Milano, Palazzo Marliani in via Montenapoleone

Palazzo Marliani (Pellizzoni) in via Montenapoleone

Edoardo Rossetti

Disegni Paraivicini: BAMi, III.St.E.XIV, volume 32, tavola 26 (numerazione originale tavola 24); Ivi, S.P.II.217, quaderno 6, c. 54.

Disegni del capitello e della base di uno dei capitelli realizzati il giorno 8 settembre 1864, con a margine (nel quaderno) l’indicazione «portico arcuato a semicerchio senza archivolto?». I disegni acquarellati sono all’esposizione di Torino (1884, p. 119, n. 265): «Milano: Avanzi rinvenuti presso il Castello – Piazza del Duomo – Avanzi del cortile del Banco Mediceo – Finestra di una casa – Avanzi di una torre e di un ponte al Canobbio (sic) – Cortile casa n. 74 in via S. Maurizio (sic) – Avanzi della casa Marliani in via Monte Napoleone – Casa Salimbeni – Casa in via Torino – Basilica di San Vincenzo in Prato (un album di tavole 50)». Corrisponde almeno in parte al volume 25 (BAMi, III.St.E.XIV), già denominato Ducato di Milano, volume 11.

 

©Veneranda Biblioteca Ambrosiana/Mondadori Portfolio

 

Milano, Porta Nuova, parrocchia di Sant’Andrea alla Pusterla Nuova

Milano, via Montenapoleone, 8 (edificio non più esistente).

 

Bibliografia: Verri 1798, p. 83; Verri-Custodi 1834-1835, II, p. 89, nota 1; Mongeri 1872, pp. 475-477; Paravicini 1879, pp. 112-113; Paravicini 1885, p. 365; Paravicini 1892; Caroselli 1980; Patetta 1987, pp. 264-265; Barbieri, Bosio 2013, pp. 208-211; Rossetti 2013a; Rossetti 2013b; Vergani 2013a; Vergani 2013b; Rossetti 2014.

Sebbene Tito Vespasiano Paravicini sembri interessarsi solo delle colonne e capitelli della corte, il cosiddetto Palazzo Marliani alle Sbarre di Sant’Andrea è una sorta di problema di “famiglia”, essendo oggetto di uno studio anche del fratello del Paravicini, Rodolfo.

Contrariamente a quanto affermato da tutta la bibliografia sul palazzo di via Monte Napoleone gli stemmi sui capitelli non rappresentano l’emblema dei Marliani – attestati come proprietari dell’edificio solo nella seconda metà del XVI secolo – ma quello del casato Pellizzoni. Proprio come sugli scudi dei capitelli ora conservati nel Museo, lo stemma di questa famiglia recava una pelliccia sovrastata da una spada retta da due leoni, e può essere così descritto: «d’azzurro, al pelliccione bianco con gli orli e i fregi finiti di rosso, sormontato da una spada alta d’argento, guarnita d’oro, questa sostenuta allato da due leoni del medesimo, lampassati e osceni di rosso» (Stemmario Trivulziano, a cura di Carlo Maspoli, Milano 2000, p. 225, 460). Si deve dunque ribaltare la prospettiva sull’originaria committenza del palazzo. Bisogna lavorare sulla famiglia Pellizzoni per ricostruire la storia dell’edificio.

Giovanni Antonio di Pietro Pellizzoni era un mercante di lane arricchitosi e pronto alla scalata sociale, residente proprio in Porta Nuova, parrocchia di Sant’Andrea alla Pusterla Nuova dove si trovava il palazzo poi Marliani. Deve essere lui il committente originale dell’edificio. A riprova della posizione sociale del Pellizzoni e della sua vicinanza all’entourage della corte la sua sepoltura si trovava in Santa Maria delle Grazie nella cappella (verso strada) dii San Giovanni Battista (Aldeni 1983, p. 83, 89). Inoltre, la figlia ed erede del Pellizzoni, Bianca, sposò Antonio Maria Visconti di Giovanni con una dote inestimata in beni che superava comunque le 4000 lire (ASMi, Notarile 5528, notaio Martino Scaravaggi, 1507 ottobre 6; ivi, 5529, 1509 maggio 26; ivi, 5530, 1510 giugno 14). Per queste nozze l’umanista calabrese Aulo Giano Parrasio compose un’orazione (Lo Parco 1907; Plebani 2012, pp. 76-77).

