parte e in aprte con i beni di Giacomo da Conago e in parte con quelli di Giovanni de Clamosano.
1511 luglio 24,
Archivio dell’Ospedale Maggiore di Milano, Archivio Litta 9, doc. 59, roga il notaio Pinamonte da Lodi.
Testamento di Caterina Resta, figlia del fu Pietro e vedova di Giacomo Porri, abitante a Milano in Porta Vercellina, parrocchia di Santa Maria Podone.
La Resta dopo vari legati dedicati in particolare ai minori osservanti di Sant’Angelo (alla sacrestia 160 lire, 12 lire annue per l’annuale, 20 lire annue al figlio frate Angelo Porro, 400 lire a frate Bernardino della Croce guardiano di Sant’Angelo per pio uso) lega al solo figlio Giovanni Pietro Porro la casa di porta Vercellina, parrocchia di Santa Maria Podone, con la casa contigua di San Vittore al Teatro che affaccia sulla contrada di San Vittore al Teatro con l’obbligo di liquidare i propri fratelli (Francesco e Ambrogio ambo religiosi) e senza lite.
1518 agosto 23,
Archivio Storico della Fabbrica del Duomo 263, doc. 21,
Perizia della casa di Giovanni Pietro Porro in Santa Maria Podone, fatta dagli ingegneri Antonio da Casorate, Stefano da Rosate e Gerolamo dalla Porta.
1519 marzo 4,
Archivio Storico della Fabbrica del Duomo 263, doc. 22.
Per adempiere ai legato di Caterina Resta sua madre, Giovanni Pietro Porro si accorda con i debutati della Fabbrica del Duomo specie per il possesso della casa di Milano sita in Porta Vercellina, tra le parrocchie di Santa Maria Podone e di San Vittore al Teatro, composta da due sedimi e confinante da un lato con i beni di Paolo Alciati, dall’altro con la chiesa di Santa Maria Folcrorina, dall’altro con i beni di Benedetto Maggiolrini, dall’altro con la detta chiesa di Santa Maria in parte e in parte con il pasquario della detta chiesa, dall’ultimo lato con la contrada di San Vittore al Teatro.
1524,
ASMi, Censo p.a. 1520, estimo.
Giovanni Pietro Porro è estimato in Porta Vercellina, parrocchia di Santa Maria Podone « computando i beni de la mulier» Giovanna di Dionisio Corio, per 36.000 ducati.
1524 settembre 10, Monza, casa dei Simonetta.
Archivio dell’Ospedale Maggiore di Milano, Archivio Litta 9, doc. 72, roga Pinamonte da Lodi.
Testamento del senatore e tesoriere generale Giovanni Pietro Porro, figlio del fu Giacomo, abitante a Milano in porta Vercellina, parrocchia di Santa Maria Podone, e ora temporaneamente domiciliato a Monza. Dispone sepoltura nella chiesa di Santa Maria degli Angeli, seu Sant’Angelo nella cappella di San Gerolamo nel sepolcro della madre Caterina Resta. Tra i testimoni Marco Antonio Cagnola, figlio del fu Aloisio, Giovanni Tommaso da Castelletto, figlio del fu Gabriele, il frate umiliato monzese Antonio Ferrari, figlio del fu Giovanni, il monaco della Certosa di Pavia Pellegrino da Callio.
1526 luglio 16,
ASMi, Notarile 2983, notaio Francesco Pagani.
Giovanni Giacomo Porri, figlio del fu Giovanni Pietro, abitante a Milano in Porta Vercellina, parrocchia di Santa Maria Podone confessa di avere ricevuto da Eleonora Carcano, figlia del fu Donato e di Beatrice Visconti di Saliceto moglie di detto Giovanni Giacomo alla presenza di Gerolamo Carcano suo zio e di Giacomo Antonio e Cesare suoi fratelli 6.000 scudi del sole a soluzione della dote di Eleonora, da circa un anno moglie legittima di Giovanni Giacomo.
1535 giugno 10,
Archivio dell’Ospedale Maggiore di Milano, Archivio Litta 240, fasc. 225, roga il notaio Paolo Omati.
davanti aOttaviano Cusani, vicaio dell’ufficio di provvisione del comune di Milano, compiaono Giovanni Giacomo Porro figlio del fu Giovanni Pietro, abitante a Milano in Porta Vercellina, parrocchia di Santa Maria Podone, e Giovanni Antonio da Corte, figlio del fu Domenico, abitante a Milano in Porta Vercellina, parrocchia di Santa Maria Podone ponendo alle grida beni siti in Greco, Rho e parte di una casa sita a Milano in Porta Vercellina, parrocchia di San Vittore al Teatro; quest’ultimo è detto diroccato e confinante da un lato con la strada, dall’altro con i ben di Giovanni Giacomo Porro, dall’altro in parte con la canonica di Santa Maria Folcrorina e in parte con i beni di Giovanni Maria Portaluppi, per il quale si pagano un fitto di 41 lire annue e 4 libbre di cera alla canonica di Santa Maria Folcrorina.
Biblioteca estesa:
Covini 1998 = Maria Nadia Covini, L’esercito del duca. Organizzazione militare e istituzioni al tempo degli Sforza (1450-1480), Roma 1998.
Zanoboni 2009 = Maria Paola Zanoboni, «Et che … el dicto Pigello sia più prompto ad servire»: Pigello Portinari nella vita economica (e politica) milanese quattrocentesca, in «Storia economica», 12 (2009), fasc. 1-2, pp. 27-107.
