Milano, Palazzo Marliani-Sforza di Caravaggio

Palazzo Marliani-Sforza di Caravaggio (già corte di Bernabò Visconti)

Edoardo Rossetti

(edificio scomparso)

Milano, porta Romana, parrocchia di San Giovanni in Conca

Milano, Piazza Missori

Passaggi di proprietà:

  • ante 1345, famiglia Gambari e altri particolari, comprese proprietà della canonica di San Nazaro in Brolo 1345-1349, Luchino Visconti
  • 1349-1354, Luchino Novello e l’arcivescovo Giovanni Visconti
  • 1354-1385, Bernabò Visconti
  • 1385-1447, patrimonio camerale (la curia ospita vari personaggi, tra i quali Pandolfo Malatesta) ante 1477, Ziliolo Oldoino, maestro delle entrate, ed eredi di Teodoro Bossi
  • 1477-1481, Ludovico il Moro, con un intermezzo ad Antonio Maria Sanseverino
  • 1481-1564, Antonio e Giovanni Francesco Marliani, ed eredi
  • 1564-1717, Violante Bentivoglio, vedova di Giovanni Paolo Sforza, ed eredi Sforza marchesi di Caravaggio
  • 1718-1783, Bianca Maria von Sinzendorf-Neuburg, marchesa di Caravaggio, sposa di Filippo Domenico Doria Pamphilj
  • 1783-(?), Eleonora Doria Sforza Visconti, sposa di Raffaele Villani Crivelli di San Raffaele
  • (?)-1835, Antonio Erba Odescalchi (proprietario già del vicino palazzo Cusani in via Unione)
  • 1835/36, Francesco Brambilla, una parte dell’edificio è ceduta nel 1839 a Giacomo Moraglia, architetto, e al suo socio, Santino Cassani, capomastro.
  • 1883, dal palazzo distrutto è asportato il portale donato al Museo Patrio di Archeologia da Giovanni Battista Trombini.

Bibliografia: Leydi 1999, pp. 193 (nota 19), 209 (nota 68); Berra 2005, pp. 26-27, 230, nota 753; Sacchi 2005, I, pp. 97 (nota 205), 346 (nota 92); Rossetti 2014; J. Gritti, in Museo 2012-2015, III, pp. 162–166, scheda n. 1014; Rossetti 2021; Rossetti 2022.

L’edificio costituiva la parte principale della corte di Bernabò Visconti, signore di Milano. Il nucleo centrale del palazzo di Bernabò passa nel 1481 al maestro delle entrate Antonio Marliani e quindi al figlio Giovanni Francesco, coltissimo senatore.

Negli anni precedenti all’acquisto Marliani la sorte dell’edificio non è del tutto chiara, il palazzo continua probabilmente a fare parte dei beni camerali – ad essere venduto nel 1447-1449 è il grande giardino – fino a quando nel 1477 è donato a Ludovico il Moro che dismette l’edificio in favore del fidato Marliani – che in ascesa sociale abbandona le case di famiglia sul Verziere – per la cifra relativamente irrisoria di 8.000 lire imperiali, cfr. ASMi, Notarile 1685, notaio Antonio Medici, 1481 febbraio 27. Dopo complesse questioni ereditarie di casa Marliani, nel 1564, il senatore Pietro Antonio Marliani vende per 54.000 lire imperiali l’edificio a Violante Bentivoglio vedova di Giovanni Paolo Sforza, cfr. ASMi, Notarile 14133, notaio Pietro Maria Rancati, 1564 settembre 18.

Fu probabilmente la stessa Bentivoglio ad avviare un programma decorativo che riverbera dagli inventari dalla fine del XVI secolo in poi tutto incentrato sulla celebrazione della memoria famigliare. Tenuto conto di questo progetto è quasi certo che la scelta di risiedere in un edificio che era stato sede della corte viscontea bernaboviana sia stato intenzionale. Anche gli eredi fecero del palazzo una sorta di santuario della memoria visconteo-sforzesca attraverso serie di ritratti e scene di storia dipinte (Rossetti 2021).

Il palazzo di Bernabò è descritto da Flavio Biondo come uno spazio all’antica disposto a U con portici e logge su tre lati della corte interna; il tutto riccamente decorato con crustamenta marmorei dipinti come nel castello di Pandino. A queste logge si possono collegare i capitelli presenti a sostegno delle volte della falsa cripta di Sant’Eustorgio, uno scurolo creato nel 1537 riutilizzando i materiali del chiostro costruito dal duca Filippo Maria per i domenicani con i resti di parte dei porticati bernaboviani (Rossetti 2014; Id. 2022). Tra le uniche immagine che ne tramandano l’aspetto si registra il particolare di una veduta di Milano che risale al 1826, pochi anni prima dello snaturamento dell’edificio a opera dell’architetto Giacomo Moraglia (Filippo Naymiller, Antonio Lanzani, Panorama di Milano disegnato sul Duomo, particolare, circa 1826, acquatinta, 220 × 510 mm, Milano, Castello Sforzesco, Raccolta Bertarelli, E1, n. 382). Questa veduta risulta importante perché insieme alle Mappe degli Astronomi di Brera tramandano effettivamente l’immagine di un edificio impostato su una vasta corte-giardino aperta e circondata da portici, una struttura anomala per l’architettura residenziale milanese.

Andrea Alciati ricorda le antichità presenti nella «domestica exhedra» di Giovanni Francesco Marliani, personaggio dagli interessi culturali ancora da studiare Andrea Alciato, Antiquae inscriptiones veteraque monumenta patriae ‘Biraghiano’ (Mi- lano, Veneranda Biblioteca Ambrosiana, ms. D 425 inf., cc. 94v-95r; cfr. ed. anastatica a cura di G. Barni, Milano, Cisalpino-Goliardica, 1973); Andrea Alciato, Antiquae inscriptiones veteraque monumenta patriae, Paris, Bibliothèque Nationale, Nouv Acq. Lat. 1149, cc. 142v-143r (Albertini Ottolenghi 2016, p. 677); Andrea Alciato, Monumentorum veterumque inscriptionum quae cum Mediolani tum in eius agro adhuc extant collectanea libri duo (Dresden, Sächsische Landesbibliothek – Staats- und Universitätsbibliothek [SLUB], Mscr.Dresd.F.82.b, cc. 96v-97r).