Risulta in questo contesto particolarmente interessante ritrovare la menzione della «casa de Zoanne Antonio Pollizzono» inserita in un elenco di eleganti dimore stilato dai sescalchi ducali durante l’ultimo decennio del XV secolo, forse in occasione dell’investitura di Ludovico il Moro a duca di Milano (ASMi, Comuni, b. 54, s.d., Le case recordate per li seschalchi dove se pono allogiare li ambasciatori de li potentati venerano ad congratularse allo illustrissimo signor nostro). La domus del Pellizzoni era dunque un luogo prestigioso al pari del palazzo del duca di Urbino in San Maurilio, della dimora di Antonio Trivulzio vescovo di Como presso Sant’Antonio, della grande residenza di Beatrice d’Este vedova di Tristano Sforza in San Fedele, del palazzo di Gian Giacomo Trivulzio in contrada Rugabella, della casa di Bernardino da Corte, già di Cicco Simonetta in San Tommaso, della domus magna del conte Giovanni Bolognini in San Giovanni sul Muro, del palazzo del marchese Rolando Pallavicini in Santa Maria alla Porta, della casa di Francesco Fontana in San Babila (palazzo Fontana Silvestri di corso Venezia), della nuova dimora di Gabriele Fontana presso San Sepolcro, della residenza di Oldrado Lampugnani in San Nicolao, del palazzo di Cesare Sforza e Cecilia Gallerani, di quello del conte Giovanni Borromeo, dell’aristocratica dimora di Baldassare Pusterla in San Sebastiano, dell’altrettanto nobile casa di Francesco Bernardino Visconti di Brignano in San Giovanni in Conca e del palazzo di Eufrosina Barbavara vedova di Pier Francesco Visconti di Saliceto in Santa Maria Podone.

I Marliani erano entrati in proprietà dello stabile molto più tardi verso il 1540 operando un primo arretramento della facciata originaria allora posta a filo del canale d’acqua che divideva in due l’attuale via Montenapoleone da loro interrato per la porzione di fronte alla casa e poi coperto quasi completamente attorno al 1550. Inoltre, nel 1583, il conte Paolo Camillo Marliani fece includere nel suo palazzo alcune case che sporgevano sulla strada fino all’antico filo del canale e rifare la facciata uniformandola probabilmente alla precedente. Se ne deduce che quanto visto da Verri era di fatto una sorta di affascinante collage di pezzi originali rimontati durante il Cinquecento in quello che si può definire un precocissimo caso di revival neosforzesco. Gli unici a mostrare qualche dubbio sull’autenticità della facciata del palazzo sono i fratelli Rodolfo e Tito Vespasiano Paravicini sul chiudersi del XIX secolo, il primo sulla scorta di documenti, il secondo sull’osservazione di quanto al suo tempo ancora esisteva.

Il palazzo Marliani nella contrada di Sant’Andrea (via Montenapoleone) è identificato a partire tra il 1782 e il 1783 come sede del Monte di Santa Teresa e di conseguenza sistemato su un progetto sbrigativo di recupero sovrinteso dal Piermarini.

Pietro Verri commissionava a Domenico Cagnoni un rilievo della facciata trasformato in incisione e posto a corredo della Storia di Milano (Domenico Cagnoni, Casa de’ Signori Conti Marliani del tempo di Ludovico il Moro, incisione in Verri 1798, II, p. 83; esiste un’altra versione dell’incisione) come esempio dell’architettura dei tempi di Ludovico il Moro. La riproduzione dell’incisione già voluta da Verri in Paravicini 1879, p. 113, fig. 45. Nel contempo, Pietro Verri aveva rilevato parte dei materiali da costruzione dismessi trasportandoli nel cortile di casa propria.

Mentre tutta la facciata del palazzo era stata smontata nel contesto delle demolizioni settecentesca per il restauro del palazzo del Monte di Santa Teresa e i tondi con i ritratti ducali erano stati traslati presso la casa di Pietro Verri, il cortile era stato parzialmente conservato. Ricordano le preesistenze rinascimentali nella corte, nonostante il radicale restauro di Piermarini, almeno fino al 1878 il pittore Francesco Pirovano (1828, p. 320), l’architetto Giuseppe Mongeri (1872, p. 477: «l’interno non ha interesse se non per la conservazione d’alcuni capitelli della vecchia casa Marliani, cogli stemmi del doppio leone rampante, e di una forma ancor rozza»), Carlo Romussi (1875, I, p. 299: «nell’interno qualche capitello»). L’edificio è poi completamente atterrato entro il 1878.

