Palazzo di Galeazzo Visconti conte di Busto Arsizio
Edoardo Rossetti
Milano, via Dogana (edificio distrutto)
Milano, porta Romana, parrocchia di San Satiro seu San Galdino
Passaggi di proprietà:
- Uberto Visconti ed eredi (sec. XIII-XV)
- Guido Visconti (1473-1484)
- Galeazzo Visconti (1484-1516)
- Raso al suolo dai francesi nel 1516
Bibliografia: Rossetti 2013, p. 145, nota 350; Rossetti 2022.
Il palazzo doveva avere origini antichissime, lo affiancava l’edificio della Credenza di Sant’Ambrogio con la relativa torre (casa Salimbeni disegnata da Paravicini), essendo verosimilmente l’originaria dimora di Matteo il Grande e suo fratello Urberto in capo alla contrada dei Visconti presso la Dogana. Nel XV secolo, il palazzo era passato a dei diretti discenti di Uberto, in particolare prima a Guido Visconti e poi al figlio Galeazzo conte di Busto Arsizio, importante personaggio della corte di Ludovico il Moro e poi esponente ora del partito imperiale, ora di quello francese, e infine aristocratico alla corte di Francesco I di Valois . L’edificio, ampliato nel 1492 acquisendo le proprietà dei parenti vicini, era introdotto da una grande porta in marmo, dotato di un’elegante corte con loggiati superiori e addobbato di raffinati arazzi, vasi per agrumi scolpiti e gabbie indorate per volatili, fu demolito nel 1516 per il tradimento del Visconti passato temporaneamente dal partito francese a quello imperiale.
1. 1288 marzo 14
Milano
ASMi, Sforzesco 1455[1]
Divisione dei beni immobili stipulata tra Pietro Visconti da un lato e dall’altro i suoi nipoti Maffeo e Uberto Visconti. A Pietro spettano le possessioni di Besnate, Aliarago, Albizzate, Menzago, Albizago, Crenna, Roate, Solario, Brunello e Massino.
I nipoti acquisiscono le possessioni di Vergiate, Golasecca, Lonate, Ferno e: “item hospitium magnum cum edifficiis et curte et putheis iacens […] in parrochia sancti Iohannis ad Fontem […] in parrocchia Sancte Tecle porte Romane cui coheret a mane vie a meridie heredum quondam d Otthonis Vicecomitis et in parte illorum de Aliate a sero strata a monte hospitium Credentie et in parte de Toschanis et in parte de Nadinis et in parte multorum aliorum ulterium sunt circumquaque predicte coherentie quod hospitium fuit extimatum in libris millequadringentis sive quatuorcentum tertiolorum ut dixerunt […] actum in hospitio mediolani obvento suprasctiptis Maffeo et Uberto”.
2. 1473 aprile 3,
Milano
ASMi, Piccoli Acquisti e Doni 18, Pergamene dei Visconti di Somma, n. 15, 1473 aprile 3; Grisoni, Squassina, Scharf 2014.
Divisione del 1473 tra i fratelli Francesco e Guido Visconti figli di Giovanni Battista e signori di Somma; a Guido era spettata: “la casa de Milano che è a presso la Dogana con sue raxone et pertinentie, ad la quale se coheretia de una parte strata, ab alia heredum magnifici domini Bartolomey Vicecomitis, ab alia in parte tenetur per Tadeum de Sormano, in parte tenetur per magistrum Johannem Petrum de Gerenzano, ab alia magistri Protasii de Sexto in parte et in parte magistri Martini de Prata et in parte [spazio bianco]”.
3. 1484 febbraio 4 e 5,
Milano
ASMi, Notarile 1988, notaio Gervasio Bozzolani
Antonio, Tebaldo, Galeazzo, Princivalle e Battista Visconti, figli del fu Guido, dividono i beni comuni. A Galeazzo è assegnato “sedimen unium seu domus magna de Mediolano sta et jacente in porte Romana parochie Sancti Sattari qua est con suis hedefittis, cameris, canepiis, sallis, solariis, curte, stallis, putheo, cusina et aliis juribus et pertinentiis suis cui coheret ab una parte strata, ab alia filii quondam magnifici domini Bartolomeum de Vicecomitis, ab alia similiter in parte et in parte [spazio bianco] tenetur ad libellum per magistrum Ambrosium Langratis et in parte tenetur per Gabrielem Subitam (?) et in parte tenetur per Peretam Penegrazium et in parte tenetur per Nicolao de Gerenzano et in parte magistrum Tatadem de Pirovano et in parte magistrum Protazum de [spazio bianco]”.
