Palazzo di Ambrogio Griffi (Jean Cordier) a Milano
Edoardo Rossetti
Milano, Porta Vercellina, parrocchia di San Giovanni sul Muro.
(edificio non più esistente)
La dimora era sita nella parrocchia di San Giovanni sul Muro e non corrisponde a quella disegnata da Paravicini da lui creduta la dimora di Lucia Marliani divenuta poi del medico ducale Ambrogio Griffi.
L’abitazione si trovava in realtà approssimativamente sull’area dell’attuale Teatro dal Verme verso la piazza del castello, apparteneva in origine a Giacomo di Gabriele Visconti – uno degli irrequieti rampolli illegittimi del duca Gian Galeazzo -fu per qualche tempo nei favori dello zio Filippo Maria che lo volle a capo del consiglio segreto e signore di Tortona, ma alla sua morte e con l’arrivo degli Sforza i suoi figli Gabriele e Filippo caddero in disgrazia, anche se si tentò di coinvolgerli nelle parentele del Carmagnola. Gli indirizzi di Giacomo sono illuminanti per quanto riguarda il topografico roteare di questi personaggi intorno al castello: nel 1424 abitava in castello, nel 1427 in San Nicolao, nel 1437 in San Giovanni sul Muro, nel 1439-40 in San Protasio in Campo intus e nel 1441 in San Giovanni sul Muro corretto in San Protasio (Decembrio-Fossati 1925-1958). La casa di Giacomo Visconti era segnalata nella pianta di Pietro del Massaio posta poco distante dal Nirone e dal castello e proprio davanti ad essa furono realizzati lavori nel 1438, alcuni di questi furono compiuti al canale posto presso la casa di Giacomo Visconti: vennero eseguiti cavamenti per consentire il transito delle navi, di fronte alla casa venne abbattuto il muro della città e il terreno venne abbassato così da creare una sorta di rampa che conduceva al naviglio «iuxta castrum et in cospectu magnifici domini Jacobi Vicecomitis», venne costruita una porta dipinta di rosso che sbarrava l’accesso al naviglio. La casa è localizzabile dalle affermazioni: «fossato civitatis Mediolani ante cospectum domus», «domus iuxta castrum», «murum civitatis Mediolani ante conspectum domus»; si trovava quindi appena fuori dalla vecchia cinta romana e vicina al castello (BAMi, L 162 suss, Liber dati et recepti, cc. 22r-v, 24r; Fossati 1928, pp. 496-525). In questa zona una pusterla magna sita nel muro della città «prope castrum Porte Iovis Mediolani iuxta domum magnifici domini Iacobi Vicecomits» è venduta dalla camera ducale all’indomani dell’ingresso di Francesco Sforza a Milano, è descritta affiancata con un terreno che principiava dalla torretta presso la porta nel muro della città verso il Borgo di San Giovanni sul Muro fino al pilastro costruito nella fossa a destra entrando nella pusterla con un caseolo costruito nella torretta del muro a sinistra entrando (ASMi, Rogiti Camerali 365, notaio Martino della Gazzada, 1450 maggio 29).
Il duca Galeazzo Maria Sforza assegna il prestigioso edificio al famoso cantore fiammingo Giovanni Cordier, e l’artista fiammingo si apporta delle migliorie al palazzo. La casa appartenuta al cantore Cordier venne donata nell’aprile del 1477, previa perizia dell’architetto Benedetto Ferrini (vicino del Griffi che valutava le migliorie apportate dal cantore in 60 ducati), ed era coerente per due parti con la «strada publica ab alia in parte et in parte spectabili militis Johannis Petri de Vicecomitibus et ab alia in parte prefati domini Johanpetri et in parte heredum quondam Bianchini de Vicecomitibus» (ASMi, Registri Ducali 28, 1477 aprile 11). Ambrogio Griffi scriveva il 3 giugno 1478 al duca Gian Galeazzo reclamando con impazienza Stefano de’ Fedeli, impegnato nei lavori dell’ancona per la confraternita di San Giovanni Decollato del duomo di Monza, per attendere ai lavori di decorazione del suo studiolo.
