Milano, Palazzo di Filippo Maria Sforza

Palazzo di Filippo Maria Sforza a Milano 

Edoardo Rossetti

Milano, Porta Vercellina, parrocchia di Santa Maria alla Porta, San Nicolao intus.

Milano, Corso Magenta, in parte inglobato in Palazzo Litta.

(edificio non più esistente)

 

Regesto dei documenti: 

1458 luglio 11, 

ALPE, Famiglie, b. 468, doc. 8. 

Divisione dei beni tra Giorgio e Alessandro Aicardi Visconti.

A Giorgio Visconti detto Scaramuccia spettano i miglioramenti di un sedime sito a Milano, in porta Vercellina, parrocchia di Santa Maria alla Porta con l’onere di pagare un fitto livellario di 13 fiorini ai frati di San Francesco Grande, secondo quanto stabilito nel documento rogato dal notaio Ambroigo Coliati.

Del grande sedime sito a Milano, in porta Vercellina, parrocchia di San Nicolao intus, e confinante «ab una parte strata, ab alia domini Azonii de Coriis, ab alia fratrum vulgariter nuncupati Octatiorum in parte et in parte sapienti doctor domini Franchini de Castiliono, et ab alia tenetur per Petrum de Leucho in parte et in parte tenetur ad libellum per Gulielmum de Udrigio» una spetta ad Alessandro, e cioè quella «intra murum illum siti a manu sinistra ad introitum porte magne dicti sedimini incipientem a muro incipiente versu strata et includente illas duas cameretas ex quibus nunc una est stalla posita in manu sinistra ad introitum dicti sedimini et tendente per recta lineam usque ad summitatem stalle magne siti subtus porticum siti in curia posteriore dicti sedimini excepti camereta una, seu camereta una in terra sita in capite dicti muri, que intratur per quodam ostium respicentem versus corteselam illam siti de antea canepa […] et camereta una in solario immediate supradicta cameretam in terra»; mentre a Scaramuccia è assegnata la metà «illa que respicit versus dictam curiam posteriorem dicti sedimini […] cum curia magna et porta magna dicti sedimini. Item medietas per indiviso eiusdam viridarii a dicta cantonata usque ad murum confinantem cum dicto domino Azonis, seu eius heredem, eundo per recta lineam usque ad summitatem dicti viridarii. Item medeitas pro indiviso dictorum murorum siti tendentium ut supra ac condinatium inter dictam partem dicti sediminii et infram partem prefati domini Alexandri»; con l’obbligo di chiudere tutte le finestre comuni, «excepta fenestra una sita in muro, eiusdam camere appellate capelle, site supra dua cameretas exceptuatas ut supra et comprehnsa» nella parte di Alessandro.

 

1463 luglio 22,

ALPE, Famiglie 468, Summarium instrumentorum per Iosaphat Corbetta notarium Mediolani pro familia dominorum Vicecomitum ab anno 1463 ad annum 1485.

Protesta dei fratelli Aircardi Visconti figli di Scaramuccia contro lo zio Alessandro.

Rappresentati da Pietro Mazzatorti Lancellotto, Francesco e Matteo Aicardi Visconti, figli del fu Giorgio detto Scaramuccia denunciano che nel mese di settembre del 1459 Alessandro Visconti «de novo costruiri fecit in eius sedimine quoddam hedifitium, seu quoddam lobiam super eius domini Alexandri coquina, copertum cupis, que  lobia sita est iuxta quodam cameram seu stufam in solario dictorum heredum quondam domini Scaramuzia in eorum sedimine que per eos comuniter appellatur capella, que habet fenestram unam ex qua recipit et recipere semper consuerunt aerem de quo aere nunc est et permanet privata ipsa camera ex una lobia noviter facta quod quidem sedimen prefatorum dominorum Alexandri et heredum prefati nunc quondam domini Scaramutie sita est in porta Vercellina, parochie Sancti Nicolay intus, Mediolani».

 

1468 febbraio 23,

ASMi, Notarile 1676, notaio Antonio de Medici.

Alessandro Visconti cede la sua parte del sedime di porta Vercellina a saldo di un debito.

