Milano, Villino Hoepli

Villino Hoepli a Milano

Roberta Martinis

Milano, via XX settembre, 2

edificio demolito

autore: ingegnere Carlo Formenti

1894-1896

La principale fonte sulla residenza milanese dell’editore svizzero è la pubblicazione curata dall’ingegnere Carlo Formenti, autore del progetto che ne descrive la genesi e le caratteristiche (Formenti, sd). Nel 1893 Ulrico Hoepli partecipa alla Fiera Colombiana di Chicago, accompagnato da un membro della famiglia di industriali Mylius e dall’ingegner Fredric Lamarche. Il viaggio americano è occasione per conoscere un modo di abitare “moderno” e lussuoso, in dimore urbane caratterizzate da una disposizione di spazi e comfort adeguati (Jorini 1893; L.W. 1893).

Prima di rientrare in Italia Hoepli commissiona il rilievo planimetrico di una di queste dimore all’ingegner Lamarche (però non sappiamo quale), mentre il progetto verrà affidato a Carlo Formenti già autore de La pratica del fabbricare che Hoepli pubblica in due volumi nel 1893 e nel 1895.

Il villino viene costruito nella residenziale via XX Settembre, nel nuovo quartiere del Sempione, contraddistinto da un carattere di lussuosa salubrità, negli immediati pressi del Parco e del Castello Sforzesco.

Il progetto viene definito all’inizio del 1894, stabilendo tra l’altro che «lo stile da adottarsi fosse quello del rinascimento italiano» (Formenti, sd, p. 9). A marzo 1494 iniziano i lavori e a marzo 1896 l’edificio è concluso, in coincidenza con il venticinquesimo anniversario della casa editrice celebrata dalla pubblicazione del suo catalogo storico (Catalogo cronologico, alfabetico critico sistematico e per soggetti delle Edizioni Hoepli 1872-1896, con introduzione di Gaetano Negri, Hoepli, Milano 1896).

Il villino pare illustrare plasticamente le due anime dell’editore: quella tecnica scientifica e quella storico umanistica. Il linguaggio storicista impiegato è quello di un neorinascimento che più o meno consapevolmente vira però verso fonti veneziane: si vedano le finestre a bifora e le trifore che richiamano l’architettura del Quattrocento veneziano tra Mauro Codussi e Pietro Lombardo, fino ai bassorilievi nei fusti delle paraste del grande camino della sala da pranzo che trascrivono i delicati rilievi lombardeschi della veneziana Santa Maria dei Miracoli a loro volta di origine urbinate (il camino in arenaria di Sarnico intagliata, è opera dello scultore Ferradini di Milano: Formenti 1896).

La torre ad altana con colonnine e archi, presenta una cornice curva con oculi invece tipica dell’architettura del Quattrocento cremonese (l’esempio più prossimo resta il prospetto verso il cortile di palazzo Stanga, ma si vedano anche i palazzi Fodri e Raimondi). La scelta cromatica e materiale del rivestimento in pietra artificiale per il primo registro («la ditta Chini di Milano (…) ha saputo imitare perfettamente, cosi coll’impasto come colla lavorazione, la pietra naturale»: Formenti 1896) e del mattone a vista per il piano superiore (con mattoni della ditta Repellini di Cremona) funge da collegamento rispetto a una supposta tradizione “lombarda”.

Per le decorazioni vengono impiegati Richard Arthur Nüscheler di Zurigo e il pittore di origine ticinese Ernesto Rusca. Il primo si occupa delle vetrate dipinte nella loggia prospiciente la sala da pranzo, in cui si richiama l’origine svizzera dell’editore attraverso la figura pacifica di un cavaliere in armi ma a piedi, con la celata alzata, associato allo scudo crociato elvetico.

Rusca studia e dispone tutta la decorazione parietale dipinta, attingendo a un ampio e generico repertorio neosforzesco, con l’episodio della Torretta caratterizzato da una sequenza di ritratti di protagonisti della corte sforzesca (cfr. De Palma 2018;  a pagina 173 la studiosa pubblica acquerello su carta per un Fregio decorativo con ritratti di uomini illustri per la torretta del villino Hoepli a Milano, Trieste, collezione Allianz; De Palma 2017).