4. 1494 aprile 25,
Cassina de Pero
ASMi, Notarile 1881, notaio Antonio Zunico, quinterno III, cc. 22v-30r (atto inserito in quello del 5 maggio 1494).
Azzone Visconti, figlio del fu Bartolomeo, abitante a Cassina de Pero, Pieve di Trenno, ma solito risiedere a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Satiro, nomina come proprio procuratore Aloisio Martignoni, figlio del fu Giovanni Antonio, abitante a Milano in Porta Ticinese, parrocchia di San Sebastiano, per portare a compimento i patti concordati il 1 agosto 1492 (rogito di Antonio Zunico; e secondo quanto messo alle grida nello stesso anno) e Galeazzo Visconti per la vendita di un alcune parti di edifici siti a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Satiro, al prezzo di vendita di 5000 lire imperiali, più 2300 lire, per un totale di 7300 lire. I beni oggetto della transazione sono: il diretto dominio di due botteghe su piazza con tutti i suoi superiori, più una camera sita sopra la porta della casa del detto Galeazzo Visconti con i suoi superiori, e una cantina sotto la cortesella sita dietro alle due botteghe vendute e dietro alla bottega che tiene Filippo Maria dell’Acqua, più la metà dell’uso del pozzo, il tutto sito a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Satiro, confinate da un lato con i beni di Galeazzo Visconti, dall’altro con la casa in cui abita di solito Azzone Visconti, dall’altro lato ancora con le stessa casa e con i beni affittati a Filippo Maria detto Fra dell’Acqua, sui cui beni Azzone presta un fitto livellario di 39 fiorini e mezzo e due capponi a Giovanni Antonio Visconti figlio del fu Giacomo e a Cristoforo, Ambrogio e Francesco Casati. Ancora il diretto dominio e civile possesso di una bottega sita sopra la già descritta cantina con i suoi superiori fino al tetto e con due logge su piazza siti a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Satiro, confinanti da un lato con la strada, dall’altro con i beni sopra descritti, dall’altro la casa in cui di solito abita Azzone Visconti al piano terra e in solaio con i beni che tiene a livello Giacomo Moresini da Azzone, dall’altro con la stessa casa di Azzone; beni per i quali Filippo Maria detto Fra dell’Acqua paga ad Azzone 44 lire e 12 soldi. Il tutto incluso nel sedime in cui fa solita abitazione Azzone Visconti sito a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Satiro, con i suoi edifici, cantine sotto terra, camere, solai, corte grande, pozzo, necessario, loggia e altre sue pertinenze che confina da un lato con la strada tanto quanto c’è la porta e con i beni tenuti a livello sopra descritti, da un altro lato con in beni tenuti a livello sopra descritti un tempo inclusi nel sedime, dall’altro con i beni di Galeazzo Visconti e dall’altro con i beni di Azzone Visconti tenuti a livello da Aloisio de Verano e da un ultimo lato con i beni di Ambrogio de Bruziis e con quelli di Melchiorre da Vicenza. Documento rogato dal notaio milanese Andrea Piantanida.
5. 1494 aprile 26,
Vigevano, estimo Bergonzi, in casa di Antonio Visconti dove temporaneamente abita il fratello Galeazzo Visconti
ASMi, Notarile 1881, notaio Antonio Zunico, quinterno III, cc. 22v-30r (atto inserito in quello del 5 maggio 1494).
Galeazzo Visconti, figlio del fu Guido, abitante a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Satiro, nomina come proprio procuratore Pietro Gallarati, figlio del fu Marco, abitante a Milano in Porta Vercellina, parrocchia di San Satiro, per portare a compimento i patti concordati il 1 agosto 1492 (rogito di Antonio Zunico; e secondo quanto messo alle grida nello stesso anno) e acquistare da Azzone Visconti dei beni siti in Porta Romana, parrocchia di San Satiro. Documento rogato dal notaio vigevanese Giuliano Arditi.
