Palazzo dei Visconti di Brignano-San Giorgio (già domus di Regina della Scala)
Edoardo Rossetti
(edificio scomparso)
Milano, porta Romana, parrocchia di San Giovanni in Conca
Milano, Piazza Missori
Passaggi di proprietà:
- ante 1354, canonica di San Giovanni in Conca ante 1384, Regina della Scala
- ante 1450, camera ducale e cappellania di San Giovanni Evangelista in San Giovanni in Conca
- 1450-1710, Visconti di Brignano, ramo dei marchesi di San Giorgio in Lomellina
- 1710-1778, eredi Biglia dei Visconti di San Giorgio 1778-1787, famiglia Andreani (ospita il teatro ligneo provvisorio in attesa del completamento della Cannobiana e della Scala; nel contempo sono ospitate qui le collezioni d’arte del conte Firmian)
- post 1787, Francesco Carlone e altri
Bibliografia: Rossetti 2014; E. Rossetti, in Museo 2012-2015, pp. 428-429, schede nn. 1383, 1384; Rossetti 2021; Rossetti 2022.
Con il vicino palazzo degli Sforza di Caravaggio il palazzo costituiva una delle emergenze della corte di Bernabò Visconti.

- 1449 giugno 19
Milano, in Curia dell’Arengo
ASMi, Notarile 514, notaio Ambrogio Cagnola, c. 727r-v; Ivi, Sforzesco 18, notaio Cristoforo Cagnola;
Natale 1981, pp. 202-203, doc. n. 9; Rossetti 2014, pp. 22-23.
Galeotto Toscani, Innocenzo Cotta e altri investitori dividono i beni che i deputati della Repubblica Ambrosiana hanno venduto a Teodoro Bossi, tra i quali si annoverano: “item zardinum unum seu spacium unum terre muratum circum circa iacentes in Mediolani, in Porta Romana, in parochia Sancti Iohannis ad Concham, ubi iam fuit curia sive domus domini domini Bernabovis de Vicecomitibus, cui coheret a duabus partibus strata, ab allia in parte strata et domus que sunt quondam domine Regine ollim uxoris prefati domini Bernabovis infrascripta, et in parte ecclesia Sancti Iohannis ad Concham et in parte strata, et ab allia [spazio bianco] perticarum trigintatrium, tabullarum tres, pedes unius et onze decem. Item sedimen unum icentes ut supra contiguum suprascripto zardino seu spatio terre murato ut supra ubi habitabant prefata domina Regina quod est cum hedefitiis, cameris, sollariis, canepa una magna subtus terram et zardino uno murato a tribus partibus, cui coheret a duabus partibus strata, ab allia zardinum suprascriptum quondam domini Bernabovis, et ab allia zardinum suprascriptum quondam domini Bernabovis, et ab allia ecclesie Sancti Iohannis ad Concham ut supra, exceptum casamento quod de presenti tenetur per presbiterum dicte ecclesie”.
- 1449 giugno 30
ASMi, Notarile 891, notaio Giovanni Girami.
I deputati della Repubblica Ambrosiana vendono ai frati del monastero di San Pietro di Viboldone metà di un sedime sito in Porta Romana, parrocchia di San Nazaro in Brolo intus, “ubi dicitur ad Montanea” e in particolare la metà tenuta da Baldassarre de Coderoncho dal palo piantato nel sedime fino al fosso della città di Milano, mentre l’altra metà è stata ceduta a Erasmo Trivulzio, confinante da un lato con la piazza dove si fa il mercato dei cavalli, dall’altro con i beni del Trivulzio, dall’altro lato con il muro della città di Milano e da ultimo con la casa che abitava il conte Guido Torelli mediante la strada del valore di 4500 fiorini; e inoltre 16 pertiche di terra nella curia di Bernabò Visconti sita in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni in Conca, cioè il terreno della parte inferiore della curia andando verso nord, confinante da un lato la crocetta di Porta Romana al Bottonuto, dall’altro la strada che porta a San Giovanni Itolano, dall’altro lato la strada e la chiesa di San Giovanni in Conca e la casa contigua alla chiesa con il suo orto già abitata da Regina della Scala, dall’ultimo lato con la restante parte della curia di Bernabò del valore di 50 fiorini per pertiche per un totale di 800 fiorini.
- 1450 giugno 16
Lodi
ASMi, Culto p.a. 399, Benefici, Comuni, Milano, Santi Giovanni diversi.
Francesco Sforza concede a Carlo Pirovano, rettore di San Giovanni in Conca, di potere trasferire a Sagramoro Visconti la locazione e l’eventuale proprietà, in cambio di un bene di eguale valore, di un sedime “qui ante edificationem aulae seu curie que curia domini Bernabovis vulgariter nominabatur et in qua curia predicta ecclesia Sancti Iohannis clausa erat et que curia a nonnullis annis citra destructa fuit, erat quoddam sedimen contiguum predicte ecclesie Canonica nominatus ut per instrumentum antiquissimus demonstratur ut pro constructe dicte curie seu aule pars predicti sediminis distructa fuit seu dirupta tempore bone memorie illustri quondam Bernabovis Vicecomitis tunc Mediolani ducis et loco ipsius destructionis alia edificia facta fuere quod quidem sedimen cum alternatis bonis tenutum fuit per illustrissima quondam dominam Reginam della Scala tunc consortem predicti domini Bernabovis dum ageret in humanis et successure per illustrissimes dominos Vicecomites”.
- 1450 settembre 17
Milano
ASMi, Culto p.a. 399, Benefici, Comuni, Milano, Santi Giovanni diversi; ivi, Archivio Andreani, Sormani, Verri 405; ASDMi, Sezione X, Milano, Sant’Alessandro in Zebedia, vol. IV, fasc. 5, 1554 novembre 3 (promemoria del livello detto la Canonica);
Rossetti 2014, pp. 25-26.
