Palazzo dei Visconti di Jerago
Edoardo Rossetti
Milano, piazza Diaz (edificio distrutto)
Milano, porta Romana, parrocchia di San Giovanni Itolano
Passaggi di proprietà:
- Azzone di Gaspare, olim Pietro Visconti ed eredi, signore di Jerago (sec. XIV-XV)
- Guidetto Visconti di Azzone (prima metà del XV secolo)
- Gaspare Visconti di Pietro (prima metà del XV secolo)
- Azzone, Guiniforte e Gasparino Visconti, figli di Gaspare (metà del XV secolo)
- Elisabetta Visconti di Gaspare, moglie di Cicco Simonetta
- Altri vari proprietari dal 1480
Bibliografia: Rossetti 2014; Covini 2018, pp. 37, 276, nota 149; Rossetti 2022.
Insieme al prestigioso palazzo di Galeazzo Visconti in San Satiro e alla casa dei Visconti di Albizzate sita poco più a ovest tra la contrada dei Visconti e quella dei Tre re, la dimora dei Visconti di Jerago era uno dei principali edifici derivanti dalla trasformazioni delle molte case dei Visconti in zona. Doveva probabilmente appartenere originariamente ad Azzone Visconti nipote di Pietro zio di Matteo Magno e di Uberto. Durante il XIV secolo doveva essere una dimora di un certo pregio, mentre all’inizio del secolo successivo la documentazione nota la vede già locata ad altri mentre i Visconti si trasferivano presso il castello di Porta Giovia. Usata come pagamento della dota di Elisabetta Visconti, la casa passava nel patrimonio di Cicco Simonetta ed era ulteriormente svilita e smebrata dopo la caduta in disgrazia del primo segretario sforzesco.
Si trovava tra via Rastrelli e la contrada dei Visconti insita su un sedime passante tra le due strade. Accanto a questo edificio si trovava la bombardera ducale e la casa di Alessio Albanese; quest’ultima poi data a Zanino da Ferrara fonditore e probabilmente allo stesso Leonardo da Vinci come luogo dove realizzare il famoso cavallo bronzeo per il monumento a Francesco Sforza.
Regesto dei documenti
1. 1425 aprile 17,
Milano
ASFDMi, Case in Milano 255, San Giovanni Itolano, fasc. 2, doc. 2
Sentenza a favore di Serena Cassoni da Gorgonzola moglie di Antonio Pulici e Cristoforo Madregnao per l’altra sopra la proprietà di un sedime assegnato alla Cassoni così descritto: sedime sito a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni Itolano con edifici, camere, solia, cortile, cascina, pozzo, orto e sue dipendenze, confinante solitamente “ab una parte strata, ab allia fuit Petroli de Carchano et in parte Leonardi de Bernardigio, et ab allia heredum quondam domini Azi de Vicecomitibus, et nunc coheret ab una parte strata, ab allia heredum Guideti de Vicecomitbus, ab allia Agustini de Alamania, et ab allia Iacobi Salimbene, et ab allia Donati Criveli, et ab allia Iacobi de Confaytis de Marliano et ab allia Ambrosii et Filippi fratrum de Garbagnate”.
Roga il notaio milanese Rainero Casati.
