Milano, Palazzi dei conti di Locarno

Palazzi dei Rusca, conti di Locarno a Milano 

Edoardo Rossetti

Milano, Porta Nuova, parrocchia di Sant’Eusebio.

Milano, via Brera.

(edificio non più esistente)

I Rusca possedevano in via Brera diversi edifici, sulla suo fronte di uno di questi faceva sfoggio di sé «l’effigie del conte Franchino a cavallo armato» (Burocco, Cronologia serafica, f. 409), magari marmorea opera di Martino Benzoni come il San Vittore a cavallo che troneggiava su un torrione del castello di Locarno su commissione dello stesso conte. L’abitazione sita di fronte alla chiesa di Santa Maria di Brera fu costantemente oggetto di ampliamenti, ma dopo la divisione dei beni tra i figli del conte Giovanni perse la funzione di unico palazzo dei Rusca in sito. Confinante con la casa degli Archinto (luogo delle Novelle bandelliane) il palazzo più antico divenne poi dei Medici di Marignano. Eleuterio Rusca ed Eleonora da Correggio acquistarono un’altra residenza direttamente dipendente dai frati di Brera sita probabilmente in angolo tra via Brera e via Fiori, la dimora passa ai Visconti di Carbonara ed è poi inclusa nel complesso richiniano del collegio di Brera.

 

1499 novembre 21, Milano, porta Romana, parrocchia di San Nazaro in Brolo

ASMi, Notarile 2147, notaio Giorgio Rusca.

Margherita Marliani, figlia ed erede del fu Stefano, abitante a Milano, porta Romana, parrocchia di San Nazaro in Brolo, vende un sedime sito nella parrocchia milanese di Sant’Eusebio al conte Giovanni del fu Franchino Rusca agente attraverso il suo procuratore Ambrogio del fu Lanfranco Buzzi, abitante a Milano, porta Ticinese, parrocchia di San Lorenzo Maggiore (1). Il prezzo concordato tra le parti è di 500 lire imperiali.

Testimoni: Cristoforo del fu Gaspare Lacanali, abitante a Milano, porta Nuova, parrocchia di Santo Stefano in Nosiggia; Giovanni Pietro figlio di Ambrogio da Varese, abitante a Milano, porta Romana, parrocchia di Santo Nazaro in Brolo; Bernardino del fu Berto da Novara, abitante a Gudo Tabiago, in pieve di Rosate.

Data topica: Milano, porta Romana, parrocchia di San Nazaro in Brolo.

  1. Il conte non è personalmente presente. Ad agire in qualità di suo procuratore è Ambrogio del fu Lanfranco Buzzi, abitante a Milano, porta Ticinese, parrocchia di San Lorenzo Maggiore.

 

1502 ottobre 7, Milano, porta Comasina, parrocchia di San Tommaso in Croce dei Sicari, casa del magnifico «miles» Battista Visconti.

ASMi, Notarile, b. 2976, notaio Francesco Pagani.

I conti Loterio, Galeazzo e Franchino Rusca, figli del defunto conte Giovanni, procedono alla divisione di alcuni beni comuni. A Loterio, abitante a Milano, porta Comasina, parrocchia di San Marcellino, spetteranno tutte le case site verso il Carmine; la possessione di Brezzo di Bedero; un conguaglio di 1060 lire imperiali. A Galeazzo, abitante a Milano, porta Nuova, parrocchia di Sant’Eusebio, una possessione sita a Lomazzo ed una casa a Mendrisio. A Franchino, abitante nella stessa parrocchia del fratello Galeazzo, toccheranno le case presso Santa Maria di Brera.

Sono presenti come pronotai Filippino Braschi, figlio di Gemolo, abitante a Milano, porta Vercellina, parrocchia di San Michele al Gallo; Giovanni Maria «de Volunteriis» figlio di Pietro Paolo, abitante a Milano, porta Comasina, parrocchia di San Tommaso in Terra Amara. Compaiono come testimoni Battista del fu Francesco Visconti, magnifico «miles», abitante a Milano, porta Comasina, parrocchia di San Tommaso in Croce dei Sicari; Opicino Caccia, conte, figlio del defunto Giovanni, abitante a Milano, porta Ticinese, parrocchia di Santa Maria «ad Circhulum»; Michele del fu Simone Garzoni, abitante a Milano, porta Comasina, parrocchia di San Tommaso in Croce dei Sicari.