Con il consenso di Zanotto Visconti, vicario arcivescovile, Carlo Pirovano, rettore di San Giovanni in Conca, e Bartolomeo Parravicini, cappellano di San Giovanni in Conca, locano in perpetuo per il fitto di 31 fiorini, con l’accordo di poter effettuare una permuta per la totale cessione del sedime in cambio di un bene che renda almeno 32 fiorini, a Sagramoro Visconti, figlio del fu Leonardo, abitante a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni in Conca, il sedime detto la Canonica; il tutto con il consenso di una lettera ducale del 16 giugno 1450. I due religiosi attestano che “quod ante edificatione talem seu curiae, que curia domini Bernabovis vulgatiter nominabatur et in qua curia predicta ecclesia sancti Iohannis clausa erat, et que curia a nonnullis annis citra distructa fuit certa quoddam sedimen contiguus dicte ecclesie canonica nominatum ut per instrumentum antiquissimum demonstratur et constructione dicte curiae seu tale pars dicti sediminis distructa fuit et dirupta tempore bonae memorie illustrissimi quondam Bernabovis Vicecomitibus tunc ducis Mediolani, et loco ipsius distructionis alia edificia facta fuisse quod quidem sedimen cum alternatis bonis tentum fuit per illustrissima quondam dominam Reginam della Scala tunc consortem predicti dominis Bernabovis dum ageret in humanis et sui successore per illustr. dominos Vicecomitibus cum solutione florenorum viginti singulo anno ecclesiae predictae quod sedimen magna indiget reparatione et a nonnullis annis citra neglectum est et negligitur nec alia solutio facta fuit et quod repertas fuit spectabilis et egregius miles dominus Segramorus de Vicecomitibus filius quondam Leonardi qui se obtulit et offert cuiusmodi bona in emphiteusim nomine dicte ecclesiae accipere et illud reparari facere et pietate seu facere per se suosque heredes et successores”. Il sedime è descritto come “cum suis iuribus edificiis, cameris, solariis curte, brolio, puteo, canepis et aliis suis iuribus et pertinetiis cui coheret ab una parte suprascripta ecclesia et domus sacerdotalis dicte ecclesie, ab alia brolium ubi consueverat esse domus illustrissimi domini Bernabovis Vicecomitis et ab aliis duabus partibus strata”. Roga il notaio Beltramino Carcano.
- 1463 luglio 5
Tivoli
Archivio Segreto Vaticano, Registra supplicationum, 565, cc. 294r-v;
Beatissime pater 2007, pp. 576-577, doc. 1512. Tenuto conto che parte di un sedime contiguo a San Giovanni in Conca era stato distrutto per essere incluso nella curia di Bernabò Visconti e su di esso erano stati costruiti edifici assegnati a Regina della Scala e in seguito destinati ad altri membri della famiglia Visconti dietro il versamento di un fitto annuo di 20 fiorini, nonché visti gli atti con i quali Corrado Pirovano e Bartolomeo Parravicini hanno concesso il sedime in fitto, con patto di permuta, a Sagramoro Visconti, ora lo stesso Sagramoro che ha eseguito migliorie all’immobile chiede la conferma apostolica al documento di investitura.
- α 1463 luglio 9
Roma
ASMi, Archivio Sormani, Andreani, Verri 405 (notizia del documento).
Bolla di papa Pio II in risposta alla supplica di Sagramoro Visconti.
- 1473 giugno 22
Milano
ASMi, Archivio Sormani, Andreani, Verri 405 (notizia del documento).
Il rettore della chiesa di San Giovanni in Conca rilascia ricevuta di pagamento per i fitti pregressi dovuti per il sedime in cui abitano Francesco Bernardino, Leonardo e Giovanni Giacomo Visconti figli del defunto Sagramoro.
- 1517 aprile 17
Milano
ASMi, Feudi Camerali p.a. 116; roga il notaio Stefano Saronni.
Divisione dei beni tra Estorre, Bernabò, Pallavicino e Ottone Visconti figli del defunto magnifico Francesco Bernardino di Sagramoro Visconti, rogato dal notaio Stefano Seroni. Tra le proprietà è ricordata la “domus de Mediolano cui coheret a duabus partibus strata, ab alia Iohanni Ambrosii de Latuada in parte et in parte illorum de Clivate et ab alia ecclesia Sancti Ioanni ad Concham Mediolani parte et in parte strada, con il fitto di 32 soldi per la cappellania istituita da Bernabò Visconti sull’altare maggiore della chiesa dedicato a San Giovanni Evangelista”.
- 1533 settembre 21
Milano, Porta Romana, San Giovanni in Conca
ASMi, Feudi Camerali, p.a. 115 (copia anche in 116);
Rossetti 2013, pp. 36-37.
Inventario per confisca dei beni di Pallavicino Visconti figlio di Francesco Bernardino e vescovo di Novara: “in Milano […] teste 2 de marmoro in una tavorella, quadri 2 uno ha depinto Nostra Dona, l’altro Lucretia romana”.
- circa 1535
Bernardino Arluno, Historia Mediolanesis ab urbe condita ad sua usque tempora, Milano, Archivio Storico Civico e Biblioteca Trivulziana, Triv. 706, Triv. c. 65v; Milano, Veneranda Biblioteca Ambrosiana, ms. A 114 inf., c. 73r. Bernardino Arluno ricorda che rimangono scarse o nulle vestigia del palazzo di Bernabò, ora diviso tra le capaci dimore di Giovanni Francesco Marliani e Francesco Bernardino Visconti.
- 1548 giugno 8
Milano
ASMi, Notarile 7288, notaio Aloisio della Croce. Gaspare Visconti, figlio del fu Bernabò (già regio capitano e regio ciambellano), abitante a Milano in Porta Vercellina, parrocchia del Monastero Nuovo, vende per il prezzo di 150 scudi d’oro a suo fratello Galeazzo Visconti, abitante a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni in Conca, la quarta parte di beni mobili conservati da Girolamo Branchi e già nel palazzo di San Giovanni in Conca. Tra questi figurano oggetti d’argento, velluti, broccati e undici pezzi di tappezzerie.
- 1548 dicembre 4
Milano
ASMi, Notarile 7288, notaio Aloisio della Croce; ivi, Archivio Sormani, Andreani, Verri 405 (notizia del documento).
Gaspare Visconti, figlio del fu Bernabò, abitante a Milano in Porta Vercellina, parrocchia di San Nazaro alla Pietrasanta, vende a suo fratello Giovanni Battista Visconti, abitante a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni in Conca, il sedime comune indiviso con gli altri fratelli Galeazzo e Ottaviano, sito a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni in Conca e descritto con tre cortili, un viridario seu giardino, camere, solai, cantine, stalle e pozzi, confinante da due lati con la strada, da un lato in parte con la casa del rettore di San Giovanni in Conca e in parte con la chiesa di San Giovanni in Conca, dall’ultimo lato con i frati del monastero di San Giovanni in Conca, per il prezzo di 3300 lire imperiali e con l’onere di pagare un fitto di 31 fiorini al rettore della chiesa di San Giovanni in Conca; contestualmente cede anche il dazio del sale e della carne di San Giorgio Lomellina per un reddito annuo di 60 lire imperiali al prezzo di 672 lire imperiali, 2 denari e 4 soldi.
- 1551 luglio 17
Milano
ASMi, Notarile 7288, notaio Aloisio della Croce; ivi, Archivio Sormani, Andreani, Verri 405 (notizia del documento).
Ottone Visconti, figlio del fu Bernabò, abitante a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni in Conca vende al fratello Galeazzo, abitante a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni in Conca, la quarta parte del palazzo sito a Milano, Porta Romana, parrocchia di San Giovanni in Conca per il prezzo di 500 scudi d’oro ovvero di 3025 lire imperiali.