2. 1446 aprile 6,
Milano, Porta Romana, parrocchia di San Giovanni Itolano, nella casa dei Visconti,
ASMi, Notarile 633, notaio Giacomo Perego,
Gasparino Visconti, minore posto sotto la tutela di Giovanni Carugo (figlio di Baldassarre, abitante a Milano in Porta Nuova, parrocchia di Sant’Andrea alla Pusterla Nuova) secondo quanto stabilito dal console di giustizia Giovanni Besozzi detto da Bregano in un documento rogato dal notaio Simonino Casati, abitante a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni Itolano, Azzone Visconti, figlio del fu Gasparino, abitante a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni Itolano, agente anche a nome del fratello Guiniforte Visconti, studente in legge, come risulta da un documento di procura rogato dal notaio pavese Giovanni Battista Bottigella affittano a Cristoforo Corio, figlio del fu Gaspare, abitante a Milano in Porta Nuova, parrocchia di Santo Stefano ad Nuxigiam, un sedime grande, ovvero più sedimi uniti, sito in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni Itolano, con i suoi edifici, camere, solari, corte, pozzo e necessari, che confinano da un parte con la strada, dall’altro lato con i beni di Giacomo Bonvicini, dall’altro lato in parte con la cucina del duca della Corte dell’Arengo e con la strada di detta Corte (“in parte coquine illustrissimi domini domini ducis, Curia Arengi, et in parte strate dicte Curie”), dall’altro con i beni di Aloisio Visconti, per canone annuo di fitto di 147 fiorini. Con l’accordo che Cristoforo Corio debba spendere entro i primi tre anni 400 fiorini nelle migliorie della proprietà, nonché altri 400 fiorini nei successivi tre anni di locazione, e possa – entro la prossima festa di San Michele – far demolire gli edifici costruiti in mezzo all’orto, ovvero le due camere terrene site immediatamente dopo la scala sita nell’orto e le due camere superiori e farle ricostruire a proprio piacimento con una ulteriore spesa di 200 fiorini. Il Corio potrà inoltre rilevare l’intero immobile entro dieci anni per la somma di 3.200 fiorini. Inoltre, sono previsti altri patti speciali con i quali le parti si sottopongono alla stima di Bono da Lecco figlio del fu Giovanni, abitante a Milano in Porta Nuova, parrocchia di Santo Stefano ad Nuxigiam per valutare le migliorie apportate alla proprietà e che i locatori Visconti di impegnano a fare otturare una finestra della casa di Giacomino Bonvicini che da sull’orto del sedime.
Per ogni contenzioso i Visconti eleggono a proprio domicilio le seguenti abitazioni di Milano: quella di Franchino Castiglioni sita in Porta Vercellina, parrocchia di San Giovanni sul Muro; quella del conte Vitaliano Borromeo, sita in Porta Vercellina, parrocchia di Santa Maria Podone, quella di Guarnerio Castiglioni, sita in Porta Vercellina, parrocchia di San Giovanni sul Muro; quella della contessa Antonia Visconti vedova di Francesco conte di Carmagnola sita in Porta Comasina, parrocchia di San Tommaso in Terramara; quella di Valentina Visconti sita in Porta Romana, parrocchia di San Nazzaro in Brolo; quella di Giacomo Castiglioni, figlio del fu Guidetto, sita a Milano in Porta Comasina, parrocchia di San Marcellino.
Infine, Caterina Castiglioni figlia del fu Guidotto e vedova di Gaspare Visconti, abitante a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni Itolano, rinuncia ai propri diritti dotali sul sedime assistita da Giacomo Castiglioni suo fratello.
Roga il notaio milanese Cristoforo Tanzi.
Sono presenti come pronotai Giovanni Antonio Grassi, figlio di Ambrogio, abitante a Milano in Porta Vercellina, parrocchia di Santa Maria Segreta, e Ambrogio Cavalieri, figlio di Francescolo, abitante a Milano in Porta Orientale, parrocchia di San Babila intus.
Compaiono come testimoni il dottore in legge Gabriele de Borena, figlio del fu Antonio, abitante a Milano in Porta Comasina, parrocchia di San Cipriano, Antonio Arienti, figlio di Giovanni, abitante a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni Itolano, e Bono da Lezzo, figlio de fu Giovanni, abitante a Milano in Porta Nuova, parrocchia di Santo Stefano ad Nuxigiam.
3. 1449,
Milano (?),
ASMi, Notarile 633, notaio Giacomo Perego,
Tenuto conto del contratto rogato il 6 aprile 1446 dal notaio milanese Cristoforo Tanzi con il quale i fratelli Azzone, Guiniforte e Gasparino Visconti locavano un sedime grande in San Giovanni Itolano a Cristoforo Corio, e tenuto conto del fatto che Azzone e Guiniforte sono stati dichiarati ribelli dalla Repubblica Ambrosiana, Cristoforo Corio, figlio del fu Gaspare, abitante a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni Itolano, non imputa alcuna colpa a Gaspare Visconti, figlio del fu Gaspare, rappresentato dal proprio tutore Antonio da Erba, ma chiede che gli siano riconosciute le migliorie realizzate nella proprietà (mancano testimoni, data topica e data cronica completa).