 

1505 novembre 25, Ferrara, Curia ducale, nella camera cubiculare di Niccolò da Correggio. 

ASMi, Pergamene 455, Santa Maria del Carmine.

Nicolò Correggio nomina procuratore Antonio Maria Cavasacchi de Herberia podestà di Locarno per prestare il suo consenso alle alienazioni che suo genero il conto Eleuterio Rusca marito di Eleonora da Correggio intende fare in particolare per la vendita della casa di Milano sita in parrocchia di Sant’Eusebio.

 

1506 marzo 7, Pino (Luino), davanti alla casa di Cristoforo da Tronzano. 

ASMi, Pergamene 455, Santa Maria del Carmine.

Altre volte il conte Eleuterio Rusca ha venduto per il prezzo di 5.100 lire imperiali a frate Ludovico da Reggio maestro di sacra teologia a Santa Maria del Carmine di Porta Comasina, un sedime sito a Milano in Porta Comasina, parrocchia di San Carpoforo con edifici, caemre, solai, sale, curie, orto confinante da un lato con i beni del monastero, dall’altro con quelli dei conti Galeazzo e Franchino Rusca, dall’altro con i beni di Bartolomeo Baldironi in parte e in parte con quelli di Biagio da Besana, e in parte con i beni dei detti conti Rusca. Il denaro è stato depositato nella mani di Biagio da Besana e Giovanni Ambrogio dalla Chiesa. Ora Eleuterio Rusca, abitante a Locarno e frate Bartolomeo Gasparini confermano la transazione avendo il consenso di Niccolò ed Eleonora da Correggio, nonché di Luigi XII re di Francia come da lettera data in Milano il 20 febbraio 1506.

 

1507 agosto 21, Milano, porta Nuova, parrocchia di Sant’Eusebio, monastero di Santa Maria di Brera, «in saleta»

ASMi, Notarile, b. 4426, notaio Martino Pagani.

Giovanni Angelo Sclafenati, figlio e procuratore di Giovanni Ambrogio (1), abitante a Milano in porta Orientale, parrocchia di San Babila “foris”, affitta al conte Eleuterio Rusca, figlio del fu conte Giovanni, abitante a Milano in porta Nuova, parrocchia di Sant’Eusebio, i miglioramenti approntati da Giovanni Ambrogio Sclafenati su un sedime appartenente ai frati di Santa Maria di Brera e sito a Milano in porta Nuova, parrocchia di Sant’Eusebio (2), con l’obbligo di pagare un fitto annuo alla festa di San Michele di 80 lire imperiali e 10 soldi e con patto di acquistare i miglioramenti entro due anni per il prezzo di 1.600 lire imperiali. Contestualmente Giovanni Angelo Sclafenati confessa di avere ricevuto 600 lire imperiali in pagamento della cessione di una porzione dei miglioramenti, disponendo inoltre a seguito della cessione di ridurre il fitto annuo a lui dovuto alla somma di 50 lire. Il conte Eleuterio Rusca si obbliga inoltre a pagare a Maurilio Casati 300 lire imperiali. Le transazioni avvengono il consenso di frate Ippolito Albricci, priore della “domus” umiliata di Santa Maria di Brera (3), che riconosce come affittuario il conte Eleuterio Rusca per il canone annuo di 10 lire, 9 soldi e 8 denari.

Pronotai: Francesco da Luino, figlio di Eusebio, abitante a Milano in porta Comasina, parrocchia di San Tommaso in Terramara, Antonio de Taruchis figlio di Andrea, abitante a Milano in porta Comasina, parrocchia di San Campoforo “intus”. Testimoni: Cristoforo Ermenolfi, figlio del fu Antonio, abitante in porta Nuova, parrocchia di Sant’Andrea alla Pusterla Nuova, Lazzaro Palazzi, figlio del fu Antonio, abitante a Milano in porta Nuova, parrocchia di Sant’Eusebio, e Ettore Oreli da Locarno, figlio del fu Antonello, abitante a Locarno, Lago Maggiore, Episcopato di Como.