Sicuramente poco dopo l’acquisto forse in occasione delle nozze con Costanza di Marcantonio Colonna (1567) fu rifatto il solo portale del palazzo verso la chiesa di San Giovanni in Conca seguendo uno stile schiettamente neosforzesco. Il portale si conserva ora al Castello sforzesco ed è di fatto l’unica parte sopravvissuta del complesso, reca chiaramente lo stemma dei marchesi di Caravaggio con le iniziali F.S. (Francesco Sforza) al centro e gli stemmi dei Bentivoglio e dei Colonna sui pilastri laterali. Nonostante lo stile attardato si deve datare al Settimo decennio del XVI secolo e costituisce proprio per questo un interessante capitolo del revival neosforzesco di fine Cinquecento.

 

Schema della lottizzazione dell’isolato di San Giovanni in Conca nella seconda metà del XV secolo

1. Palazzo di Sagramoro Visconti ed eredi marchesi di San Giorgio in Lomellina (già sedime della canonica e aula di Regina della Scala).

2. Palazzo di Ziliolo Oldoino, di Ludovico il Moro, di Antonio Maria Sanseverino, di Antonio Marliani, di Giovanni Francesco Marliani, dei marchesi Sforza di Caravaggio (già corps de logis della curia di Bernabò Visconti).

3. Sedime di Giacomo da Clivio, giurista, poi forse di Ottaviano da Corte e incluso nel Palazzo Cusani, Erba Odescalchi.

4. Sedime di Leonardo Lanteri, poi forse di Bernardino Valle e incluso nel Palazzo Cusani, Erba Odescalchi.

5. Sedime di magister Filippo de Galbixago.

6. Ospizio del Falcone.

7. Sedime dei Delfinoni.

8. Sedime di Giacomo Resta.

9. Proprietà di Giacomo Biglia.

10. Sedime di Vincenzo Vimercati.

11. Ospizio dei Tre Re (Bernardo da Norimberga).

12. Sedime di Bartolomeo da Grumello.

13. Sedime di Giovanni da Lecco.

14. Sedime di Giacomo Longhi da Lecco.

15. Sedime di Bartolomeo da Prato.

16. Sedime dei Pozzobonelli (abitato da magister Donato Sernady e dai fratelli Oldani; poi dall’orafo Francesco detto Fra Rocho; nel XVII secolo del marchese Galeazzo Visconti).

17. Proprietà di Aloisio Pietrasanta ed eredi.

a. Sedime dei Pietrasanta dato a fitto.
b. Orto dei Pietrasanta passato a Giovanni Ambrogio Latuada e acquistato per metà dai Visconti di San Giorgio e per metà dai carmelitani di San Giovanni in Conca (circa 1533-
1535).

18. Sedime dei Pozzobonelli passato ai Civati nel 1478 e acquistato dai carmelitani di San Giovanni in Conca (circa 1533-1535).

19. Sedime di Agostino da Castello ed eredi.

 

Regesto dei documenti

1.

1449 giugno 19

Milano, in Curia dell’Arengo
ASMi, Notarile 514, notaio Ambrogio Cagnola, c. 727r-v; Ivi, Sforzesco 18, notaio Cristoforo Cagnola;
Natale 1981, pp. 202-203, doc. n. 9; Rossetti 2014, pp. 22-23.

Galeotto Toscani, Innocenzo Cotta e altri investitori dividono i beni che i deputati della Repubblica Ambrosiana hanno venduto a Teodoro Bossi, tra i quali si annoverano: “item zardinum unum seu spacium unum terre muratum circum circa iacentes in Mediolani, in Porta Romana, in parochia Sancti Iohannis ad Concham, ubi iam fuit curia sive domus domini domini Bernabovis de Vicecomitibus, cui coheret a duabus partibus strata, ab allia in parte strata et domus que sunt quondam domine Regine ollim uxoris prefati domini Bernabovis infrascripta, et in parte ecclesia Sancti Iohannis ad Concham et in parte strata, et ab allia [spazio bianco] perticarum trigintatrium, tabullarum tres, pedes unius et onze decem. Item sedimen unum icentes ut supra contiguum suprascripto zardino seu spatio terre murato ut supra ubi habitabant prefata domina Regina quod est cum hedefitiis, cameris, sollariis, canepa una magna subtus terram et zardino uno murato a tribus partibus, cui coheret a duabus partibus strata, ab allia zardinum suprascriptum quondam domini Bernabovis, et ab allia zardinum suprascriptum quondam domini Bernabovis, et ab allia ecclesie Sancti Iohannis ad Concham ut supra, exceptum casamento quod de presenti tenetur per presbiterum dicte ecclesie”.

 

2.

circa 1460
Biondo 1559, p. 189.

“Videmus vero quibusdam in Urbe summorum virorum aedibus, et plurimis in mediocrium, etiam libertini generis hominum villis, porticus superioris formae, inferiores binas, ternasque fuisse, ad quas superiores aliquie totidem porticus respondent et de quidem minori nobis est miraculo, qui Bernabovis Vicecomtis aedem triaam habentem quadratam inferiorem porticum columnis marmoreis et quidem sublimibus superriorem sustentantibus porticum minitam Mediolani vidimus; in qua si pavimenta, crustamenta que marmorea et laquearia deerant aurea et argentea, et eburnea, elegans sumptuosique operis pictura nequaque inaurationibus carens et parietes et laqueria exornabat”.

 

3.

1477 febbraio-marzo

Corio 1503 [Morisi Guerra 1978], II, p. 1412.

