Milano, Palazzo di Oldrado Lampugnani

Palazzo di Oldrado Lampugnani

Milano, Porta Vercellina, parrocchia di San Nicolao intus

Milano, via San Nicolao

edificio non più esistente

L’edificio sito nello stretto isolato tra la Porta Vercellina e il castello, la fossa delle mura di Milano e la stretta contrada di San Nicolao, era la lussuosa residenza di Oldrado Lampugnani celebre cameriere del duca Filippo Maria Sforza. Questo ramo della vasta agnazione dei Lampugnani era il principale proprietario anche del castello di Legnano.

Oldrado Lampugnani detto il Magnifico, figlio di Uberto, nato a Pavia intorno al 1380, precettore del duca, primo cameriere e consigliere, abitava in porta Vercellina, parrocchia di San Nicolao intus; si confronti il suo testamento (ASMi, Notarile, cart. 918, notaio Lazzaro Cairati, 1460 gennaio 7), tramite il quale dispone di lasciare la sua casa milanese al nipote germano Giovanni Andrea (da non confondere con il cugino omonimo, assassino del duca Galeazzo Maria Sforza). Parteggiò per Francesco Sforza e i suoi beni furono confiscati e saccheggiati durante la Repubblica Ambrosiana, divenne uno dei primi consiglieri dello Sforza e riottenuta la posizione di prestigio fece denuncia dei beni saccheggiategli nella casa di porta Vercellina (detta in questa occasione in San Giovanni sul Muro, ma doveva trattarsi dello stesso palazzo posto tra San Giovanni e San Nicolao); si apprende così che i beni mobili che arredavano il suo palazzo, comprendenti una ricca biblioteca, valevano la cifra spropositata di oltre 6.000 ducati d’oro; l’annosa causa per la restituzione dei beni dovette angustiare il Lampugnani e probabilmente lo indusse ad organizzare una sanguinosa vendetta contro Giovanni Ossona, uno dei complici della razzia (F.M. VAGLIENTI, Lampugnani Oldrado, in DBI). Fra i ricchi arredi della casa di Oldrado potrebbe essere stato presente anche un piccolo quadro che nei primi anni del XVI secolo apparteneva ai suoi eredi; registrato da Marcantonio Michiel nel suo unico riferimento ad una collezione privata milanese: “in casa de M. Camillo Lampognano, over suo padre M. Niccolò Lampognano [figlio di Giovanni Andrea]. El quadretto a meze figure, del patron che fa conto cun el fattor fo de man de Zuan Heic, credo Memelino, Ponentino, fatto nel 1440. Le infinite medaglie sono per la maggior parte antiche. Li infiniti prompti sono per la maggior parte antichi” (M.A. MICHIEL, Notizia d’opere del disegno, edizione a cura di T. Frimmel, Vienna 1896, ristampa a cura di Cristina de Benedictis, Firenze 2000, p. 41). Non è da escludere che proprio Oldrado senior fosse il committente o acquirente della raffinata opera fiamminga che ancora nel Cinquecento destava tante attenzioni; è stato supposto che il pittore identificato in modo confuso dal Michiel potesse essere Barthelémy d’Eyck, artista di corte del re Renato d’Angiò (il sovrano fu in Milano nel 1453), in sicuri contatti con il mondo dell’arte lombarda (C.B. STREHLKE, Jan Van Eyck un artista per il Mediterraneo, in Jan Van Eyck (1390 c. – 1441). Opere a confronto, catalogo della mostra, a cura di J. Rishel, C. Spantigati, Torino 1997, pp. 55-76, p. 76, n. 51; ID., Li ‘magistri con li discepoli’: thinking about art in Lombardy, in Quattro pezzi lombardi (per Maria Teresa Binaghi), Brescia 1998, pp. 9-38, pp. 29-30). Intorno alle collezioni Lampugnani si confronti anche, R. SACCHI, Il disegno incompiuto. La politica artistica di Francesco II Sforza e di Massimiliano Stampa, Milano 2005, p. 314, n. 3. Oldrado possedeva anche una serie di prestigiose residenze extraurbane, tra queste una grande casa a Legnanello e il castello di Legnano (G. SUTERMEISTER, Il castello di Legnano, in Memorie della Regia Deputazione lombarda di storia patria. Sezione di Legnano, VIII (1940), pp. 26-63). I suoi eredi, tutti membri in vista della corte del Moro, continuarono a risiedere nel palazzo di San Nicolao almeno fino al terzo decennio del XVI secolo; nel 1524 erano estimati per la cifra complessiva di 56.000 ducati.

 

1472 ottobre 29,

ASMi, Notarile 925, notaio Lazzaro Cairati.

La magnifica domina Lucrezia Visconti, figlia del magnifici domini Azzone Visconti e vedova del quondam magnifici domini Giovanni Andrea Lampugnani, viene nominata tutrice dei figli minori, Oldrado, Niccolò e Cristoforo. Contestualmente si provvedere alla redazione di un inventario dei beni mobili e immobili appartenenti al defunto Giovanni Andrea.