A margine: «Per magnificum comitem Eleuterium Ruscha et dominum prepositum et fratribus Brayde».

  1. Come risulta da un documento di procura rogato il 18 luglio 1507 dal notaio lodigiano, ovvero di San Colombano, Giovanni Francesco Benzoni.
  2. Il bene è così descritto: «quod sedimen est seu quo duo sedimina sunt cum suis hedefitiis vidilicet cameris, solariis, curte, putheo, loco curiali et aliis suis iuribus et pertinentiis et simul se tenet cui seu quibus coheret a duabus partibus strata, ab alia tenetur per Cesarem de Crispis a prefato monasterio et ab alia tentur per dominum Rizardum de Garimbertis». Nell’introduzione del documento si precisa che il sedime era stato affittato a Giovanni Ambrogio Sclafenati dai frati di Santa Maria di Brera per il canone annuo di 11 lire, 4 soldi e una libbra di cera (come risulta da un documento di investitura rogato il 30 agosto 1485 dal notaio milanese Antonio Zunico), mentre lo stesso Sclafenati avevano acquistato i miglioramenti pari a 400 lire approntati nel sedime da Cristoforo e Giovanni Angelo da Incino da Desio (come risulta da un documento di vendita rogato il 24 luglio 1488 dal notaio milanese Giovanni Gallarati). Inoltre lo Sclafenati era stato reinvestito per nove anni del sedime dai frati di Brera con patto di approntare miglioramenti pari per un massimo di 200 lire imperiali (come risulta da un documento di investitura rogato il 24 luglio 1488 dal notaio milanese Giovanni Gallarati), mentre aveva poi ottenuto dai frati di Brera un primo collaudo dei miglioramenti approntati pari a 557 lire e un denaro (come risulta da un documento rogato il 3 dicembre 1492 dal notaio milanese Giovanni Gallarati) e un secondo collaudo per la somma di 16 lire e 12 soldi (come risulta da un documento rogato dal notaio milanese Rizzardo Garimberti).
  3. Prestano il loro consenso anche i frati umiliati: Modesto Casati, Luchino Perego, Bonagratia de Villa, Pietro de Frotis, Agostino Figini, Battista Pasquali, Simone del Pozzo, Cristoforo da Nava, Bartolomeo da Robbiate, Gabriele Solari, Ludovico Riva, Silvestro Riva, Girolamo Torgio, Aloisio della Croce, Giulio de Meleti, Daniele Molteni, Andrea Aliprandi, Filippo Luini e Bonaventura Garbagnati.

Nota: per questo edificio si rinvia anche a ASMi, Notarile 4487, notaio Maffiolo Giussani, 1504 aprile 1, Cesare Crispi figlio del fu Michele abitante a Milano in Porta Nuova, parrocchia di Sant’Eusebio, e Giovanni Ambrogio Schiaffenati, figlio del fu Tommaso, abitante a Milano in Porta Nuova, parrocchia di Sant’Eusebio, si accordano per i lavori fatti realizzare da Cesare Crispi alzando il muro di confine con i beni Schiaffenati. Si narra infatti che lo Schiaffenati aveva acquistato da Antonello da Faenza i miglioramenti di un sedime dei frati di Brera come risulta da un documento rogato dal notaio Antonio Zunico del 30 agosto 1485 e aveva fatto realizzare da Lazzaro Palazzi una stima dei miglioramenti fatti nel sedime per un costo di 540 lire imperiali, 7 soldi e 7 denari, come risulta da un documento rogato dal notaio Giovanni Gallarati del 3 dicembre 1492, e tra questi miglioramenti era inclusa la costruzione di una stalla e du un luogo in terra contiguo con un solaio sopra verso l’orto del monastero di Brera. Nel contempo Cesare Crispi era stato investito dai frati di Brera di un pezzo di terra sito dietro la casa di Giovanni Ambrogio e verso la casa di Rizzardo Garimberti e su questo aveva fatto costruire certi muri per fabbricare una stalla con solaio e un portico con una camera sopra e intendeva appoggiare e alzare detto muro verso quello già stimato e collaudato dallo Schiaffenati.