Bernardino Corio registra la divisione dei palazzi avvenuta dopo la morte del duca Galeazzo Maria Sforza: “A questo per la ducissa essendo proveduto, li fratelli predicti uscirono de corte, il perché Sforza entrò nel palazzo che fu de Thomaso da Rieto, contiguo a porta Tonsa. Filippo in quello de Scaramuza Visconte a porta Vercellina, Ludovico ne l’habitazione de Ziliolo di Bonizi [Ziliolo Oldoino] cremonese a Sancto Giovanne in Concha, dove già fu la corte di Bernabò, Ascanio ne la contrada de Fagnano nel palazo che già fu de Lionardo Vicemala, ed Octaviano in quello di Francesco Preminuto sopra il corso di porta Nova”.

 

4.

1477 febbraio-marzo, ma s.d.
Milano
ASMi, Sforzesco 1604.

Indicazione al tesoriere generale per i danari da spendersi nelle case da assegnare ai fratelli del defunto duca: “la casa de mesere Giliolo Oldonno [Ziliolo Oldoino] ducati doamilliaducento soldi vintiquatro; item per lo fondo de dicta casa ad madona Laura da Trivultio et madona Lucretia da Vimercato ducati seycentovintiuno soldi vintiquatro; item allo illustrissimo mesere Ludovico [Sforza] per lo complemento de ducati quatromillia ducati millecentosettantaocto soldi cinquantasey”.

 

5.

1481 febbraio 27
Milano, castello di Porta Giovia.

ASMi, Notarile 1685, notaio Antonio Medici; Rossetti 2014, p. 23.
Ludovico Maria Sforza detto Ludovico il Moro vende per il prezzo di 8000 lire imperiali al consigliere ducale Antonio Marliani, figlio del fu Alberto, abitante a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Michele sotto il Duomo, un sedime magno sito in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni in Conca “cum suis hedifitiis, cameris, solariis, saliis, canepa subtus terram, coquina, putheis, necessariis, zardino et aliis suis iuribus et pertinentiis nuncupato curia domini Bernabovis” con il giardino nella parte settentrionale del detto sedime di 7 pertiche, 18 tavole e 5 piedi venendo verso la strada di San Giovanni in Conca dal giardino di Giacomo Clivio verso la chiesa, cioè verso la strada nuova non compresa la strada nuova appena aperta, “cui coheret ab una parte ecclesie Sancti Ioannis ad Concam Mediolani mediante dicta strata nova, ab alia doctor domini Iacobi de Clivio in parte et in parte domini Leonardi de Lanteriis, ab alia Bernardi de Nurenberg in parte et in parte domini Vincentii de Vicomercato”. Il tutto alla presenza di Alessandro Sforza Visconti figlio del defunto duca Galeazzo Maria Sforza abitante nella Curia Arenghi, che rinuncia alla donazione fatta da Bona e Gian Galeazzo Maria Sforza il 16 aprile 1479, come già approvato il 26 febbraio 1481 facendo supplica al fratello duca; nonché alla presenza di Robino Augustoni, figlio del fu Cristoforo, abitante a Milano in Porta Romana, parrocchia di Sant’Andrea al Muro rotto che rinuncia ai diritti di usufrutto derivanti dalla donazione di Ludovico Maria Sforza Visconti con atto stipulato a Pisa il 6 agosto 1478.

 

6.

1483 luglio 19
Milano
ASMi, Notarile 1262, notaio Marco Perego.

Giacomo Bigli, figlio del fu Luchino, abitante a Milano in Porta Nuova, parrocchia di San Vittore ai Quaranta Martiri, vende a Gregorio Busti, figlio del fu Francesco, abitante a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni Itolano, una pertica, una tavola e sei piedi di terreno nel giardino “seu viridario domini Bernabovis seu quod appellatur domus Bernabovis” sito a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Satiro, descritto come confinante da un lato con la strata “mediante muro grosso, seu vegio”, dall’altro lato i beni dello stesso Giacomo Biglia e affittato a Bernardo Arcuri, dall’altro con gli stessi beni affittato a Filippo de Garbersago, e da ultimo con i beni di frate Leonardo dell’ordine dei minori.

 

7.

1483 luglio 29
Milano
ASMi, Notarile 1687, notaio Antonio Medici.

Giacomo Bigli, figlio del fu Luchino, abitante a Milano in Porta Nuova, parrocchia di San Vittore ai Quaranta Martiri, vende per 400 fiorini ad Antonio Marliani, figlio del defunto Alberto, abitante a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Michele sotto il Duomo, una pertica di terreno sita nel “zardino apelato curia domini Bernabovis” già locato a Bernardo Arcuri e sito a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Satiro, descritto come confinante da un lato con la strata “mendiate muro vegio”, dall’altro con i beni dello stesso Giacomo Biglia, dall’altro con le proprietà di Vincenzo Vimercati, dall’ultimo lato in parte con i beni dello stesso Antonio Marliani e in parte con quelli di Leonardo Lanteri. Dal documento si evince che, il 24 settembre 1473 (con rogito di Pietro Brenna), Laura Bossi moglie di Pietro Trivulzio e Lucrezia Bossi vedova di Giovanni Antonio Vimercati, entrambe figlie del defunto Teodoro Bossi, per metà della proprietà e Giovanni e Franceschino Quadrelli di Cassano, figli del defunto Cristoforo, hanno affittato a livello perpetuo a Giacomo Biglia due pertiche e undici tavole di terra del giardino “nuncupati curia domini Bernabovis” sito a Milano in Porta Romana, verso la chiesa di San Satiro, descritto come confinante da un lato con i beni di Vincenzo Vimercati, dall’altro con quelli di Ziliolo Oldoino e dall’ultimo con quelli di Giacomo Resta, con l’obbligo di pagare un fitto di 49 lire, 3 soldi, 9 denari e l’impegno di versare per riscattare l’intera proprietà 614 fiorini, 18 soldi e 8 denari. Inoltre si attesta che successivamente il 28 agosto 1477 (con rogito di Verellotto Carcassola), Giacomo Biglia ha affittato per 20 fiorini annui a Bernardino Arcuri e alla moglie di questi Giovanna Guardamacchi una pertica di terra in “dicto zardino apelato curia domini Bernabovis” sito in Porta Romana, parrocchia di San Satiro, descritto come confinante da un lato con la strada “mediante muro grosso”, dall’altro con i beni dello stesso Giacomo Biglia, dall’altro con i beni di Vincenzo Vimercati, dall’ultimo lato in parte con quelli dell’illustre Ludovico Sforza Visconti e in parte con i beni di Leonardo Lanteri. In seguito, il giorno 8 aprile 1480 (con rogito di Verellotto Carcassola), Bernardo Arcuri ha sublocato per 8 fiorini annui a Michele Annoni uno spazio di terra sito “in dicto zardino seu curia que alias appelabant curia prefati domini Bernabovis Vicecomitis” sito a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Satiro, cioè uno spazio profondo 40 braccia a partire dalla strada, compreso lo spessore del “muro veterem”, più altre 5 braccia verso l’orto dopo una pianta di ciliegie, e largo 8 braccia. Si attesta inoltre che Laura Bossi prima e il 29 luglio 1483 (con rogito di Pietro Brenna) Franceschino e Pietro Paolo Quadrelli da Cassano hanno ceduto la completa proprietà di questi terreni a Giacomo Biglia.