4. 1449 giugno 5,
Milano (?),
ASMi, Notarile 891, notaio Giovanni Girami; ivi, Sforzesco 18, Rubrica del notaio Giovanni Giarami, doc. 45
I deputati della Repubblica Ambrosiana vendono a Innocenzo Cotta per il prezzo di 1960 fiorini d’oro due parti su tre di un sedime magno sito in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni Itolano, con edifici, camere, solai, corte, pozzo, necessario e altre pertinenze e con cinque botteghe che fu di Azzone e Guiniforte fratelli Visconti, dichiarati ribelli dalla Repubblica Ambrosiana, sedime confinante da un lato con la strada, dall’altra con la “domus in qua faciunt bombarde”, dall’altra con Giacometto Bonvicini e dall’altra con Aloisio Visconti, precisando che il sedime è tenuto a fitto da Cristoforo Corio per il canone annuo di 147 fiorini d’oro, come risulta da un documento rogato dal notaio milanese Cristoforo Tanzi (mancano testimoni e data topica).
5. s.d. [1470 ca.]
s.l. [Milano (?)]
ASMi, Sforzesco, 1604
Stima sommaria della casa ora tenuta da Cicco Simonetta, sposo di Elisabetta Visconti di Jerago, nella contrada dei Visconti. L’edificio risulta affittato in diversi blocchi, quello tenuto dai fratelli Perego sulla contrada dei Visconti (70 lire di fitto annuo), quello tenuto da Giacomo Bellani (83 lire e 4 soldi di fitto annuo), le otto botteghe sulla contrada dei Visconti con i relativi alloggi (153 lire e 12 soldi di fitto annuo). Ai quali si aggiunge la casa grande con due ingressi, uno sulla contrada dei Visconti e uno sulla Corte dell’Arengo, con corte grande, sala grande terrena e sala grande superiore, entrambe decorate e misuranti 30 braccia (quasi 18 metri), sei stanze terrene (cucina compresa) e sei stanze al piano superiore, un orto, portici e una stalla per dieci cavalli.
Caxa de Bertolameo e Raffael de Perego in la contrata di Veschonte ne fa livelo al spetabile egregio domino cavalere Zecho lire lxxx soldi –
Item ne fa livelo a laredexe de Iachobus de Belano lire lxxxiii soldi iiii°
Item ne fa livela in la contrata de Veschonte botiche viiii° con lo casamento con bono meioramento lire cliii soldi xii
Item resta sopra la caxa grande obligato per lire viiii° s. xii
Item la caxa de sopra grande a la porta mastra in la contrata di Veschonte e una altra porta mastra per mezo la corte del domo con uno orto belo e uno portiche e stala per cavali x e più in capo de l’orto
Item una corte grande con una sala de soto e una de sopra de braza xxx ma le de fare li zeli e solare nove lira
Item in tera sala i ornata e camere e canepa e cuxini vi
Item in solare sala i ornata e camere e lochi vi
6. 1480 marzo 17,
Milano, Curia dell’Arengo, nella camera delle udienze dei maestri delle entrate straordinarie,
ASMi, Rogiti Camerali 533, notaio Marco Perego,
Tenuto conto di una lettera ducale data in Milano il 27 dicembre 1479 sottoscritta dalla duchessa Bona di Savoia, i maestri delle entrate straordinarie assegnano a Giovanni Pozzobonelli, figlio del fu Lancellotto, abitante a Milano in Porta Ticinese, parrocchia di Santa Maria al Circo, creditore di Cicco Simonetta per broccati, drappi di seta e argento del valore di 1780 lire imperiali, 5 soldi e 3 denari, il diretto dominio di un semine sito a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni Itolano, nella contrada dei Visconti, con edifici, due botteghe con porta in mezzo, un fondego, una sala, una cucina, una stalla, due cantine e due portici, camere in terra e in solaio, ovvero tre camere, una sala in terra, due solai da biada, corte, pozzo e necessari confinante da un lato con la strada, dall’altro con i beni di Cristoforo Bonvicini e con quelli di Antonio Pagani tenuti a livello da Cristoforo Arienti, dall’altro con la cucina dei duchi, dall’altro in parte con i beni di Bartolomeo Perego e in parte con quelli tenuti a livello da Gregorio Busti, sui cui beni pagano un fitto livellario a Cicco Simonetta Cristoforo Arienti e suo figlio, come risulta da un contratto di locazione rogato dal notaio Marco Perego. Il Pozzobonelli paga alla camera ducale come differenza tra il suo credito e il valore del sedime ceduto 139 lire imperiali, 4 soldi e 9 denari.