- 1551 luglio 17
Milano
ASMi, Notarile 7288, notaio Aloisio della Croce; ivi, Archivio Sormani, Andreani, Verri 405 (notizia del documento).
Giovanni Battista Visconti, figlio del fu Bernabò, vende al fratello Galeazzo metà del palazzo sito a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni in Conca del valore di 6050 lire imperiali; Giovanni Battista Visconti dichiara che una quarta parte dell’edificio era già di sua proprietà in virtù della divisione dei beni paterni e che la restante quarta parte l’ha acquistata.
- 1551 ottobre 16
Milano
Archivio Storico del Comune di Brignano, Archivio Visconti di Brignano 1, doc. 37; roga il notaio Aloisio della Croce.
Divisione dei beni tra Giovanni Battista, Galeazzo, Gaspare e Ottone Visconti, figli di Bernabò di Francesco Bernardino Visconti.
- 1567 agosto 9
Milano
ASDMi, Sezione X, Milano, S. Alessandro in Zebedia, vol. IV, fasc. 1, c. 3r.
Lanzeni 2003 p. 58; Rossetti, 2014, p. 28 nota 72.
Visita pastorale di San Carlo Borromeo alla chiesa di San Giovanni in Conca; nella descrizione delle strutture intorno alla chiesa è anche ricordata una porzione di muro facente parte, un tempo, della cortina che circondava tutta la piazza e che i padri carmelitani avrebbero voluto quanto prima far demolire, in questo fortemente ostacolati dai Visconti di Brignano del vicino palazzo, asserendo che il muro fosse di loro proprietà.
“Extat, a leva egrediendo templum, domus dicti monsterii quae locatur laicis, et ad illam accessiatur per ipsum pasquerium, et e domo praedicta secus stratam eminet pars parieti grossi quem, dum patres monasterii praedicti dirrui facere vellent tamquam proprium, Magnifici Domini Vicecomites prohibuerunt minis eius demolitionem, asserentes parietem ipsum esse suum, videtur quod dictus paries alias cingeret totum ipsum pasquerium de versus statam ex fundamentis circumdantibus illud recta linea adhuc extantibus iuxta terram”.
- 1597 aprile 5
Milano
ASMi, Notarile 22615, 1597 aprile 5, notaio Giovanni Battista Bagutti.
Giovanni Antonio Pellizzeri, figlio del fu Lorenzo, abitante a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni in Conca, agente come procuratore di Galeazzo Visconti, condomino di Pagazzano in Gera d’Adda, affitta a Desiderio Merzagora, capitano di giustizia di Milano, abitante a Milano in Porta Ticinese, parrocchia di San Sebastiano, il sedime del Visconti sito a Milano in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni in Conca, descritto con edifici inferiori e superiori, camere, solai, cortili e viridario, confinante da tre lati con la strada e da un lato con i frati di San Giovanni in Conca; la locazione si intende per cinque anni e per un canone di fitto annuo di 1300 lire imperiali.
- 1597 aprile 5
Milano
ASMi, Notarile 22615, 1597 aprile 5, notaio Giovanni Battista Bagutti.
La locazione del palazzo di Galeazzo Visconti in San Giovanni in Conca è prorogata per un anno. Inserita procura del 24 marzo 1597 (notaio Agostino Vitali) con la quale il Visconti incarica di locare il pallatium sito in Porta Romana.
- 1616 ottobre 20
Milano
ASMi, Notarile 22050, notaio Ferrante Dossena.
Valerio Ratti, figlio del fu Cristoforo, abitante a Milano, in Porta Romana, parrocchia di San Giovanni in Conca, agente a nome di Ercole Visconti, feudatario di San Giorgio in Lomellina, concede ai frati carmelitani di San Giovanni in Conca di costruire nelle stanze dietro l’abside di San Giovanni in Conca una finestra nella parete che guarda verso l’ultima corte del palazzo del Visconti entrando dalla porta principale.
- 1626 gennaio 15
Milano
ASMi, Fondo di Religione 1281, San Giovanni in Conca
Perizia di Giuseppe Oldrado, causidico collegiato, e Alessandro Mantello, coadiutore alle cause civili. I due hanno visionato la casa Visconti e poi il cortiletto dei frati: “prima entrato detto signor Oldrado nella sala grande posta a mano sinistra in terra entrando per la porta grande di detta casa; dove si è visto nella muraglia maestra verso la chiesa sudetta di Sancto Giovanni due finestre alte dal solo di detta sala d’altezza di brazza quatro et onze quattro per cadauna e le dette finestre sono di altezza di brazza quattro et onze quattro per cadauna et in larghezza di brazza due; [… nel cortiletto dei frati …]: sopra le sudette finestre vi è un altra finestra con la volta in testa […] et una pilastrata a piombo, et l’altra a musso con ornamenti di fuora verso detto giardinetto di cotto all’antica et discosto da detta finestra per brazza cinque in circa vi è un apertura di tutto il muro a morto qualsi vede esser fatta di presente […]”.
- 1635 giugno 28
Milano, Porta Romana, parrocchia di San Giovanni in Conca
ASMi, Notarile 22087, notaio Ferrando Dossena.
Inventario post mortem di Ercole Visconti († 25 gennaio 1635), figlio di Galeazzo di Bernabò Visconti; per il palazzo di Milano sono registrate le seguenti stanze: “sala grande di sopra [n. 14] […]; camera in testa alla sala [n. 10] […]; seconda camera [n. 6 1/2] […]; terza camera [n. 5-1] […]; quarta camera [n. 3] […]; sala in testa al salone che va all’appartamento delle donne [n. 15] […]; prima camera in testa detta sala [n. 16] […]; seconda camera [n. 19] […]; quarta camera [n. 20] […]; camera in testa al salone [n. 23] […]; camera che segue et tiene guardaroba [n. 24] […]; nella dispensa [n. 29] […]; nella sala grande a basso [n. 14] […]; camera in testa alla sala grande nell’entrare a mano sinistra [n. 10] […]; camera che segue [n. 11-12] […]; camera in testa alla salagrande nell’entrare a mano dritta [n. 15] […]; nella camera che segue [n. 16] […]; nella camera vicina alla cucina [n. 19-20] […]; in cucina [n. 25] […]; in tinello [n. 24] […]; in caneva [sotto 61/2 10 14 -15 16] […]; in camera segue […]; in stalla [n. 6-5] […]; nella camera del carozero […]; in carozera [n. 3] […].
- 1674
Torre 1674, p. 55 e p. 58 (Torre 1714, p. 52 e p. 54).