Resti materiali dell’edificio sono conservati principalmente al Castello Sforzesco. Si tratta di tre tondi marmorei attribuiti a Benedetto Briosco dei duchi Visconti già montati in Palazzo Sormani (su indicazione dell’architetto Achille Majnoni) dopo la demolizione di Palazzo Verri ed entrati nel museo come dono di Pietro Accorsi nel 1935 (Gian Galeazzo, Giovanni Maria e Filippo Maria; cfr. Vergani 2013a, schede nn. 502-503, nn. inv. 975bis, 976bis, 977bis). Altri sei medaglioni di arenaria molto consunti rappresentanti Giovanni Galeazzo e Filippo Maria Visconti, Francesco, Galeazzo Maria, Giovanni Maria e Ludovico Maria Sforza entrati nel museo nel 1903 come dono di Girolamo Dolci e con provenienza dalla casa tra via Verri e via Montenapoleone e l’indicazione di casa Marliani (Vergani 2013b, schede nn. 739-744, nn. 970bis/815bis; 972bis/818bis; 967bis/813bis; 968bis/817; 969bis/814bis; 971bis/816bis). Altri due tondi con imprese sforzesche sempre dono Accorsi del 1935 (Rossetti 2013a, scheda n. 691, scheda inv. n. 971; Rossetti 2013b, scheda n. 733, inv. n. 1063bis). Due Capitelli, uno dei quali riprodotto da Paravicini, e un peduccio, tutti con stemmi della famiglia Pellizzoni (Rossetti 2014, schede nn. 1385-1387, inv. n. 1097bis, 1507a, 1507b). I capitelli entrano nell’allora Patrio Museo Archeologico di Brera nel 1878 dopo la completa demolizione dell’edificio del Monte di Santa Teresa (poi Montenapoleone). Si tratta di «n. 2560, un capitello di colonna delle arcate che cingevano a pian terreno il cortile, dono 1878 aprile 6; n. 2561 il corrispondente che impostato al muro sosteneva le volte a crociera; in ambedue è impostato uno scudo collo stemma dei Marliani, due leoni rampanti; n. 2562, una base colle targhe che scendono dal toro sugli angoli del plinto; n. 2563, un piccolo capitello di colonna delle arcate del piano superiore dall’antica casa dei Marliani che occupava l’area sulla quale si sta ora costruendo la casa al n. 22 Monte Napoleone. […] Dono della Regia Compagnia d’Assicurazione sulla vita dell’uomo […] Anche due mensole in legno e formelle di terra cotta che decorava gli stipiti delle finestre», era inoltre precisato che «nel Verri, Storia di Milano, trovasi il disegno della facciata antica; i medaglioni in marmo che ornavano le finestre si conservano nella prospiciente casa già Verri ora Fovra» (ARCA, C.C., ff. 311v-312r). Da questa descrizione si riscontra anche la conservazione di diciassette formelle provenienti dalle finestre del palazzo (Barbieri, Bosio 2013, pp. 208-211, figg. 17-18).

A parte i capitelli e le formelle non c’è assoluta sicurezza che tutti questi pezzi provengano dal Palazzo Pellizzoni-Marliani. Verosimilmente i tondi più consunti potrebbero essere quelli esterni della facciata. Mentre gli altri elementi potrebbero essere stato collezionati da Pietro Verri con provenienze diverse rispecchiando la passione del milanese per la numismatica.

Altri resti di questa dimora milanese sono conservati presso casa Ortelli (Pietro Ortelli era il capomastro incaricato da i Fovra di demolire Palazzo Verri) in via Rossini, 3 dove pure si conservano materiali provenienti da casa Casa Salimbeni. In questa eclettica sistemazione li illustrano le foto pubblicate da Francesco Malaguzzi Valeri (1913-1923, II, pp. 318, 320, figg. 372, 373).

 

Bibliografia estesa:

Aldeni 1983 = Silvana Aldeni, Il ‘Libellus Sepulchrorum’ e il piano progettuale di Santa Maria delle Grazie, in «Arte Lombarda», 67 (1983), pp. 70-92.