Si viene a conoscenza del fatto che lo stabile era appartenuto a Giacomo Visconti perché nel 1482 Roberto Sanseverino, intenzionato ad invadere Milano, aveva in programma di «mettere fanti 500 ne le case di messer Filippo e di messer Zohan Pietro Vesconti che sono presso a castello et altretanti ne la casa che fue di messer Iacomo Vesconti et hora di monsignor Ambrogio Griffo, e altri 500 ne dovea mettere a cassino nel zardino del castello»; il dato dovrebbe essere letto anche come segnalazione dell’ampiezza della casa Griffi, grande quanto quella che era passata a Filippo Maria e Giovanni Pietro Visconti eredi di Gaspare senior (Carteggio MN, vol. XII, l. 105, 1482 gennaio 15, Zaccaria Saggia a Federico Gonzaga). Nel 1487 il Griffi saldava il suo debito con il Cordier (ASMi, Notarile 1934, notaio Antonio Bombelli, 1487 febbraio 13), e forse proprio in virtù del fatto che al cantore venivano nello stesso anno confermate le donazioni fatte dal duca Galeazzo Maria, il medico cominciava a lamentarsi dicendo che dalla casa non aveva mai percepito nessun cespite e che anzi vi aveva speso 700 ducati (cioè ben 2.800 lire) e che viveva lì con i suoi fratelli (le indicazioni sono fornite da un documento non datato conservato in ASMi, Feudi Camerali, p.a., 699, s.d., segnalato in Viganò 1994, p. 158, nota 33); in effetti il cantore agiva ancora come proprietario dell’immobile donando per altro una porzione di orto, confinante con la «platea castri Porte Iovis», al vicino Antonio Visconti, cfr. ASMi, Notarile 2405, notaio Giovanni Pietro Porri, 1487 maggio 14. A seguito di queste lamentele o per assicurarsi di poter disporre come voleva delle casa nel testamento il Griffi che veniva descritto come «protonotariis insignis, philosopus, et phisicus, et consiliarius nostri dilettissimus» otteneva nel 1491 una conferma alla donazione, nella quale comparivano le coerenze: «a duabus partibus coheret via publica ab alia domus domini Antonii Vicecomitibus et ba alia quondam domini Johanni Petri Vicecomitibus» (Santoro 1961, doc. 87, p. 252; ASMi, Registri Panigarola 11, cc. 317-329).
Alla morte del Griffi, il Moro però non si persuase a rispettare le volontà testamentarie del medico di corte e a lasciarsi sfuggire il prestigioso edificio. La dimora è immediatamente assegnata a Gualtiero Bascapè che lascia la dimora di San Protaso in Campo intus sita dall’altra parte della piazza del castello già del pittore Cristoforo Moretti. Nel giugno del 1494, Caterina Griffi al quale il medico aveva legato 80 ducati per la propria dote tenta di rivalersi su Gualtiero al quale è donata la casa (ASMi, Sforzesco 1493, 1494 giugno 30).
Considerato il sovrapporsi delle donazioni ducali (Cordier, Griffi, Bascapè) il Moro dovette incaricare il giurista Ambrogio Opizzonidi fare un accertamento sulla reale proprietà della casa. La volontà di mantenersi nell’alveo della legalità era presto tradita dalla stessa lettera di incarico all’Opizzoni, il duca sosteneva che per lui «dicto monsignore [Griffi] non ne habia possuto disponere stando li decreti nostri et altre rasone per la camera nostra», ma quantunque si fosse trovato che la casa apparteneva legalmente alla Misericordia la gestione della proprietà doveva essere comunque sua: «quando a loro dovesse pertenere dicta casa non se ne voliano impazare et se anche non havessimo rasone che la lassino a nuy» (ASMi, Sforzesco 1137, Milano, 1497 luglio 17, Ludovico il Moro ad Ambrogio Opizzoni, Rossetti 2020, pp. 67-68).
Nel 1501 i deputi del luogo pio della Misericordia ricevevamo il permesso di recuperare i materiali da costruzione della demolita casa Griffi (Sacchi 1995, p. 109, nota 7); il palazzo che con la distruzione delle case Visconti nel 1492, si era ritrovato praticamente sulla piazza del castello accanto al Broletto Nuovo, finiva per subire probabilmente per mano francese la stessa sorte del Broletto costruito da Ludovico. Nulla, quindi, rimane della casa del Griffi, un unico appiglio da potere collegare ai dispendiosi lavori apportati da Ambrogio, la superstite finestra del palazzo varesino del medico, tanto simile a quelle del Banco Mediceo e di Castiglione Olona (Cairati 2013).
Bibliografia estesa:
Carlo Cairati, Il cantiere del palazzo di Ambrogio Grifi a Varese : novità sulla committenza del protonotaio apostolico, in Terrecotte nel ducato di Milano artisti e cantieri del primo Rinascimento, a cura di Maria Grazia Ottolenghi e Laura Basso, Milano, Et, 2013, pp. 143-174.
Edoardo Rossetti, «Anche non havessimo rasone che la lassino a nuy». Tra confische, acquisti e donazioni: un bilancio della politica immobiliare di Ludovico il Moro, in Leonardo e la città ducale, a cura di Francesco Repishti, Roma, Officina Edizioni, 2020, pp. 59-76.
Rossana Sacchi, Ambrogio Griffi e le arti: una rilettura, in La generosità e la memoria. I luoghi pii elemosinieri di Milano e i loro benefattori attraverso i secoli, catalogo della mostra (Milano, 6 dicembre 1995 – 6 gennaio 1996), a cura di I. Riboli, M. G. Bescapè, S. Rebora, Milano 1995, pp. 93-115.