Roga il notaio Marco Perego.
Sono presenti come pronotai Ludovico da Perego, figlio del notaio Marco, abitante a Milano in Porta Nuova, parrocchia di San vittore ai Quaranta Martiri, Bellone Foppa, figlio del fu Giovanni, abitante a Milano in Porta Ticinese, parrocchia di Santa Maria Segreta.
Compaiono come testimoni Stefano de Fustis (mancano patrimonimico e indirizzo di residenza), Ambrogio Castani, figlio del fu Luchino, abitante a Milano in Porta Ticinese, parrocchia di Sant’Eufemia intus, e Luchino Oraboni, figlio del fu Maffiolo, abitante a Milano in Porta Nuova, parrocchia di San Bartolomeo intus.
7. 1481 marzo 8,
Milano, Curia dell’Arengo, nella camera delle udienze dei maestri delle entrate straordinarie,
ASMi, Notarile 2243, notaio Galeazzo Bolla,
Tenuto conto delle gride dei maestri delle entrate straordinarie in merito alle richieste dei creditori di Cicco Simonetta, ora gli stessi maestri delle entrate cedono a Roffino de Salla il diretto dominio di un sedime grande sito in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni Itolano con edifici, camere, solai, corti, pozzi, necessari e orto che confina da un lato con la strada detta contrada dei Visconti, dall’altro lato con i beni di Giacomino Gorini, dall’altro lato in parte con la cucina del duca della Corte dell’Arengo e con la strada di detta Corte (“in parte coquine illustrissimi domini domini ducis, Curia Arengi et in parte strate dicte Curie”), e in parte con i beni tenuti a fitto dagli Arienti dal detto Cicco Simonetta, e dall’altro lato con i beni di Ambrogio Visconti. Sul quale sedime pagavano un fitto di 106 fiorini i fratelli Bartolomeo e Raffaele Perego, come risulta da un documento di ricognizione rogato dal notaio milanese Marco Perego.
Roga il documento il notaio Galeazzo Bolla.
Sono presenti come pronotai Cristoforo Besozzi, figlio di Beltrame, abitante a Milano in Porta Orientale, parrocchia di San Primo; Giovanni Giacomo Pozzobonelli, figlio di Antonio, abitante a Milano in Porta Ticinese, parrocchia di San Vittore al Pozzo.
Compaiono come testimoni Leonino Biglia, figlio di Giacomo, abitante a Milano in Porta Nuova, parrocchia di San Vittore ai Quaranta Martiri, Pietro Casati, figlio del fu Bernado, abitante a Milano in Porta Orientale, parrocchia di Santa Maria alla Passerella, magister Antonio Brivio, figlio del fu Agostino, abitante a Milano in Porta Orientale, parrocchia di San Giorgio al Pozzo.
8. 1481 marzo 30,
Milano in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni Itolano, in casa dei fratelli Perego,
ASMi, Notarile 2243, notaio Galeazzo Bolla,
Rossino della Sala, figlio del fu Antoni, abitante a Sartirana, vescovado di Pavia, riconosce come affittuari i fratelli Bartolomeo e Raffaele Perego, figli del fu Ambrogio, abitante a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni Itolano, di una proprietà acquisita attraverso un rogito del notaio Galeazzo Bolla come risarcimento dei crediti vantati da Rossino della Sala nei confronti di Cicco Simonetta condannato e confiscato dei beni.
Atto rogato dal notaio Galeazzo Bolla.
Sono presenti come pronotai Giacomo Filippo Panzi, figlio di Francesco, abitante a Milano in Vercellina, parrocchia di Santa Maria alla Porta, e Guidone Undegardi, figlio del fu Giovanni Antonio, abitante a Milano in Porta Nuova, parrocchia di San Bartolomeo intus.