 

8.

1483 agosto 4
Milano
ASMi, Notarile 1687, notaio Antonio Medici; ASOM, Archivio Litta 384/46, doc. 25.

Antonio Marliani riconosce come proprio affittuario Bernardino Arcuri, nonché Michele Annoni come affittuario dell’Arcuri, per i terreni da lui acquistati in “zardini nuncupati curia domini Bernabovis” siti a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Satiro.

 

9.

1483 agosto 18
Milano
ASMi, Notarile 1687, notaio Antonio Medici; ASOM, Archivio Litta 384/46, docc. 27-28.

Bernardo Arcuri, figlio del defunto Ambrogio, abitante a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni Itolano, vende per 50 fiorini ad Antonio Marliani la metà pro indiviso dei miglioramenti realizzati su un sedime in cui Bernardo abita sito a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Satiro, “in curia que tunc vocabantur curia domini Bernabovis” descritto come confinante da un lato con la strada, dall’altro con i beni di Vincenzo Vimercati, dall’altro con i beni di Giacomo Biglia e da ultimo in parte con i beni dello stesso Antonio Marliani e in parte con quelli di Leonardo Lanteri. Contestualmente Antonio Marliani affitta gli stessi beni per un canone annuo di 12 fiorini a Bernardo Arcuri.

 

10.

1483 settembre 11
Milano
ASMi, Notarile 1687, notaio Antonio Medici.

Bernardo Arcuri, figlio del defunto Ambrogio, abitante a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni Itolano, vende per 50 fiorini ad Antonio Marliani la metà pro indiviso dei miglioramenti realizzati su un sedime in cui Bernardo abita sito a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Satiro, “in curia que tunc vocabantur curia domini Bernabovis” descritto come confinante da un lato con la strada, dall’altro con i beni di Vincenzo Vimercati, dall’altro con i beni di Giacomo Bigli e da ultimo in parte con i beni dello stesso Antonio Marliani e in parte con quelli di Leonardo Lanteri. Contestualmente Antonio Marliani affitta gli stessi beni per un canone annuo di 12 fiorini a Bernardo Arcuri.

 

11.

1484 novembre 5
Milano, Porta Ticinese, parrocchia di San Giovanni in Conca, casa del giurista Giacomo Clivio
ASMi, Notarile 1687, notaio Antonio Medici.

Alla presenza di Baldassarre della Valle console di giustizia, Antonio Marliani dopo avere precisato che ha già fatto legittimare dal conte palatino Giovanni Francesco della Torre la figlia Mattea Marliani moglie di Giovanni Beolco concedendo che essa possa succedere al padre in un quarto dei suoi beni “excepta domo habitationis”, fa legittimare dal conte palatino Giovanni Melzi il figlio Giovanni Francesco Marliani affinché questo possa succedere nei beni paterni e in specie “in domo nunc habitationis prefati domini Antonii, sita in Porta Romana, in parochie Sancti Iohannis ad Choncham Mediolani, que est cum hedefittis, cameris, sollariis, sallis, curiis, stalla, putheis, locis curialibus, orto seu zardino cum suis iuribus et pertinentiis, cui coheret ab una parte strata, ab alia domini Leonardi de Lanteriis, ab alia ecclesie Sancti Iohannis ad Choncham Mediolani et ab alia [spazio bianco]”, nonché nella casa e beni di Premenugo, nel dazio del pane, vino e carne, imbottato di vino e biade di tutta la campagna Soprana e Sottana di Pavia, nel dazio del pane, vino e carne, imbottato di vino e biade di Besate e nella taverna di Settala.

 

12.

1484 novembre 5
Milano, Porta Ticinese, parrocchia di San Giovanni in Conca, casa del giurista Giacomo Clivio
ASMi, Notarile 1687, notaio Antonio Medici. Testamento di Antonio Marliani.

Molti legati sono riservati alle rendite destinate alla moglie legittima Agnese Visconti di Ierago alla quale è riservato anche l’usufrutto “cameram meam in qua iaccio sitam in sedimen meo in quo habito, poxitam in terra in capite salle versus plateam seu pasquarium Sancti Iohannis ad Concham et aliarum duarum camerarum sitarum in solario in eodem sedimini quibus ego testator habito et que due camere in solario site sunt in capite salle site in solario versus schalam zepeniam per quam itur in solario”, con i relativi arredi, beni mobili e quanto contenuto nei cinque cassoni che stanno nella camera terrena “in capite salle sitam in terra versus plateam Sancti Iohannis ad Choncam Mediolani”. Sono nominati eredi universali il figlio legittimato Giovanni Francesco Marliani e il nipote Giovanni Alberto Marliani, figlio di Giovanni Francesco e di Caterina Visconti.

 

13.

1488 giugno 11
Milano
ASMi, Notarile 2647, notaio Aloisio Ferrari.