La scelta di Rusca segna una condivisione della cultura neosforzesca con gli ambienti milanesi più avvertiti (Pavoni 1997; Selvafolta 2005): l’artista di lì a poco sarà coinvolto da Fausto Bagatti Valsecchi per la decorazione della basilica neoromanica di Verderio (De Palma 2015) e da Luca Beltrami nei restauri e rifacimenti delle decorazioni parietali nel Castello Sforzesco (Ponticella, Sale della Rocchetta, Sala Castellana nella Torre del Filarete, Sala delle Asse ( Cfr. Selvafolta 2014; Catturini 2014).

Vanno intese a parte le decorazioni che Giulio Ferrari, futuro prolifico autore Hoepli dipinge per il Parlor, riprodotte nella monografia di Formenti e illustranti passi delle opere (Formenti, sd, p. 26):

D. Alighieri, Vita Nuova: «Ella sen va sentendosi laudare»

V. Alfieri, Saul, atto V, scena V: «… Empia Filiste/Me troverai, ma almen da re, qui … morto».

L. Ariosto, Orlando furioso, canto I: «… di mezzo il fiume un cavaliero/Insino al petto uscir d’aspetto fiero».

C. Frugoni, Annibale sulle Alpi, sonetto: «Seguendo il Genio, che per man lo prese/ Coll’ire ultrici e le minaccie in volto/ Terror d’Ausonia e del Tarpeo discese».

G. Leopardi, Ultimo canto di Saffo: «Placida notte e verecondo raggio/Della cadente luna».

V. Monti, Al signor Montgolfier, ode: «Stendea le dita eburnee/ Su la materna lira;/E al Tracio suon chetavasi/ De’ venti il fischio e l’ira».

G. Parini, L’educazione, ode: «Ben sul robusto fianco/ Stai; ben stendi dell’arco/ Il nervo al lato manco».

F. Petrarca, Canzoniere, XIII: «Talor m’arresto e pur nel primo sasso/ Disegno con la mente il suo bel viso».

F. Redi, Bacco in Toscana: «Quali strani capogiri/ D’improvviso mi fan guerra?».

T. Tasso, Aminta, atto V: «E gli occhi aprendo un dolotroso oimè/ Spinse dal petto interno …».

A proteggere lo spazio domestico la cancellata del giardino, in ferro battuto, opera dell’astro nascente Giuseppe Sommaruga.

Altrettanto consistente e impegnativo è l’aspetto tecnico del progetto, a partire da importanti opere di fondazione in cui si affrontano i problemi di un terreno cedevole. Il sistema adottato è misto: mattoni e ferro. Alcuni solai sono composti da travature in ferro e calcestruzzo alleggerito per ottenere una struttura più rigida «che fosse monolitica, paragonabile quindi a quella dei cementi armati» (Formenti, sd,  p. 21). Formenti nelle due pubblicazioni elenca con orgoglio e minuzia materiali e fornitori, spesso stranieri. «Le murature sono in mattoni forti della ditta Keller e Bonelli, con malta di Casale Monferrato. Le impalcature sono in ferro con voltine in gettata del sistema Odorico. Le travi delle impalcature e quelle di sostegno di muri sono in ferro omogeneo delle ferriere di Vòlkingen». Particolare cura viene riservata alla torre. «Un’ armatura in ferro, di cui si dà un particolare, sostiene le colonne della torre, le quali si trovano in isbalzo (…), e scarica interamente dal peso delle colonne medesime gli archetti e le mensolette della cornice esterna. Un’altra armatura in ferro, fornita dalla ditta Larini Nathan, porta il tetto della torre e sostiene le strutture metalliche completive per la formazione delle lunette di coronamento della torre medesima» (Formenti 1896).

Per le opere di falegnameria, la scala principale in larice d’America viene realizzata dal falegname Ferdinando Mapelli di Olginate. I serramenti in larice americano, sono dei fratelli Spada di Usmate, mentre quelli del salone e della sala da pranzo, in rovere a cera, sono eseguiti dalla ditta Filippo Cassina, la quale si occupa di fornire tutti i soffitti in legno del villino. I pavimenti di rovere a spina pesce sono della ditta Wollf di Trento. I serramenti sono eseguiti dai fratelli Spada e ancora dalla ditta Cassina «con finimenti metallici e di chiusura studiati in base ai migliori tipi derivati da Zurigo» (Formenti, p.13); le griglie arrotolabili provengono dalla fabbrica Bayer e Leibfrid (Esslingen).