Il milite e condottiere ducale Alessandro Visconti, figlio del fu Domenico, abitante a Milano, in porta Vercellina, parrocchia di San Nicolao intus, vende a Stefano Marliani, figlio del fu Portasio, abitante a Milano, in porta Romana, parrocchia di San Michele Sotto il Duomo, un sedime grande sito in porta Vercellina, parrocchia di San Nicolao intus «quod est cum hedeffitiis, cameris, solariis, salis, brolio seu orto, canepiis, putheis, necessariis et aliis sui iuribus et pertinentiis cui coheret ab una parte strata, seu cursu porte Vercelline Mediolani, ab alia heredum quondam domini Antonii de Vignolis in parte et in parte heredum quondam magnifici domini Franchini de Castiliono, et ab alia tenetur per Petrum de Leucho in parte et in parte tenetur per prefatum dominum Alexandrum ad libellum ab illis de Dugnano», per il prezzo di 2.230 lire imperiali e 10 soldi; a soluzione di quanto Alessandro Visconti, insieme a Rapano da Corte e Cristoforo Maestri, si impegnò a pagare a Stefano Marliani, con la fideiussione di Santino Moroni, secondo quanto pattuito in un atto rogato dal notaio Antonio de Medici il 16 gennaio 1467. Contestualmente il Visconti viene reinvestito del sedime con l’obbligo di versare al Marliani un fitto annuo di 161 lire, 10 soldi e 6 denari.

 

1471 marzo 1,

ALPE, Famiglie 468, Summarium; ASMi, Notarile 2056, notaio Giosafat Corbetta. 

Aloisio Dugnani, aulico ducale, e Giovanni Giacomo Dugnani, dottore in ambo i diritti, abitanti a Milano, in porta Nuova, parrocchia di San Protasio ad Monachos confessano di avere ricevuto 72 lire imperiali da Alessandro Visconti a soluzione del fitto a loro dovuto per la locazione di un sedime sito a Milano, in Porta Vercellina, parrocchia di San Nicolao intus, come risulta dal documento di ricognizione livellaria rogata dal notaio Antonio Zunico.

 

1471 settembre 24,

ALPE, Famiglie 468, Summarium; ASMi, Notarile 2056, notaio Giosafat Corbetta. 

Lancellotto, Francesco e Matteo Visconti, figli del fu Giorgio detto Scaramuccia, abitanti a Milano in porta Vercellina, parrocchia di San Nicolao intus si accordano con Giovani Corio[3], figlio del fu Azzone, abitante a Milano in porta Vercellina, parrocchia di Santa Maria alla Porta, per quanto concerne la legittimità delle strutture «noviter constructe» dai fratelli Visconti nel loro sedime, specie per il muro divisorio tra il sedime dei Visconti e quello del Corio.

 

1472 marzo 28,

ALPE, Famiglie 468, Summarium.

Stefano Marliani, figlio del fu Protasio, abitante a Milano in porta Orientale, parrocchia di San Michele sotto il Duomo, confessa di avere ricevuto da Carlo Maestri, figlio del fu Cristoforo, abitante alla Zelata, agente a nome di Alessandro Visconti, 161 lire imperiali, 10 soldi e 6, a soluzione del fitto dovuto dal Visconti al Marliani su alcuni beni immobili siti a Milano in porta Vercellina, parrocchia di San Nicolao intus, secondo quanto espresso in un documento rogato dal notaio Antonio de Medici.

 

1472  ottobre 12,

ASMi, Notarile 2056, notaio Giosafat Corbetta.

Il guardiano di San Francesco Grande rilascia una ricevuta di pagamento ai fratelli Lancellotto, Francesco e Matteo Visconti per il versamento di 20 lire imperiali e un paio di capponi a soluzione del fitto dovuto per un sedime sito a Milano in porta Vercellina, parrocchia di Santa Maria alla Porta, come risulta da un documento rogato dal notaio Giosafar Corbetta.

 

1476 gennaio 31,

ASMi, Notarile 2438, notaio Filippo Brenna; ASOM, Archivio Litta, b. 257.