Davanti a Giacomo Girardi, vicario dell’ufficio di provvisione del comune di Milano, Francesco Lanteri si impegna a comprare da Gasparino Casati una porzione di un sedime messo alle grida per il valore di 4700 lire imperiali (su un totale stimato della proprietà di 8700 lire), e prenderne a locazione la restante parte, sito a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni in Conca, descritto come confinante da un lato con la strada, dall’altro in parte con i beni di Antonio Marliani e in parte con quelli di Giacomo da Clivio, dall’altro lato con i beni di Zaccarina Aliprandi e da ultimo con i beni tenuti a fitto dalla Fabbrica del Duomo da Vincenzo Gallina [Osteria del Falcone], nonché con quelli tenuti a fitto da Gregorio e Bernardo.

 

14.

circa 1510-1520

Andrea Alciato, Antiquae inscriptiones veteraque monumenta patriae ‘Biraghiano’ (Milano, Veneranda Biblioteca Ambrosiana, ms. D 425 inf., cc. 94v-95r; cfr. ed. anastatica a cura di G. Barni, Milano, Cisalpino-Goliardica, 1973); Andrea Alciato, Antiquae inscriptiones veteraque monumenta patriae, Paris, Bibliothèque Nationale, Nouv Acq. Lat. 1149, cc. 142v-143r (Albertini Ottolenghi 2016, p. 677); Andrea Alciato, Monumentorum veterumque inscriptionum quae cum Mediolani tum in eius agro adhuc extant collectanea libri duo (Dresden, Sächsische Landesbibliothek Staatsund Universitätsbibliothek [SLUB], Mscr.Dresd.F.82.b, cc. 96v-97r.
Andrea Alciato ricorda che nella casa (“domestica exhedra”) di Giovanni Francesco Marliani figlio di Antonio si trova una monumentale stele che nella postilla di Catellano Cotta alla versione BnF si dice provenire dalla fossa civica di Porta Orientale e sormontata da un decoro vegetale detto sempreverde simbolo di eternità.

 

15.

circa 1535

Bernardino Arluno, Historia Mediolanesis ab urbe condita ad sua usque tempora, Milano, Archivio Storico Civico e Biblioteca Trivulziana, Triv. 706, Triv. c. 65v; Milano, Veneranda Biblioteca Ambrosiana, ms. A 114 inf., c. 73r.
Bernardino Arluno ricorda che rimangono scarse o nulle vestigia del palazzo di Bernabò, ora diviso tra le capaci dimore di Giovanni Francesco Marliani e Francesco Bernardino Visconti.

 

16.

1553 gennaio 25
Milano, Porta Romana, San Giovanni in Conca

ASMi, Notarile 10266, notaio Pietro Francesco Baruffi.
Leydi 1999, p. 193, nota 19; Sacchi 2005, I, p. 97, nota 205.

Inventario post mortem di Muzio di Giovanni Paolo Sforza, marchesi di Caravaggio, con tutela di suo figlio Francesco Sforza affidata alla madre Violante Bentivoglio Sforza e alla consorte Faustina Sforza di Santa Fiora. L’atto è rogato nella camera da letto di Violante Bentivoglio sita nel palazzo di Milano, Porta Romana, parrocchia di San Giovanni in Conca.

 

17.

1554
Bandello, Novelle, ed. Flora 1934, II, p. 366.

Nella finzione di una della sue novelle, il frate domenicano Matteo Bandello ricorda la pratica di usare il palazzo di Bernabò Visconti come edificio atto a ospitare gli ambasciatori; in particolare ricorda come uno di questi (protagonista del racconto) “ebbe per allogiamento il palazzo appò San Giovanni in Conca, che fu la corte antica del signor Bernabove Vesconte, che, come sapete, è molto grande e capace d’ogni gran famiglia”.

 

18.

1564 settembre 18
Milano, Porta Romana, San Giovanni in Conca
ASMi, Notarile 14133, notaio Pietro Maria Rancati; Berra 2005, pp. 26-27.

Il senatore Pietro Antonio Marliani vende per 54.000 lire imperiali a Violante Bentivoglio Sforza, agente a nome proprio e del nipote Francesco Sforza, il palazzo di San Giovanni in Conca.

 

19.

1583 ottobre 3
Caravaggio
ASMi, Notarile 14359, notaio Francesco Tessera; ASMi, Archivio Trivulzio, Archivio Milanese, 288, 310, 311;

Leydi 1999, p. 193, nota 19; Sacchi 2005, I, p. 97, nota 205.

Inventario post mortem di Francesco Maria Sforza con tutela dei figli Muzio, Fabrizio, Ludovico Maria, Faustina Violante e Giovanna assunta dalla vedova Costanza Colonna e i figli. Nella nota sui beni immobili compare: “item un palazzo nella città di Milano in Porta Romana parochia di Sancto Giovanni in Concha affittato scudi 300 l’anno et lo gode di presente il signor Ferante Novato”.

 

20.

1614 aprile 17
Milano
ASMi, Archivio Trivulzio, Archivio Milanese 308, causa marchesi di Caravaggio.

Descrizione di tutti i beni appartenenti a Muzio Sforza marchese di Caravaggio, tra i quali compare la voce: “ha ancora una casa in Milano che il magistrato stima scudi 14.000 et una fuori de borghi della medesima città sopra la rippa del naviglio che può valere scudi 2.000”. In uno schema riassuntivo: “la casa di Miano con quella presso il naviglio lire 96.000”.

 

21.

1631 maggio 16
Milano
ASCr, Archivio Casati Stampa di Soncino 7; ASMi, Archivio Trivulzio, Archivio Milanese 319; Leydi 1999, p. 209, nota 68; Berra 2005, p. 230, nota 753; Sacchi 2005, I, p. 346, nota 92.

Inventario post mortem di Giovanni Paolo II Sforza.

 

22.

s.d., ma circa 1630-1640
Milano
ASMi, Archivio Trivulzio, Archivio Milanese 308, causa marchesi di Caravaggio.