6. 1494 maggio 5,
Milano
ASMi, Notarile 1881, notaio Antonio Zunico, quinterno III, cc. 22v-30r.
Aloisio Martignoni, figlio del fu Giovanni Antonio, abitante a Milano in Porta Ticinese, parrocchia di San Sebastiano, agente a nome di Azzone Visconti, vende a Pietro Gallarati, figlio del fu Marco, abitante a Milano in Porta Vercellina, parrocchia di San Pietro alla Vigna, agente a nome di Galeazzo Visconti i beni di cui hanno rispettivamente mandato di vendere e acquistare, con il privilegio di una lettera ducale e relativo beneficio di provvisione del comune di Milano secondo quanto dato in Pavia il 26 aprile 1494.
7. 1494 maggio 12,
Milano
ASMi, Notarile 1882, notaio Antonio Zunico.
Eseguendo le convenzioni pattuite Aloisio Martignoni, figlio del fu Giovanni Antonio, abitante a Milano in Porta Ticinese, parrocchia di San Sebastiano, procuratore di Azzone Visconti, figlio del fu Bartolomeo, abitante a Cascina di Pero, pieve di Trenno, vende a Pietro Gallarati, figlio del fu Marco, abitante a Milano in Porta Vercellina, parrocchia di San Pietro alla Vigna, procuratore di Galeazzo Visconti, conte e milite aureato, i beni di cui ha mandato cioè parte di un sedime sito a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Satiro, per il presso di 5.000 lire imperiali, ai quali si aggiungono 2.300 lire per un totale di 7.300 lire, delle quali il Martignoni confessa di averne ricevute 5.300.
8. 1500 gennaio 9,
Milano
ASMi, Finanze Confische 3229, fasc. «Galeazo Visconti confiscato»
Descriptio et aprhensio bonorum
Giacomo Pellegrini e il notaio rogatario [nome omesso], officiali della camera regia, in esecuzione di un’ordinanza del Magistrato delle entrate straordinarie data in Milano il 9 gennaio 1500 e segnata “Io. Bossius” apprendono un sedime grande sito in “in contrata Vicecomitum prope Dovanam” con “sallis, porticu, cameris, canepa subtus terram, orto, stallis cui coheret ab una parte strata, ab allia magistri Tadey de Sormano spetiarii, ab alia Nicolay da Gerenzano frixarii, ab allia Petroni Penagrarii, ab alia in parte Isaye de Prata et ab allia Aluysii de Verano et ab allia Dionisiis de Mazatortis, et ab allia Ambrosii de Verano (?) […]”. L’abitazione risulta così composta: “primus in camera de subtus a manu destera ab introytum ipsiu domus” [in questa stanza sono inventariati “capocelum unum affiguratum sirici color rubey […], item celonum unum affiguratum de brachia 5 et 4 […], item par unum de brandanlis pulcrorum, item spalera una affigurata brachia viii vel circa”], “in guardacamera ibi prope […], in allia camera ibi prope que appelant camera mulieribus fulta circumcircha assidis […], in salla magna prope introytum dictam domum” [erano qui conservati dodici vasi con pianti di limoni e aranci], “super lobia” [sono qui conservate alcune gabbie dorate per uccelli], “in alia camera in solario […], in alia camera” [sono segnalati: “muta una a falconis, item certe lapides de Malnate per aptandum caminum, numero quatuor”], “in camera prope sallam per familiis […], in allia camera ibi prope per familiis […], in salla […], item in coquina una […], una stalla per equis quinque […], item stalla una dupla in volta pro emendo equis duodecim […], in canepa”. Una parte della casa “ab uno latere” risulta affittata per il canone annuo di 49 fiorini a Antonio Piantanida, figlio del fu Nicola. Segue poi la descrizione della casa adiacente: “in allia domo contigua suprascripta domus magna. In coquina […], in camera posteriori […], in prestino (?), seu dispensa […]”. I beni mobili sono consegnati a Giacomo Maria detto “el Fra de l’Aqua”, figlio del fu Andrea, abitante a Milano in porta Romana, parrocchia di Santa Tecla.