Il dottore in diritto Giovanni Besozzi quondam Giacomo, abitante a Milano in porta Nuova, parrocchia di San Martino ad Nuxigiam, in esecuzione dei patti precedentemente intercorsi, acquista per 2.230 lire e 10 soldi da Stefano Marliani quondam Protasio, abitante a Milano in porta Romana, parrocchia di San Michele sotto il Duomo, agente con il consenso di Margherita Trivulzio sua moglie, il diritto di riscuotere un fitto livellario per l’ammontare di 161 lire, 10 soldi e 6 denari, secondo quanto espresso in un documento rogato il 28 febbraio 1468 dal notaio Antonio de Medici, su un sedime sito a Milano in porta Vercellina, parrocchia di San Nicolao intus, «quod est cum suis hedefittis, cameris, solariis, sallis, brolio seu orto, putheis, necessariis, et aliis suis iuribus et pertinentiis, in quo solitus erat habitare magnificus miles dominus Alesander Vicecomes et nunc habitat in eo magnifica domina Magdalena de Carreto. Cui coheret ab una parte strata, sive corsus Porte Verceline, ab alia heredum quondam magnifiici domini Scharamuzie Vicecomitis, ab alia in parte tenetur ad libellum per prefatum dominum Alesandrum ab illorum de Dugnano, et in parte tenetur per Petrum de Leucho, ab alia in parte heredum quondam domini Antonii de Vignolis et in parte heredum quondam domini Franchini de Castiliono». Giovanni Besozzi si obbliga ad adempiere agli accordi contratti tra Stefano Marliani e il defunto Cristoforo Maestri per un credito di 1.000 lire imperiali secondo quanto stabilito in un rogito del notaio Antonio de Medici.

 

1476 ottobre 28,

ASMi, Notarile 2057, notaio Giosafat Corbetta.

Lancellotto, Francesco e Matteo fratelli Visconti figli del fu Giorgio detto Scaramuccia, abitanti a Milano in porta Vercellina, parrocchia di San Nicolao intus affittano al canone di 35 ducati d’oro annui a Maddalena del Carretto, figlia del Galeotto e vedova del conte Pietro Torelli, abitante a Milano, in porta Vercellina, parrocchia di San Nicolao intus, un sedime sito a Milano in porta Vercellina, parrocchia di San Nicolao intus, nel quale Maddalena già risiede, «cum hedefiitis, cameris, solariis, sallis, canepis, stallis, curtis, orto, putheis neessariis et aliis suis iuribus et pertinentiis, cui coheret ab una parte strata, ab alia suprascriptorum locatorum, ab alia tenetur per magistrum Petrum de Leucho et ab alia illorum de Castillliono». Maddalena agisce con il consenso dell’agnato Galetto del Carretto, figlio del fu Antonio, abitante a Gualdrasco, vicariato di Settimo, comitato di Pavia. Contestualmente Francesco e Matteo Visconti, agenti anche a nome di Lancellotto loro fratello, confessano di avere ricevuto 22 ducati da Lorenzo Cazzola, figlio del fu Donato, abitante a Milano in porta Vercellina, parrocchia di San Giovanni sul Muro, agente a nome di Maddalena, come soluzione del fitto pregresso.

 

1477,

B. Corio, Storia di Milano,a cura di A. Morisi Guerra, 2 voll., Torino 1978, II, p. 1412.

«A questo per la ducissa essendo proveduto, li fratelli predicti uscirono de corte, il perché Sforza entrò nel palazzo che fu de Thomaso a Rieto, contiguo a porta Tonsa. Filippo in quello de Scaramuza Visconte a porta Vercellina, Ludovico ne l’habitazione de Ziliolo di Bonizi cremonese a Sancto Giovanne in Concha, dove già fu la corte di Bernabò, Ascanio ne la contrada de Fagnano nel palazo che già fu de Lionardo Vicemala, ed Octaviano in quello di Francesco Preminuto sopra il corso di porta Nova».

 

1477 marzo 12,

ASMi, Registri ducali, 28, pp. 229-230.

La duchessa Bona di Savoia assegna a Filippo Maria Sforza suo cognato la casa che fu di Giorgio Aicardi Visconti detto Scaramuzza. A margine si precisa che su una parte dei beni grava un livello verso San Francesco Grande e che il valore dell’immobile ascende alla somma 4930 ducati, corrisposti per 930 ducati da Filippo Maria e per i restanti 4.000 dalla duchessa.

 

1477 aprile 28,

ASMi, Registri ducali, 28, pp. 352-354.

La duchessa Bona di Savoia assegna a Filippo Maria Sforza suo cognato la casa che fu di Giorgio Aicardi Visconti detto Scaramuzza.

 

1492 settembre 24

ASMi, Archivio Trivulzio, Archivio Milanese 271, notaio Antonio Capitani.