In una nota del patrimonio già del marchese Francesco Sforza I di Caravaggio si ricorda il palazzo di San Giovanni in Conca acquistato con documento rogato da Pietro Martire Rancati il 18 settembre 1564.

 

23.

1651 agosto 7 (16-20 giugno)

Milano, Porta Romana, San Giovanni in Conca
ASMi, Archivio Trivulzio, Archivio Milanese 308.

Stima dei beni immobili di casa Sforza redatta dall’ingegnere Carlo Antonio Miseroni e realizzata, per quanto riguarda il palazzo di Milano, tra il 16 e il 20 giugno 1651: “E prima il palazzo in Milano da me misurato li giorni sudetti posto sopra la piazza di San Giovanni alla Conca in Porta Romana di questa città il quale consiste in molti luoghi al piano terra e di sopra al secondo piano, altri luoghi con gallaria e di sopra li manilli, portici, stalle, scale, lobbie, cantine sotto terra in volto, la corte grande, cortiletti, giardino e giacera, lavandaria, al quale coherenza da una parte strada in parte et in parte la sudetta piazza dall’altra la strada del corso, dall’altra il palazzo dove abita l’illustrissimo signore presidente del senato eccellentissimo e dall’altra altri particolari il tutto dopo misurato ho fatto li calcoli conforme li tempi presenti e levate le due tasse, una ordinaria de l. 22, s. 20 d.4elastraordinariadel.61,s.10d.4comemi viene detto dalli signori agenti di detta eccellentissima marchesa stimo di netto in lire settantacinque milla e cento trenta sei soldi quattro denari otto dico l. 75136.4.8”.

 

24.

1674
Torre 1674, p. 55 e p. 58 (Torre 1714, p. 52 e p. 54).

Carlo Torre ricorda che “questo Castriziano tempo nell’età passate non teneva d’avvanti così spaziosa piazza come di presente appare, dai laterali palagi restava oppresso, che ne’ tempi di Luchino Visconti formavano un colo, e compredetene la verità da quel grosso muro della casa, che addesso è de’ signori marchesi Visconti veggendosi imperfetto, anzi con mostra di collegamento chiamato morsa, il quale da indizio, ch’egli avvanzavasi, chiudendo la piazza, per unirsi con l’altro palagio, ora posseduto da’ signori marchesi Sforza. Questa antica fabbrica fu cominciata da Luchino Visconte, come vi dissi, e stabilita da Bernabò suo nipote entrato signore di Milano con Galeazzo II suo fratello. Ad isfuggire et odii et risse, divisero questi due fratelli tra essi loro le paterne proprietà, et essendo toccato a Bernabò il castello con le rocche di Porta Romana elesse in sua stanza questo vasto palagio, a cui fece unire un così smisurato portico, che dilungavasi egli dalla casa al castello, senza soggettarsi a sinistra malignità di stagione, quindi in que’ tempi il corso di Porta Romana non riusciva, né così spazioso, né così colmo di case, essendo la maggior parte del suo sito occupato da portico sì visibile, fatto a più archi con gran numero di colonne, che serviva al detto precipe, come ne avvisa il Corio, per trattenersi le giornate in varii spassi, di giostre, di palii, essendo già demoliti gli antichi teatri da’ romani construtti. […] da Bernabò Visconte venne poi edifico quel lungo portico, che da sua casa dilungavasi per fino a quella innalzata rocca, che vedete con l’arco, che si tiene a’ piedi contiguo”.

 

25.

1680 gennaio
Milano, Porta Romana, San Giovanni in Conca

ASMn, Archivio Casati Stampa di Soncino 96.

Bozza dell’inventario del palazzo di Milano dei marchesi Sforza di Caravaggio (“imperfetto — essendosi consegnato alla signora marchesa l’originale compito in gennaio 1680”). Sono elencate le seguenti stanze: “nella camere delle donne […]; nella camera seguente […]; nella camera stramezata, verda […]; nella camera dell’alcova […]; nell’alcova […]; nella camera di quattro finestre appresso al camerino della signora marchesa […]; nella camera che va alla cappella […]; nella cappella […]; alla camera in faccia alla cappella […]; la camera che segue per andar al coridore et scala […]; nel salone di sopra […]; nella camera dipinta […]; nell’anticamera dipinta […]; al quarto abbasso in salone […]; nella camera presso il salone […]”.

 

26.

1718 ottobre 1
Milano, Porta Romana, San Giovanni in Conca

ASCr, Archivio Casati Stampa di Soncino 7; rogito del notaio milanese Teodoro Cavalieri; Stoppa 2003, p. 256; Sacchi 2005, I, p. 97, nota 204.

Inventario fatto realizzare per Bianca Maria Sforza Visconti contessa Sizendorff, marchesa di Caravaggio.
“[c. 9r] Inventario de mobili semoventi, argenti, gioie ed a loro ritrovati nel palazzo d’abitazione dell’eccellentissima signora marchesa di Caravaggio situato in questa città di Milano in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni la Conca”. Sono ricordati i seguenti ambienti: “stalla […]; sellaria […]; [c. 15r] salone […]; [c. 17v] camera a volto […]; camera […]; [c. 18r] sala […]; camino delle donne vicino alla galleria […]; gallaria […]; [c. 19r] guardarobba […]; [c. 27r] cappella […]; [c. 36r] salone […]; [c. 36v] in sala […]; anticamera […]; [c. 37r] diverse camere […]; [c. 56r] anticamera […]; [c. 56v] camera dei quadri […]; anticamera […]; stanza a volto […]; galleria […]; [c. 57r] sala d’abbasso […]; [c. 64v] secretaria […]; cucina […]; [c. 69r] cantina […]”.

 

27.

1751 settembre 15
Milano, Porta Romana, San Giovanni in Conca

ASMi, Catasto 1846, Porta Romana, San Giovanni in Conca, 23/n. 22.