Carlo Torre ricorda che “questo Castriziano tempo nell’età passate non teneva d’avvanti così spaziosa piazza come di presente appare, dai laterali palagi restava oppresso, che ne’ tempi di Luchino Visconti formavano un colo, e compredetene la verità da quel grosso muro della casa, che addesso è de’ signori marchesi Visconti veggendosi imperfetto, anzi con mostra di collegamento chiamato morsa, il quale da indizio, ch’egli avvanzavasi, chiudendo la piazza, per unirsi con l’altro palagio, ora posseduto da’ signori marchesi Sforza. Questa antica fabbrica fu cominciata da Luchino Visconte, come vi dissi, e stabilita da Bernabò suo nipote entrato signore di Milano con Galeazzo II suo fratello. Ad isfuggire et odii et risse, divisero questi due fratelli tra essi loro le paterne proprietà, et essendo toccato a Bernabò il castello con le rocche di Porta Romana elesse in sua stanza questo vasto palagio, a cui fece unire un così smisurato portico, che dilungavasi egli dalla casa al castello, senza soggettarsi a sinistra malignità di stagione, quindi in que’ tempi il corso di Porta Romana non riusciva, né così spazioso, né così colmo di case, essendo la maggior parte del suo sito occupato da portico sì visibile, fatto a più archi con gran numero di colonne, che serviva al detto precipe, come ne avvisa il Corio, per trattenersi le giornate in varii spassi, di giostre, di palii, essendo già demoliti gli antichi teatri da’ romani construtti. […] da Bernabò Visconte venne poi edifico quel lungo portico, che da sua casa dilungavasi per fino a quella innalzata rocca, che vedete con l’arco, che si tiene a’ piedi contiguo”.
- 1710 settembre 4, 5
Milano, Porta Romana, parrocchia di San Giovanni in Conca
ASMi, Notarile 38590, notaio Giovanni Carati, 1712 settembre 23 (allegato B);
Dozio 2012.
Inventario post mortem di Ercole Visconti, figlio di Galeazzo di Ercole Visconti; per il palazzo di Milano sono registrate le seguenti stanze: “prima sala abasso dentro alla porta alla sinistra [n. 10] […]; sala grande seguente [n. 14] […]; sala seguente [n. 15] […]; altra sala seguente verso il giardino picciolo et anesso alla galaria [n. 16] […]; nella saletta prima a mano dritta verso il giardinetto [n. 19] […]; altra saletta seguente [n. 20] […]; nella stanza di sopra dove dormiva il signor marchese Ercole [n. 24] […]; stanza seguente che guarda verso il giardino et la corte grande [n. 23b] […]; stanza seguente verso casa [n. 23a] […]; sala grande di sopra subito la scala grande [n. 14] […]; sala seguente [n. 10] […]; stanza che segue verso la chiesa [n. 6 1/2] […]; camera seguente verso strada [n. 5] […]; anticamera della signora [n. 15] […]; stanza seguente del poggiolo [n. 16] […]; camera famigliare delle donne [n. 19] […]; camerino in testa alla sala di udienza che va verso il giardino, dove vi è il poggiolo [n. 20] […].
- 1737
Latuada 1737, II, pp. 234-236.
Serviliano Latuada ricorda che “a questa chiesa [San Giovanni in Conca] non istava per l’addietro spianata innanzi la vasta piazza, che ora vediamo ma si univano insieme i due palaggi, quello di casa Sforza, che le sta alla destra, e l’altro, denominato la Casa de’ Cani, perché ivi Bernabò faceva conservare ed ammaestrare i suoi cani da caccia, che tuttavia si vede alla sinistra, e ritiene nell’esteriore gli indizj della sua antichità, benché al di dentro ornata di vaste scale, ben distribuiti appartamenti con gallerie di preziose pitture, ed ampio giardino come che servisse di abitazione de’ signore marchesi Visconti, de’ quali al presente ne rimase unica erede la signora contessa Biglia, nella qual casa se ne passa una sì pingue eredità. Di qua aveva principio un vastissimo portico alzato in alto, e sostenuto da molti archi, fatto eriggere dal riferito Bernabò, per passare direttamente, quanto spazio occupa il corso di Porta Romana, fino al Castello della Torretta, a suo luogo da noi descritto”.
- 1778 maggio 21
Milano, Porta Romana, San Giovanni in Conca (fig. 5)
ASMi, Notarile 45057, notaio Carlo Negri, doc. 1200.
Il conte Vitaliano Bigli agente a nome della contessa Francesca Visconti sua madre vende per il prezzo di 11.000 zecchini gigliati la casa detta dei Cani a Giovanni Mario e Paolo Girolamo Andreani, zio e nipote.
Inserita nell’atto la stima dell’11 e 12 luglio 1776. “Consegna della casa appellata de’ Cani situata sul corso di Porta Romana in vicinanza di San Giovanni in Conca di ragione dell’illustrissima casa Biglia, affittata al signor Federico Castiglioni per uso dell’interinale teatro.
<di mano divesa> Il disegno che si è accenna qui unito, non si è potuto conseguire essendo nelle mani dell’architetto signor Pieromarini.
[c. 1r] Consegna della casa appellata de’ Cani situata sul corso di Porta Romana, parrocchia di San Giovanni in Conca di ragione dell’illustrissima casa Biglia rilevata da me sottoscritto ingegnere alla presenza del signor Giovanni Battista
Locati come procuratore generale di detta casa Biglia e del signor Pietro Nosetti a nome del signor Federico Castiglioni come affittuario di detta casa.
Alla destra della medesima porta vi è portina in due ante ad uso che metteva alla rimessa [c. 1v], ma che ora resta otturata.
n. 1 = Andito successivo suolato di pietre cotte in coltello con guide di vivo, volto di cotto e pusterla vecchia in opera.
n. 2 = Segue immediatamente la corte suolata di rizzo con suo tombino nel mezzo per le acque pluviali.
n. 3 = Alla destra del descritto andito si entra in un sito ad uso di rimesse formato in tre archi di cotto, ciascuno de’ quali resta chiuso da due antoni in opera, suolo di rizzo, soffitto in due someri, travetti ed asse; scala di legno per il superiore chiusa da un’anta in opera e cinta da una parte da cesata d’asse. Ed alla sinistra di detto andito vi è tromba d’acqua formata con stanga di ferro di braza 3 circa, tirante pure di ferro, bocca di rame ed avello di vivo.
n. 5 = Segue una scuderia di sei poste divise da cinque colonne di legno. Porta d’ingresso in due ante [c. 2r] ad uso, suolo di pietre cotte in coltello con riali di vivo, soffitto in someri, travetti ed asse, gruppia al longo con rastellera all’antica, passoni, parapetto e capello di legno, suoi orecchioni e marnini, tre finestre, una colle sole ante ad uso e ferrata, l’altra con ferrata, telaro d’invetriata in due antini compiti di vetri e sue ante ad uso, e la terza col telaro d’invetriata, ed ante come sopra. Bussola per il fieno formata d’asse in tutta l’altezza della detta scuderia.
n. 6 = Altra scuderia in cui vi si entra mediante uscio in un’anta ad uso, è di nove poste con due sole colonne di legno. Suolo di pietre cotte in coltello con riali di cotto, soffitto ruscito sostenuto nel mezzo da un’argo di cotto puntellato da una colonna di legno, gruppia al lungo uguale in tutto all’antidetta, tre finestre, una nuda, le altre con ferrata ed ante vecchie in opera.
