Milano, Palazzo Taverna

Palazzo Taverna a Milano

Milano, Porta Nuova, parrocchia di San Donnino alla Mazza

Milano, via Bigli, 9

Disegni Paravicini: BAMi, S.P.II.217, quaderno 6, cc. 8-15.

Disegni del portale e di alcuni particolari della facciata (neobramantesca) realizzati il 19 aprile 1871.

©Veneranda Biblioteca Ambrosiana/Mondadori Portfolio

 

 

 

Il palazzo è voluto da Ambrogio Aliprandi tra il 1509 e il 1511 ed eretto sotto la supervisione dell’architetto Gerolamo della Porta, il Novarino, con un portale realizzato dallo scultore Giovanni Antonio Oggioni, vicino all’entourage del più famoso Gian Cristoforo Romano. L’aspetto della facciata originale del palazzo è documentata da un disegno ottocentesco di Francesco Lazzari (L. Giovanelli, F. Repishti, Architetti senza architetture, Milano 2020, pp. 185-189). Pallavicini loda il rifacimento della facciata in stile bramantesco: «Il rimanente della facciata è opera lodevolissima dell’architetto Baj, e fa meraviglia ch’esso sia riuscito così bene nell’imitazione dello stile Bramantesco nel 1841, allorché dominava ancora despota il Vignola» (T. V. Paravicini, Palazzi ed abitazioni civili, in Collegio degli Ingegneri ed Architetti di Milano, Milano tecnica dal 1859 al 1884, Milano 1885, pp. 331-369: 365).

L’edificio desta l’attenzione internazionale per la sua corte anche di Ludwig Grüner e ricopre una posizione di primo piano nella sezione rinascimentale dedicata all’arte lombarda nel suo volume di modelli ornamentali (H. L. Gruner, Specimens of ornamental art selected from the best models of the classical epochs, London 1850, tavv. 51-60, 75-76).  D’altra parte, però, lo stesso edificio diventa nella lettura di Giuseppe Mongeri sulle pagine del neofondato Archivio Storico Lombardo l’emblema del ben operare dell’alta borghesia locale, in particolare di Andrea Ponti, ricchissimo imprenditore del cotone, che ristruttura in stile e abita le antiche case autenticamente rinascimentali della città e in campagna si fa realizzare ville neorinascimentali sotto la regia di Giuseppe Balzaretto e Luigi Cavenaghi. L’articolo sembra avere valore programmatico per l’indirizzo dei gusti dei ricchi milanesi e gira anche in elegante fascicolo autonomo (G. Mongeri, La residenza d’un insigne patrizio milanese al principio del secolo XVI ora casa Ponti, in “Archivio storico lombardo”, VII, 1881, pp. 1-44;  sul caso Ponti si rinvia a S. Rebora, La formazione del collezionismo imprenditoriale in Lombardia (1829-1881), in Imprenditori e cultura. Raccolte d’arte in Lombardia 1829-1926, Cinisello Balsamo (Milano) 1999, pp. 35-105: 91).