9. 1503 settembre 4,
Milano, porta Ticinese, parrocchia di San Giorgio in Palazzo, casa di Carlo Visconti, in studio
ASMi, Notarile 2541, notaio Boniforte Gira.
Testamentum
Galeazzo Visconti testa disponendo di lasciare ai fratelli Antonio, Princivalle e Battista e ai figli del defunto Tebaldo, salvo l’usufrutto alla moglie Antonio Tolentino: “in primis sedimen unum magnum jacentem in porte Romane parrochie Sancti Satiri Mediolani quod est cum suis hedeffitiis, cameris, solariis, salla, curtiis duabus, stalla, canepis duabus, portichu magno, putheo, necessariis, et aliis suis juribus et pertinentiis; cui choeret ab una parte strata, ab allia heredum quondam domini Thadei de Sormano olim aromatarii, ab allia infrascripti sediminis per me testatorem emptum a domini Azoni Vicecomittis infrascripti, prossimi descripti et choerentiatis, et ab allia domini Nicolay de Gerenzano quod sedimen suprascriptus descriptus est illud in quo ego testator de presente sto et habito pro habitatione mea, item sedimen unum iacentem in predicta porta e parrochia emptum per me testatorem prefato domino Azone Vicecomitte, quod est cum suis hedeffitiis, cameris, solariis, curte, putheo, necessario, porta comuni et aliis suis juribus et pertinentiis cui choeret ab una parte strata nuncupata contrada Sancti Sattari, ab allia predicti sediminis suprascripti descripti, ab allia heredum quondam domini Ambrosii de Riuziis in parte et in parte Francisci de Burgo et ab allia heredum predicti domini Azonis Vicecomittis”.
10. 1516 aprile,
Giovanni Andrea Prato, Storia di Milano in continuazione ed emenda del Corio dall’anno 1499 sino al 1519, «Archivio Storico Italiano», 3 (1842), p. 354
“Et in questi medesimi dì fu per li francesi gittata a terra la casa de monsignor Galeazzo Vesconte, per esser lui col re de’ Romani et la materia di quella fu trasportata in castello”.
11.1519 luglio 21,
Milano
ASMi, Notarile 2560, notaio Boniforte Gira.
Galeazzo Visconti (cavaliere dell’ordine di San Michele), residente a Milano in Porta Vercellina, parrocchia di Santa Maria Podone, affitta a Giovanni Pietro Bossi, figlio del fu Giovanni, abitante a Milano in Porta Ticinese, parrocchia di San Sebastiano “nominative de spatio uno terre iacente in porta Romana, parochie Sancti Satari, Mediolani, in quo est certis aliis saptiis terrarum aderant sedimen unum magnum seu pallatium unum prefati illustri domini Galeaz locatoris et nunc demolitum seu destruptum, inchoando dictum spatium vidilicet a muro in quo de presenti apparent qualiter est apodiata volta marmorea porte dicti pallatii, et est versus stratam eundo per rectam lineam similiter de versus stratam usque ad numerum brachiorum decemocto cum dimidio a brachio lignamine, et in fine eorum brachiorum decemocto cum dimidio claudendo et eundo per rectam lineam in dictum spatium usque ad, et seu prope, fondamentam portici dicti sediminis magni pro quantitate brachiorum quadragintacum cum dimidio, et in fine eorum volvendo et eundo per rectam lineam usque ad paletum plantatum pro signo que sunt brachia vigintiduo a brachio lignamine ut supra, et a fine eorum in quo adest subtus paletus volvendo et eundo per rectam lineam usque ad signum muri denotantem in ipso muro fuisse apodiatum murum unum inter medietatem curtem suprasciptis sediminis magni et unum aliud sedimen similiter prefati illustri domini Galeazii per eum empto a domino Azone Vicecomitte, quod signum est longe seu distant a muro volte olim pusterle suprascripti sediminis magni per brachia tria et ipsius murus in quo fuit apodiate dicte volte dictorum porte et pusterle et medietatis dictam olim portam et anditum esiusedem […] et quod spatium terre est quadreti octocentum quadraginta duo et quartius unius, unius quadreti claudendo ipsum spatium circum circa expensis suprascripti conductoris de uno muro grosso de tribus testibus lapidium ad minus. Item de uno alio spatio terre ibi contiguo inchoato a dicto paleto eundo per rectam lineam versus ecclesiam Sancti Satari per brachia duodecim et in fine eorum veniendo et eundo per rectam lineam versus domum domini Iohannis Ambrosii et fratribus de ****** per brachia duodecim et quartos tres unius brachii tantum et in fine eorum veniendo versus dictum spatium superius limitandum claudendo dictum spatium parvum quos est quadreti centumquinquaginta tres de uno muro grosso insupra et facto de bonis lapidibus et cemento; quibus duobus spatiis terrarum simul se tenentibus coheret ab una parte strata, et ab aliis pretati illustri domini locatoris”. Per il fitto da pagarsi alla festa di San Michele di 104 lire 7 soldi e 3 denari, e con patto di riscatto per il valere di 2.787 lire, 6 soldi e 6 denari.