 

1507 dicembre 23, Milano, porta Nuova, parrocchia di Sant’Eusebio, palazzo Rusca

ASMi, Notarile, b. 4426, notaio Martino Pagani

Giovanni Angelo Sclafenati, figlio e procuratore di Giovanni Ambrogio, abitante a Milano in porta Orientale, parrocchia di San Babila “foris”, vende al conte Eleuterio Rusca, figlio del conte Giovanni, abitate a Milano in porta Nuova, parrocchia di Sant’Eusebio, i miglioramenti realizzati su sue sedimi siti a Milano in porta Nuova, parrocchia di Sant’Eusebio, per il prezzo di 1.000 lire imperiali, tenendo conto dei precedetti accordi intercorsi tra il conte Rusca, lo Sclafenati e i frati di Santa Maria di Brera (1).

Pronotai: Francesco Luini, figlio di Eusebio (2), abitante a Milano in porta Comasina, parrocchia di San Giovanni alle Quattro facce, e Cesare Riva, figlio del fu Giovanni Giacomo, abitante a Milano in porta Ticinese, parrocchia di San Sisto. Testimoni: Franchino Castiglioni, figlio di Giovanni Pietro, abitante a Milano in porta Nuova, parrocchia di Sant’Andrea alla Pusterla Nuova, Bartolomeo Baldironi, figlio del fu Giovanni, abitante a Milano in porta Comasina, parrocchia di San Campoforo, e Giovanni Giacomo Longhignana, figlio del fu Giovanni, abitante a Milano in porta Orientale, parrocchia di Santo Stefano in Brolio.

  1. Come risulta dal documento del 21 agosto 1507 rogato dal notaio Martino Pagani.
  2. Lettura incerta.

 

1519 ottobre 18,

ASMi, Pergamene 455, Santa Maria del Carmine, rogito del notaio milanese Antonio de Saredo.

Il conte Eleuterio Rusca confessa di avere ricevuto 45 lire imperiali e 15 soldi dai frate Bono da Candia priore di Santa Maria del Carmine di Milano, in adempimento dei termini della transazione fatta tra il conte, Bon Antonio Landriani e i frati del Carmine, con documento rogato dal notaio Martino Pagani il 14 settembre 1500.

 

1523 ottobre 3, 

ASMi, Notarile 8893, notaio Giovanni Marco Rizzardi.

Bibl.: Cairati, Rossetti 2012. 

C.
Memoria de le robe trovate in casa del signor conte Hieronimo minore filio del quondam illustrissimo signor conte Eleuterio quale se dimanda havere presso si il spettabile messer Simon

Primo in el camarino de sopra

sforzeri tri aserati, uno adorato, l’altro aferato et l’altro peloso vaii
item coperto atorno de pano gialdo cum il fornimento de veluto nigro
item tela una depinta cum diverse istorie del rapto de Proserpina et Ulchano cum altre depenture cum il cornisio nigro et d’oro de pobia
item tavola una de pobia cum li trepedi et uno scabello
item catedra una

Nel camarino guarda verso Sancto Eusebio

primo banco uno con li soy guarnerii
item capseta una travisata bianche virde rose de osso item retrato uno de la ducesa Beatrice
item retrato i del duca Borso
item sforzeteto uno pizinino votto

Nel la camara domandata la Carcer

colone quatre adorate cum li soy piedi et cum sfere quatre de legne adorate
item bacile 2 de vedro grande
item refeschatorii 4 nani adorati
item pezi novi tra ziane stagnini de vedre et una bala atacata al ciello de vedro adorati su la prima assa item caldarini cinqui de vedro et taze cinque et ciave quatre cum uno vaseto la secunda assa

item cuche de vedro quatro,  coperte de ligne et una a priva
item capsa una dove gli è intaliata la morta et certe figure de oso
item olla una
item catedre quatre, due coperte a veluto a scacho, et due a sede de damascho item tavole uno da ziocare