Filippo Maria Sforza, figlio del duca Francesco, abitante a Milano in porta Vercellina, parrocchia di San Nicolao intus, testa disponendo tra le altre clausole che il palazzo di porta Vercellina e i beni mobili in esso contenuti siano assegnati a Bona Maria Sforza sua figlia e a Costanza Sforza sua moglie.

 

1492 dicembre 8

ASMi, Notarile 1938, notaio Antonio Bombelli; Rogiti Camerali 72.

Ludovico il Moro dota per la somma di 7.000 ducati la nipote Bona Maria Sforza Visconti, figlia ed erede del defunto Filippo Maria Sforza e promessa in sposa a Giovanni Galeazzo Visconti, figlio di Giovanni Maria. Tra i beni a lei assegnati figura la casa paterna di Milano sita in porta Vercellina, parrocchia di San Nicola intus, confinante «ab una parte magnifici domini Aluysii Arzimboldis doctoris et ducalis consiliarii, ab alia strata seu cursus portae Vercellinae, ab alia Ambrosii de Cernusculo, ab alia magnifici domini Iohannis de Atendolis in parte et in parte domini Ieronimi della Cruce»; nonché metà dei beni mobili contenuti nella casa valutati 2.079 lire e soldi 10.

 

1502 settembre 5,

ASMi, Notarile 4802, notaio Giovanni Evangelista Rossi.

Bona Maria Sforza Visconti, figlia del fu Filippo Maria Sforza Visconti e moglie di Giovanni Galeazzo Visconti, quest’ultimo assente dal ducato e dalla città di Milano, abitante a Milano in porta Vercellina, parrocchia di San Nicolao intus, affitta per tre anni e per un fitto annuo di 400 lire imperiali ad Antonio Busti, figlio del fu Stefano, abitante a Milano in porta Vercellina, parrocchia di San Pietro alla Vigna, la sua porzione di «sedimine uno appelato domus illustris domini Filippi situam in dicta porte Verceline parochie Sancti Niolay intus Mediolani, quod est cum suis hedefitiis, cameris, solariis, salles, stallis, canepis subtus terram, curiis, orto, porticibus, et aliis suis iutibus et pertinentiis, cui coheret ab una parta strata, ab alia domini Diomedii de Coyris, ab alia Filippi de Cagnolis, ab alia magnificorum dominorum comittes Bologninorum, et ab alia illorum de Braschis».

Segue una lista «Nota de le cosse seno in la caxa de la magnifica madona Bona Sforzia» con il seguente elenco di ambienti:

In la camera de asse de a basso […]

In una altera camera de basso fodrato de asse […]

In una camera in suxo una scaleta […]

In la guardia, camera apresso a quella se sopra […]

In soto lo port[ich]o […]

In la cuxina […]

In una camera granda de sopra […]

In altera camera a presso […]

In solaro de sopra la camara granda […]

In la camera apresso a la capella […]

In la camera de la signoria de madona […]

In due camere de verso la piaza […]

In la despensa de sopra […]

In la despensa de basso […]

In lo camerino apresso a la camera de asse […]

In el loco soto la guardarobba […]

In la guardaroba […]

In la camera soto lo porticho […]

In lo camerino a presso lo il port[ich]o […]

In la corta de madona Constanzia […]

In la cuxieneta apresso la porta […]

In la scala apresso la porta […]”

 

1504 settembre 28,

ASMn, Archivio Gonzaga 1636; Meschini 2004, pp. 87-88, nota 84.

Gemetto de Nesson scrive al marchese di Mantova Gian Francesco Gonzaga informandolo che Charles d’Amboise abita in Milano nel palazzo che fu del defunto Filippo Maria Sforza.

 

1506 settembre 1,

ASMn, Archivio Gonzaga 1637; Meschini 2004, p. 88, nota 84.

Oldrado Lampugnani al marchese di Mantova Gian Francesco Gonzaga informandolo che Charles d’Amboise abita in Milano nel palazzo che fu del defunto Filippo Maria Sforza.