Sono registrate le proprietà:
“Doria marchesa di Caravaggio donna Bianca Maria nata Sforza Visconti Sitzendorf.
Casa propria abitazione con giardino. Coerenza a levante in parte Regg. Carlo Antonio e la magior parte Osteria delli tre Re sotto la parrocchia di San Giovanni in Laterano ed in altra pocca parte casa del concorso olaveniano e Candiani conte Francesco ambi due sotto la parrocchia di San Satiro, a mezzogiorno stretta detta di San Giovanni in Conca a ponente la contrada di San Giovanni in Conca ed a tramontana Odescalchi don Livio duca di Bracciano. Fitto costituito lire 2500”.

 

28.

1780 gennaio 7
Milano, Porta Romana, San Giovanni in Conca

ASMn, Archivio Casati Stampa di Soncino, Registro 474.

Inventario dei beni mobili seguito alla morte della marchesa Bianca Maria Sforza Visconti Sizendorff Doria per la successione alle nipoti e pronipoti.
Il valore totale degli oggetti stimati da Giovanni Battista Niccoli è di 66.500 lire imperiali, 3 soldi e 3 denari.
Sono elencati i seguenti ambienti del palazzo di Milano: “[c. 248v] prima [stanza] […]; [c. 254r] seconda stanza […]; [c. 255r] terza stanza […]; [c. 256r] quarta stanza […]; [c. 256v] quinta stanza di seguito […]; sesta stanza di seguito […]; [c. 257r] settima stanza […]; nell’andito seguente stanza detta la guardarobba […]; [c. 258v] nella stanza ove pranzavano le signore donne […]; [c. 259] stanza di seguito ove lavorano le signore donne nell’altra stanza che va in seguito, stramezzata […]; [c. 259v] nella guardarobba di sopra […]; [c. 264r] prima camera entrando […]; [c. 254v] seconda camera […]; [c. 265r] terza camera […]; [c. 265v] quarta camera […]; [c. 266v] altra camera di seguito […]; nell’andatora […]; altra camera […]; [c. 266v] altra camera di seguito grande ed ultima della guardarobba […]; [c. 268r] cappuccina […]; nell’andatora […]; stanza dei cuochi […]; [c. 268v] nella stanza che era assegnata per il signor Alfieri […]; [c. 269r] stanze delli forastieri che una va in l’altra […]; [c. 269v] nell’altra stanza […]; nella camera di seguito […]; [c. 270r] stanza vicina a quella dei cuochi […]; [c. 270v] camera delli staffieri ove stavano li servitori della signora duchessa di Tursi […]; [c. 271r] nella stanza ove stava il signor don Gaspare Agnelli […]; [c. 271v] nella cappella […]; [c. 274r] nella galleria fuori della capella al lungo […]; gabinetto in seguito alla detta galleria […]; [c. 274v] nella stanza seguente a stucchi con oro […]; [c. 275r] nella stanza seguente […]; [c. 275v] altra stanza seguente […]; [c. 276] quadri diversi esistenti in detta stanza […]; [c. 278r] altra stanza di seguito detta [c. 278v] di cantone de’ quadri […]; [c. 279r] nella stanza di seguito cioè l’anticamera de’ gentiluomini […]; [c. 280r] nella sala d’anticamera delle livree […]; [c. 280r] nel salone grande di seguito […]; nel quartino nuovo ove in oggi serve per studio delli illustrissimi signori delegati […]; [c. 281r] nella stanza di seguito che serve per anticamera […]; [c. 281v] fuori del detto quartino sul ripiano dello scalone […]; nella prima stanza di sopra nel quartino ove stavano le signorine […]; nell’altra stanza di seguito […]; [c. 282r] nell’altra stanza di seguito […]; [c. 282v] nell’altra stanza di seguito con camino […]; nella stanza abbasso della scaletta che serve per passaggio al detto quartino […]; [c. 283r] nel gabinetto ultimo vicino alla scaletta segreta della fu eccellentissima marchesa defonta verso il giardino […]; [c. 283v] nel gabinetto di seguito pure verso il giardino […]; altro gabinetto pure verso il giardino con camino […]; [c. 284r] nella stanza di seguito da letto ove stava la fu eccellentissima signora marchesa […]; altra stanza seguente di mezzo […]; [c. 284v] nell’altra stanza di seguito […]; [c. 285r] nella stanza che serviva per la segretària a mezzo il scalone […]; stanza di seguito dove pranzavano li gentiluomini […]; [c. 285v] nel quarto a piano terreno sotto il portico, nella prima stanza che serve per anticamera […]; [c. 286r] stanza di seguito ossia sala […]; stanza terza di seguito […]; nel stanzino per il staffiere di guardia andando dalla scaletta a lumaca […]; [c. 286v] nel gabinetto di seguito alla terza stanza andando nel studio del signor Alfieri […]; nel studio del signor Alfieri […]; [c. 288r] nello studio di ragioneria […]; [c. 288v] nel quartino nuovo verso corte ove stà il signor abate Morani […]; stanza da letto di seguito […]; [c. 289r] nella stanza di seguito […]; [c. 289v] cavallerizza […]; [c. 290r] camera del cocchiere di guardia […]; [c. 290v] camera del garzone di scuderia […]; nelle rimesse […]; [c. 291r] rimessa grande […]; nel tinello del portinaio […]; [c. 292v] riposteria […]; [c. 295v] lavanderia […]; fuori della lavanderia […]; nella credenza sotto al repiano dello scalone […]; [c. 296r] fuori di detta credenza […]; [c. 296v] cucina di seguito […]; nel dispensino […]; nel tinello de’ stafferi […]; nella stanza di sopra alla cucina che serviva per i cuochi […]; nella cantina […]; [c. 297v] nel cantinino […]; al repiano dell’ingresso del scalone […]; [c. 298r] nella stanza che serviva per dispensa passata la lavanderia ove vi sono li rami di cucina ed altro unito […]; [c. 300r] camera dei legnami diversi […]; nel gallinario […]; nella conserva del ghiaccio […]”.

 

29.

1836 marzo 4
Milano
ASMi, Notarile 50286, notaio Francesco Sormani, atto 8588/8351.