Comfort e igiene vengono garantiti da un impianto di fognatura a ventilazione interna con chiusure a sifone, tubi di ghisa smaltati internamente della ditta Ceruti di Prato; completato con apparecchi di porcellana inglese di Doulton & C. London e Sanks & C. Glasgow. Il riscaldamento è a termosifoni della ditta Lehmann, con impianto di ventilazione integrato (le stufe sono collocate nei vani delle finestre e prendono l’aria direttamente dall’esterno: l’aria viziata di ogni stanza si smaltisce mediante canne di ventilazione che salgono fin sopra il tetto).

La ditta Lehmann fornisce i componenti impientistici per la distribuzione dell’acqua sanitaria.

 

Bibliografia estesa:

Catturini 2014 = C. Catturini, La Sala delle Asse di Luca Beltrami: alcuni riscontri documentari dalle commissioni di Ludovico Maria Sforza ai restauri novecenteschi, n Luca Beltrami 1854-1933. Storia, arte e architetura a Milano, a cura di S. Paoli, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2014, pp. 211-219

De Palma 2015 = Ilaria De Palma, Ernesto Rusca tra romanico e neoromanico. Interventi decorativi a finto mosaico nelle chiese di Rivolta d’Adda, Gallarate e Legnano, in “Arte lombarda”, 173-174, 2015.

De Palma 2017 = Ilaria De Palma, Gli affreschi di Ernesto Rusca. Una decorazione eclettica di inizio Novecento, in La Cattedrale di San Lorenzo a Lugano, “Arte e Cultura”, a. 2, n. 6/7 (ottobre 2017), pp. 266-281

De Palma 2018 = Ilaria De Palma, Prima e dopo la Sala delle Asse: Ernesto Rusca e il repertorio decorativo neosforzesco nel Castello di Milano, in Punti di vista sulla Sala delle Asse. Ricerche particolari e studi di contesto, a cura di Claudio Salsi, numero monografico di “Rassegna di Studi e di Notizie”, Vol. XL – Anno XLIV, 2018, pp. 153-185

Formenti sd. = Carlo Formenti, Il villino Hoepli. Architetto, Milano, Tipografia Umberto Allegretti, sd.

Formenti 1896 = Carlo Formenti Il villino Hoepli – Milano via XX Settembre, in L’Edilizia moderna, V, fasc. V, Milano, 1896, pp. 33-34.

Jorini 1893 = A.F. Jorini, L’Esposizione di Chicago, in “Edilizia Moderna”, II, fasc. I, 1893, pp. 15-16.

Pavoni 1997 = Rosanna Pavoni, Gli artefici nell’opera di Luca Beltrami. Riflessioni per una ricerca sull’artigianato d’arte in Lombardia, in Luca Beltrami architetto. Milano tra Ottocento e Novecento, catalogo della mostra (Milano, Triennale, 11 novembre – 31 dicembre 1997), a cura di L. Baldrighi, Milano 1997, pp. 174-185

Scarpellini 1995 = Emanuela Scarpellini, Editoria e cultura tecnico-scientifica nella Milano del secondo Ottocento: la Ulrico Hoepli, in Innovazione e modernizzazione in Italia fra Otto e Novecento, a cura di E. Decleva, C. G. Lacaita, A. Ventura, Milano, Franco Angeli, 1995, pp. 578-632.

Selvafolta 2005 = Ornella Selvafolta, Orientamenti del gusto e figure di artefici nell’ar­chitettura Lombarda tra ‘800 e ‘900: il neosforzesco e il caso del decoratore Ernesto Rusca, in Architettura e arti applicate fra teoria e progetto. La storia, gli stili, il quotidiano 1850-1914, a cura di F. Mangone, Napoli 2005, pp. 83-97.

Selvafolta 2014 = O. Selvafolta, Decoro e arti applicate nell’opera di Luca Beltrami, in Luca Beltrami 1854-1933. Storia, arte e architetura a Milano, a cura di S. Paoli, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2014, pp. 55-71.

Ulrico Hoepli 1847- 1935, editore e libraio, a cura di E. Decleva, Milano, U. Hoepli, 2001

Palazzolo 2003 = M.I. Palazzolo, Hoepli, Ulrico, in Dizionario biografico degli italiani (DBI), Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, vol. 61, 2003, pp. 714-718.

L.W. 1893 = L.W., L’Esposizione colombiana in Chicago, in “Edilizia Moderna”, II, fasc. IX, 1893, p. 72.