Barbieri, Bosio 2013 = Alessandro Barbieri, Paola Bosio, Il cantiere delle terrecotte: nel Museo d’Arte Antica del Castello Sforzesco: attività di ricerca e primi risultati, in Terrecotte nel Ducato di Milano. Artisti e cantieri del primo Rinascimento, a cura di Maria Grazie Albertini Ottolenghi, Laura Basso, Milano, Edizioni ET, 2013, pp. 195-239.

Caroselli 1980 = S. L. Caroselli, The casa Marliani and palace building in late Quattrocento Lombardy, tesi di dottorato, John Hopkins university, New York, 1980.

Lo Parco 1907 = Francesco Lo Parco, Due orazioni nuziali inedite di Aulo Giano Parrasio, Messina, Vincenzo Muglia, 1907.

Malaguzzi Valeri 1913-1923 = Francesco Malaguzzi Valeri (La corte di Ludovico il Moro. II. Bramante e Leonardo, 4 voll., Milano, Hoepli, 1913-1923.

Mongeri 1872 = Giuseppe Mongeri, L’arte in Milano. Note per servire di guida nella città, Milano, Società cooperativa fra tipografi, 1872.

Paravicini 1879 = Tito Vespasiano Paravicini, Le arti del disegno in Italia. Storia e critica. III. L’evo moderno, Milano 1879.

Paravicini 1892 = Rodolfo Paravicini,La casa Marliani. Monte Santa Teresa – Monte Napoleone. Sede attuale e proprietà della Reale Compagnia Italiana in Milano, in «Milano», novembre 1892, pp. 1-3.

Paravicini 1885 = Tito Vespasiano Paravicini, Palazzi e abitazioni civili, in Collegio degli Ingegneri ed Architetti di Milano, Milano tecnica dal 1859 al 1884, Milano 1885.

Patetta 1987 = L. Patetta, L’architettura a Milano nel Quattrocento, Milano 1987.

Plebani 2012 = Paolo Plebani, Verona e gli artisti veronesi nelle “Vite” di Giorgio Vasari, Milano, LED, 2012.

Pirovano 1828 = Francesco Pirovano, Milano nuovamente descritta, Milano 1828.

Romussi 1875 = Carlo Romussi, Milano nei suoi monumenti, 2 voll., Milano 1875.

Rossetti 2013a = Edoardo Rossetti, in Museo d’Arte Antica del Castello Sforzesco. Scultura lapidea, II, a cura di Maria Teresa Fiorio, Milano, Electa, 2013, pp. 299-301, scheda numero 691.

Rossetti 2013b =Edoardo Rossetti, in Museo d’Arte Antica del Castello Sforzesco. Scultura lapidea, II, a cura di Maria Teresa Fiorio, Milano, Electa, 2013, pp. 341-343, scheda numero 733.

Rossetti 2014 = Edoardo Rossetti, I capitelli di «palazzo Marliani», dalla domus di Giovanni Antonio Pellizzoni a Milano, in Museo d’Arte Antica del Castello Sforzesco. Scultura lapidea, III, a cura di Maria Teresa Fiorio, Milano, Electa, 2014, pp. 430-432, schede numero 1385-1387.

Torino 1884 = L’ingegneria, le arti e le industrie all’esposizione nazionale del 1884. Divisione I. Belle Arti. Catalogo Ufficiale, Torino, Uninione Tipografico-Editrice, 1884, pp. 119-120.

Vergani 2013a = Graziano Alfredo Vergani, Tre medaglioni con i ritratti dei Visconti duchi di Milano, in Museo d’Arte Antica del Castello Sforzesco. Scultura lapidea, II, a cura di Maria Teresa Fiorio, Milano, Electa, 2013, pp. 66-70, schede numero 502-505.

Vergani 2013b = Graziano Alfredo Vergani, Sei medaglioni con i ritratti dei duchi di Milano, in Museo d’Arte Antica del Castello Sforzesco. Scultura lapidea, II, a cura di Maria Teresa Fiorio, Milano, Electa, 2013, pp. 349-355, schede numero 739-744.

Verri 1798 = Pietro Verri, Storia di Milano. 2. Tomo secondo in cui si descrive lo Stato della Repubblica Milanese, il dominio degli Sforza, e de’ successivi sovrani sino ai principj del pontificato di S. Carlo Borromeo, II, Milano 1798.

Verri-Custodi 1834-1835 = Pietro Verri, Storia di Milano, continuata da Pietro Custodi, 2 voll., Milano, Società Tipografica de’ Classici Italiani, 1835.