Milano, Palazzo Sanseverino di Caiazzo

Palazzo di Roberto e Giovanni Francesco Sanseverino conti di Caiazzo a Milano

Edoardo Rossetti

Milano, Porta Vercellina, parrocchia di San Protasio in Campo intus.

Milano, piazza Castello, via Sella, Foro Bonaparte

(edificio non più esistente)

Passaggi di proprietà:

  • Maffiolo Birago ed eredi (in particolare Andrea Birago cameriere del duca Filippo Maria Visconti).
  • Roberto Sanseverino conte di Caiazzo (la proprietà include probabilmente anche quella di Stefano Federici Todeschini).
  • Giovanni Francesco Sanseverino, conte di Caiazzo.
  • Distrutto probabilmente tra il 1535 e il 1550.

 

Regesto dei documenti: 

 

1423 aprile 27, Milano,

BAM, Trotti 419, c. 18r, notaio Ambrogio Giussani.

Giovanni Dugnani affitta per il canone annuo di 25 lire imperiali, 6 soldi e 6 denari a Giovanni Arese un sedime sito a Milano in porta Vercellina, parrocchia di San Protasio in Campo intus.

 

1423 settembre 5, Milano,

BAM, Trotti 419, c. 18r, notaio Enrico del Conte.

Giovanni Arese vende per il prezzo di 395 fiorini a Maffiolo Birago un sedime sito a Milano in porta Vercellina, parrocchia di San Protasio in Campo intus.

 

1423 settembre 15, Milano,

BAM, Trotti 419, c. 18r, notaio Enrico del Conte.

Giovannina Arese, figlia del fu Francesco, abitante a Milano in porta Vercellina, parrocchia di Santa Maria Podone, vende per il prezzo di 395 fiorini a Maffiolo Birago un sedime sito a Milano in porta Vercellina, parrocchia di San Protasio in Campo intus.

 

1432 luglio 10, Milano,

BAM, Trotti 419, c. 51v, notaio Lorenzo da Corbetta.

Il preposito di San Giorgio in Palazzo, agente a nome del beneficio della cappella di San Pietro a Bollate, permuta una domus contigua alla casa di Maffiolo Birago, sita a Milano in porta Vercellina, parrocchia di San Protasio in Campo intus con una beccaria sita a Milano in porta Comasina, parrocchia di San Marcellino.

 

1432 ottobre 8, Milano,

BAM, Trotti 419, c. 52v, notaio Bartolomeo Morigia.

Francesco Meda vende per il prezzo di 315 lire imperiali a Maffiolo Birago una bottega e un sedimine sito a Milano in porta Vercelina, parrocchia di San Protasio in Campo intus. Contestualmente il Birago loca al Meda i beni acquistati.

 

1433 luglio 1, Milano,

BAM, Trotti 419, c. 56v, notaio Bartolomeo Morigia.

Paolo, Giorgio, Giovanni e Giacomo Panigarola vendono per il prezzo di 216 lire imperiali a Maffiolo Birago un sedime sito a Milano in porta Vercelina, parrocchia di San Protasio in Campo intus.

 

1438, 

Si lavora nelle stalle della casa di Andrea Birago e nella camera che possiede nella rocca di Porta Giovia (Fossati 1929, pp. 75, 90).

 

1438 dicembre 13,

Si lavorava ad lobietam magnifici domini Thodeschini (Fossati 1929, p. 78).

Nota: Per i beni di Stefano Federici Todeschini si vedano anche l’Extimatio certorum domorum quondam Thoeschini nella quale compare «domus una cum suis iuribus et pertinentiis, curiis tribus et ortis duabus iacentem super palteam Castri Porte Iovis Mediolani, in qua habitabat Manfredinum (?) pagiorum illlustri domini domini ducis et Malus de Agrigradis, cui coheret ab una parte strata, ab alia heredum quondam domini Galeoti de Casate, ab alia in parte Iohannis de Cusano et in parte monasterium Sancte *** [Caterina] *** in contrata stricte de Ferrarolis et ab alia in parte magnifici domini Aluysii de Sancto Severino et in parte heredum quondam domini Maffioli de Birago, esse valoris florinos millecentumquinquaginta» (ASMi, Registri ducali 49, c. 441, 1445 luglio 1). I beni del Todeschini erano menzionati anche tra le coerenze di un sedime di Floramonte Corio («pasquarium de Aziis mediante flumini Nironis, ab alia Magnifici domini Bolognini da Bonomia, castellani castri Papie mediante strata, ab alia heredum Todeschini de Federicis»; Ivi, Pergamene 409, 1452 ottobre 14).

 

1451 agosto,

Durante i lavori di ricostruzione del castello di porta Giovia approntati sotto Francesco Sforza, la casa di Andrea Biraghi veniva presa come riferimento topografico per descrivere al duca il progresso dei lavori (Beltrami 1894, p. 81).