[c. 2v]
n. 6 ½ = Immediatamente dopo la detta seconda scuderia, mediante arcata di cotto, si entra in un sito di passaggio, suolato di pietre cotte in coltello con guide di vivo e soffittato di travetti ed asse.
Tale sito da la comunicazione alli seguenti luoghi.
n. 7 = Alla sinistra si entra in una cucinetta mediante uscio in un’anta ad uso, suolo di medoncini, soffitto civile in travetti ed assi, camino con soglia di vivo, cappa di cotto in telaro de legno, fornelli di cotto in tre buchi quadrati con capie di ferro, cinti da regia di ferro; soffitto d’asse sopra la metà de’ medesimi, lavandino di pietra sostenuta da spalletta di vivo, guarnerio nel muro chiuso da due ante in opera; pozzo con parapetto, morena, spalle e capello di vivo e curletto di legno in opera. Uscio chiuso da anta ad uso che mette alla seguente scaletta [c. 3r] segreta; finestre con ferrata di tondini, rete di ferro, telaro d’invetriata in quattro antini compiti di vetri, due ante vecchie in opera.
n. 8 = Segue la scala segreta formata di gradi di vivo e chiusa da uscio in un’anta ad uso.
n. 9 = Di fronte del descritto sito di passaggio, mediante porta con soglia e spalle di vivo in arco di cotto chiusa da due ante ad uso, si passa ad un cortiletto scuolato di rizzo in fine del quale vi è altra porta che mette sulla piazza di San Giovanni in Conca in arco di cotto e chiusa da due ante in opera.
n. 10 = Alla destra del detto sito di passaggio vi è una sala a cui vi si entra mediante portina in due ante religate e corniciate ad uso, suolo stillato, soffitto in tre someri, travetti ed asse dipinto all’antica, freggio dipinto a pezzi d’architettura ed istoriato a figure, camino con telaro di lustro all’antica chiuso da due antine dipinte, due finestrelle verso [c. 3v] la corte grande n. 2 con ferrata di tondini, telaro d’invetriata in quattro antini compiti di vetri ondati, due de’ quali spezzati, due ante religate e corniciate ad uso.
n. 11 = Da questa si passa ad una stanza con arcova, portina d’ingresso come l’antidetta, suolo stilato coperto di plafone dipinto a figure, freggio istoriato, camino di lustro alla francese, due finestre verso il cortino n. 9 uguali alle antecedenti ma co’ vetri lisci, ed ante snodate. Arcova con suolo come sopra coperto di asse, soffittino civile dipinto all’antica; antiporto alla genovese in tutta la larghezza della medesima in due ante compite di vetri fino all’altezza di s. 15 circa.
n. 12 = Gabinetto seguente con suolo e soffitto come nell’arcova; tre usci chiusi da antiporti in un’anta con telaro di vetri ondati compito, il primo de’ quali comunica coll’arcova, il secondo colla stanza n. 11 [c. 4r] ed il terzo da’ l’accesso alla seguente.
n. 13 = Scaletta segreta formata in gradi di vivo per li superiori.
n. 14 = Ritornasi alla sala n. 10 e da questa mediante portina con sue ante come sopra si entra in un salone con suolo stilato, soffitto in sette someri travetti e asse, camino con telaro di lustro all’antica, due medaglioni di cotto che portano due figure di rilievo e nel mezzo vi è ornato di cotto sopra cui esiste incassata l’arma Visconti formata a bassorilievo, cinque finestre tutte munite di ferrata, telaro d’invetriata in quattro antini compiti di vetri, ed a due vi sono anche le ante uguali alle già descritte, portina chiusa da due ante come sopra che mette al portico che si descriverà.
n. 15 = Sala successiva con portina d’ingresso uguale alle antidette, suolo stilato, soffitta civile dipinto [c. 4v] all’antica in tre someri, travetti ed asse fregio istoriato, camino con telaro di lustro all’antica, tre finestre verso la corte che si descriverà con telaro d’invetriata in quattro antini compiti di vetri e sue ante come alle già descritte.
n. 16 = Altra sala seguente con suolo e soffitto come nell’antidetta, freggio a medaglie e prospettive, finestra verso il seguente giardinetto con ferrata, telaro d’invetriata ed ante come sopra quattro genesse con suoi ferri per le tende sopra le quattro aperture.
n. 17 = Mediante portina chiusa da antiportino alla genovese in due antine compite di vetri, due ante ad uso come sopra, soglia, e capello di vivo con sopra mezza finestra munita di ferrata, telaro d’invetriata in due antini e due ante come sopra si passa ad un giardinetto [c. 5r] tutto cinto da muri alti; quello verso mezzogiorno resta diviso in archi, quali formano un portichetto obblungo suolato di mosaico, coperto di asse e quello verso levante è pure in piccoli archi che formano corripondenza alla già descritta parte di mezzogiorno.
Ritornati alla descritta sala n. 16 e da questa si passa alla seguente.
n. 18 = Galleria a cui si entra mediante portina munita di sue ante come nelle antidette, suolo stillato, volto di cotto dipinto ad architettura e medaglie, camino alla francese con telaro di marmo nero, soglia uguale, tre finestre verso il giardinetto descritto, con ferrata e telati d’invetriata in quattro antini compiti di vetri senz’ante e con sue genesse e ferri per le tende. In fine vi sono due ripostigli [c. 5v] chiusi da antiporti antichi, quali formano tre pezzi, ossiano ante, due mobili, l’altro fisso ciascuno con vetri ondati compiti con le cornici, guscioni e sfoglazzi adorati.
n. 19 = Dalla detta sala n. 16 si passa ad altra sala; portina d’ingresso eguale alle antidette, suolo , soffitto, freggio e due finestre verso il giardinetto il tutto uguale come nella detta sala n. 14, camino con telaro di macchia vecchia all’antica.
n. 20 = Sala successiva con porta, suolo, soffitto, freggio due finestre verso il giardinetto e camino in tutto simile all’antecedente.
n. 21 = Passadirro con porta d’ingresso simile alle antidescritte, suolo come sopra, volto di cotto con medaglia dipinta, alla sinistra portina con sopra una mezza finestra chiusa da sole ante uguali alle antidette che mette al portico esistente nel giardinetto, alla destra portina [c. 6r] uguale che da l’accesso alla scaletta che di descriverà in seguito e di fronte altra portina chiusa da antiportino alla genovese in due ante in opera compita di vetri due ante di chiudimento eguali alla già descritta soglia e capello di vivo con sopra mezza finestra munita di ferrata, telaro d’invetriata in due antini e sue corrispondenti ante.
