Palazzo di Galeazzo Sanseverino a Vigevano (Rocca Nuova)
Un primo indizio della presenza di Galeazzo Sanseverino (cugino e genero del Moro) a Vigevano risale al 1489 quando il Comune di Vigevano paga il riadattamento della casa casa di Spiritino del Pozzo a uso della stalla del Sanseverino. Il palazzo del capitano d’armi e cortigiano è costruito a partire dai primi anni Novanta in uno spazio a ovest dell’abitato allora probabilmente ancora di campagna. A questo edificio si riferiscono delle spese del 1492 e 1493 (Giordano 2012, pp. 165-166). Altra corrispondenza sforzesca riferita al palazzo è invece probabilmente da associare a quello di Milano, nel Borgo delle Grazie.
Palazzo Sanseverino costituisce una sorta di unicum nel panorama dell’architettura lombarda per la sua pianta rettangolare pressoché regolare e orientata sugli assi cardinali. Con il quartiere circostante replicava in scala ridotta il rapporto degli edifici milanesi legati alla corte sforzesca: se a Milano l’area a occidente del castello era segnata dalla chiesa domenicana osservante delle Grazie e dal palazzo Sanseverino, anche a Vigevano la chiesa di San Pietro Martire (del medesimo ordine) e la casa del capitano si aprivano ad ovest del castello ducale, ridisegnando l’asse di sviluppo della cittadina.
Un disegno conservato all’Archivio di Stato di Milano (Autografi, Piazzeforti 209; Malaguzzi Valeri 1913-1923, II, p. 160; ) permette di ricostruire l’immagine originaria dell’edificio. Singolarmente pensato senza porticati e loggiati, presentava due ingressi sugli assi principali (verosimilmente corrispondenti agli antichi accessi dalla città e dalla campagna) e due copri scala su quelli minori. Gli accessi e i collegamenti verticali suddividevano il palazzo in quattro appartamenti angolari per ogni piano. Le stanze del piano nobile erano collegate da un pontile che in origine doveva snodarsi attorno a tutta la corte, rappresentando al contempo un elemento pratico di disimpegno, un motivo decorativo caratteristico (presenta anche a Mirabello) e una balconata ideale per gli spettatori di feste o rappresentazioni teatrali.
Tra il 1495 e il 1496, quando il complicarsi della situazione politica rese necessario fortificare Vigevano, si decise di militarizzare l’ariosa residenza sanseverinesca. Il blocco centrale del palazzo, accanto al quale sorgevano le stalle (in tutto simili a quelle del castello vigevanese), fu inserito entro quattro spesse cortine murarie, legate agli angoli da possenti torrioni circolari. Le due facciate lunghe furono potenziate con due possenti rivellini a punta di diamante.
Nel 1534 Francesco II Sforza dimostrò un inatteso interesse verso la fortezza: fece eseguire lavori di riparazione, ordinò il ripristino dei fossati e la loro trasformazione in peschiere, aggiunse il profondo portico nell’ala settentrionale e commissionò estesi lavori di decorazione negli interni (Sacchi 2005, pp. 290-292). Forse è dovuta ad una sua iniziativa anche la progettazione di uno scalone elicoidale, dalla struttura a mezza strada tra le scale dei castelli francesi e quella bramantesca in Vaticano. Su questa scala e il contesto bramantesco in cui si colloca si rinvia ora a Adorni 2016; Adorni 2017.
Successivamente, sotto gli spagnoli, il nuovo feudatario Alfonso d’Avalos, scartato il castello sforzesco come residenza, tenne corte con la moglie Maria d’Aragona proprio nella rocca Nuova. Dopo la sua morte, avvenuta proprio nel palazzo, il complesso perse il suo valore residenziale e fu trasformato definitivamente in fortezza. Rafforzata da una bastionatura a stella, la rocca divenne la punta di diamante del sistema fortificato vigevanese. Assediata dai francesi ed espugnata nel 1645, fu rasa al suolo l’anno seguente al ritorno degli spagnoli. Dalla demolizione si salvò solo il nucleo interno del fortilizio, il vecchio palazzo Sanseverino, donato a suor Eustachia della Santa Croce e trasformato in un convento di clarisse.
Il palazzo ai civici 19 e 21 di corso della Repubblica, di proprietà privata, è visibile ancora oggi. L’esterno è ormai completamente inglobato nel tessuto urbano, ma la corte interna, parzialmente ristrutturata, mantiene quasi intatto l’aspetto strutturale originale. Su parte di essa corre ancora il pontile, poggiante su possenti mensoloni di sarizzo. Le grandi finestre sul fronte ovest, a volta e con ghiera in cotto, rivelano l’originale funzione residenziale della struttura.
Bibliografia estesa:
Bibliografia estesa:
Adorni 2016 = Bruno Adorni, Bramante e le scale: dalla chiocciola della sagrestia di Santa Maria presso San Satiro a quella del Paradiso, in «Arte Lombarda», 176-177 (2016), pp. 27-39
Adorni 2017 = Bruno Adorni, “Addenda” a Bramante e le scale: la cripta del Duomo di Pavia, in «Arte Lombarda», 179/180, (2017), pp. 42-48.
Buscaglia, Buscaglia 2009 = Davide Buscaglia, Giuseppe Buscaglia, Il restauro di palazzo Sanseverino, in «Viglevanum», 19 (2009), pp. 76-89
Comincini 1988 = Mario Comincini, Il Castello e la Rocca Nuova, in La Biscia e l’Aquila. Il castello di Vigevano: una lettura storico-artistica, Vigevano 1988, pp. 70-78.
Giordano 2012 = Luisa Giordano, Costruire la città. La dinastia visconteo-sforzesca e Vigevano. L’età di Ludovico il Moro, Vigevano 2012, pp. 165-173.
Malaguzzi Valeri 1913-1923 = Francesco Malaguzzi Valeri, La corte di Lodovico il moro, 4 voll., Milano, Hoepli, 1913-1923, II, p. 160.
Ornati 1974 = V. Ornati, Castelli e rocche in Vigevano, Vigevano 1974, pp. 132-133.
Rossetti 2012 = Edoardo Rossetti, Palazzo Sanseverino, in Percorsi castellani da Milano a Bellinzona. Guida ai castelli del Ducato, a cura di Federico Del Tredici, Edoardo Rossetti, Milano, Nexo, 2012, pp. 82-83.
Sacchi 2005 = Rossana Sacchi, Il disegno incompiuto. La politica artistica di Francesco II Sforza e di Massimiliano Stampa, Milano, LED, 2005, pp. 290-292.
Schofield 1982 = Richard V. Schofield, Ludovico il Moro and Vigevano, in «Arte Lombarda», 62 (1982), pp. 93-140.
Tadeo 1999 = C. Tadeo, La Rocca Nuova. Vicende architettoniche di un importante complesso fortificato, in «Viglevanum», 9 (1999), pp. 75-81.