 

1507 giugno 1,

J. D’Auton, Chroniques de Louis XII, par R. De Maulde La Clavière, 4 voll., Paris 1889-1895, vol. IV, p. 313-319

«Pour tousjours donner divers passe temps au roy et rejouyr les dames, chascun des seigneurs s’effonçroit de faire nouvelles choses: dont, apres que le baquet du seigneur Jehan Jacques fut faict, messire Charles d’Amboise, duex jour ensuyvant, fit ung autre banquet au roy et a tout sa suyte, auquel, en lieu de dances, fist faire ung bastyon, que luy mesmes avecques autres de sa bende voulut tenir contre tuous venans. Leques bastyon fist faire en ung jardin, pres de son logis de Millan, et celuy fossoyer tout autor, et fermer de gros boys debout mys en terre et au devant tuot a l’environ fortiffyé de planchon a groux cloux et chevilles bien actachées; aux deux coings du front de devant, avoit faict faire duex tours deffensables, ou pouvoyent estre en chascune d’iccelles xxv ou xxx hommes armez, pour deffendre les dites tours; le devant et les costes, avecques les dictes tours de celuy bastion, estyent de six piedz de haulteur, et contre le derrierre avoit ung hault eschaffault pour assoir les juges du combat […]».

 

1507 giugno 1,

G. A. Prato, Storia di Milano scritta in continuazione ed emendazione del Corio dall’anno 1499 al 1519, «Archivio Storico Italiano», 2 (1842), pp. 217-418: pp. 263-264.

«Venuto poi il di della solennità il giorno seguente, fu su la piazza del castello principiata una notevole giostra: poi nella casa per contro al Monasterio maggiore, dove stava monsignor Carlo d’Ambrosia, regio locotenente, si fece una gran bastia […]».

 

1507 giugno 1, 

Annalia Francisci Muralti iuris utriusque doctor patricii comensis, a cura di Pietro Aloisio Doninio, Milano 1861, p. 96.

«Magnus Franciae magister in hortis palatii, quod erat domini Philippi Sfortiae filii ducis Francisci in cursu porteae Vercellensis, castrum ligneum erigi statuit et intus armatis munivit; extra se opposuerant multi milites, ut castrum debellarent cum scalis ingredi conabatur».

 

Ca. 1507-1511

BAM, Codice Atlantico, f. 629b r.

In alto su una pianta di edificio compaiono le scritte «portico, sala, portico».

Verso il centro è riprodotta una struttura simile con giardino con le indicazioni «a è la corte del gran maestro; b son sue camere; e è la sua sala, e po’ essere tutta aperta dinanzi».

In basso un altro schizzo di edificio somigliante agli altri con le indicazioni «prato. Fonte lunga. Coperto di rete di rame e pien d’uccelli».

 

BAM, Codice Atlantico, f. 629b v

In altro accanto a un uccello meccanico «ocel de la comedia».

A destra inserito in quello che sembra il corso si un canale d’acqua «Neron da Santo Andrea».

A sinistra come a commento del disegno di una canalizzazione forse fognaria compaiono le parole troncate «fogn<…>; mo<…>; fa la<…>; come<…>; figur<…>;fogni<…>; lato<…>».

 

BAM, Codice Atlantico, f. 831 r-v

Studi per il corso del Nirone lungo il corso di porta Vercellina in diverse varianti: con misurazione precisa degli isolati (r) e con evidenziata l’area dell’attuale palazzo Litta (v).

Nel tratto tra l’angolo del corso di porta Vercellina con la contrada di San Giovanni sul Muro fino alla piazzetta di San Nicolao si susseguono i numeri: «18; 34; 178 [di fronte al MM]; 100 [altezza della facciata di palazzo Litta]; 6 [credo porta di palazzo Amboise]; 30 [ala della cappella o del teatro]; 37; 12; 34; 28».

 

1514 gennaio 26,

ASMi, Notarile 7456, notaio Benedetto Crivelli.

Bona Maria Sforza Visconti figlia del fu Filippo Maria, abitante a Milano in Porta Orientale, parrocchia di Santo Stefano in Brolo intus, si impegna a vendere al duca di Milano e a Giason del Maino una casa sita a Milano in Porta Vercellina, parrocchia di Santa Maria alla Porta.

 

1517 maggio 15, Milano

ASMo, Ambasciatori Milanesi 22/A, Giovanni da Fino al duca di Ferrara; Meschini 2014, p. 240, nota 53.

Luatrec prima del suo ritorno in italia nel giugno 1517 esprime l’intenzione di comprare la casa fià dello Chaumont e di Filippo Sforza di prorpietà, in quel momento, di Giasone del Maino.