Ne la camera del la Muscha

primo capsoni tri adorati grandi, sforzeri duy, uno adorato et tuti duii aferati votti
item capsa una de legno cum libre setanta de lino spinato al primo spinazo
item li pagni negri per fornir la casa qualli erano a la salla et la camara cum li paramenti soii item coperta una negra frusta da careta cum li soii piumazi coperti de pano nigro da careta item matarazi duii
item cosini seti de razo
item piumazo uno
item sparaveto uno de tela verda cum l’orlo biancho
item tavolazo uno cum li cavaleti da reponere roba
item vaseleto uno de aceto
item uno molinelo de fare virgole da metere a li velli

Ne la camera dove dormiva la signoria de la contesa Eleonora

primo sforzero uno roto
cadreghe sei, quatre coperte de pane et due de veluto a quadreti cadrega una de ligno
capsete due cum le sue capsete atresiate viule

Nel camarino de soto a mane alla dicta camera

desco uno cum duy guarnerii cum uno calemaio
item lecto uno cum il suo matarazo fornito cum lacoperta negra, piumazo et cosini duy item vasi quatri lavorati d’oro
item vaseti cinqui de tera lavorati
item spegio uno
item casa una de nuce acornisata
item capseta una picula
item sforzero uno pizinino adorato
item taza una de preda mata
item balla una de preda de diversi colori

Ne la camera dove mangiava la contesa

imprima lecto uno fornito cum la coperta nigra cum uno matarazo de palia, uno matarazo de bombaze et uno altro matarazo
item catedre due de pano et uno cosino de pano
item cariola una cum uno lecto cum il suo piumazo

item descheto uno tresiato cum le sue capsete
catedre due, una de legno et l’altra de corio et duii scabelli

cosini duii de corio

sforzeri duii uno piculo et l’altro grando adorato item fero uno per meter susa le legne a brusare item sforzerino uno piculo ne la luniaga votto

Nel canepino

primo brandenato uno da campo cum le sue catene, spedi tri bachete quatre da letera de foco
coldera una rota
tribedo uno da barbero cum la padella rota

gradisella una de fero et suo coperto20 lecharda una
paro uno de brandenati piculi
item cavedono uno grando

item olle sexe grande
item aramini duii
lavezi dui de preda
stagnati duii da cuxina cum li soii coperti
item torzielo uno da pozo cum la catena de fero

In la corte de le galine

primo campro uno de aramo
item torzielo uno cum la catena al pozo item sedelino uno de bronzo

Nel camarino de li pulii

primo sforzero uno farato
item capsa una d’aza verso la corte cardenza una rota
item restello uno vegio

Nel camarino piculo da piaza

primo sforzeri dui, uno peroso et l’altro non capsa una votta
catedre due da camera
capsono uno da nuce

pal de fero uno
tavola una retonda cum il suo scamno

In la salla granda

primo scabelli deci pinti de negri catedra una armata de coiro
item desco uno de magnare susa

item trispidi duii cum una tavoleta
item scrimaio uno
item gabia una granda de useli
item li cornisioni negri a torno alla salla

In corte granda

careta una vegia
item cardenza una rota

Nel camarino listato

primo lecto uno cum il matarazo et una coperta cadrege due, una de corio et l’altra de legno scabella una
item careta una da scale arota

Ne la sala de verso piaza

primo lecto uno cum il matarazo cum uno piumazi, cosino uno et coltra una rota celono uno roto
scabela una
tavola una cum trespedi 3

cadrega una de legno rota cadrega una da camera

Nel camarino de messer Iohano scabello uno

item lecto uno cum una bisacha de palia et coperta una trevisata cum il piumazo item candelere uno de lotono
item tabula una cum li trespedi

In la camera dove dorme Iohanne Iacobo diverso piaza

primo lecto cum uno razo roto et piumazo uno cum la testaro item trespedo uno grando
item vaselo uno de aceto soto la scalla

Memoria de le robe trovate in casa de messer Ioanne Ambroxio de Dugnano quale senno del signor conte Eleuterio Ruscha