Tale portina mette ad un portichetto suolato di cotto e coperto di due lastre di bevola, quale resta in angolo del seguente.
n. 22. Giardino grande cinto parte da muri di cinta in altezza di brazza 7 e parte da muri d’edificio.
Dalla parte di levante al di qua della cinta confinante col convento di San Giovanni in Conca vi è muro alto che finge un prospetto di casa inferiormente formato in otto archi di circa brazza 5 assicurati con altrettanti [c. 6v] chiavi di ferro. In tale muro al di sopra delli archi sudetti vi sono compartite vari finte finestre ed in cima vi è guscione he forma picol gronda coperta di terro. L’ultimo arco in angolo di levante e mezzogiorno forma un uccellera dipinta interiorimente e chiusa da una parte da telaro grande di braza 5 in quadro con rete di ferro e parapetto d’asso in altezza di braza 1 ½ e dall’altra da portina vecchia in due ante in opera di brazza 5 per brazza 2 con rete di ferro in vece dei vetri. In giro idi detto giardino vi sono sei prospetive, cinque dipinte ad architettura ed una che sta nel mezzo e ch’è più rilevata dipinta a figura. Le cinque più piccole sono formate con due lesene di cotto che sostengono il guscione pure di cotto. La più grande formata con due lesene di cotto che portano due vasi di vivo e con altre due lesene [c. 7r] più basse che portano il guscione coperto di rame e sopra del quale nel mezzo esiste un altro vaso di vivo, ed avanti a tutte le suddette prospettive vi è la sua banchetta di vivo. Alla parte di tramontana esistono dodici colonne di vivo con base e piedestallo pure di vivo quali portavano pergolato che in ora resta distrutto e li di cui legnami dalla casa Biglia sono stati levati. In fine di detto pergolato vi è un canale per l’acqua che tramanda la tromba che descriverà con avello di vivo circolare di braza 2 portato da tre pezzi di vivo. In giro poi a tre parti vi sono fissi nel muro circa 200 ramponi di ferro d’onze 4 fuori dal muro che servivano per sostegno de telari della spallature; di contro a detta prospettiva grande vi è una porta chiusa da rastello di ferro in due ante ed arabeschi [c. 7v] quale mette al seguente.
n. 23 = Portico che resta in faccia alla porta principale di ingresso formato in cinque archi sostenute da quattro colonne alla gotica solato di lastre di bevola e soffittato in sei someri travetti ed asse. Da questo si passa primieramente al
n. 24 = Luogo terreno ad uso di tinello con portina d’ingresso in due ante ad uso e telaro con antiporto compito di vetri, suolo di pianelle sotto, soffitto in travotti ed asse, due finestre verso il giardino con ferrata, telaro d’invetriata in due antini compiti di vetri e sue ante ad uso uscio che mette all’infrascritto andito chiudo da un’anta in opera, altro uscio nudo che mette alla seguente
n. 25 = Cucina suolata di cotto e soffitta in travetti ed asse, camino con soglia di vivo, fuocolare e cappa di cotto in telaro di legno, fornelli [c. 8r] in quattro buchi coperti di vivo; due finestre verso il giardino con ferrata e telaro d’invetriata come nell’antecedente, ma senza ante e con un pezzo di gelosia a quadretti a ciascheduna, piccol soffitto sopra il descritto uscio nudo.
n. 26 = Mediante portina chiusa da due ante ad uso si entra nel lavandino suolato di cotto e soffittato alla rustica, tromba che serve anche per il giardino mediante il già descritto canale con stanga di ferro di braza 5, tirante di ferro, bocca di ferro, cassa di legno, pietra d’acquarolo di braza 4, sostenuta da due spalle di cotto. Finestra uguale a quelle della cucina senza gelosia.
n. 27 = si passa immediatamente ad una scala segreta in varie andate formata di vivo per li superiori.
[c. 8v]
Ritornasi al descritto portico n. 23 ed in faccia alla porta grande mediante porta con soglia e spalle di vivo in arco di cotto con pusterla vecchia in opera si passa al seguente.
n. 28 = Andito suolato di pezzi di vivo in volto alla destra del quale vi è la scala per le cantine e successivamente il seguente.
n. 29 = Dispensa chiusa da uscio in un’anta ad uso, suolo di cotto, soffittino, due finstrelle, ciascuna con ferrata e rete di ferro e ad una telaro d’invetriata in due antini compiti di vetri, due ordini d’asse a tre parti portate da mesolette fisse nel muro.
In fine di detto andito mediante altra porta in arco di cotto chiusa da rastello di legno in due ante in opera di passa ad una
n. 30 = corte selciata di rizzo
[c. 9r]
In fine del detto portico vi è il
n. 31 = Scalone di vivo in tre andate fiancheggiato da balaustra di molera coperto di volto ed illuminato da tre finestre, ciascuna con telaro d’invetriata in quattro antini compiti di vetri.
Segueno li mezzani che restano fra il piano descritto ed il primo piano superiore; e prima scesa la scaletta n. 8, alla quale da luce una finestra con ferrata, telaro d’impenata e due ante in opera, si entra nel
Mezzano superiore di portione della cucinetta n. 7, usci d’ingresso in un’anta ad uso suolo di tavelle, soffitto in due someri, travetti ed asse, finestra con telaro d’invetriata in due antini con vetri n. 10, mancanti, due ante in opera, camino con telaro di lustro all’antica che [c. 9v] forma guarnerio con due fondi d’asse e due atine in opera per chiuderlo.
Altro mezzano superiore al rimanente della cucinetta n. 7 con uscio, suolo, soffitto uguale all’antidetto, finestrella con telato d’impanata.
Due mezzani superiori al sito di passaggio n. 6 ½ ciascuno con uscio in un’anta in opera, che comunica col primo descritto mezzano, finestra telaro d’invetriata in due antine compiti di vetri con sue ante ad uso, altra finestrella con suo telaro d’invetriata in un antino solo compito come sopra e sue ante pure ad uso.
La detta scaletta n. 8 continova per il fenile che si descriverà.
Ascesa l’altra scaletta segreta n. 27 si entra in un mezzano superiore al n. 26 e 25 quale resta dimezzato da una cesata d’ase in cui vi è [c. 10r] l’anta d’uscio, portina d’ingresso in due ante in opera, suolo di medoncini, soffitto rustico in bastardotti ed asse, uscio in una anta ad uso che mette ad un luogo comune, finestra verso il giardino con ferrata, telaro d’invetriata in due antini compiti e due ante ad uso, altra finestra uguale all’intedetta, ma senza telaro d’invetriata.