Compaiono come testimoni Francesco Pasquali, figlio di Gregorio, abitante a Milano in Porta Nuova, parrocchia di San Bartolomeo intus, Leonardo Giussani, figlio del fu Giovanni, abitante a Milano in Porta Nuova, parrocchia di San Bartolomeo intus, il dottore in legge Giovanni Tommaso de Zaganis, figlio del dottore in legge Oberto, abitante a Borgofranco presso Bassignana, nel contado di Pavia.
9. 1481 marzo 30,
Milano in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni Itolano, in casa dei fratelli Perego,
ASMi, Notarile 2243, notaio Galeazzo Bolla,
Stefano Ferrari, per 15 lire e 15 soldi, Pietro da Bergamo, per 8 lire e 10 soldi, magister Giuliano per 22 lire e 5 soldi, promettono di pagare a Rossino della Sala le suddette somme entro le calende di novembre.
Atto rogato dal notaio Galeazzo Bolla.
Sono presenti come pronotai Giacomo Filippo Panzi, figlio di Francesco, abitante a Milano in Vercellina, parrocchia di Santa Maria alla Porta, e Guidone Undegardi, figlio del fu Giovanni Antonio, abitante a Milano in Porta Nuova, parrocchia di San Bartolomeo intus.
Compaiono come testimoni Francesco Pasquali, figlio di Gregorio, abitante a Milano in Porta Nuova, parrocchia di San Bartolomeo intus, Leonardo Giussani, figlio del fu Giovanni, abitante a Milano in Porta Nuova, parrocchia di San Bartolomeo intus, il dottore in legge Giovanni Tommaso de Zaganis, figlio del dottore in legge Oberto, abitante a Borgofranco presso Bassignana, nel contado di Pavia.
10. 1481 marzo 30,
Milano, in casa del notaio Galeazzo Bolla.
ASMi, Notarile 2243, notaio Galeazzo Bolla,
Rossino della Sala, figlio del fu Antonio abitante a Sartirana, vescovado di Pavia, per il diretto dominio, e Bartolomeo e fratelli Perego, figli del fu Ambrogio, abitanti a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni Itolano per il naturale possesso e i miglioramenti, vendono congiuntamente a magister Stefano Ferrari, figlio del fu Francesco, abitante a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni Itolano, per il prezzo di *** *** ***, una bottega su strada con due volte che era un tempo formata da due botteghe, con due mezzanelli ora ridotto in uno dietro alla bottega, una cantina e un’altra piccola cantina sotto terra, una “caminata” dietro la bottega con sopra una camera e relativo solaio, due camere site sopra la bottega ciascuna con camino e affacciate sulla loggia della corte, con “caseolo” nella corte e sua baltresca superiore, e pozzo, il tutto sito nel sedime di San Giovanni Itolano e confinanti da un lato con la strada, ovvero la contrada dei Visconti, dall’altro lato con i beni affittati dai Perego a Pietro da Bergamo, dall’altra con i beni dei Perego e di Rossino venditori, dall’altro con i beni già tenuti a fitto da Gregorio Busti e ora da Carlo Magenta, sui cui beni l’acquirente paga un fitto di 25 fiorini e 4 soldi ai fratelli Perego.