Le proprietà milanesi in porta Vercellina sono composte da diversi sedimi, siti nella parrocchia di San Niccolò intus, e comprendenti: il diretto dominio di due sedimi «cum hediffitiis, cameris, solariis, cui sediminis coheret ab una parte infrascriptum proxime sedimen, ab alia infrascriptum proxime sedimen magnum, ab alia tenetur per Iacobum de Lissionolis de Vertua, et ab ali strata», affittati agli eredi di Giovanni Roveda per 19 lire e 4 soldi; un altro sedime sito nella stessa parrocchia «cum hedeffitiis, cameris, solariis, stationa una a platea, putheo, loco curiali, et aliis suis iuribus et pertinentiis, cui choeret ab una parte strata, a duabus partibus horum bonorum, et ab alia tenetur ad libellum per heredes dicti domini Iohannis de Rovidis a dicto domino Iohanne Andrea de Lampugnano»; un sedimen magnum in cui abitano Lucrezia Visconti e i figli composto da vari sedimi «cum hedefitiis, camaris, solariis, sallis, curiis, stallis, brollio, orto et putheis, et aliis suis iuribus et pertinentiis; cui coheret  a duabus partibus strata, in parte horum bonorum et in parte tenetur per Iacobum de Lissignolis de Vertus et in parte similiter, et ab alia in parte tenetur per magistrum Benedictum de Primis de Novaria, a duabus partibus fossatum civitatis Mediolani, [et ab alia] tenetur per Petrum de Porta Romana, et seu per Margheritam dictam de Porta Romana».

 

1498 giugno 18,

ASMi, Notarile 2589, notaio Filippo Bologna.

Divisione dei beni tra i fratelli Oldrado, Niccolò e Cristoforo Lampugnani, figlii del quondam magnifici domini Giovanni Maria Lampugnani.

A Niccolò è assegnata «meza la caza de Milano comenzando da la prima pusterla et presso el pozo de la corte granda, pigliando la stuffa et la la salla rosa pichola, cum l’orto picholo et il fosso, secondo ha estimato et ordinato magistro Ioanne Zachono, apriciata lire 10.600. Cum honere solvere omni anno schole Sancti Ioannis supra murum ad computum libris viii pretii que fit super certa parte domus predicte».

A Oldrado è assegnata «meza la casa de Milano comenzando da la fine de la stufa et saleta rosa verso il fosso, come hordinato et estimato dato magistro Ioanne Zachono, ed lo fosso et zardino, apreciata 7.400 lire».

In allegato la relazione fatta dall’ingegnere Giovanni Zanconi:

«La infrascripta si he la divisione fatta per magistro Giohanne Zanchono di la caxa de li magnifici domini Oldrà [et] Nicolao fratelli de Lampugnano et a loro assignata in parte, vidilicet.

Primo che lo muro che tra la sala sopra la canepa et la corte grande incomezando a la piaza di sancto Nicolao et finindo a l’orto pizinino, il qual muro dividi la stuva di la cuxineta, che responde sopra la corte grande, et dividi la sala di la corte grande et de le camere, quale muro sya comune a messer Oldrà et a messer Nicolò, et tuti duy syano obligati comunamente a stoppare li uschii et la porta dil andito, et che messer Nicolò possa fare in dicta stopadura del andito una fenestra de braza dua in ogni lado del cello del dicto andito in gioso et mancho al piacere del dicto messer Nicolò.

Item che dicto messer Nicolò possa fare una fenestra donde he il balchono di la sala che guarda sopra la corte granda de braza dua in ogni lado comenzando soto il travello del cello de dicta salla et stoprando il resto del balchono.

Item che la fenestra de la camera dove he dentro il vestaro et le selle habia restare como sta di presente.

Item che né messer Oldrà, né messer Nicolò non possano fare né uschio, né fenestra, né altra servitute in dicto muro excepto che bisognando possano fare uno camino per una meza preda in el dicto muro a caduno di la parte sua.

Item cominzando al fine dil muro di la saleta, zoé del canto de le stesse camere verso il ortiolo andando verso il fosso per drita linia drito a la muraglia de le stesse camere che guardano sopra il dicto ortiolo, sya fine tra li stessi messer Oldrà et messer Nicolò, restando il destro che in le dicte camere in el esser suo come sta.

Item che el dicto muro sya in tuto del dicto messer Oldrà et dicto messer Oldrà sya obligato stopare il balchone che he di presenti a la camera granda de le asse che guarda sopra dicto ortiolo. ****** in la stessa camera dicto messer Oldrà possa fare una fenestra de braza dua in ognia latto incomenzando sotto il traveto del cello de dicta camera.

Item che volendo dicto messer Oldrà fare sopra dicte camere altre camere, o vero salle, possa fare fenestre tre in tuto et non più in quelle sale, ho vero camere, haverano esser facte, le quale fenestre syano in ognia latto braza dua incomenzando sotto il traveto del cello de dicte camera, o verso salle.

Item abenché dicto muro sya in tuto de messer Oldrà non gli possa però tore altro muro che quello ho dicto di sopra et non più. Item che el prefato messer Oldrà sya obligato tore una in tutto la baltrescha dove se stendano li pagni, et non ne possa fare d’altre che guarda sopra dicto ortiolo.

Item che dicti messer Oldrà et messer Niccolò syano obligati fari uno muro comunanti di frontio de dicte camere per drita lynia fine suxo l’aqua del fosso alto braza sey»,