Primo spalera una longa cum le insegne Ruschone et da Coregie, bona a facta a foliamo, braza 9 et mezo item spalera una granda fata a foliamo cum li scudi turchini, braza 7 et mezo
item spalera una facta a foliamo simile a quela de sopra cum le inzigne Ruschone et da Corigia, braza 9 et mezo

item spalera una factaa foliamo cum le insigne da Corezio de braza 9 item spalera una facta a foliamo cum le arme da Coregio de braza 7 item spalera una cum li scudi turchini facta a foliamo de braza 7 et mezo item celono uno frusto facto a figure longo braza 5 et mezo

item spalera una basa cum le arme da Coregio longa braza dece item celono uno facto a foliamo longo braza 5 et largo 4
item uscialo uno fato a foliamo cum l’arme da Coregio de braza 3 item uzual i de braza 3 a figure et foliame cum l’arma da Corigia item banchale uno fato a foliamo de braza viii

item celono uno facto a foliame de braza cinque longo et largo braza quatro item celono uno facto a foliamo de braza cinque a longo40
item tapedo uno grando da tavola quasi novo de braza sex al longo
item tapedo uno frusto de braza longo et mezo

item tapedo uno longo de braza quatro
item tapedo uno de carpeta de braza a longo quatro
item tarpetina una da tavoleta pizinina
item coperta una lecto de seda negra de preponta facta a scavono d’oro cum el banchaleto item coperta una de seda negra proponta facta a scacho cum nerviti d’oro
item banchal uno de raso negro facto a tronchono de tilla d’oro et folie
item pezi octo tra grandi et pezini de seda gialda et rossa quali sono paramento d’uno leto item quadro uno fiamengo qual a su la Nostra Dona et li imagine dilli tri magni
item specio uno grando
item una maiesta misa a oro qual a su la Nostra Dona
item bacilla una de porzelana
item tela una fiamenga depinta a paiso
item una altra tela depinta cum l’istoria de Oloferno et Iudit
item galera una de cristalo adorata cum le rote de argiento cum l’arboro de cristallo indorato item calemaio de alabastro
item candilieri duy de alabastro
item spegio uno de alabastro cum il suo pede de alabastro

Inventario de le robe apud a Iohanina anzila in domo prefati illustris domini comitis Hieronimi imprima paria 3 de lenzoli per la fameia, paria 10 alie
toma per el quadro grando
seii tovalie per la mesa

item tovalie per la fameia picole seii
item serviete numero nove
mantilli quindeci
item serviete per el piatillo sete
item sparavero uno frusto biancho
Inventario in cuquina sita in domo prefati illustris contis Hieronimi Imprimo cardenza una cum la scudelera

capsa una
sforzero uno
tavola una cum cum li trespedi
mortaro uno de preda da sale
item scudele nove dal orlo largo, piati seii grandi tondi novi, spedi 3 da rosto, brandenati dui, lecarda una, padele 2 dal manego longo, padele 2 da torta, una granda et una altra mezana, testo solo uno da fare torta, coldera una granda, tripedi duii et uno roto, tripedi 2 da torta, coreto uno de lotono cum il pede, paiete due, una sbusata et l’altra non, paiete due, una granda et una picula
item candeleri quatri, duii grandi et duii piculi de lotono, bacile uno grando, mestori duii de aramo item coldera una granda et due picole, una caza da acqua, lanezi uno roto stagnado, uno grando sta- gnado, uno mezano et duii piculi, pairoline tre, segia una, sedilino uno piculo, una stadera per pizenina, stadera una granda da formento

In la buratera

Imprimis lecto uno da pano cum copartono uno de pelle et due coperte fruste item puvere due da buratare
item marna una rota
item forzeleta una da fare le crostate

item bancha una
item scaldaleti 3
item cugiali 4 de lotoni
item bacilla una cum il bronzino et una bancha nel tinello