La transazione avviene tenendo conto della documentazione pregressa relativa al sedime, ovvero: che gli spettabili Azzone, Gasparino e Guiniforte fratelli Visconti, figli del fu spettabile milite Gaspare affittarono un canone annuo di 147 fiorini a Cristoforo Corio l’intero sedime grande di San Giovanni Itolano, come risulta da un documento rogato dal notaio Cristoforo Tanzi; che Cristoforo Corio locò a Stefano Ferrari una parte di detti beni corrispondenti a un fitto annuo di 86 fiorini, come risulta da un documento rogato dal notaio milanese Cristoforo Tanzi; che Stefano Ferrari morì lasciando erede Martino Ferrari suo figlio legittimo; che Guiniforte Visconti morì lasciando erede Azzone e Gasparino suoi fratelli; che Azzone vendette a Bartolomeo e fratelli Perego la metà indivisa del sedime, come risulta da un documento rogato dal notaio milanese Giacomo Perego; che Cristoforo Corio vendette a Bartolomeo e fratelli Perego i miglioramenti realizzati sul sedime, come risulta da un documento rogato dal notaio milanese Giacomo Perego; che Martino Ferrari, figlio del fu Stefano, affittò a Bernardino Arcuri, figlio del fu Ambrogio, una bottega su strada che era la terza andando verso il ponte del Bottonuto che si deve dividere in due botteghe, con mezzanello e “caminata” dietro la bottega e le camere superiori, secondo stima dell’ingegnere magister Giovanni della Porta e per il fitto di 8 ducati del valore di 4 soldi a ducato, come risulta da un documento rogato dal notaio milanese Franceschino Zerbi; che a seguito di stima fatta dall’ingegnere Giovanni della Porta la bottega è assegnata a Bernardino Arcuri; che Martino Ferrari affittò alcuni beni già a lui locati da Cristoforo Corio a Giovanni Gavanti per il prezzo di 14 ducati del valore di 3 lire e 14 soldi a ducato, come risulta da un documento rogato dal notaio milanese Franceschino Zerbi del 4 settembre 1460; che Martino Ferrari affittò alcuni beni già a lui locati da Cristoforo Corio a Pietro da Bergamo per il prezzo di 6 ducati del valore di 3 lire e 14 soldi a ducato, come risulta da un documento rogato dal notaio milanese Franceschino Zerbi del 4 settembre 1460; che Martino Ferrari vendette a Giovanni Gavanti, Pietro da Bergamo e Bernardino Arcuri una parte indivisa dei miglioramenti realizzati sui detti beni, come risulta da un documento rogato dal notaio milanese Franceschino Zerbi del 4 settembre 1460; che Bartolomeo e Raffaele Perego vendettero a Pietro da Bergamo e Bernardinorcuri alcuni beni indivisi del valore di 50 fiorini che erano stati affittati ai Ferrari, come risulta da un documento rogato dal notaio milanese Franceschino Zerbi del 12 novembre 1460; che Gasparino Visconti vendette Giovanni Meleti da Ponsano il diretto dominio di metà del sedime su cui pagavano un fitto di 50 fiorini e 16 soldi i fratelli Perego, come risulta da un documento rogato dal notaio milanese Pietro Motta; che i fratelli Perego vendettero i loro diritti sul sedime a Giacomo da Bellano e che lo stesso contestualmente affittò per 52 fiorini ai fratelli Perego la stessa proprietà, come risulta da un documento rogato dal notaio milanese Bartolomeo Omati; che Bernardo Arcuri vendette a magister Stefano Ferrari una bottega su strada con due mezzanelli dietro, cantina e piccola cantina sotto terra, “caminata” dietro alla bottega e camera sopra la “caminata” con sopra un solaio, una camera foderata di assi e due camere sopra la bottega con dentro camino e davanti alla loggia, con un “caxeolo” costruito nella corte con sopra una baltresca, pocco e due luoghi necessari, il tutto sito in un sedime nella parrocchia di San Giovanni Itolano che confinava da un lato con la strada, dall’altro con i beni tenuti a fitto da Pietro da Bergamo, dall’altro lato con i beni dei fratelli Perego, dall’altro in parte con i beni affittati a Gregorio Busti e con quelli dei fratelli Perego, sui cui beni Bernardo Arcuri pagava un fitto di 25 lire e 4 soldi imperiali, con licenza di Giovanni Meleti, Giovanni Pietro e Giovanni Antonio da Bellano, figli del fu Giacomo, nonché Bartolomeo da Perego, come risulta da un documento rogato dal notaio milanese Giovanni Antonio Castiglioni del 23 marzo 1474; che il fitto livellario dovuto dai fratelli Perego a Giovanni Meleti per il canone annuo di 53 fiorini e mezzo e al defunto Giacomo da Bellano per il canone annuo di 52 fiorini pervennero entrambi a Cicco Simonetta, come risulta da un documento rogato dal notaio milanese Marco Perego; che i beni di Cicco Simonetta furono confiscati dalla camera ducale e assegnati a Rossino della Sala, come risulta da un documento rogato del notaio milanese Galeazzo Bolla del giorno 8 marzo 1481; che Rossino della Sala riconobbe come affittuari i fratelli Bartolomeo e Raffaele Perego, come risulta da un documento rogato del notaio milanese Galeazzo Bolla del giorno odierno.
Roga il notaio Galeazzo Bolla.
