Milano, Casa Silva, via Rossini, 3

Casa Silva (Casa Ortelli) in via Rossini, 3 

Edoardo Rossetti

Disegni Paravicini: BAMi, S.P.II.217, quaderno 3, p. 2 (retrocopertina).

Paravicini disegna sul retrocopertina di uno dei quaderni una sorta di itinerario milanese che dal Ponte di San Damiano attraverso Monforte conduce a via Rossini, 3. Gli edifici evidenziati sono il palazzo della Prefettura (Diotti), il fotografo Pozzi su una strada interna di via Vivaio, ma anche gli antichi bastioni con la scalinata d’accesso. Presso via Rossini, 3 viene indicato il nome Ortelli e nel sedime accanto Barini. La scritta in capo alla mappa “via Rossini, 3, capitelli”.

Negli appunti di Paravicini su Casa Salimbeni compare l’indicazione «Nel cortile erasi un pozzo che venne distrutto i capitelli i candelabri e le colonne vennero poste in opera dal capo mastro Ortelli nella sua casa di via [spazio bianco]» (BAMi, R 260 inf).

La casa costruita tra il 1871 e il 1887 su progetto di Innocenzo Odescalchi e dello stesso proprietario Paolo Ortelli è frutto dell’accorpamento di corpi di fabbrica edificati in tempi diversi ed è concepita come casa di abitazione e sede di laboratori artigianali degli artisti e operai attivi nell’impresa edilizia dell’Ortelli. L’edificio in effetti raccoglie tuttora spoglie della Milano rinascimentale riassemblate nella decorazione del cortile, in particolare 12 colonne in marmo di Candoglia, 14 colonne a candelabro, 4 colonnine cilindriche (relazione per Lombardia Beni Culturali di Robert Ribaudo del 2013). Le candelabre sono quelle di Casa Salimbeni, così come pure le colonnine trecentesche sono quelle provenienti dallo stesso edificio, già Credenza di Sant’Ambrogio, mentre alcune delle colonne e dei capiteli sono resti del Palazzo Marliani in via Montenapoleone, ricoverati prima (dopo la parziale demolizione dell’edificio), in Palazzo Verri (demolito su ordine dei fratelli Fovra con incarico assegnato all’Ortelli nel 1880: Paravicini 1885, p. 365), per poi essere dispersi in varie sedi: Palazzo Sormani, nel Patrio Museo Archeologico, e in casa Silva al civico 3 di via Rossini. L’indicazione di Paravicini risulta importante perché assegnando la casa all’Ortelli si definisce il nome dell’originale proprietario, ma anche si rimarca la pratica di recupero dei resti rinascimentali nelle case degli impresari che si occupavano della demolizione e ricostruzione dei fabbricati milanesi. Tale è l’importanza dell’abitazione da figurare anche nei volumi di Malaguzzi Valeri (1913-1923, I, pp. 71-75; Ivi, II, pp. 318, 320, figg. 372, 373).

Le colonne più interessanti sono quelle più antiche provenienti dalla Credenza di Sant’Ambrogio (poi inclusa in Casa Salimbeni). Sono sei colonne murate nell’androne di accesso al palazzo che nonostante lo stato di degrado attuale conservano la loro policromaticità e gli stemmi con le iscrizioni. Altre due colonne al centro dei due padiglioni affrontati nella corte sembrano appartenere alla stessa serie. Le colonne estremamente slanciate come le descrive Paravicini (che sottolinea il rapporto 1/10) possono tranquillamente appartenere anche alla fase tardo duecetesca del complesso, anche se assai peculiare è l’uso di una capitale latina per l’iscrizione invece di un più consueto gotico. Le altre attualmente riconoscibili nella prima corte sono quelle pure di Casa Salimbeni ma rinascimentali.

La scheda su Paola Silva Ortelli segnalatami da Sergio Rebora inserita nel volume I benefattori dell’Ospedale Maggiore di Milano (Spinelli 1939, pp. 43-46, scheda 603), ricorda Paola Ortelli come «nata a Milano il 20 giugno 1880 da Paolo e da Maria Visconti. Il padre, nato a Maccio [ora Villa Guardia (CO)], di modestissima famiglia, fu il solo di diciotto tra fratelli e sorelle ad elevarsi per forza d’ingegno e di buon volere, venendo a Milano a studiare e conseguendo con gravi sacrifici la laurea in ingegnere architetto. Acquistò presto nella sua professione notevole fama; per molti anni fu professore di disegno e architettura nell’Accademia di Brera. Progettò e diresse lavori di costruzione di molti importanti edifici milanesi fra cui quello di Corso Venezia, sul cantone della via Boschetti, detto «la casa rossa» per le decorazioni di terracotta che ne coprivano tutta la facciata e che furono poi soppresse. Demolì e ricostruì la casa dei Verri nella via omonima e fu orgoglioso di porte acquistare, per adornar la sua casa di via Rossini, le colonne e i capitelli bramanteschi, i beni camini e gli stipiti che dell’antica dimora dei Verri erano ornamento. Amante dell’arte, amico di Sebastiano De Albertis, di Camillo Rapetti, di Napoleone Grady, di Ernesto Fontana, per essi appositamente sistemò adatti studi al pianterreno della casa di via Rossini, verso il giardino. Pervenuto a una condizione economica e sociale cospicua non mancò di aiutare la numerosa schiera dei fratelli e delle sorelle, a chi costruendo la casetta, a chi donando il campicello. La madre di Paola, Maria Visconti, era figlia di un industriale di nastri di seta, che nella Carboneria e allevò ed educò con grande amore i suoi quattordici figli».

In effetti è Paolo è ricordato negli archivi braidensi. Nel 1856, Paolo Ortelli fu premiato per il concorso di II classe della scuola di architettura di Brera con un progetto di una Borsa. Tutti i particolari decorativi del progetto rivelano uno schietto uso di linguaggio rinascimentale, di fatto neo-bramantesco, la loggia centrale sembra ricalcata sui resti di Palazzo Landriani allora ancora nella loro sede in Cordusio.

 

Bibliografia estesa:

Malaguzzi Valeri 1913-1923 = Francesco Malaguzzi Valeri, La corte di Lodovico il Moro, 4 voll., Milano, Hoepli, 1913-1923.

Paravicini 1885 = Tito Vespasiano Paravicini, Palazzi e abitazioni civili, in Collegio degli Ingegneri ed Architetti di Milano, Milano tecnica dal 1859 al 1884, Milano 1885.

Somarè, Lanza 1990 = Mariela Somarè, Attilia Lanza, Milano e i suoi cortili, Milano, La Martinella di Milano-Libreria milanese, 1990, pp. 18-20.

Spinelli 1939 = I benefattori dell’Ospedale Maggiore di Milano, nel biennio 25 marzo 1937- 25 marzo 1939, e i nuovi ritratti, a cura di Salvatore Spinelli, Milano, Consiglio degli Istituti Ospedalieri, 1939.

Torino 1884 = L’ingegneria, le arti e le industrie all’esposizione nazionale del 1884. Divisione I. Belle Arti. Catalogo Ufficiale, Torino, Uninione Tipografico-Editrice, 1884, pp. 119-120.