A seguito dell’asta per la liquidazione dei beni del defunto marchese Antonio Erba Odescalchi, avvenuta il 30 aprile 1835, Francesco Brambilla si accaparra il palazzo di San Giovanni in Conca sommariamente descritto.
L’allegato X, “Elenco delle carte relative ala proprietà del palazzo in Milano di San Giovanni in Conca al n. 4129”, è estremamente scarno ma comprendeva un “n. 2, Disegno per l’approvazione delle migliori e da farsi al Palazzo in San Giovanni in Conca”. Gli altri documenti sono relativi alla vendita della sosta di San Giovanni in Conca e per le proprietà del piazzale con questione delle relative colonnine (1825).

 

30.

1839 giugno 10
Milano

ASCMi, Ornato Fabbriche I 168, fasc. 2.

“Avendo il sottoscritto [Giacomo Moraglia] fatto acquisto in società al signor Santino Cassani di una porzione de la casa nella contrada di Nobili altre volte Erba ora di ragione del nobile signor don Francesco Brambilla sotto al civico n. 4129 e volendosi interamente rifabbricare la detta acquistata porzione di casa, subordina il disegno della corrispondente nuova facciata […], notificando in pari tempo che si è posto mano alla costruzione del nuovo interno di separazione colla parte della casa che rimane al venditore signor Brambilla coll’opera del Capo Mastro comproprietario Santino Cassani”.

 

31.

1839 luglio 9
Milano
ASMi, Notarile 50303, notaio Francesco Sormani, atto 9849/9612.

All’interno dell’atto si conserva l’allegato A datato Milano, 29 aprile 1839 con descrizione di questo tenore:
“Colla presente privata scrittura da valere tra le sottoscritte parti come se fosse atto pubblico o come meglio il nobile signor Francesco Brambilla da vende e trasferisce in piena proprietà alli signori architetto Giacomo Moraglia e capo mastro Santino Cassani che stipulano ed accettano per loro e suoi ed al prezzo e patti qui sotto espressi la porzione di casa con corte e giardino situata nella contrada dei nobili consistente come segue.
Piano terreno
Un locale attualmente ad uso di studio della ditta Noerbel e Smith; sito in porta d’ingresso recentemente costrutta a servizio di detto studio e tre locali di seguito attualmente inservibili; due scuderie e due rimesse; e porticato a quattro campi con colonne.
Superiori
Due grandi locali posti superiormente al porticato, allo studio sudetto al sito di porta ed ai tre locali anzidetti; due altri locali ad uso di sala superiori ad una delle dette scuderie e finalmente sito di fienile superiore all’altra scuderia.
Coerenze
Alla detta porzione di casa con corte e giardino alienata fanno coerenza: a levante in parte giardino e caseggiato nella contrada dei Tre Re al civico n. 4090 altre volte di ragione Vimercati e presentemente di proprietà Righetti per una tratta mediante muro di cinta compreso stillante in detto giardino in cui esiste finestra con ferriata in servitù attiva per questa proprietà; per altra tratta mediante muro come sopra divisorio comune e per la rimanente tratta di muro di caseggiato comune fino ai rispettivi appoggi; a mezzogiorno in poca parte con salto saliente di muro di edificio lasciato di ragione di Moraglia suddetto con finestra e gronda con stillicidio in servitù passiva per questa proprietà alienata e per la rimanente tratta, cioè rispetto alla parte di caseggiato verso la contrada dei nobili in linea da ponente a levante ed a dritta salendo dalla scala che mette all’appartamento Fiocchi mediante muro di fabbrica comune esistente da ingrossarsi dalla parte delli compratori a sue spese e per la rimanente tratta mediante muro di fabbrica compreso da erigersi a spesa dei compratori stessi non più tardi del mese di giugno prossimo per l’altezza non minore di braccia 12, dodici, milanesi in linea retta alla colonna del campo di porti esistente sulla divisione del sopra indicato muro da igrossarsi, dovendosi detta colonna comprendere in perfetta mezzadria del detto muro da erigersi. Il detto muro compreso da erigersi come sopra sarà a frontispizio vero la parte del venditore, con sposto di gronda da non oltrepassare le t. 4, quattro, e come negli infradescritti capitoli. A ponente la contrada dei Nobili mediante muri compresi; ed a tramontana finalmente la casa civile con giardino munito nella contrada dei Nobili al civico n. 3995 di ragione del signor Pensa, per una tratta mediante muri di caseggiato comuni sino ai rispettivi appoggi e per la rimanente tratta mediante muro di cinta comune divisorio tra il detto signor Pensa e la casa Vimercati ora Righetti”.

 

32.

1839 agosto 9
Milano
ASMi, Catasto 1941.

Pratica n. 336, del 9 agosto 1839, Milano.

“Brambilla nobile Francesco quondam Antonio vende a Moraglia architetto Giacomo quondam Antonio e Cassani Santino quondam Giacomo beni in Porta Romana San Giovanni in Conca, mappa 23; scudi 1500; Per contratto di compera e vendita risultante dall’istromento del giorno 9 luglio 1839 n. 9849-9612 rogato dal notaro di Milano dottor Francesco Sormani — visto e reso — l’imprerial regio comissario distretturale Firmati Bicchierai. Sott. Santino Cassani per copia conforme a margine è segnato a f. 1548/4374 cancellato fo. 1794/7018”.

 

33.

1841
Descrizione di Milano e de’ principali suoi contorni di città, ville, delizie e luoghi notevoli, Milano, Luigi Zucoli, 1841, p. 130.

“Casa nella contrada dei Nobili al n. 3994. Questa casa sorge in un tronco del vastissimo palazzo Erba Odescalchi, posto sulla piazza di s. Giovanni in Conca, che sin qui estendevasi. I chiarissimi architetti Moraglia e Cassani acquistando questa parte di vecchio palazzo, elevarono poscia per proprio conto, e coll’opera loro, una casa delle belle che possa vantar Milano; il disegno della stessa è vago, maestoso e purgatissimo, e teniamoci contenti d’averla nel novero di una della tante belle e variate produzioni dell’arte architettonica pervenuta fra noi ad una grado si alto di perfezione”.