Sono presenti come pronotai Giovanni Angelo Fossati, figlio di Antonio, abitante a Milano in Porta Ticinese, parrocchia di San Giorgio al Palazzo, e Giovanni Antonio da Maccagno, figlio di Paolo, abitante a Milano in Porta Ticinese, parrocchia di San Michele alla Chiusa.
Compaiono come testimoni Arrigolo da Gorgonzola, figlio del Manfredo, abitante a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni Itolano, Paolino da Villa, figlio del fu Pietro, abitante a Milano in Porta Comasina, parrocchia di San Protasio in Campo, e Pagano Ramponi, figlio del fu Ambrogio abitante a Castano, pieve di Dairago.
11. 1481 marzo 30,
Milano, in casa del notaio Galeazzo Bolla.
ASMi, Notarile 2243, notaio Galeazzo Bolla,
Rossino della Sala, figlio del fu Antonio, abitante a Sartirana, vescovado di Pavia, per il diretto dominio e civile possesso dei beni affittati ai fratelli Bornago, e Bartolomeo e Raffaele Perego, figlio del fu Ambrogio, abitanti a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni Itolano, per il naturale possesso e i miglioramenti dei beni affitatti ai Bornago, vendono per il prezzo di *** *** *** al magister Giuliano da Sondrio, figlio del fu Pellino, abitante a Milano in Porta Vercellina, parrocchia di Santa Maria Segreta, i beni su cui pagano un fitto Giovanni Gavanti e i fratelli Bornago, consistenti in una bottega su strada con due volte, camere in solaio, cantina, cortile, pozzo in comune con Pietro da Bergamo, luogo tenuto a cortile e altre pertinenze, site in un sedime in San Giovanni Itolano, confinante da un lato con la strada detta contrada dei Visconti, dall’altro lato con i beni dei fratelli Perego affittati a Pietro da Bergamo, dall’altro con i beni degli eredi del defunto Aloisio Visconti di Saronno, sui cui beni i fratelli Bornago pagavano un fitto di 25 fiorini.
Roga il notaio Galeazzo Bolla.
(Pronotai e testimoni come nel documento precedente).
12. 1481 marzo 30,
Milano, in casa del notaio Galeazzo Bolla.
ASMi, Notarile 2243, notaio Galeazzo Bolla,
Rossino della Sala, figlio del fu Antonio, abitante a Sartirana, vescovado di Pavia, per il diretto dominio e civile possesso, e Bartolomeo e Raffaele Perego, figlio del fu Ambrogio, abitanti a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni Itolano, per il naturale possesso e i miglioramenti, vendono per il prezzo di *** *** *** vendono a Pietro da Bergamo, figlio del fu Giacomo, abitante a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni Itolano, il residuo del diretto dominio e miglioramenti già affittati dai Perego a Pietro da Bergamo, ovvero una bottega che prima era la porta principale del sedime, con una “caminadella” con mezzanello dietro la botega e i superiori fino al tetto, nonché una bottega nuovamente realizzata sotto la bottega, in un sedime con bottega, “caminadella”, mezzanello, camere, solai, corte e “caxeolo” fatto un anno prima e pozzo tenuto in comune con i Bornago, sito in San Giovanni Itolano, che confinava da un lato con la strada, detta contrada dei Visconti, dall’altro con i beni degli eredi del defunto Aloisio Visconti di Saronno, dall’altro con i gli altri beni dei fratelli Perego, e ora confina da un lato con la contrada dei Visconti, dall’altro con i beni venduti oggi al magister Stefano Ferrari, dall’altro con i beni dei Bornago e dall’altro con i beni dei fratelli Perego.
Roga il notaio Galeazzo Bolla.
(Pronotai e testimoni come nel documento precedente).