 

1517 luglio 13,

ASFD, Ordinazioni capitolari n. 6, f. 233v;

Diego Sant’Ambrogio, Il portale scolpito di Porta Magenta del 1517 e raffronti artistici diversi, in «L’osservatore cattolico», 11 dicembre 1910, pp. 288-289.

Gian Giacomo da Sangallo, Giovanni Pietro e Ambrogio da Bornago e Ambrogio Panera sono esentati dai lavori della Fabbrica del Duomo per realizzare una porta su commissione di Odette de Foix signore di Lautrech da inserire nella sua casa di porta Vercellina.

Note: Il Panera e il Bornago « lapicidis et magistri a quadris» lavoravano insieme due anni prima all’altare di San Benedetto in Sant’Ambrogio (ASVFD, OC 6, f. 175r, 1515 luglio 19).

 

1518 dicembre 24, Milano

ASMn, Archivio Gonzaga 1644,

Grande et grandissimo numero de gentilhomini, mercadanti et artesani se congregorno in questa ecclesia de uno moasterio de done nominato el Monasterio Magiore, che è quasi al incontro de la casa del predicto Lotrech, et poi gli mandorno a domandare audientia, et la sua excellencia, fornite ben le porte, le scale et li uscii de homini armati et con arme inhastate, non ge volse dare.

 

1524 marzo 17,

ASMi, Notarile, b. 4104, notaio Giovanni Antonio Robbiati.

Bianca Crivelli rappresentante Barbara Corio sua figlia minore assegna a Giovanna Corio e al marito di lei Giovanni Pietro Porri per il saldo delle doti di Giovanna Corio e della madre Caterina Besozzi e della collana della madre per un valore di 9.600 lire imperiali, «sedimen unum situm in porte Vercelline, parochie Sancte Marie ad Portam Mediolani, quod est cum suis hedeficiis, cameris, solariis, curiis, orto, stalla, puteis, porticu et aliis suis iuribus et pertinentiis, cui coheret ab una parte strata, ab alia fuit nunc quondam illustris domini Philippi Sfortie et successive magnifici iuris utriusque doctoris domini Iasonis de Mayno, ab alia fuit nunc quondam magnifici domini Francisci de Birago et nunc tenetus nomine ducalis camere, et ab alia in parte fratrum humiliatorum appellatorum de Ottaziis et in parte heredum quondam domini Iohanni Petri Bossii».

 

1538 aprile 2

ASOM, Archivio Litta 252.

Grida per la vendita fatta da Giovanni Giacomo Porri, figlio del fu Giovanni Pietro, abitante a Milano, in porta Vercellina, parrocchia di Santa Maria Podone, a Bartolomeo Arese figlio del fu Marco Antonio abitante a Milano, in porta Vercellina, parrocchia di Santa Maria alla Porta di una casa sita in parte in Santa Maria alla Porta e in parte in San Nicolao intus. Il sedime è detto confinante da un lato con la strada, sive il corso di Porta Vercellina, dall’altro lato in parte con i beni di Giacomo Raineri, «seu illorum de Mayno»; seguono altri confinanti.

 

1572 luglio 3,

ASMi, Notarile 12994, notaio Ambrogio Zavattari.

Divisione dei beni dei fratelli Ranieri figli di Gian Giacomo con descrizione del sedime sito a Milano in Porta Vercellina, parrocchia di San Nicolao intus che confina con i beni del senatore Marco Antonio Arese.

 

1589 febbraio 2, 

ASOM, Archivio Litta 255.

Carlo Rainieri vende per 4800 lire imperiali a Aloisio Castiglioni due parti per diviso di un sedime sito a Milano in Porta Vercellina, parrocchia di San Nicolao intus.

 

1590 ottobre 29, 

ASOM, Archivio Litta 255.

Giulia de Valdes vedova di Marco Antonio Ranieri loca a Giulio Arese due parti pro diviso di un sedime sito a Milano in Porta Vercellina, parrocchia di San Nicolao intus.

 

1633-1635,

ASOM, Archivio Litta 255.

Bartolomeo Arese compra vari sedimi di casa siti a Milano in Porta Vercellina, parrocchia di Santa Maria alla Porta, parrocchia di San Nicolao intus da Castiglioni, Ranieri, Terzaghi, Bistoletti, Valentino, Ciocca e vari altri proprietari. Le proprietà più consistenti sono  quelle dei Castiglioni e dei Ranieri.