Bereguardo, castello

Castello di Bereguardo

Le prime attestazioni del castello di Bereguardo risalgono all’autunno del 1351, quando l’edificio è già sede temporanea della corte di Galeazzo II Visconti. Forse un’originaria fortificazione e il centro abitato furono acquisiti dai Visconti dai beni della mensa episcopale pavese. Sebbene sia elencato tra le fortificazioni del ducato, il castello (come attestato dalla stessa struttura architettonica) sembra avere assolto principalmente funzioni residenziali più che difensive. Lavori di restauro e ampliamento sono registrati tra il 1392 e il 1438. Il maniero di Bereguardo è quarto castello (con podere ducale) nelle spese del 1438 per investimento dopo Milano, Cusago e Abbiategrasso (Boucheron 1998, p. 414).

Nel 1448 Francesco Sforza donò il palazzo e la possessione di Bereguardo al castellano di Pavia Matteo Marcagatti Attendolo Bolognini (che nel contempo consegnava il castello pavese alla favorita ducale Agnese del Maino suocera dello Sforza), ma nel 1450 il condottiero divenuto duca affidò la proprietà e il feudo al proprio genero marchigiano Giovanni Maruzzi da Tolentino. Questa donazione del primo duca sforzesco risulta emblematica della situazione creatasi con l’inserimento della nuova dinastia. Francesco Sforza dovette attuare un lavoro diplomatico di paziente mediazione sia nei confronti degli uomini del suo seguito (come il Tolentino) che dovevano essere inseriti nel sistema milanese, sia nei confronti dei nobili aristocratici locali che dovevano essere gratificati. Per ingraziarsi gli uni e introdurre gli altri nel nuovo principato, Francesco e Bianca Maria finirono per donare e cedere molte delle proprietà camerali, con i relativi castelli. L’edificio continuava comunque a ospitare la corte ducale. Il duca abita qui quando dona a Guido Antonio Arcimboldi il palazzo già di Giovanni Visconti per costruire il nuovo arcivescovado (ASMi, Comuni 54, 1493 luglio 26, Baroni 1968, p. 247, doc. 737, 738), ed è tappa fondamentale delle cacce ducali come scrive Galeazzo Saseverino (ASMi, Sforzesco 1184, 1497 luglio 7).

I Tolentino restarono signori di Bereguardo fino al primo quarto del XVIII secolo. Nel contempo il castello fu frazionato tra i vari rami del casato e si edificò la suntuosa villa barocca all’altro capo della piazza. Nel 1897 il complesso fu donato al comune dall’ingegner Giulio Pisa.

Il maniero si presenta massiccio su un lieve rilievo posto a dominio della vallata del Ticino. Come per il castello pavese, l’attuale pianta a U è il risultato dell’abbattimento dell’ala che chiudeva il cortile ad occidente; con essa sono spariti i porticati, la cappella e una torre, forse demoliti già nel XVII secolo. Sotto la fila di merli ghibellini (in parte murati), sulle cortine in mattoni cotti, si leggono ancora le sovrapposizioni di diverse aperture originali, ma la finestra più bella è quella posta in testa all’ala settentrionale; elegantissima con la colonnina in marmo risale agli interventi del duca Filippo Maria (1412-1447) come attestato dalla sigla “FM”. La corte e gli interni hanno perso quasi completamente il raffinato aspetto quattrocentesco.

L’aspetto originale del complesso si può ricostruire attraverso tre documenti capitali: (1) la divisione dei beni tra i fratelli Tolentino mediata dall’architetto e notaio Maffiolo Giussani (ASMi, Notarile 4486, notaio Maffiolo Giussani, 1494 novembre 20); (2) l’inventario redatto post morte di Ludovico Tolentino – muore nel giugno 1516 dopo avere fatto diversi testamenti in cui ricorrono legati per la costruzione di una chiesa dedicata a San Nicola da Tolentino a Bereguardo, o ancora una cappella nella chiesa locale di Sant’Antonio, e si dotano almeno venti ragazze del borgo, cfr. ASMi, Notarile 2976, notaio Francesco Pagani, 1500 giugno 12, ivi, 2977, notaio Francesco Pagani, 1503 giugno 30; la sepoltura è sempre indicata all’Incoronata nella cappella del fratello Giovanni – ASMi, Notarile 2981, notaio Francesco Pagani, 1516 dicembre 23; (3) l’inventario redatto post morte di Giovanni Tolentino (ASMi, Notarile 8067, notaio Giovanni Giussani, 1517 marzo 19).