13. 1484 maggio 14,
Milano, Broletto Nuovo,
ASMi, Notarile 1262, notaio Marco Perego; Ivi, 1932, notaio Antonio Bombelli,
Bartolomeo e Raffaele Perego, figli del fu Ambrogio, abitanti a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni Itolano, si accordano con il magister Giuliano da Sondrio, figlio del fu Pietro, abitante nella stessa porta e parrocchia, per la cessione da parte di Giuliano ai fratelli Perego di 18 fiorini dei 49 fiorini e mezzo di fitto che i Perego pagavano a Rossino della Salla e ora devono a Giuliano. Con l’accordo che i Perego siano obbligati a vendere a Giuliano il diretto dominio del valore di un fitto di 20 fiorini dei 65 fiorini che pagano a Giuliano in base a un documento rogato dal notaio milanese Girolamo Marliani, e che gli stessi siano obbligati a locare a Giuliano per un canone di 100 lire annue e per dodici anni un sedime in detta porta e parrocchia dove i detti fratelli de Perego abitano che è con edifici, sala, camere, solai, cantine, cucina, corte e pertinenze confinante da un lato con la strada, dall’altro con la detta bombardera ducale in parte et in parte con i beni del detto magister Giuliano, dall’altro con i beni del detto Giuliano e dall’altro con i beni del detto Aloisio Visconti che tiene Giovanni Monte.
L’accordo è preso in base alla storia pregressa delle proprietà oggetto delle transazioni. Si attesta infatti che precedentemente secondo quando contenuto in un documento rogato dal notaio milanese Galeazzo Bolla, Bartolomeo e Raffaele de Perego aveva riconosciuto in Rossino della Salla l’aventi diritto di ricevere un fitto livellario di 100 fiorini su un sedime sito in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni Itolano con edifici, camere, solai, corte, orto e altre pertinenze, confinante da un lato con la strada detta strada dei Visconti, dall’altro con un’altra strada, dall’altro lato in parte con la bombardiera del duca (“bombardera illustrissimi domini domini ducis Mediolani”) e in parte con i beni tenuti a fitto da Stefano Ferrari, Pietro da Bergamo, Erasmo e fratelli Bornago e Gregorio Busti, da un altro lato con i beni di Cristoforo Arienti e da ultimo con i beni di Aloisio Visconti tenuti a fitto da Giovanni Monti, con un patto di cessione di una porzione di fitto pari a 18 fiorini per il prezzo di 400 fiorini. Avvenuta la cessione della quota rimase un fitto 59 fiorini e mezzo come risulta da un documento rogato dal notaio milanese Galeazzo Bolla. In seguito Rossino della Salla vendette a magister Giuliano da Sondrio il fitto di 59 fiorini e mezzo, come risulta da un documento rogato dal notaio milanese Galeazzo Bolla. Rossino affittò poi a magister Giuliano il restante fitto di 41 fiorini e mezzo restante, come risulta da un documento rogato dal notaio milanese Galeazzo Bolla. In conseguenza a queste transazioni i fratelli Perego affittarono per 65 fiorini a magister Giuliano una parte dei sedimi sopra descritti, ovvero un sedime con edifici superiori, cioè con sala e sue pertinenze e con porta respicente verso la strada dei Visconti confinante da un lato in parte con la strada detta dei Visconti e in parte con i beni tenuti a fitto da Stefano Ferrari, Pietro da Bergamo, Erasmo e fratelli Bornago e Gregorio Busti, dall’altro lato con i beni di Cristoforo Arienti, dall’altro con la cucina, cioè bombardiera del duca (“ab alia coquina seu bombarderis illustrissimi domni domini duci”), e in parte il sedime tenuto dai fratelli Prego, da un altro lato la proprietà di Aloisio Visconti tenuta a fitto da Giovanni Monti, come risulta da un documento rogato dal notaio milanese Girolamo Marliani il 30 gennaio 1482.
Rogano congiuntamente dai notai milanesi Antonio Bombelli e Marco Perego.
Sono presenti come pronotai Agostino Perego, figlio del notaio Marco, abitante a Milano in Porta Nuova, parrocchia di San Vittore ai Quaranta Martiri, e Giacomo Stefano de Peris, figlio di Battista, abitante a Milano in Porta Nuova, parrocchia di Sant’Andrea alla Pusterla Nuova.
Compaiono come testimoni Cristoforo Arienti, figlio del fu Giovanni, abitante a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni Itolano, Giacomo Bombelli, figlio del fu Pietro, abitante a Milano in Porta Vercellina, parrocchia di San Vittore al Teatro, e Francesco Mediolago, figlio di Lorenzo, abitante a Milano in Porta Vercellina, parrocchia del Monastero Nuovo.