 

1460 gennaio 10, Milano,

BAM, Trotti 419, 120v, notaio Vivaldeo Lanterio.

Nota che la caxa nostra grande che iace a paro de domino Francischo da Sancto Severino et la caxa che he del signore Roberto che iace in parocha de Sancto Iohanne suxa lo Muro che he suxa lo Nirono funo tute duy a la crida; crida per Umaldeo de Lanterii notaro de meser Augustino de Terzago l’ano e lo dì soprascripto.

 

1479 settembre 9,

Carteggio MN, vol. XI, lettera 222, Milano, Zaccaria Saggi a Margherita di Baviera.

Al prefato signor Roberto [Sanseverino] se bisognarà restituire l’honore, tute le terre sue, la roba sua gli fue tolta qui, la casa sua, e ricondurlo al soldo qui o cum quella provixione che ‘l haveva prima o cum magiore.

 

1479 settembre 18, Milano,

ASMo, Ambasciatori Milano 3, Paolo Antonio Trotti alla duchessa Eleonora d’Aragona Este.

Il signore [Ercole d’Este] è stato contento di lassare al signor Roberto [Sanseverino] Castelnuovo et la casa qui de Milano, et se drieto per dare scambi a sua signoria, li hano offerta la casa di messer Ciecho [Simonetta], sua signoria non la voluto aceptare per fugare ogni infamia perchè se iudicava pure chel fusse amico de sua excellentia, credo che se trovarano una altra et in vero anche le stato molto contento de Castelnuovo.

 

1479 settembre 20,

Carteggio MN, vol. XI, lettera 237, Milano, Zaccaria Saggi a Federico Gonzaga.

Gli accordi tra il duca Ercole d’Este e Roberto Sanseverino per la restituzione della casa sulla piazza del castello non sembrano andare a buon termine e il Sanseverino rientrato in Milano abita «in casa del reverendo monsignor Ascanio».

 

1479 settembre 22, Milano,

ASMo, Ambasciatori Milano 3, Paolo Antonio Trotti alla duchessa Eleonora d’Aragona Este.

La donazione facta de la casa del signor Roberto [Sanseverino] perchè dano ad sua signoria la casa che fu del duca di Bari [Sforza Maria Sforza], la qual vale da tanta quanto foraria quella del signor Roberto che non li è cossa alcuna che bona sia, vero è che questa del duca di Bari è molto più lontana dal castello.

 

1480 agosto 23, Milano.

ASMi, Notarile 864, notaio Tommaso Giusanni.

Giovanni Giacomo Dolcebuono è portato in causa da Zanone da Carugo, figlio del fu Aloisio, «deputati pro prefato Roberto circa laborerium et fabricationem hedeficiorum que prefatus Robertus fieri facit in dicta eius domo habitationis sita ut supra causa et occasione columpnarum octo lapidearum seu marmorearum quas ipse Jo Jacobus dare et consignare debebat et promisit eidem dominum Zanonum per totum mensem Junii proxime preteriti pro ponendo in opere dictorum hedifitiorum et quas columpnas octo ut supra usque nunc ipse Jo Jacobus non consignavit nec consingari fecit quod resultavit in maximum dampnum et iacturam dictorum hedeficiorum propter retardationem predictam qua de causa prenominatus dominus Zanonus deputatus ut supra nomine prefati Roberti in presentia magistri Johannis de Solario inzignerii ducalis nec non mei notarii». Il Dolcebuono sostiene che le otto colonne dovevano essere consegnate da Pietro Nostrani e ora si rivale sul lapicida che ha mancato nella consegna.

 

1484 settembre 22, Milano, Castello di Porta Jovia.

ASMi, Notarile 1687, notaio Antonio Medici.

Il duca Gian Galeazzo Sforza Visconti, rappresentato da Ludovico Maria Sforza Visconti, Giovanni Botta e Antonio Landriani, vende per il prezzo di 39.385 lire imperiali e 12 soldi al marchese Giovanni Francesco Pallavicini, figlio del fu Rolando, senatore ducale, abitante a Milano in porta Vercellina, parrocchia di San Giovanni sul Muro, i beni di Pero, pieve di Trenno, già di Roberto Sanseverino; contestualmente il Pallavicini si impegna a saldare i debiti del Sanseverino tra i quali compaiono quelli con: Lionardo Pinzono, pintore, lire 494, soldi 3, denari 10; Francesco de Vico, pintore, lire 20, soldi 7, denari 8 […]; Ioanne Iacomo Dolcebono, inzegnero, lire 143, soldi 17, denari 4 […]; Ioanne Prevede, inzegnero, soldi 6, denari 8 […]; Iohanne da Solaro, inzegnero, lire 74, soldi 11, denari 8[…]; Ambroso de Trotti, pintore, lire 423, denari 3 […].

 

1484 dicembre 13, Milano.