D. 1523 die 2 septembre
Inventario de le robe del signore conte Hieronimo Ruscha in casa de Iohanne de Sanssonibus

primo quadro uno dicto la nocte
item quadro uno quale ha suxo Cristo in scurzo
item quadro uno quale ha suxo uno Cristo con uno triangulo
item sparavero uno de bombase et filo grezo con i suoi capelleto
item sparavero uno de filo et bombase grezo ut supra con le traverse ferozate et lavori bianchi
item sparavero uno lavorato a ponte zentile de tella con el suo capelleto
item sparavero uno crespo ligato de tella
item paramenti 2 de tella facti a ferrate de ruzine pezi 10
item paramenti 2 de burati facti a ferrate de ruzine pezi 12 grande, pizinine
item paramento uno de tella subtile facto a riza pezi 9
item paramento uno de tella da Rens facto a scorpioni di seda negra, pezi 8 tra grandi et picoli
item paro uno de linzoli de Rens cum le zerade
item linzolo uno de tilla da Rens lavorato con la sua riza
item paro uno de linzoliti de Cambraya lavorati di seda negra
item para ii de linzoli subtili
item tovalie 3 da Rens longhe, numero 4
item tovalie 6 grande et una picola
item tovalia una longa braza 10
item serviete 71 subtile
item serviete in peza braza 11
item mantili 57
item una sottana de bombasina
item serviette 18 da Rens
item tovalie 4 grosse da famelia
Ego Iohannes Sansonus filius quondam domini Petri, porte Nove, parochie Sancti Eusebii Mediolani protestor habere penes me suprascripta res et pro fide subscripsi

Memoria de le robe trovate in casa del parogniano de Sancto Eusebio Mediolani del signor conte Eleuterio Ruscha

primo quadro uno grando dove è Sancto Sebastiano cum uno frixo d’oro atorno cum una tovalia sopra rota fornimento uno de salia negra per uno camarino
coperte due bianche, paria due de brandenari, paro uno grandi et paro uno pizinino
copertono uno de pelle biancha frusto

 

 

 

1543 maggio 8, Milano.

ASMi, Notarile, b. 10020, notaio Galdo da Lodi.

Lo spectabilis dominus Battista Crivelli, filius quondam magnifici domini Enea, abitante a Milano in porta Nuova, parrocchia di Sant’Andrea alla Pusterla Nuova, procuratore speciale del conte Gerolamo Rusca, figlio dell’illustris comitis domini Eleuterii, come risulta dal documento di procura rogato dal notaio Pirro de Zochis, notaio di Parma, il giorno 15 aprile 1543, vende a Giovanni Battista de Medici, figlio del fu mangifici domini Bernardino, abitante a Milano in porta Orientale, parrocchia di San Pietro all’Orto “nominative de domo una posita in contrata de Brera, in porte Nove, parrocchie Sancti Eusebii Mediolani, que est cum suis hedefitiis, sala, cameris, coquina, curiis, tal(?) et orto, et aliis suis iuribus et pertinentiis, cui toto sedimini coheret ab una parte illustris comitis Petri de Belzoiosio, ab alia strata publica, ab alia Sancti Carpofori, et ab alia heredum quondam Aluisii de Dugnano salvo errore. Vende il pieno iure per le parti libere mentre per la parte di casa che confina con i Dugnani si devono 10 lire imperiali al rettore di Sant’Eusebio. Il prezzo è pattuito in 10.000 lire imperiali.

1543 giugno 23, Milano.

La casa viene messa alle grida, la parte anteriore viene occupata da Gian Giacomo Medici.

La documentazione relativa al palazzo in Repisthi 2000 e Giacomini 2007, p. 30, note 32, 35; p. 42, nota 70; ad indicem.

Gli acquisti di Giovanni Angelo Medici risalivano al 1540 quando Ippolita Visconti e Catellano Gallarati cedevano dei beni siti accanto alla chiesa di Sant’Eusebio; nel 1547 si dirimevano questioni di confine con Roberto Archinto e in contemporanea con i lavori al castello di Frascarolo veniva riformato il palazzo di Milano; fra il 1555 e il 1559 il cardinale Gian Angelo erede del fratello ampliava la proprietà includendo i beni degli Archinto e dava il via ad una seconda fase dei lavori; divenuto papa il Medici ristrutturerò nuovamente l’edificio inglobando tutte le proprietà prospicienti la contrada di Brera e site tra via Fiori Scuri e la chiesa di Sant’Eusebio, ma il progetto restava incompiuto (Repisthi 2000, pp. 75-90).