Segue altro mezzano superiore al tinello n. 24, suolo come sopra, soffitto in un somero, travetti ed asse, quale resta puntellato da una colonna di legno, finestra colla sola ferrata e rete di ferro, uscio in un’anta ad uso che mette ad un vestibolo.
La detta scaletta n. 27 prosegue per i primi e secondi superiori.
Si ritorna alla già descritta rimessa e ascesa la scala di legno si perviene al mezzano superiore [c. 10v] della medesima rimessa n. 3, suolo di pianelle, soffitto in due someri, travetti ed asse, due finestre verso il giardino con ferrata, telaro d’invetriata in due antini e sua ante ad uso.
Segue il piano nobile superiore.
Asceso lo scalone marcato al n. 31, di faccia al medesimo, mediante porta chiusa da due ante religate e corniciate in opera, si entra in un’anticamera superiore al salone n. 14; suolo stillato, soffitto in sette someri, travetti ed asse, camino di molera all’antica, quattro finestre, ciascuna con telaro d’invetriata in quattro antini compiti di vetri parte ondati e parte lisci essendone uno rotto.
Dalla detta anticamera risvoltandosi alla sinistra mediante portina uguale alla descritta si passa ad una ringhiera che resta a tramontana [c. 11r] della descritta corte n. 2; è portata da soloni di legno, suolata di cotto con parapetto di ferro, piantoni e tiranti di ferro e coperta da ala di tetto.
In fine della medesima, mediante portina uguale alle antidette, si passa ad una sala superiore alla stalla n. 5; con suolo di pianelle, soffitto in due someri, travetti ed asse all’antica, freggio dipinto, due finestre una verso strada, altra verso corte; con solo telaro d’invetriata senz’antini e quattro ante per ciascuna ad uso; due piccoli usci chiusi da ante ad uso uno che mette ad un vestibolo l’altro ad un luogo comune.
Stanza successiva superiore all’andito di porta n. 1; con porta d’ingresso, suolo e soffitto come sopra, due finestre l’una verso corte l’altra verso strada, la prima con telaro [n. 11v] all’impanata in quattro antini con tela e con ante ad uso, l’altra con telaro d’invetriata in quattro antini due de quali mancanti li due esistenti con vetri tripartiti a disegno ma quale tutti rotti due ante in opera.
Altra stanza superiore alla rimessa n. 3; con portina, suolo e soffitto come sopra, due finestre verso il giardino con telaro d’impanata in quattro antine e sue ante a uso, poggiolo con soglia di vivo quadrilonga, parapetto di segia all’antica, antiportino vecchio in due ante senza vetri, ne ferramenti, due ante de chiudivento in opera, capello di vivo con sua mezza finestra, che ha il telaro d’impanata in due antini con due ante per chiuderla.
Ritornasi alla sala superiore del n. 5 e da questa si passa al fenile superiore dello stallone n. 6, portina d’ingresso come sopra, per suolo servano [c. 12r] le asse del soffitto inferiore, coperto a tetto con finestrone nudo verso strada.
Porzione di questo fenile resta soffittata e cinta d’asse per disimpegnare la detta sala dalla seguente.
Stanza superiore alla cucinetta n. 7 e sito di passaggio n. 6 ½ porta d’ingresso come l’antidetto suoloe soffitto come sopra un fregio dipinto ad arabeschi, camino all’antica con telaro di lustro, portina verso la descritta loggia come l’andidetta con capello di vivo e sopra mezza finestra con ferrata, telaro d’investriata in due antini compiti di vetri a disegno due ante ad uso; uscio che mette alla scaletta n. 8 in un’anta ad uso due finestre con ferrata telaro d’invetriata in quattro antini compiti di vetri ondati con sue ante in opera, altra simile ma che ha li vetri [c. 12v] rispetto in due antini lisci gli altri due a disegno.
Mediante altra portina simile alle già descritte si entra in altro superiore del n. 10, suolo soffitto e fregio come nell’antidetta, quattro finestre con telaro d’invetriata in quattro antini senza vetri e sua ante di chiudimento in opera ma in mal essere, camino di lustro all’antica altra portina simile verso la già descritta anticamera.
Si ripassa a medesima anticamera e da questa si entra in una sala superiore al n. 15; portina uguale alle antedette suolo come sopra soffitto in tre someri travetti ed asse camino come nell’antecedente, tre finestre verso il cortino n. 30, ciascuna con telaro d’invetriata in quadro antini compiti di vetri e sue ante ad uso, mezza finestra che guarda d’un tetto chiusa [c. 13r] da due ante in opera.
Sala seguente superiore al n. 16; suolo di pianelle coperta di plafone dipinto con medaglia istoriata, fregio pure istoriato, lambriso a corpetti; due poggioli verso il giardinetto con soglia di vivo e parapetto di ferro ad arabeschi; gelosia alla genovese in due ante in opera antiportino alla genovese in due antini con sette cristalli per caduna, sue ante religate corniciate incassate nel muro; con suo soffitto di legno corrispondente controtelaro corniciato, in tutta l’altezza dell’apertura, genesse con cornici e ferro per le tende, restando tute le cornici dell’antiportino, ante, contorno, telaro e genesse adorate; sei antiporti intelarati e corniciatti con telaro de porta il sopraporto pure corniciatto con quadro dipinto nel mezzo pure corniciato e [c. 13v] dorato. Cornici al freggio e labriso dorate per le tapezzerie. Camino alla francese con soglia di lustro, telaro pure di lustro in cui vi sono incassati varii pezzi di pietre orientali.
Mediante portina munita di due ante snodate riligate e corniciate con suo contro telaro come sopra e con gineffa e ferro per la tenda come sopra si passa alla capella superiore, a poca parte del 18; suolo come sopra fatta in volto illuminata da due finestrelle, ciascuna con telaro d’invetriata compito e ad una vi è anche la ferrata, bradella sagomata di noce, mensa di cotto coperta con assa in cui vi è incassata la pietra sacra, cornice a vernice che cinge la detta mensa, gradino di legno a macchia con cornici dorate.
Ritornasi all’antidetta sala e da questa si passa all’altra stanza sopra il n. 19; suolo [c. 14r], plafone e due poggioli simili alli suddetti, due antiporti d’uguale fattura, ma senza pittura nel sopraporto, due telari alle due portine, che portano due sopra porti uguali, camino alla francese con soglia e telaro di lustro cornici al fregio, e cambriso per le tapezzerie.
Stanza successiva superiore al n. 20; con suolo come sopra, volto di bacchette a stucchi ad oro medaglia nel mezzo con cornice e stucchi pure ad oro, quattro antiporti come li antidetti, cornici per la tapezzeria come sopra, finestra con gelosia alla genovese in due ante, telaro d’invetriata alla moderna in due antini, ciascuno con sette cristalli, due ante intagliate e corniciate uguali a quelle de’ poggioli, incassate nel muro geneffa e ferro, come la antidette camino alla [c. 14v] francese con soglia e telaro di lustro.