In particolare nel 1494 il castello è descritto con capella, seu ecclesiola con due camere seguenti, con i rispettivi solai, una camera sopra la porta di ingresso aderente al muro castellano, la camera dove dorme Ludovico e le camere seguenti del castellano che chiamano camere dell’illustrissimo Ludovico [il Moro] aderenti al muro castellano occidentale, con le cantine sotto con camere superiori e solai, le camere seguenti esisteni tra la prima curia e la sala magna fino alle camere che tiene Elisa [Sforza] incluse con i solai e i pontili aderenti alle camere superiori; in più la sala grande dopo queste camere verso aquilone e l’orto sito tra la sala e il muro castellano settentrionale, la corte grande e il pozzo esistente nel centro.

Un’altra serie di ambienti del castello sono ricordati nei due inventari del 1516 e del 1517. Gli elenchi dei beni conservati a Bereguardo dai due fratelli Ludovico e Giovanni Tolentino sono in parte complementari e forniscono un’idea del complesso e del suo suntuoso arredamento.

Gli edifici sistemati attorno ad una corte grande e ad alcuni cortili di servizio erano dotati di un portico con colonne marmoree e di una “salla aperta”, due appartamenti per le dame (uno al piano inferiore l’altro al superiore), una sala grande sita nell’ala prospiciente la chiesa e un’altra in quella verso la piazza, una “camera regale” riccamente ornata e arredata con due ancone dorate (l’una dipinta a olio rappresentante la Vergine e l’altra su tela raffigurante San Gerolamo) e forse corrispondente a quella ancora oggi decorata dalla bella bifora, la cappella di San Nicola da Tolentino (sita nella distrutta ala verso il giardino), una stanza della torre, due cancellerie, stanze per il fattore e per il pretore, e poi stalle, cucine, dispense, cantine. Tra gli addobbi del castello figurano un numero considerevole di arazzi “a figure”, “a fogliami et animali”. Nel Seicento alcuni ambienti risultano dipinti – forse tra questi si trova la “sala dei falconi e degli astori” presumibilmente dipinta con scene di caccia – e un visitatore ottocentesco ricorda sulle pareti scritte in tedesco: verosimilmente il motto sforzesco “MIT ZAIT” accompagnato dall’impresa della Sempreviva; emblema scelto da Francesco Sforza per rammentare il valore della pazienza nell’azione diplomatica. Su quanto ora resta della decorazione si rinvia a Cairati 2020, p. 52, nota 126.

 

Bibliografia estesa:

Boucheron 1998 = Patrick Boucheron, Le Pouvoir de bâtir. Urbanisme et politique édilitaire à Milan (XIVe-XVe siècles), Rome 1998.

Cairati 2020 = Carlo Cairati, Pavia viscontea. I. Il castello tra Galeazzo II e Gian Galeazzo, Milano, Scalpendi, 2020, p. 52, nota 126.

Conti, Hybsch, Vincenti 1990 = F. Conti, V. Hybsch, A. Vincenti, I castelli della Lombardia. Province di Milano e Pavia, Milano 1990.

Merlo 1982 = M. Merlo, Bereguardo, Pavia 1982.

Rossetti 2012 = Edoardo Rossetti, Castello di Bereguardo, in Percorsi castellani da Milano a Bellinzona. Guida ai castelli del Ducato, a cura di Federico Del Tredici, Edoardo Rossetti, Milano, Nexo, 2012, pp. 52-53