ASMi, Archivio Gonzaga 1628, Giovanni Pietro Arrivabene a Francesco Gonzaga.

Et tamen lo [ambasciatore]  venetiano, per più commodità è sta posto in la casa del signore Roberto, presso al castello, apparata, ut audio, molto ricchamente.

 

1487 giugno 4, Milano.

ASMi, Notarile, b. 3557, notaio Francesco Capelli, 1487 giugno 4.

Inventario dei beni mobili conservati nella casa di Roberto Sanseverino sita a Milano in porta Vercellina, parrocchia di San Protasio in Campo intus: ne la camera dove soleva dormir la muliere del prefato signor Ruberto […]; in la guarda camera de la suprascripta domina Lucretia […]; in la camera dove sta madona Malgarita […]; in la camera del pechi (?) […]; in la salla de la capella […]; in la camera del (???) […]; in la guarda camera […]; in la camera de domino Angello […]; in la guarda camera del suprascripto […]; in la salla […]; in la camera de lo armelino […]; in la camera poso la suprascripta […]; in solaro supradicta camera […]; in la camera supra (???) […]; in la camera de zanio […]; in la camera de Zacharia de Bressa […]; sotto la salla maestra […], in la camera del scalilo (?) […]; in la camera de domo […]; in la dispensa […]; in la caza de la lavandera […]; in la cuxina […]; in la salla de l’orto […]; in la canepa […]; in la camera fodrata de asse in terra […]; in la camera seguente […]; in la camera suso la suprascripta […]; in la camera de (???) […]; in la camera de credenzia […]; in la camera del brufino.

 

1492 gennaio 27, 

ASMi, Notarile 3557, notaio Francesco Capelli. 

Si appiana una vertenza tra Marchesino Stanga e Giovanni Francesco Sanseverino conte di Caiazzo suo vicino considerato che a seguito dei lavori fatti eseguire dallo Stanga, le acque dei tetti della casa di Marchesino defluivano nella corte posteriore del palazzo del conte di Caiazzo.

 

1496 gennaio 31, Milano

Bibl.: Benvenuti, Sacchi 1983, pp. 293-334.

La Comedia di Danae di Baldassarre Taccone è «recitata in casa del signor conte di Caiazzo a dì ultimo de genaro 1496» con la scenografia e la regia di Leonardo da Vinci.

 

1496 ottobre 13,

ASMi, Sforzesco 1135.

Gli ambasciatori spagnoli sono ospitati in casa del conte di Caiazzo.

 

1497 febbraio 15, Milano,

Carteggio MN, vol. XV, l. 48, Ghivizzano de Ghivizzani a Francesco Gonzaga.

Il consiglio segreto si tiene in casa del conte di Caiazzo.

 

 1499 febbraio 14, Milano. 

ASMo, Ambasciatori Milano 14.

Descrizione di una giostra fatta sulla piazza del castello, la casa di Giovanni Francesco Sanseverino, conte di Caiazzo è descritta come al «cantono de la piacia».

 

1500 giugno 5, Milano

ASMo, Ambasciatori Milano 17, Giovanni Giorgio Seregni al duca di Ferrara.

Bibl.: Soldini 2002, p. 434.

[…] s’è dato principio de fare le fosse a cercho, tutti i rivellini del castello et rerano larghi braza 40 per chiascuno. Se dubita che le case del conte di Cayazo et messer Marchesino habyno andare ruynate […].

 

1530 ca.
Bernardino Arluno, Historia urbis Mediolani, item de bello veneto ab anno 1500 ad 1516, item de bello gallico (BAMi, Trotti 94, pp. 522-528); Bernardino Arluno, Historia Mediolanesis ab urbe condita ad sua usque tempora (ASCMi, Biblioteca Trivulziana, Triv. 706, cc. 223r-224v).

L’Arluno descrive con toni nostalgici e tragici, ma aulici (forse gli stessi con cui avrebbe descritto antiche rovine romane), l’aspetto dell’area attorno al Castello dopo le guerre che hanno devastato Milano durante il terzo decennio del XVI secolo.
Dopo avere accennato alla devastazione che caratterizza le insule dove si trovavano le case di Gualtiero (Bascapè) e dei Ferrari (Ambrogio e Francesco), la regione delle abitazioni dei Cusani, la chiesa di San Protasio con la torre campanaria pericolante e il vicolo degli Asinelli, passa a descrivere le «Marcellinae (sic per Marchesinae) domus vestigia», la cui mole è circondata dalle case antiche dei Sanseverino. Si accenna alle pareti monche e in rovina, ma ancora incrostate di marmi a ricordare l’antica maestà dell’edificio, i pavimenti a mosaico, le travi dorate, le pitture paragonabili a quelle di Apelle e Protogene, le colonne levigate ora fatiscenti con basi e capitelli finemente decorati, i portici e i vasti atrii orribilmente devastati.