[1] Probabilmente si tratta di un falso costruito con estrema verosimiglianza, si rinvia ad Alfio Rosario Natale, Falsari milanesi del Seicento, in Contributi dell’Istituto di Storia Medievale. II. Raccolta di studi in memoria di Sergio Mochi Onry, Milano 1972, pp. 459-506; Paolo Margaroli, Il fondo Belgioioso: un «archivio di famiglie», in Le pergamene Belgioioso della Biblioteca Trivulziana di Milano (secoli XI-XVII). Inventario e regesti, a cura di Paolo Margaroli, 2 vol., Milano 1997, pp. XXII-XXIII; Elisa Occhipinti, I Visconti di Milano nel secolo XII, in Formazione e strutture dei ceti dominanti nel medioevo: marchesi, conti e visconti nel Regno italico (secc. IX-XII), III, Atti del terzo convegno di Pisa, 18-20 marzo 1999, a cura di Amleto Spicciani, Roma 2003, pp. 123-136; Elisa Occhipinti, I Visconti di Milano nel secolo XIII, in «Archivio Storico Lombardo», 136 (2010) p. 11-24.
Riferimento al documento anche ASMn, Archivio Casati Stampa di Soncino, b. 95, con una nota a stampa del 1674 per la produzione di documenti fornita dai Visconti d’Aragona a partire dalla divisione del 1288 transunta da Giovanni Battista Bianchini (il falsario). In ASMi, Archivio Taverna, Eredità Arcontati, Lunati, Visconti, Serie I, b. 55, 1288 marzo 14, il primo documento è la camicia della divisione tra Pietro, Maffeo e Uberto Visconti dove si parla non tanto di sedime ma dell’osteria grande (forse male si intende l’espressione ospizio) nella parrocchia di San Giovanni alla Fonte stimata in lire 1400 ossiano lire 400 di terzoli, rogito di Bonascontro Pagano con nota “questo istrumento si conserva nell’archivio del signor conte Visconti Borromeo avendone fatto il presente sommario questo giorno 16 aprile 1771”. Il documento compare anche in Giuseppe Volpi, Historia dei Visconti, 2 voll., Napoli 1748, II, p. 3, dove l’autore commenta che era già stato parzialmente pubblicato da Giampietro di Crescenzi a p. 367 e ora somministrato dal signor marchese Emilio Visconti uno dei più illustri germogli di quella patria. Il testo: “Item hospitium magnum cum edifitiis et curte et puteis iacens in parochia S. Tecle porte Romane cui coheret a mane via, a meridie heredum quondam Ottonis Vicecomitis et in parte illorum de Aliate a sero strata a monte hospitium credentie et in parte de toscania et in parte de nadinis et in parte multorum aliorum videlicet sunt circumaque predictorum choeretnaie quod hspitium fuit estimatum in libris mille quadrigentis sive quatuorcentum tertiolorum ut dixetunt ille parte”.