Segue un gabinetto superiore al n. 21; suolo e volto come sopra, telaro che porta un sopraporto come li antidetti, poggiolo uguale rispetto a serramenti alli già descritti, ma anche ha li vetri piccoli ed ondati e li oscuri lisci, soglia di vivo sagomata in parapetto di regia all’antica, cornici per la tapezzeria come nelle stanze antecedenti.
Ritornasi al superiore del n. 20 e da questa si passa al superiore del n. 26; suolo di medoncini, soffitto in un somero, travetti ed assi, tre finestre, ciascuna con telaro d’invetriata in quattro antini compiti e sue ante vecchie, riligate e corniciate in opera, due portine di comunicazione colli due antecedenti luoghi, ciascuna in due ante rilegate e corniciate ad uso; uscio, che mette alla scaletta [c. 15r] n. 27; chiuso da due ante ad uso e da un antiporto in un’anta religata e corniciata con suo telaro.
Stanza successiva superiore al n. 25; con suolo e soffitto come sopra, tre finestre come sopra, avendone però una il telaro d’invetriata in soli due antini.
Mediante portina come l’antidette si passa al superio del n. 24; con suolo, soffitto e due finestre uguali all’antidette, uscio chiuso da un’anta in opera che mette ad un vestibolo.
Da questa si passa ad una stanza superiore a due arcate del portico n. 23; suolo di pianelle, soffitto civile, due finestre come le antidette, camino di lustro alla francese, tre antiporti in un’anta intelarata con cornice sagomata, controtelaro che porta il [c. 15v] sopraporto pure incorniciato; vestibolo che mette ad un poggiolo che ha la soglia quadrangolare, parapetto di reggia all’antica antiportino alla genovese con suoi vetri, due de quali rotti, due ante religate e corniciate, il tutto logoro.
Anticamera superiore al rimante del portico n. 23; suolo, soffitto, due finestre e camino come sopra, tre portine di comunicazione, una al salone, l’atra alla descritta loggia e l’ultima al repiano del scalone ciascuna chiusa da due ante in opera.
Si ritorna al repiano dello scalone e risvoltandosi alla destra mediante portina, come sopra, si passa ad una ringhiera portata da mesoloni di legno, suolata di cotto con parapetto di ferro, due piantoni di ferro con due opportuni tiranti; in fine della medesima vi è portina [c. 16r] otturata, ma che ha ancora due ante uguali alle suddette.
Secondi superiori.
Dalla scaletta n. 27 si ascende alli secondi superiori.
Stanza superiore al n. 20 in cui si entra mediante uscio in un’anta ad uso, suolo di medoncini, soffitto civile in un somero, travetti ed asse, due finestre, uno con telaro d’impanata, l’altra senza, e ciascuna con sue ante ad uso, due ovati chiusi da due ante in opera.
Segue altro superiore al n. 19; portina due ante ad uso, suolo, soffitto, due finestre con telaro d’impanata e due ovati, il tutto come nell’antidetto mezzano.
Altro superiore del n. 21; suolo di medoncini, volto di bacchette in piano, portina d’ingresso come [c. 16v] sopra finestra con ferrata e telaro d’invetriata in due antini compiti di vetri.
Sotteranei.
Si discende la scala che resta inferiore allo scalone e da questa si entra nelle due cantine inferiori al n. 6 ½, 10, 14, 15 e 16; suolo di giarone, in volto, quattro finestre trombate con ferrata in piano.
Porta d’ingresso in due ante in opera.
Alla qual casa, corte e giardino tutto compreso si coerenza a levante convento de padri di San Giovanni in Conca a muri comuni, a mezzogiorno contrada de’ Moroni, a ponentene in parte il corso di Porta Romana, ed in parte la casa del parroco di San Giovanni in Conca a muri comuni, ed a tramontana in parte la detta casa del parroco di San Giovanni in Conca a muri comuni; in parte piazza di San Giovanni in conca a muri propri ed in parte il convento di San Giovanni in Conca a muri comuni.
Cesare Quaranta, ingegnere collegiato di Milano - 1787
Bianconi 1787, p. 180 e p. 18219.
Carlo Bianconi ricorda che “prendendo la contigua via del Pesce e proseguendo in quella fino all’altra de’ Moroni, volgendosi in essa a mano diritta si vede la Casa de’ Cani, così detta, perché serviva alla truppa cagnesca, che ivi teneva il fiero duca Barnabò Visconti, in cui restano molti quadri da esitarsi del fu ministro plenipotenziario conte di Firmian, della di cui migliore parte abbiamo in istampa il catalogo e descrizione. […] Sortendo [da San Giovanni in Conca] si vede a mano diritta il Palazzo degli Sforza Visconti fabbricato sopra quello di Barnabò sudetto, che si dice potesse per una spezie di ponte, passare da questa sua abitazione, in caso di bisogno, alla Rocchetta di Porta Romana. Nell’indicare il modesto disegno della porta di esso lodiamo la dolcezza di morale sensibilità annunciata dai ritratti in marmo, ed elogii positivi di Trajano, e di Tito, uno l’ammirazione, e l’altro la delizia di Roma”.
- 1864 settembre 23
Milano
ACRA, Registro di carico della Consulta, cc. 54v-55r, n. 483;
Rossetti, in Museo 2012-2015, III, p. 428. “Imposta di un archivolto collo stemma visconteo, dono, 23 settembre 1864 […] da un portico, unico avanzo della cosidetta casa dei cani, situata sull’angolo tra la via di S. Gio. in conca e la via dei Moroni (ora del Pesce). Donato dai signori fratelli Saverio e Bartolomeo Carmine, proprietarii della casa eretta su parte dell’area già occupata dalla anzidetta casa dei cani di Bernabò Visconti. Il portico a cui apparteneva quell’imposta venne demolito nel 1864: esso correva parallelo alla facciata della casa lungo il lato del cortile volto ad occidente. Il portico era ad archi acuti che poggiavano su pilastri ottagoni all’esterno e su imposta nella parte interna”.
- 1865 gennaio 29
Milano
ACRA, Registro di carico della Consulta, cc. 101v-102r, nn. 1139-1140.
Rossetti, in Museo 2012-2015, III, pp. 428-429, schede nn. 1383-1384.
Due capitelli in marmo a pianta ottagona collo stemma visconteo dono 29 gennaio 1865 […] provenienti dal portico recentemente demolito ultimo avanzo dell’edificio visconteo detto la casa dei cani. Dono dei proprietari della casa che sorge su parte dell’area già occupata dalla detta casa dei cani, signori fratelli Saverio e Bartolomeo Carmine i quali già donarono precedentemente una imposta d’archivolto spettante al medesimo portico v. il n. 483.
